Il principio di prudenza

31 05 2015

Lo sentiamo invocare ogni tre per due: OGM? Non possiamo liberalizzarli, dobbiamo applicare il principio di prudenza e aspettare che arrivino (altre) più perfette dimostrazioni della loro innocuità! Adozioni omosessuali? Non possiamo legalizzarle prima di avere avuto (ancora) dimostrazioni che non nuocciano ai bambini!

Come spesso faccio, prima di buttarmi nei dibattiti scientifici su un argomento, mi chiedo se sia logicamente e filosoficamente corretto il modo in cui si sta affrontando il problema.

Questi ci chiedono, di fronte ad una novità che può migliorare la vita delle persone, di dimostrare oltre ogni dubbio immaginabile che non possa avere nessun effetto collaterale in nessuna circostanza.

Questo è difficilissimo. Per non dire impossibile. Probabilmente non esiste niente a questo mondo che non possa avere un qualche effetto collaterale negativo in qualche circostanza; vuoi che non ci sia qualcuno al mondo allergico alla soia? Vuoi che non ci sia qualcuno con problemi di colesterolo cui fanno male le uova? Vuoi che non ci sia qualche bambino che ha vissuto con disagio l’aver avuto dei genitori eterosessuali?

Tutto a questo mondo può far male. E qualsiasi novità, di conseguenza, potrebbe anche avere delle conseguenze negative. Il principio di prudenza, correttamente applicato, suggerisce semplicemente che muoviamo un passo alla volta e monitoriamo attentamente le conseguenze delle novità che abbiamo introdotto, pronti ad aggiustare il tiro.

Ma non è così che esso ci viene presentato di solito. Di solito è inteso come quel principio per cui, se c’è una novità che potenzialmente è buona, ma potrebbe teoricamente avere forse qualche effetto negativo dibattutto e difficilmente rilevabile, dobbiamo presupporre a priori che sia meglio proibirla categoricamente e lasciare tutto come sta.

Insomma, semplicemente un cammuffamento per scelte reazionarie.

Dove sta scritto che noi dobbiamo sospettare a priori degli OGM, e prima di legalizzarli attendere che ci siano studi che dimostrino che in nessun essere umano sulla terra neanche in cinquant’anni di tempo potrebbe insorgere qualche disturbo del cazzo perché ha mangiato tutti i giorni della sua vita soia transgenica e nient’altro? Dove sta scritto che dobbiamo sospettare delle adozioni gay fino a quando non sia dimostrato che ogni bambino cresciuto da una coppia omosessuale si sposa, diventa un premio Nobel, non soffre mai di depressione e muore a novantotto anni senza mai avere incontrato alcuna difficoltà nella vita? E soprattutto, come fai a dimostrarlo, che gli OGM non nuocciono neanche dopo che mangi solo quelli per cinquant’anni e che i figli di coppie omosessuali arrivano felici e sereni ai novantotto anni, se non autorizzi la vendità e il consumo di OGM per cinquant’anni e le adozioni gay per novantotto?

Vedete che nell’affrontare questi problemi l’approccio iniziale che viene smerciato come “principio di prudenza” è in realtà parziale e disonesto. Pensare che gli OGM o le adozioni a coppie omosessuali debbano essere ritenuti pericolosi fino a prova contraria non è “principio di prudenza”; è nient’altro che l’applicazione di un pregiudizio, per di più un pregiudizio tale che mentre chiede sempre più prove dell’innocuità della novità, ad libitum (non saranno mai soddisfatti delle prove portate, lo sappiamo), in realtà impedisce che si creino condizioni in cui effettivamente tale innocuità perfetta possa essere messa alla prova.

Certo, se vedessimo chiarissimi e inequivocabili segni di forti danni causati dalle novità in questione, allora non aspetteremmo di averle in giro per cinquant’anni prima di proibirle. Ma il “principio di prudenza” non viene praticamente mai tirato in ballo quando c’è un effetto collaterale così evidente; dopotutto, in quel caso non esisterebbe proprio dibattito pubblico sulle novità in questione. Viene tirato in ballo quando già esistono prove della sostanziale innocuità delle novità presentate, ma queste non sono ritenute sufficienti. E non lo saranno mai, in realtà, non importa quante prove siano presentate; il sospetto dei reazionari sopravviverà in eterno. Pensiamo solo che c’è gente ancora convinta che i vaccini siano dannosi, e sono in giro da più di duecento anni e ci sono innumerevoli studi che dimostrano la loro assoluta innocuità.

Prima di gettarci in dibattiti scientifici sulla perfetta innocuità degli OGM o delle adozioni omosessuali, rendiamoci conto che non dobbiamo assumere il punto di vista dei nostri oppositori. L’onere della prova non è più nostro di quanto non sia loro; non hanno diritto di chiederci all’infinito prove sempre più perfette di una non-dannosità che non c’è ragione di mettere in dubbio in primis. A un certo punto siamo noi che dobbiamo cominciare a chiedere prove, e prove molto forti, della micidiale dannosità che essi accusano. Perché non è affatto vero che l’atteggiamento più sano sia, nel dubbio, opporsi alla novità.

In realtà l’atteggiamento più sano e ragionevole verso un cambiamento promettente è accoglierlo con serenità e vedere come si sviluppa.

Prudenza significa tenere gli occhi aperti di fronte alla novità, non chiuderli in anticipo.

Ossequi.

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4 responses

2 06 2015
ilmentitore

L’ha ribloggato su Il Paradosso del Mentitoree ha commentato:
A mio avviso il “principio di prudenza” è una delle principali cause della crisi dell’occidente.

3 06 2015
shevathas

Il principio di prudenza di per se non è sbagliato purché si chieda non la certezza assoluta dell’innocuità quanto che le probabilità di nocività siano basse e controbilanciate dai benefici.
Se si applicasse “hard” il principio di prudenza ai trasporti, basta vedere il numero annuo di morti per incidente automobilistico, si dovrebbe bloccare immediatamente tutto il traffico. E l’assurdità di ciò balza immediatamente agli occhi.

22 07 2015
Turz

Una nota letteraria e una politica:
– Un bel libro sul principio di precauzione è “Worst-Case Scenarios” di Cass R. Sunstein.
– Il principio di precauzione è figlio della “pancia piena”. È diventato mainstream essere misoneisti “per prudenza” da quando non ci sono più, e dove non ci sono più, quei problemi che rovinavano la vita a percentuali significative della popolazione (fame, epidemie di polio, guerre mondiali) e che quindi richiedevano soluzioni promettenti e leggermente rischiose, ma pur sempre molto meno rischiose del non fare nulla. Da allora, il non fare nulla è erroneamente percepito come il male minore.

22 07 2015
lostranoanello

Interessante osservazione.

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