LA SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA

17 07 2015

Ho sempre pensato che, se spiego bene il mio pensiero, certi ovvi fraintendimenti non ci saranno, e nessuno prenderà sul serio certe apparenti “contraddizioni” in ciò che dico che in realtà sono solo frutto di lettura superficiale. E, al limite, ciò è vero; una volta che si sia capito tutto perfettamente anche le apparenti contraddizioni spariranno. Non è però vero all’atto pratico, specie se il fraintendimento affonda in concezioni filosofiche millenarie e ancor oggi molto vive …

Dunque sono passati due anni dall’apertura di questo blog, eppure l’unico post finora che abbia trattato specificamente l’apparente contraddizione fra il mio essere anti-omofobico e anti-antispecista insieme è uscito qualche giorno fa; e ora esce il secondo. Perché una contraddizione, seppur solo apparente, c’è, e va chiarita.

Difatti, vedrete che il più delle volte i filosofi o pseudofilosofi antispecisti sono pro-LGBT, e viceversa i filosofi o pseudofilosofi omofobi sono generalmente specisti. E nella mente di queste persone, l’associazione fra le due cose viene naturale e spontanea. Anche noi, a breve capiremo perché per loro è tale, e poi anche perché invece non lo è affatto per me e neanche, a ben vedere, nella testa del grosso della popolazione.

Intendiamo subito che in termini pratici la questione dei diritti LGBT non ha davvero niente a che vedere con questioni come il vegetarianesimo o la sperimentazione animale: a favore dei diritti LGBT e anche della sperimentazione animale: why not? Quasi tutti i miei conoscenti la pensano così. Omofobo e anche vegano: why not? Proprio l’altro giorno ho fatto un raccapricciante incontro con un’omofoba incancrenita che si dichiarava vegana. Le due cose possono tranquillamente andare insieme nella lotta politica e nella vita di tutti i giorni.

Per questo io ho fatto riferimento ai filosofi antispecisti, e ai filosofi omofobi, o per lo meno, quelli che si divertono ad atteggiarsi a tali. Perché parliamo di persone che hanno fatto la scelta, per una settimana o per la vita, per convenienza o per amore, di occuparsi principalmente dei problemi rigorosamente astratti della filosofia.

Prendiamo i problemi su cui si accaniscono gli antispecisti e gli omofobi: i primi mettono in discussione a vario titolo la netta linea di demarcazione uomo-animale, i secondi invece insistono su una categorizzazione estremamente, e aiutatemi a dire estremamente, rigida riguardo ai sessi: maschio-femmina.

Già ora dovremmo iniziare a cogliere qual è il fulcro del paragone che sto istituendo, ma facciamo qualche altra osservazione empirica prima di arrivarci. Gli attivisti a favore dei diritti LGBT (me escluso, ça va sans dire) spesso impostano il proprio discorso su una critica della rigida categorizzazione maschio-femmina, utilizzando come testa d’ariete contro di essa una serie di fenomeni reali nei quali questa categorizzazione viene sfidata e i tradizionali attributi di uomo e donna sono violati; ad esempio intersessuali, androgini, transgender, o anche solo donne “mascoline” e uomini “effeminati”. Ad essi gli omofobi rispondono generalmente con una severa riaffermazione della categorizzazione, che generalmente assume la forma dell’uso improprio dell’argomento della normalità. Gli antispecisti generalmente impostano il proprio discorso su una critica della rigida categorizzazione uomo-animale, utilizzando come testa d’ariete una serie di fenomeni reali nei quali questa categorizzazione viene sfidata e i tradizionali attributi di uomo e animale sono violati; ad esempio i famosi casi marginali. Ad essi gli umanisti rispondono generalmente riaffermando la differenza uomo-animale e la sua rilevanza al livello metafisico, spesso usando l’argomento dalla normalità in forma impropria (me escluso, ça va sans dire).

Dovremmo cominciare a vedere dove si va a parare, sbaglio?

Essenzialmente, omofobi e “specisti” si muovono nella direzione di affermare con forza e rigore l’esistenza di linee di demarcazione ontologiche che definiscono la realtà: maschio e femmina, con tutti i loro tradizionali attributi; uomo e animale, con tutti i loro tradizionali attributi.

Antispecisti e pro-LGBT (più che altro i queer theorist, a dire il vero) si muovono nella direzione opposta: il loro è un atteggiamento strutturalmente critico delle categorizzazione ideali.

Gli omofobi ripetono ossessivamente che maschile e femminile sono assoluti ontologici. Gli antispecisti negano continuamente qualsiasi valore effettivo alla demarcazione uomo-animale.

Ecco dunque la ragione dello scontro filosofico: gli omofobi sono realisti platonici, che danno una priorità assoluta alle idee nelle loro elaborazione, mentre gli antispecisti sono nominalisti di ferro, che si spingono indefinitamente oltre nella critica alla validità delle idee nel descrivere la realtà.

“Adaequatio rei et intellectus”; raggiungere l’identità fra il pensiero e la realtà, ecco lo scopo ultimo di questi filosofi, tutti. La differenza fondamentale fra antispecisti ed omofobi è che i primi vorrebbero modificare l’idea per adeguarla in maniera perfetta alla realtà, mentre i secondi vorrebbero modificare la realtà per adeguarla in maniera perfetta all’idea.

Lo scopo di entrambi è “alto”, anche se non molto utile. Ma il problema principale sono i mezzi, necessari, che essi sono disposti ad usare per raggiungere un tale altissimo scopo.

L’idea e la realtà non sono uguali. Non lo saranno mai. La realtà è mutevole e caotica, piena di sfumature, imprevisti, eccezioni e stranezza. Il pensiero è ordinato, rigido, definito, strutturato, e tende a preservarsi uguale a se stesso.

Non potranno mai essere uguali. L’intima natura dell’uno e dell’altro lo impedisce.

Non sorprende dunque se i filosofi dell’una e dell’altra fazione, all’estremo delle loro elucubrazioni, iniziano a sembrare completamente pazzi.

L’ossessione per le idee, portata alle sue estreme e naturali conseguenze, conduce a negazione della realtà. Gli omofobi per esempio insistono a pretendere che la realtà sia quella che sta nella loro idea: maschi e femmina, tutti cisgender, tutti eterosessuali, tutti stereotipati. Messi di fronte alla realtà che quest’idea rigidissima non si applica a quello che vediamo tutti i giorni, confrontati col fatto che esistono transgender, esistono intersessuali ed esistono omosessuali, essi li catalogano come “errori” e fanno finta di niente. Il che è follia pura se ci pensiamo un momento: stanno accusando la realtà di essere sbagliata rispetto alla loro idea. Stanno accusando la natura di aver commesso un errore, rispetto a loro che invece sanno come dovrebbe andare il mondo.

L’assurdo è abbastanza evidente.

E d’altro canto è chiaro a cosa conduce anche l’atteggiamento opposto, al collasso del pensiero. La distinzione fra uomo e animale non è perfetta (e quando mai ve ne sono in natura?), ma è sicuramente una delle più rigide che la biologia ci offra, visto che Homo sapiens è l’ultimo sopravvissuto del suo genere e il suo parente più prossimo (lo scimpanzé) dista milioni di anni di evoluzione da lui. Se si nega la legittimità del processo che consiste nel formalizzare una distinzione almeno verbale fra le due realtà, descrivendo le caratteristiche comuni fra gli umani che non sono normalmente presenti nell’animale, allora finirà che non potremmo neanche dire che una pera e una mela sono due cose diverse: sono entrambe dolci, sono entrambi frutti … e poi cos’è un frutto? Non è forse un fiore modificato? Allora come facciamo a dire che un fiore è un fiore e un frutto è un frutto?

Certo, se ci chiudiamo in camera, bendiamo gli occhi e tappiamo le orecchie ignorando così l’esistenza di qualsiasi cosa che non quadri con le nostre idee, abbiamo raggiunto l’identità perfetta di pensiero e realtà negando la realtà.

Certo, una volta che abbiamo smesso di usare qualunque categoria e qualunque idea e messo da parte qualunque pregiudizio, ovverosia abbiamo smesso di pensare e ci siamo ridotti a puro istinto, abbiamo raggiunto l’identità di pensiero e realtà negando il pensiero.

In entrambi i casi abbiamo vinto, abbiamo conquistato il nostro scopo … Ma il prezzo è stato un po’ altino. Ma che importa? Anche lo scopo era alto. E bisogna capire che il filosofo, che quasi sempre è anche un metafisico, ragiona in questo modo (o per lo meno, in questo modo ragionano i miei avversari): tutto gira intorno ad una SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA, che a sua volta esprime in qualche modo quella dualità di approccio che ho descritto.

Dunque tutti i dibattiti particolari, che so, le adozioni a coppie omosessuali, la sperimentazione animale, l’eutanasia infantile, l’allevamento intensivo … non sono questioni che per se stesse siano degne di attenzione. Esse sono manifestazioni particolari, occasionali, di una latente SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA concernente l’adeguazione perfetta fra l’ideale e il reale, che essa sola è degna di attenzione. Dunque se io stringo un contratto di convivenza con un uomo invece che con una donna (perché il matrimonio è soltanto questo all’atto pratico: un contratto di convivenza e supporto reciproco), in realtà io sto affrontando la SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA della distinzione dei sessi! Cavolo, sono più potente d quanto pensassi, con una firma su un pezzo di carta io metto in discussione la natura stessa dell’uomo! Sono un Dio, cazzo! D’altro canto se faccio il dispetto di nascondere della carne nel piatto di un vegetariano non sto facendo solo uno scherzo deficiente, come pensavo, bensì sto affermando la mia posizione sulla SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA della demarcazione uomo-animale. Questo se sono fortunato, perché c’è caso addirittura che io stia dicendo la mia sulla SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA dell’esistenza della violenza e dell’oppressione, che rende quindi sciocca e vacua la molto-meno-suprema questione filosofico-antropologica della distinzione uomo-animale!

Suppongo che se mentre mi succhio un’ostrica mi ingoio un granello di sabbia quello sia un atto metaforico della mia scelta di campo all’interno della SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA del rapporto fra l’uomo e il suo pianeta; sono diventato Galactus il divoratore di mondi.

Alla luce di questa prospettiva si spiega faclmente l’atteggiamento che i miei avversari assumono immancabilmente verso di me. Se io dico ad una conferenza sulla sperimentazione animale che per me le questioni etiche in realtà sono questioni pratiche e politiche, ecco che “l’antispecista” avvocato Prisco (che sarà contento che finalmente sia riuscito ad imparare il suo nome) mi bacchetta:  “nonnonnò! Non puoi ridurre l’etica a una  volgare questione pratica, ad un semplice insieme di provvedimenti e decisioni provvisorie e circostanziali! È una cosa più ALTA, è una SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA!”  (non saranno state proprio quelle le parole, ma quello era il significato). E dato che non ci sarà modo e tempo di rispondere, non potrò mai obbiettare che se non è una questione politica, e non è pratica, né tanto meno è una semplice scelta personale, e nemmeno ovviamente è teologia perché siamo atei, ma è comunque una cosa più ALTA … Allora non mi è chiaro che cavolo è. Ma di che stiamo parlando davvero? Quando è che la SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA sarà giudicata abbastanza suprema da esser degna di discussione?[1]

Naturale che in questa ottica un po’ perversa necessariamente anche le questioni dell’omofobia e dell’antispecismo sussumono sotto uno stesso concetto universale, perché entrambe manifestazioni della SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA della distinzione categoriale che vede contrapposti Aristotele e Platone. Ed è dunque necessario individuare un metodo risolutorio di entrambe le questioni che risponda alla medesima formulazione della SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA.

Potrei benissimo dire che la questione dei matrimoni gay non ha nulla a che vedere con l’esistenza differenziata del maschile e del femminile, è semplicemente una scelta di convenienza sociale che renderebbe più piacevole vivere nella nostra società.

Potrei benissimo dire che la questione del vegetarianesimo ha a che fare semplicemente con un calcolo dei costi e benefici, personali e sociali, materiali ed emozionali, connessi al mangiar carne e al non mangiarla; e potrei dunque spingermi alla bestemmia suprema di affermare che fra me, che mi occupo di benessere animale ma non sono vegetariano, ed un vegetariano, non c’è nessuna suprema differenza filosofico-antropologica, ma solo una differenza nel grado e nel tipo di sensibilità rispetto alle questioni in esame.

Ma questo modo di ragionare è intollerabile per il “filosofo”. Per colui che ragiona da “filosofo” (che poi filosofo lo sia o meno è irrilevante) viene naturale come il respiro ricondurre il tutto ad un’unica suprema questione di somma astrazione. Un’astrazione tale che, se sottoposta ad uno scrutinio attento, si rivela vuota.

A ciò io contrappongo la mia modesta, e proprio per ciò blasfema, proposta: e se invece ci accontentassimo di qualcosa di meno della risoluzione perfetta della SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA? Se ci accontentassimo di ottenere un’uguaglianza approssimata fra pensiero e realtà, una somiglianza utile per i nostri scopi da adottarsi nei singoli casi specifici che dobbiamo affrontare?

Da quando mi occupo di biostatistica (non è un caso che questo sia diventato il mio mestiere: applicare perfette idee astratte ad una realtà mutevole e caotica …) non ho mai dimenticato la mia prima è più importante lezione: “un modello non è vero o falso, solo utile o meno utile”.

Quando descrivo i miei dati con un modello lineare sto solo dicendo che esso li descrive abbastanza bene da venire incontro a certi miei scopi.
Non sto dicendo che nella realtà le cose siano esattamente come le descrive quel modello; se volessi cambiare il modello per aderire perfettamente alla realtà avrei da lavorarci per millenni prima di poter inserirvi dentro tutte le (letteralmente) infinite variabili che lo determinano; se pretendessi invece che la realtà sia descritta perfettamente e senza alcun errore da quelle tre-quattro variabili che ho messo nel modello, farei un errore grosso come una casa, e non riuscirei mai a spiegarmi come mai quel farmaco che secondo il modello funzionava su qualche paziente invece non ha funzionato: “ah be’, la natura avrà sbagliato, mica io!”

Il mio modo di muovermi è strettamente pragmatico: cerco quella teoria che è al tempo stesso ragionevolmente “esatta”, perché contiene più informazioni possibile sulla realtà, e anche ragionevolmente “economica”, ovvero sia ancora di applicabilità abbastanza generale da essere di una qualche utilità pratica.

“Ma questa non è filosofia, è scienza!”

“Ma questa non è filosofia, è solo buon senso!”

Sapete che vi dico?

Avete perfettamente ragione!

Questo è il modo di procedere della scienza, che cerca di creare teorie che siano un compromesso fra la generalità e l’esattezza. E la scienza, come disse il saggio, “non è che buon senso accompagnato da solido ragionare”.

La scienza si sa accontentare del proprio essere approssimata. È la filosofia (o meglio, il resto della filosofia, visto che la scienza è una branca della filosofia) che non sa accontentarsi, è la filosofia che pretende che idea e realtà siano perfettamente identiche, ed è disposta a qualunque cosa pur di ottenere ciò.

Sono dunque consapevole che la mia posizione mi sistemi a margine dei dibattiti filosofici di cui sopra, per non dire fuori da essi. Ho notato in passato che gli antispecisti non mi rispondono mai, e neanche gli omofobi. La ragione principale per cui non lo fanno è sicuramente che non vogliono farmi pubblicità (perché non dimentichiamoci che ci sono battaglie politiche in corso qui, e quando c’è la politica in mezzo, la filosofia e l’amore per il confronto possono andare a farsi fottere, una lezione che ho imparato sulla mia pelle), ma è anche vero che non avrebbero nulla da rispondermi, perché io non entro nel “loro” dibattito filosofico. Piuttosto nego che il presupposto stesso di quel dibattito sia corretto, non mi interessa la loro SUPREMA QUESTIONE FILOSOFICO-ANTROPOLOGICA.

Quando mi capita di confrontarmi con questi soggetti in contesti in cui non possano svicolare agevolmente, mi trovo sempre in situazioni divertenti, perché mi scagliano addosso argomenti che non sono rivolti a me, ma “all’altra fazione”!

Gli omofobi mi accusano di voler cancellare la distinzione fra uomo e donna, quando io stesso ho criticato quel tipo di estremismo molto apertamente in passato; mi gettano addosso contro-argomenti per argomenti fondati sulla critica delle idee e che io non ho mai formulato o non in quella forma. Non è con me che se la prendono, il loro avversario predestinato non sono io.

E ovviamente non sono neanche l’avversario predestinato di un antispecista, come spiegavo qui. Io non ho mai affermato “il salto ontologico” fra uomo e animale, ad esempio; non ho mai neanche affermato l’impossibilità di concedere agli animali alcuni diritti, men che meno ho mai parlato di valore intrinseco dell’essere umano. Mi attaccano con argomenti che sembrano fatti apposta per rispondere ai metafisici cattolici, e probabilmente lo sono, ma che semplicemente non riguardano il sottoscritto.

La verità vera è che per chi è immerso fino alle orecchie in quel tipo di dibattito astratto ciò che dico è semplicemente non pertinente. Il loro è un dibattito filosofico in senso stretto, il mio è un discorso che in senso stretto è pratico-scientifico. Ovviamente, in senso lato anche il mio discorso è perfettamente filosofico, più filosofico del loro volendo, ma sicuramente più fisico che metafisico. Perché anche i filosofi che con più violenza si scagliano contro le “idee” sono comunque filosofi: idee sono le loro armi e idee è il loro pane, e di conseguenza rispetto ad uno scienziato resteranno sempre più “astratti” e più “metafisici”.

Dunque, non mi vedranno mai come un avversario filosofico, ma sempre e solo come un avversario politico. Il che, se vogliamo, è un riconoscimento di valore ben più grande. Penseranno che dal punto di vista filosofico io sia “contraddittorio” e non sapranno in che squadra mettermi.

E non verrà mai il giorno in cui capiranno che io non sono in nessun squadra perché non sto giocando al loro stesso gioco

Ossequi.

[1] In parentesi, dobbiamo notare anche che se davvero poi tu imposti il discorso come dicono loro, e cioè con una rincorsa all’astrazione sempre maggiore, ti accuseranno di aver “estremizzato il ragionamento in maniera illegittima”, un’accusa che ho ricevuto mille volte in risposta al mio video su youtube. Quindi devi essere più astratto di quanto non sei, ma comunque non più di quanto lo siano loro se no stai esagerando. Insomma devi fare esattamente come dicono loro per fare bene.





Per capire i termini: satira e humor nero

13 01 2015

Chiariamo un po’ di termini usati spesso a sproposito, nel senso di chiarirne tutte le implicazioni.

Per cominciare, l’umorismo è una finzione artistica finalizzata a trovare connessioni originali e stravaganti fra idee. L’aspetto fondante dell’umorismo, in effetti, è il gioco intellettuale che c’è dietro, è nella sua più profonda essenza un gioco di idee che scatena un effetto sorpresa, per questo si dice che l’umorismo è per persone intelligenti. Lungi dal’essere di massa, la maggior parte dell’umorismo è elitario, perché richiede un vasto repertorio di idee in saccoccia, un’intelligenza fine per collegarle in modi non pensati prima, e infine la capacità purtroppo spesso carente di riuscire a distinguere realtà da finzione. Perché, non lo scordiamo mai, essendo un gioco di idee, l’umorismo è per sua natura una finzione artistica. Dire che su un argomento/persona non si dovrebbe fare battute è come dire che non ci si dovrebbe fare cinema o poesia o letteratura sopra. Non ha alcun senso pretendere che un argomento ne resti fuori a priori, trattandosi di finzione letteraria.

Un esempio che spiega particolarmente bene il concetto di finzione letteraria applicato all’umorismo sono i “yo momma jokes”, battute che insultano la madre. CI sono siti internet pieni di battute che iniziano con “tua mamma è così grassa che”. Se una persona che legge un yo momma joke se la prendesse per l’offesa a sua madre la prenderemmo per pazza. L’essenza di un “yo momma so fat” joke è un gioco di paradossi con l’idea del grasso; “tua mamma” è più che altro un pretesto, al posto di “tua mamma” ci puoi mettere Giuliano Ferrara e farà ancora più ridere, o chiunque altro, ma il punto è che si sta semplicemente giocando sul grasso. Puoi scherzare anche collegando insieme Corano e merda, per esempio, sarà efficace principalmente perché sono due idee che non si vedono spesso collegate per via dei tabù sociali, ma le due idee sono pretesti per un gioco di collegamenti. I yo momma jokes sono uno di quei casi in cui l’umorismo viene astratto completamente da qualsiasi contesto reale; nei yo momma jokes resta solo il nocciolo dell’esercizio umoristico, portato al livello più astratto, più o meno come negli scacchi la strategia è portata in assoluto al livello più astratto. Nel yo momma jokes ancora c’è “tua mamma”, ma il collegamento fra “tua mamma” e la madre effettiva di qualcuno è completamente perso, come fra la torre degli scacchi e una torre reale (avete mai visto torri muoversi? Io no). C’è solo il nocciolo più fondamentale dell’umorismo, ovvero il gioco astratto dei paradossi sull’idea del grasso o, addirittura, sull’idea della “grandezza”.

A priori, l’umorismo non pone problemi etici proprio per la sua natura finzionale, ponendo invece, però, un problema estetico (il gusto per l’umorismo è soggettivo e collegato alle capacità di cui parlavo sopra, prima fra tutte la padronanza e il controllo assoluti delle idee maneggiate). Ma, in maniera ancora più importante, pone un problema teoretico: l’umorismo collega in modo originale idee che comunque sono preesistenti, creando paradossi che tuttavia in un qualche strano modo sembrano plausibile: che tua mamma sia così grassa da avere un proprio CAP personale non è possibile, eppure si collega chiaramente, come immagine, alla sua obesità. Se il riferimento è banale o peggio ancora chiaramente erroneo, la battuta non funziona.
Un esempio di umorismo che non fa ridere era l’articolo di Nonciclopedia sugli onnivori. Fondamentalmente, si trattava di una masturbazione di qualche vegano, ed era tutto impostato come una presa in giro delle posizioni degli “onnivori”. C’è un problema però: le posizioni che li venivano prese in giro per la loro erroneità erano assolutamente giuste. Si sarebbe potuto giocare a prendere quelle più esagerate e sbagliate e fare umorismo su di esse, ma non puoi fare umorismo sull’idea che l’uomo sia animale onnivoro, perché è vero che è animale onnivoro. Per esempio, avrebbe avuto un senso sfottere quegli antivegani che dicono che “il veganismo fa male” e poi si abbuffano di robaccia da Mc Donald’s, molto più dannosa alla salute del veganismo. Ciò si basa su fatti reali, e mette in luce una contraddizione reale. Ma solo quei pochi settari convinti che l’uomo non sia animale onnivoro possono ridere di una battuta che ha come base logica l’idea che l’uomo sia fruttariano. In questo senso, un limite fondamentale dell’umorismo è che le connessioni che trova fra le idee devono essere plausibili, e quindi contiene un riferimento, per quanto lontano, al concetto di verità.
I yo momma jokes sono all’estremo più lontano dalla realtà nello spettro umoristico. All’altro estremo c’è la satira propriamente detta, ovvero l’umorismo che vuole mandare un messaggio socialmente rilevante. Non a caso, infatti, la satira è spesso l’umorismo che fa meno ridere, perché perde un sacco delle sue licenze finzionali e il suo legame alla realtà è particolarmente stretto.

La satira rappresenta il tipo di umorismo più pericoloso, perché mandando messaggi reali vuole colpire dei soggetti fisici ben precisi con accuse realistiche. Il che può chiaramente sfiorare la diffamazione.
D’Alema una volta fece causa all’autore per una vignetta che sostanzialmente lo accusava di un reato penale. Di solito si dice che quello fu un attacco alla libertà di satira, e probabilmente lo era; in ambito satirico io sono per lasciare veramente libertà assoluta o quasi, e quindi anche libertà di lanciare accuse piuttosto realistiche. Ma poi vedo la stessa gente che allora si schierava col vignettista schierarsi magari adesso contro Charlie Hebdo. E magari accusare Charlie Hebdo… di fare “black humor travestito da satira” o “puro dissacramento senza messaggio”!
Ragazzi, l’innocenza fondamentale di Charlie Hebdo sta proprio nel fatto che il suo umorismo è (spesso) dissacramento puro, senza messaggio. Dire che Charlie Hebdo fa black humor travestito da satira” ne attesta l’innocenza, lo scagiona da qualsiasi accusa di voler offendere o insultare.
La gente non capisce niente, diciamolo, quindi chiariamo bene le definizioni con tutte le loro implicazioni ovvie e meno ovvie:

HUMOR NERO: genere di umorismo che crea spazi finzionali in cui gioca in modo astratto con idee tabù per il solo scopo di far ridere.
SATIRA: messaggio politico, spesso molto aggressivo e insultante, che usa l’umorismo come arma, generalmente dirigendosi verso specifici bersagli fisici con specifiche accuse. La satira è spesso di parte e quasi sempre offensiva.

L’accusa a Charlie Hebdo di non essere satira perché sarebbe solo humor nero è scagionante perché restringe lo spazio di interpretazione ad un ambito finzionale, e quindi innocuo. E’ proprio se fa satira che invece si può, e a volte si deve, iniziare a discutere dei suoi limiti, perché la satira vuole parlare di cose vere e dunque può essere anche diffamante. Se io faccio una vignetta in cui un politico prende mazzette da un mafioso io lo sto accusando materialmente di essere un corrotto. Ciò è estremamente grave. Se ho solo disegnato lo Spirito Santo che incula Gesù ho fatto un accostamento di idee ardito per i tabù sociali, ma non ho mandato un’accusa reale e tangibile a qualcuno.

Io sono favorevole sia alla satira che allo humor nero, ma gli italiani sembrano non capire nessuno dei due. Prendete Crozza, la sua è la “satira” che piace agli italiani. Già se tiri fuori Luttazzi partono i distinguo. Ma quello di Crozza è un bonario ridere dei difetti degli italiani e della loro classe politica; è bipartisan (perché una regola della “satira” italiana è che deve prendere parti il meno possibile), quasi mai volgare, quasi mai fa accuse precise. Ma non è colpa di Crozza, specialmente l’ultima caratteristica non lo è: il punto è che se vuoi spingerti oltre iniziano a piovere querele; non solo, parte un coro di solidarietà bipartisan contro la vile aggressione. Ricordo ad esempio la gara di solidarietà bipartisan a favore della Meloni, vittima di un ritratto poco lusinghiero nel fumetto “La Ministronza”. Un comic che, diciamolo, a mio avviso non fa ridere per nulla perché manca di genio umoristico, ma è veramente aggressivo e satirico sul personaggio.

La satira non si può fare in Italia per via di un sistema legale e di una cultura di massa che tutelano l’oggetto di satira molto di più dell’autore. Lo humor nero invece non si può fare per il troppo forte senso del “sacro” diffuso nella popolazione; e qui non mi riferisco al sacro religioso, ma anche al sacro laico, come l’Olocausto. Scherzare sull’Olocausto generalmente ti aliena le simpatie dei bravi borghesi e, cosa ancora più tragica, ti ingrazia quelle dei neofascisti! La cosa tragica è che né gli uni né gli altri capiscono lo scherzo, altrimenti i primi non si offenderebbero e i secondi non si fomenterebbero.
Non solo in Italia non si può fare sul serio (ovvero fare satira) ma non si può neanche fare per gioco (fare humor nero).
Questa disabitudine al contatto con l’umorismo estremo si autoalimenta dando origine a paurose confusioni.
Se devo ritrarre il pensiero dell’Italiano medio (ma anche di quello non tanto medio) sull’umorismo estremo, esso è:

“L’umorismo dev’essere carino, rispettare tutte le idee e le persone, non colpire mai troppo in profondità, non lanciare mai accuse precise, e non toccare mai neanche per gioco concetti o immagini che alcune o tante persone ritengano importanti (sacre)”
(postilla: a meno che queste persone non siano musulmani)

Vogliamo riassumerlo ancora di più?

“Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”.

Ho già scritto molto recentemente sul caso Charlie Hebdo, ma ci ritorno brevemente perché dopotutto mi ha fornito lo spunto anche per questo intervento. Lì tutti parlavano della libertà di espressione e di satira. Troppe volte in pochi giorni ho letto su fonti diverse e da persone diverse che “una cosa è la satira, una cosa è l’insulto”.
Ecco, proprio no, la satira è probabilmente la cosa più offensiva che ci possa essere a parte l’ingiuria diretta e veemente. La satira è ciò che ti permette di dire che Berlusconi è un porco senza scrivere apertamente che è un porco, il che ti farebbe querelare per ingiuria. Parlare di libertà di satira significa parlare di qualcosa di molto simile alla libertà di insulto. E d’altro canto, la libertà di espressione si manifesta proprio nel momento in cui si dicono cose che nessuno vorrebbe sentire. Siamo tutti, sempre, stati liberi di scherzare coi fanti, anche nelle dittatura; la libertà di espressione è scherzare coi santi.

Ma oltre a ciò, ecco, gli esempi portati di solito come il massimo dell’offensivo in Charlie Hebdo (il Corano di merda, Gesù che incula Dio, i vescovi che si mordono le tonache per mostrare il culo…) sono semplice umorismo nero, a volte umorismo pecoreccio. Charlie Hebdo faceva anche vera satira, MA NON ERA QUELLA.
Vogliamo fare un esempio di vera satira su Charlie Hebdo, organo di propaganda amricana e sionista? Eccovene qui due:

“Hamas prende la popolazione in ostaggio!” “Quindi, uccidiamo gli ostaggi.”

Ancora un errore… “Pietà! Non sono uno scolaretto indifeso!” “Ops! Scusi!”

E mi preme sottolineare che qui l’accusa e il messaggio delle vignette sono molto precisi e pesanti: gli Stati Uniti e Israele uccidono persone innocenti. Se ciò non fosse vero (per esempio secondo me non lo è, o non del tutto), queste sarebbero vignette pericolose, perché dipingerebbero una realtà falsa. Sarebbero vignette bugiarde e diffamanti. Poiché non concordo con lo specifico messaggio mandato, questa satira non mi fa ridere molto; lo humor nero invece non manda messaggi, proprio per questo se è buono fa ridere sempre (a patto che uno sappia distinguere realtà e finzione). Eppure un giornale satirico dev’essere libero di pubblicare anche e sopratutto vignette di questo tipo, se vogliamo parlare di libertà di satira.

In realtà la libertà di satira è un argomento abbastanza spinoso proprio per tutte queste ragioni. Ha ragione chi dice che il nazismo degli esordi, ma anche quando fu al potere, usava la satira per attaccare gli ebrei, ad esempio. Ma quelli erano appunto attacchi molto specifici, aggressioni mirate, propaganda di una certa idea della società. Come tutta la satira, quella era roba maligna e aggressiva.
La gente si incavola invece per lo humor nero, che alla fine l’oggetto del suo umorismo lo lascia sostanzialmente intatto.
Eccetto per una cosa.
Si rifiuta di considerarlo sacro, ovvero considera il suo soggetto come un’idea utilizzabile a scopo ludico.
E l’importanza di ciò è evidente: proprio l’inesistenza del “sacro”, ovvero la possibilità di discordare con certe idee e con l’importanza che ad esse viene attribuita, è il punto fondamentale della libertà di opinione.
E vi lascio ripetendovi la citazione di Hillmann che è secondo una delle migliori descrizione della funzione psicologica dell’umorismo.

“L’umorismo, come indica la parola stessa, inumidisce e ammorbidisce, conferendo alla vita un tocco ordinario; poiché incoraggia l’autoriflessione e prende le distanze dal senso di importanza personale, l’umorismo è fumo negli occhi per il delirio di grandezza. Poiché ci pone su un gradino più basso, è essenziale per crescere cioè discendere. La risata che dà riconoscimento alla nostra assurdità di comparse nella commedia umana è altrettanto efficace per scacciare il diavolo dell’aglio e della croce per scacciare i vampiri. Lo aveva capito Chaplin, che nel suo film “Il grande dittatore” non si limita a ridicolizzare Hitler, ma rivela l’assurdità, la trivialità e la tragicità dell’inflazione demoniaca.”

Ossequi.





Puntualizzazioni sulle puntualizzazioni su Charlie Hebdo.

9 01 2015

JE SUIS CHARLIE.

Ok? Io non mi aggrego mai ai fenomeni di massa. Non mi piacciono. Non avrei mai scritto una cosa del genere… se non fosse che, a un certo punto, mi è sembrato che fare un gesto conformista sia quasi anticonformista per un intellettuale liberale.

Per ogni evento scioccante la reazione del pubblico è sempre prevedibile come un orologio svizzero. Per prima viene l’ondata dell’indignazione “senza se e senza ma”. Poi arrivano i puntualizzatori, che iniziano a dire “ma”. Cui segue puntuale e più o meno appropriata la controindignazione perché è stato messo un ma. In mezzo da qualche parte ci sono quelli che dicono che era tutto un complotto, ma qui non ci interessano.

Io personalmente sono sempre stato favorevole ai se e ai ma. Dai, alla fine mi ritengo un intellettuale, e come tale spesso sono un puntualizzatore io stesso; mi trovo a dover arginare ondate di indignazione largamente esagerate e a dover riaccendere la fiaccola del buon senso spentasi nelle folle inferocite.

Ma oggi non lo farò, perché mi sembra che l’ondata di puntualizzazioni sia stata estremamente puntuale (pun intended) e potente anche senza il mio aiuto. In effetti, secondo me, anche eccessiva. La puntualizzazione che “gli islamici non sono tutti così” è di un’ovvietà scioccante, paragonabile soltanto alla sua irrilevanza. Quanto può essere rilevante sapere se c’è un 2-1-0.2% degli islamici della terra che sono a favore delle nozze gay, se poi (per ipotesi, non sto dicendo che queste siano le cifre) abbiamo un 98% che è a favore della penalizzazione dell’omosessualità? L’uomo politico dovrà sì tener conto di quella percentuale, ma dovrà anche considerare comunque il fenomeno nella sua interezza, ed è un fenomeno preoccupante. Sulle rivista di “medicina” turche pubblicano articoli su come curare la masurbazione infantile con sedativi e controllo genitoriale; stiamo parlando di quello che scrive l’èlite intellettuale di un paese islamico che vorrebbe entrare in Europa. Questo è un fenomeno più interessante da discutere del fatto che gli islamici non sono tutti stragisti.

Purtroppo l’avanzata della destra xenofoba rende necessario fare anche questo genere di puntualizzazioni, lo riconosco. Ma non si rende necessario che le faccia IO, che tendenzialmente scrivo nel tentativo di dire qualcosa che non sia già stato detto uguale spiccicato da mille altri, e se non ce l’ho taccio.

Quindi farò una puntualizzazione anti-puntualizzazione. Un ma contro il ma. Questo, per ora, non l’ho ancora letto da nessuna parte. In compenso mi è toccato leggere gli intellettuali del “sì è stata una barbarie blablà MA Charlie Hebdo faceva schifo ed era malvagio”.

MA, eccomi che arrivo…

Mi si spiega la necessità di questa puntualizzazione? Perché è avvertita così potente?
Io non leggevo Charlie Hebdo, ma l’Imperatore della Terra dei Fessi sarebbe in grado di dire da un solo sguardo alla copertina che tipo di rivista è: un giornale che fa umorismo molto spinto, estremamente dissacrante. Sfrutta la volgarità al massimo, sfocia allegramente nel pecoreccio e nel cosiddetto “cattivo gusto” (come al solito se il gusto sia buono o cattivo tocca vederlo deciso dagli autonominati membri della Commissione per la Difesa dell’Estetica Pubblica). Un umorismo connotato spesso in forma anticlericale ed antireligiosa, quindi non del tutto sopra le parti, ma in realtà non sta scritto da nessuna parte che la satira debba essere imparziale, anzi se lo è non è granché come satira.
Ovviamente questo tipo di umorismo può non piacere, sono GUSTI.

MA, fatemi puntualizzare, per favore, fatemi andare oltre questo sconcertante mare di superficialità!

Ma, puntualizzo io, la qualità della rivista qui è una materia ASSOLUTAMENTE IMPERTINENTE rispetto al fatto di cronaca. Tanto per cominciare lo humor nero a tanti piace. A chi non piace, non se lo legga. Ho dovuto già fare innumerevoli volte la difesa d’ufficio dello humor nero, che in realtà è una difesa d’ufficio dello HUMOR tout court, perché lo humor, in realtà, è scuro per natura, e se non è nero è come minimo grigio fosco.
Ma supponiamo anche che lo humor di Charlie Hebdo, oltre ad essere molto spinto e quindi sgradito ai palati sensibili, sia veramente di bassa qualità, faccia ridere poco. Cosa ci interessa?! Il fatto di cronaca è che degli estremisti religiosi hanno giustiziato dei vignettisti perché non gli piaceva il loro sense of humor. Lasciatemi dire che puntualizzare sulla qualità della rivista c’entra come i cavoli a merenda col fatto.

Che mi volete dire, dove volete arrivare adesso puntualizzandomi che a voi lo humor di Charlie Hebdo non piaceva? Immaginavo che specialmente se siete cattolici non vi piacesse, visto che era blasfemo oltre quello che possa essere accettabile per il palato di un credente. Potevo sospettarlo. Il fatto di cronaca vi è utile per sottolineare che non vi piaceva Charlie Hebdo?

La cosa mi pare così inappropriata che stento a crederla. E suona tanto più inopportuna in bocca ai paladini del buon gusto e dell’appropriatezza. IO posso andare al funerale di un morto in una strage a sbeffeggiarlo con la mia irriverenza e far presente a tutti gli amici e i parenti che era un grande stronzo. IO. Voi NON POTETE, non dopo esservela presa con l’irriverenza e gli insulti di Charlie Hebdo. Voi non potete sfruttare una strage nella redazione di Charlie Hebdo per prendervela con Charlie Hebdo. Sapete, è il contro del moralismo, viene applicato innanzitutto a chi lo predica.

Ragazzi, ve lo devi dire, a ‘sto punto meglio la Le Pen, almeno lei è pertinente: un caso di terrorismo islamico, e lei ci fa sopra islamofobia. Altri sfruttano un caso di violazione della libertà di espressione per parlare di libertà di espressione. E invece con i nostri intellettuali puntualizzatori vogliamo parlare della QUALITA’ DELLE VIGNETTE.

Che squallore, veramente. Mettete il vostro bel cappello in cui specificate che non giustificate l’atto (E CI MANCAVA! Volevo ben vedere se attaccavate “be’ ma un po’ era giusto”), e con questo vi parate il culo da risposte indignate quando poi, poche righe dopo, approfittate per dare contro al lavoro di persone che sono schiattate l’altro ieri per quel lavoro, e che dal punto di vista della livertà di espressione contano dunque come autentici martiri.
Ricapitolate un momento cosa avete fatto, ancora una volta: avete preso un caso di cronaca riguardo a dei vignettisti che sono stati uccisi per le loro vignette, e voi avete commentato “effettivamente le vignette erano offensive”.
C’è uno ed un solo modo in cui un commento del genere possa essere letto IN SENSO PERTINENTE AL FATTO DI CRONACA, ed è, se davvero non ci arrivate da soli: “un po’ se l’erano cercata”. E non giochiamo a fare i poveri incompresi dal popolo bue; se viene letto così non è perché i ragionamenti che ci sono dietro sono troppo complessi per la plebe, ma perché quel tipo di commento, con quella tempistica, può significare SOLO QUELLO. Non c’è altro modo in cui si possa interpretare qualcuno che immediatamente dopo la strage a Charlie Hebdo commenta che effettivamente Charlie Hebdo faceva schifo, e fa del punto “Charlie Hebdo sucks” il fulcro di tutto il proprio discorso sulla strage.

Non era quello che volevate dire? Lo spero. Lo spero DAVVERO, anche se temo in tal senso. Ma se non volevate dirlo, allora lasciatevi dire che a fare le vostre “puntualizzazioni” del cazzo ci fate una meritatissima figura da imbecilli; avete avuto mille occasioni per dire che Charlie Hebdo non vi piaceva, voi decidete di farlo il giorno dopo che la sua redazione è stata massacrata da gente a cui non piaceva Charlie Hebdo. Tempistica perfetta, era proprio il momento in cui non avreste dovuto, anzi era proprio l’occasione buona per interrompere per un po’ un momento le critiche a Charlie Hebdo, se già prima lo criticavate.
Ci vuole furbizia, eh. E BUON GUSTO; soprattutto. Non ci dimentichiamo mai del buon gusto!

Ossequi.





Bufala omofobica #1: “la Fornero sdogana la pedofilia”

25 09 2014

L’articolo che commento oggi lo trovate qui… che dire, un sito una garanzia.

Come vedete nel titolo, c’è un “#1”, che sta a significare che c’è la possibilità che scriva altri articoli così. Purtroppo, infatti, penso che in Italia si senta fortemente la mancanza di un lavoro costante di debunking delle bufale omofobiche. Ne vengono sfornate continuamente, sono generalmente becere, ma a volte anche più raffinate e c’è il rischio che qualcuno se le beva se non si risponde colpo su colpo; e i servizi antibufala di solito sono impegnati a parlare di quelle in ambito medico, scientifico, politico o economico. In casi come questo la bufala è facile da smentire, quindi non prenderà neanche tanto tempo e ne vale la pena.

L’articolo dice una marea di stronzate, ma per lo più son già sentite e molto generiche, mi concentro solo sul pezzo forte: “PEDOFILIAAAA! BUHUUUUH! PAURAAAA!”

Dal punto di vista comunicativo, il trucco è chiaro sin dal titolo: si tratta di far associare mentalmente l’immagine dei gay a quella dei pedofili.

E fin qui niente di nuovo, i clericali lo fanno tutti i giorni prima di colazione, è di precetto, lo metteranno anche nel catechismo prima o poi.

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L’ex ministra Fornero *fulmine si schianta e cavalli nitriscono*

La cosa nuova è che adesso si vogliono associare i gay (malvagi) e i pedofili (più malvagi) anche all’ex-ministra Fornero (ancora più malvagia!).

Insomma c’è tutto, una perla di veleno concentrata, chi ha scritto l’articolo non è scemo, vuole fomentare odio e ha idee chiare su quali corde bisogna toccare.
Ma siccome dice sciocchezze, non essendo scemo deve essere bugiardo, tertium non datur.

 

A confutazione di quello che sostiene l’articolo, basterebbe linkare la parte del codice penale italiano che riguarda le violenze sessuali.

Leggetevela bene, ma anche il riassunto di Wikipedia può andar bene se non amate il legalese.

Io sto scoprendo con grandi stupore e delusione che la maggior parte degli italiani non ha idea delle leggi italiane sull’età del consenso, quindi questo articolo mi dà l’occasione per mettere in chiaro questo punto. Gli italiani sembrano tutti convinti che in Italia sia come in America, dove devi avere diciotto anni per dare il consenso ad un rapporto sessuale con un adulto… e che quindi ad esempio in Olanda, dove di anni devi invece ne bastano “solo” sedici, siano tipo dei barbari pedofili.

Ma a parte il fatto che i sedicenni di oggi di solito scopano quanto io che di anni ne ho ventisette non ho mai scopato e chi li considera “bambini” dovrebbe sbirciare la cronologia internet dei figli… peccato che in Italia l’età del consenso sia quattordici anni!

Avete capito? Non diciotto, non sedici, cari genitori. Quattordici. Uno-quattro. 14.

Se il vostro figlio quattordicenne decide di fare un pompino al vicino quarantenne è perfettamente legale e non si parla di pedofilia (anche se il vicino dovrebbe prendere la precauzione di farsi mettere il consenso per iscritto, ad ogni buon conto).

Ci siamo? Ci arrivate fino a questo punto? Non vi ha insegnato nulla il caso Ruby? Le vostre fantasie in cui i vostri bambini restano bambini fino a quando non guidano la macchina che gli avete comprato sono fantasie non solo di fronte ai fatti ma anche, che per voi che non siete fan dei fatti forse è più importante, per la legge italiana.

ll famoso documento “Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere (2013-2015)”, col suo radicale estremismo gay in cui si sostengono cose abominevoli tipo che i gay non devono essere discriminati sul lavoro ed altre schifezze così, non tratta nemmeno la questione di quale debba essere l’età del consenso (perché mai dovrebbe?), piuttosto dice un’altra cosa, banalissima:

Se una quarantenne femmina può andare con un quattordicenne maschio, e in Italia è già così, allora anche un quarantenne maschio deve poter andare con un quattordicenne maschio, ovvero l’età del consenso non deve cambiare a seconda che il rapporto sia eterosessuale o omosessuale. E anche questo in italia è già così!

Cioè il nostro furbissimo giornalista critica un’imposizione che l’Europa vorrebbe fare all’Italia proprio una di quelle poche volte in cui è l’Italia ad essere perfettamente in regola da sempre. Noi Italiani, insieme agli spagnoli (e no, non per merito di Zapatero, era già così prima), siamo i “pedofili” d’Europa! E per una volta volta siamo anche piuttosto avanti quanto a lotta alle discriminazioni: una discriminazione anti-gay nell’età del consenso da noi non è mai esistita, mentre purtroppo in tanti paesi del mondo esiste.

 

Quindi si rilassino i preoccupatissimi fondatori di quelle pagine facebook che rilanciano terrorizzate la bufala: in quel “tremendo scenario che si prospetta nel prossimo futuro” che essi tanto paventano loro ci sono cresciuti e ci vivono tutt’ora. E apparentemente la civiltà non è al collasso. Di più, non se n’erano manco accorti!

Madonna, mi immagino come staranno a leggere queste righe! Una cosa tipo così direi:

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“Oddio! In che mondo ho vissuto finora?!”

Benvenuti sul pianeta terra, signor Cascioli e signori admin! Siete nati e vissuti in un paradiso per ‘pedofili’!

O almeno questo è quello che vi direi se non fossi convinto che voi tutte queste cose le sapevate benissimo.

 

Ossequi.





Un tragico addio!

17 09 2014

Tragica notizia, quella di cui oggi sono costretto a scrivere, con cuore rattristato e colmo di ogni amarezza. È morto oggi, vittima di un vile attentato dinamitardo senza dinamite né alcun genere di esplosivi, uno dei più grandi fra i grandi nella storia del giornalismo italiano, l’ex direttore e fino a ieri editorialista della testata amatoriale online “I hate fags”, nonché collaboratore attivo di molte pagine per la difesa dei Sacri Valori della Famiglia™ (come “No ai matrimoni gay”), Abelardo Fregnaccioni. Il nome potrebbe forse suonare nuovo per molti di voi, e la ragione è che per ovvie ragioni di sicurezza personale Fregnaccioni non firmava mai i propri articoli né i propri sagaci aggiornamenti di status. Purtroppo le precauzioni prese non sono bastate a salvarlo dall’eterofobia Clippyche gli ha strappato via la vita, e oggi il suo nome è finalmente rivelato perché possa essere adeguatamente compianto.

La vicenda ha del triste e del raccapricciante. Fregnaccioni stava passeggiando bel bello per le vie di Vergate sul Membro sfogliando i “discorsi di Mussolini”, ignaro ed armato soltanto di una spranga di ferro, quando è stato vigliaccamente aggredito alle spalle da un attivista gay, col volto truccato per rendersi irriconoscibile, che gli ha rapidamente reciso la gola con un opuscolo sul sesso sicuro usato di taglio. L’aggressore lì per lì è scomparso senza lasciar traccia, ma in seguito è stato ritrovato morto arrugginito (i becchini ne raccolgono spesso, tra la gente che si lascia piovere addosso). Secondo i testimoni, alcuni skinheads con i crocifissi al collo che frequentavano con lui il National Putin Fan Club, il grande reporter, prima di morire, ha trovato la forza per dichiarare “Je m’en vais, mais l’État demeurera toujours.”; ma subito dopo si è ricordato che il francese è una lingua da froci e i Francesi sono un popolo decadente che ammette i matrimoni gay, e avrebbe quindi corretto in un più virile: “Ich gehe fort, doch der Staat bleibt zurück”. Peccato che nessuno gli abbia detto che in Germania ci sono le unioni civili, altrimenti si sarebbe probabilmente deciso ad optare per il russo, anche se non lo conosceva. Secondo molti, la fine di Fregnaccioni era una tragedia annunciata.

I più cari amici sapevano che col suo recente lavoro aveva esagerato. Mentre gentaglia da poco come Saviano si disperde in battaglie completamente inutili fatte solo per attirare attenzioni mediatiche, come quella contro la Camorra, Abelardo si era messo contro un nemico serio e letale: le terribili lobby gay che governano il nostro paese da dietro le quinte. Le sue più recenti inchieste rivelavano tutti gli inquietanti retroscena che stanno dietro alla rivoluzione omosessuale italiana, una rivoluzione sottile, subdola, diabolica… così sottile e subdola che in effetti ancora non l’ha vista nessuno. E in questo percorso era andato a toccare argomenti che riguardavano la stabilità stessa dello stato, come il destino delle quote associative Arcigay o l’effetto che la visione di indumenti di colore rosa può avere sui nostri bambini.

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Noi lo ricorderemo così: come un meme razzista.

Mentre gli altri giornalisti ordinari si limitavano alla superficie, fidandosi per i propri dati di fonti come l’ONU, l’OMS, l’APA, l’ACA e altre infide sigle di rilevanza internazionale, lui andava al fondo delle cose consultando fonti davvero affidabili ed alternative: video di youtube, estratti dalle pagine del sito del Movimento per la Vita, lavori pubblicati a proprie spese da reietti della comunità scientifica noti per il proprio integralismo religioso. E nel suo lavoro di approvvigionamento dati, Fregnaccioni aveva una dote speciale per trovare le notizie più piccole, inosservate, apparentemente secondarie, finanche insignificanti. Le scemenze, avrebbe detto qualsiasi altro giornalista… ma non Abelardo, che aveva il senso di quali sono le cose davvero importanti: egli ben sapeva che se anche in tutta la storia dell’umanità fosse esistito un solo omosessuale pedofilo, quel caso sarebbe comunque più importante delle centinaia di migliaia di abusi su minore fatti da eterosessuali. Aveva quel talento particolare che solo permette a un vero giornalista di fare strada: quello di saper selezionare le informazioni sulla base della convenienza, ed è soprattutto per questa sua impeccabile professionalità che verrà ricordato.

Ma un simile acuto e preciso lavoro di giornalismo d’inchiesta ti fa dei nemici: “Io glie l’avevo detto di non giocare col fuoco! Quelli sono pericolosi! – ha dichiarato Mario Adinolfi , che quasi sicuramente non avete mai sentito nominare ma sicuramente avrete visto perché è visibile da qualunque punto del pianeta – ‘Guarda che questa non è mica la Mafia, non ci puoi scherzare!’, gli ho detto, ma niente, era troppo eroico, non ha voluto ascoltare… Ora anch’io temo per la mia vita! Per sicurezza sto indossando uno sull’altro diciotto giubbotti antiproiettile, si vede?” Per inciso, no, a dire il vero non si vedeva. Un vecchio amico di Fregnaccioni che vuole restare anonimo dichiara, dal canto suo: “Lo sapevo che succedeva prima o poi. I gay sono cattivi dentro; si muovono in branchi e vanno a caccia di bambini da stuprare ascoltando Lady Gaga per farli diventare gay. È proprio così, l’ha detto Tiziano, un amico di un amico del cugino di Abelardo, che è pissicologista e queste cose lui le sa a pacchi. Già un amico di un mio amico aveva subito terribili minacce e violenze da parte di gruppi estremisti omosessuali, e con la campagna di odio che noi etero stiamo subendo ultimamente si sapeva che succedeva qualcosa anche ad Abelardo, se non si sarebbe fatto da parte. Ma la sua causa era troppo nobile, e lui non ha rinunciato fino alla fine. Per me è rimasto sempre la principale fonte di informazione, devo a lui tutto ciò che so. Se non ci sarebbe stato lui vivessi ancora nell’ignorantezza. Sei grande Abelardo!” L’amico sta per piangere, ma si trattiene in onore della memoria di Fregnaccioni: “Lui ci ha insegnato che solo le checche isteriche piangono”, dice, “e a noi non piacciono le checche isteriche, ma i maschi selvatici. Quelli belli pelosi, coi pettorali, e un po’ di barba”.

Lo vogliono ricordare così, vero uomo sano ed etero fino in fondo. La fidanzata, Caster Semenya, dice di lui “Non mi amava e me lo ricordava ogni giorno, mi faceva sempre notare quanto fossi brutta e poco femminile, mi picchiava, mi dava dello scherzo di natura, mi diceva che l’amore non esiste e che per lui potevo anche prostituirmi con un Umpa Lumpa e non gliene sarebbe fregato, perché ero solo il suo sex toy, un’inutile appendice della sua vita. E in tutto questo manco mi scopava… Insomma, lui sì che mi faceva sentire una vera donna! Dio, quanto lo amavo!”. E piange, perché lei è una donna o quasi, quindi ha diritto di soffrire come una femminuccia (o quasi).

Anche la Chiesa Cattolica si pronuncia sull’illustre estinto per bocca di Don Bruto Aprìculi Fanzaga, direttore del centro di recupero per omosessuali in via di redenzione di Vergate: “l’ennesimo atto di violenza ai danni di persone sane ed etero da parte di uno di quegli irriducibili malati di mente che si ostinano a non farsi curare. l’omicidio di Fregnaccioni è un atto vigliacco, crudele e ingiustificato, secondo per gravità solo alla fotografia della cicciona alla mostra d’arte.

Ma Don Bruto ha qualcosa da dire anche sulla persona Fregnaccioni: “Era un uomo che faceva del bene alla gente, senza un motivo particolare, per vocazione. Per questo lo odiavano, senza altro motivo; era sempre gentile e pieno di parole dolci per tutti, disposto al dialogo, conciliante e mai volgare. Mi spingo a dire che meriterebbe di essere ritratto accanto ai più grandi benefattori che si ricordino. Appenderò la sua foto nella sala grande del mio centro di guarigione per omosessuali, accanto ai due Joseph: Mengele e Nicolosi. Altri due grandi che come lui furono messi a tacere dalla lobby gay, e che come lui avevano l’unica colpa di avere a cuore la vera scienza e di fare del bene alla gente. E a differenza di Nicolosi, Fregnaccioni non si faceva nemmeno pagare per farlo! Era un grande… Mi scusi [si commuove]”

Alla domanda “possiamo considerare Abelardo Fregnaccioni, con il suo martirio, un autentico imitatore di Cristo?”, Aprìculi risponde senza esitazione: “Imitatore di chi?!”, chiaramente a rimarcare come un vero imitatore di Cristo possa finire con l’essere considerato parte del mistico corpo di Cristo egli stesso, e dunque diventi inutile istituire rapporti di imitazione fra i due. “Con la sua opera”, conclude Aprìculi, “Fregnaccioni ci ha fatto ricordare i veri valori cristiani e Italiani, e le grandi verità che sono alla base della civiltà italiana stessa, come il Papa, il clero tutto, il KGB e la Santissima Trinità, composta da Giuseppe, Maria e il Bambinello. Il mio stesso centro di guarigione per omosessuali si ispira ai santi principi insegnati da Abelardo Fregnaccioni, e posso dire con certezza che nessun omosessuale che esca da qui è insoddisfatto del trattamento che offriamo. O almeno nessuno dei passivi”.

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Abelardo c’è sempre stato a manifestare per la sacra famiglia naturale composta da un uomo, una donna e alcuni/e escort. C’è anche in questa foto, ma non posso indicarvelo perché è nascosto nella folla oceanica.

Il mondo della politica ovviamente non resta silente di fronte alla tragedia. Il premier Matteo Renzi afferma: “Pur condannando l’omofobia in ogni sua forma, non posso che esprimere il mio rispetto e la mia ammirazione verso una persona di tanto alta statura morale e così rilevante ruolo nel mondo culturale e giornalistico italiano. Il più sincero cordoglio da tutta la sinistra italiana”. Molti si domandano a chi si riferisse con l’enigmatica parola “sinistra”, forse un misterioso acronimo. Silvio Berlusconi per l’occasione è resuscitato e ha dichiarato: “stasera sarà con me in Paradiso”, dopodiché è tornato nel suo rifugio sottomarino di R’lyeh. Più incisivo l’onorevole Ignazio Larussa, che, in preda alla commozione, evidenzia le responsabilità degli aggressori: “Possono morire! Questi gay con tutti i loro finti organismi internazionali che non valgono niente e che vogliono ammazzare i nostri admin di facebook! Noi in Italia gli omosessuali li discriminiamo perché è la nostra tradizione, e non si discute! Possano morire! POSSANO MORIRE! YAAaAaARRrrrgHHprfohahdhhgdgfgh! WOF WOF! ROAR!”.

Controcorrente rispetto a quest’ondata di solidarietà e sdegno sono solo Wladimir Luxuria, Franco Grillini e Vittorio Sgarbi. Il primO, e sottolineo primO perché è un MASCHIO che si veste da donna e meglio essere fascisti che perversi come LUI, ha dichiarato: “la violenza è sbagliata, ma con tutte le cazzate che diceva Fregnaccioni, un opuscolo sul sesso sicuro in testa poteva anche aspettarselo”. Buuuh. Cattivo Luxuria. Scusati subito, abominevole ermafrocita!

Quella merdaccia di Grillini, invece, mentre era impegnato a stuprare una capra (un maschio fra l’altro, come tutte queste checche di merda fanno… stuprare caproni è un’abitudine dai richiami satanici molto diffusa fra i gay) davanti ai nostro occhi sorpresi e scandalizzati, quella checca sfranta, il deviato, ci ha detto che Fregnaccioni era comunque un razzista, e si capiva che avrebbe voluto aggiungere altri insulti, anzi si capiva che forse aveva organizzato lui stesso l’omicidio, e si capiva anche che stuprava i bimbi! Ammazzabambini! Barile di sterco di un Grillini, ricchione del cazzo, ASSASSINO DI INNOCENTI MUORIIIIII!

Più difficile da commentare l’esteriorizzazione di Sgarbi: “Era una merda secca, una capra ignorante! Ora mi dite di chi parliamo?”

Domani, giorno di lutto nazionale, sono previsti i funerali di stato per Abelardo Fregnaccioni. Alcune sulfuree organizzazioni irredentiste e terroriste gay sono già sul piede di guerra, e preannunciano un ultimo insulto all’uomo che forse solo in Italia, a prezzo di terribili pericoli e infine della sua stessa vita, ha osato opporsi al loro incontrastato regno del terrore. Ma noi crediamo che a nulla varranno i loro sforzi stavolta. Hanno potuto uccidere Fregnaccioni, ma la sua opera continua a vivere in noi, e continuerà a essere viva fino a quando anche un solo cuore ricolmo di nobile omofobia continuerà a battere sul sacro suolo Italiano.

Addio, Abelardo, ti abbiamo amato.

NONONO! Aspettate! Volevo dire, “ti abbiamo stimato molto e in modo assolutamente virile”. Ecco, così va già meglio. Cazzo, che fatica.





Il morbo del giurista

7 08 2014

Nessuno ne parla. Ma in Italia qualsiasi studente di giurisprudenza ha un serio rischio di contrarre il Morbo del Giurista (MdG).

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Che cos’è l’MdG?

l’MdG è una seria patologia professionale che colpisce un laureando in legge su tre. Le prime manifestazioni sono sottili e passano spesso inosservate: tipicamente il primo sintomo a manifestarsi è la frase “Lo studio del diritto mi ha aperto un mondo!”

A quel punto se non si interviene subito la malattia può crescere e compromettere seriamente funzioni  fondamentali della vita di relazione del soggetto.

Altre prime avvisaglie da tenere d’occhio sono il rapporto di ammirazione e l’investimento libidico nei confronti di un professore di diritto “troppo figo”, la passione quasi maniacale per le discipline che chiunque altro troverebbe come minimo stracciapalle (il diritto civile è un favorito), il desiderio di fare il magistrato.

Col progredire della malattia, vengono via via meno tutta una serie di capacità del paziente. La prima funzione compromessa è quella di giudizio etico autonomo; il soggetto diventa incapace di pronunciarsi sulla correttezza o scorrettezza sociale di un’azione senza il supporto di un buon manuale di diritto e/o di un codice. Per rendersi autonomo, il soggetto è dunque obbligato a riversare il manuale interamente nella sua memoria, scacciando da essa altre nozioni che potrebbero essere ritenute utili, ma delle quali egli sente di poter fare a meno.

Man mano che il suo senso critico si riduce e il ricorso al manuale inizia a mostrarsi inefficace per la risoluzione dei problemi di tutti i giorni, il soggetto affetto da MdG è costretto a trovare delle ancore di salvezza alternative che gli restituiscano la fiducia nell’ordine del mondo. A poco a poco finisce col rimettere interamente tutta la sua vita e le sue opinioni al parere inerrante dei magistrati. L’indipendenza delle toghe, non soggette ad altro che alla legge (anche se, com’è evidente, se la legge potesse assoggettare qualcuno da sola, non servirebbero magistrati pagati apposta per interpretarla) diventa l’unica battaglia politica che valga la pena di condurre. Conseguentemente, un gradito effetto collaterale della patologia è l’antiberlusconismo.

Negli stadi più avanzati, il soggetto manifesta una tipica forma di afasia simile alla Wernicke, diventando progressivamente incapace di formulare un linguaggio non giuridico, il che lo conduce naturalmente a problemi di comunicazione con la comunità dei pari (fatta eccezione per gli altri affetti da MdG). Parallelamente a ciò, nasce il senso di rabbia e snobismo vero gli esterni alla comunità degli illuminati dal diritto; la sola esposizione ad opinioni o formulazioni non coerenti con la dottrina del diritto come si è storicamente sviluppata in Italia causa spesso violente reazioni allergiche e talora “ritirate sdegnose” che potrebbero far scambiare il poveretto per un filosofo da cocktail party, non fosse per il suo tenace attaccamento alla concretezza delle norme.

Tipicamente la causa maggiore di attriti col mondo esterno è la tendenza a spargere giudizi di merito giuridico in situazioni inopportune (ad es.: “mi hai schizzato in faccia senza avvertirmi: direi che ciò può rientrare nella casistica prevista dall’articolo 609-bis sulle violenze sessuali; in particolare, visto che ero chiaramente inginocchiata ed indifesa prima che tu compissi il tuo gesto in mala fede, direi che siamo all’interno del caso ‘abuso dell’inferiorità fisica o psichica dell’individuo al momento dell’atto’. Saresti punibile con la reclusione fino a dieci anni, ma dato che sei mio marito possiamo patteggiare con niente sesso per tre settimane”).

Ciò che non è ascrivibile all’ambito giuridico, in generale, viene presto considerato un argomento inutile e su cui non ci si può pronunciare, a meno di tirarci dentro per i capelli qualche normativa.

Approcci terapeutici

 

L’MdG allo stadio più avanzato è considerato pressoché incurabile, ma le famiglie possono conviverci imparando le basi del gergo giuridico necessarie per comunicare con l’individuo. La società, inoltre, è fortemente impegnata nell’aiutare l’integrazione sociale degli individui affetti da MdG favorendo il loro ingresso nella magistratura, all’interno della quale le loro peculiari doti possono risultare perfino gradite (tranne a chi passa in giudizio).

Tuttavia c’è ancora molto da fare, e purtroppo non ci sono mai abbastanza risorse per venire incontro ad una problematica che, con la popolazione di studenti di legge che oggi si attesta intorno al 119% del totale dei residenti in Italia, sta diventando un problema sociale che non si può trascurare.

Cosa si può fare.

 

Tu puoi aiutarci. Fai una donazione all’Associazione Italiana per la Lotta al Morbo del Giurista ONLUS (AILMOG). La nostra è un’associazione di volontariato che risulta a scopo non lucrativo, ai sensi della legge-quadro sul volontariato dell’11 agosto 1991; e svolge esclusivamente attività commerciali e produttive marginali come individuate dal d.m. finanze del 25 Maggio 1995.

Sarebbe senz’altro giusto aiutarci nella nostra lotta, come si ricava dagli articoli 2, 3, 4, 32, 35 e 44 della Costituzione. E ci metterei anche 6 e 18, che mi piacciono come numeri.

Aiutaci ad aiutare. Fai sorridere di nuovo uno studente di giurisprudenza.

–       Musica triste     –





Il cristiano cattolico razionale ossimorico

4 02 2013

La mia serie di listati sui buffi personaggi che ci capita di incontrare in rete o nella vita reale include, fra gli altri, il filosofo da cocktail party, lo scientista da birreria degli amici, il qualcuno che era comunista. Ammetto che è stato impossibile resistere alla tentazione di introdurre un’ulteriore personaggio, nonostante l’eccessiva facilità e quasi la banalità con cui si può sfottere il “cristiano cattolico razionale ossimorico” (chiamato anche da alcuni “cristiano cattolico razionalizzante”) renda l’impresa quasi indegna del mio genio artistico. Mc Pio2

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non è un membro di un’associazione o di un gruppo specifico. È un modo d’essere, un modo d’essere speciali, diversi dagli altri e gran fighi ribbelli. Ma ribbelli non nel senso dei fancazzisti comunisti, ribbelli nel senso buono dei bravi ragazzi studiosi cattolici. Ribbelli contro i ribbelli, diciamo, ribbelli al quadrato o anche al cubo.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico di sicuro non è razionale, o almeno non a tempo pieno. Ma deve rispondere a tanti altri requisiti.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non è necessariamente cristiano cattolico. Può essere anche protestante o ateo; l’importante è che si appiattisca completamente sulla dottrina sociale della Chiesa.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico deve essere laureato.

Ripensandoci, non è necessario che il cristiano cattolico razionale ossimorico sia laureato, basta che sia andato all’università.

Ri-ripensandoci, non è necessario che il cristiano cattolico razionale ossimorico sia andato all’università, basta che conosca qualcuno laureato.

Ripensandoci ancora una volta, non è necessario neanche che il cristiano cattolico razionale ossimorico conosca qualcuno che è laureato, basta che conosca qualcuno che ha sentito parlare qualcun altro che ha assistito ad un comizio organizzato dal Movimento per la Vita in cui parlava uno che aveva sentito dire qualcosa da qualcuno che aveva studiato toelettatura del cane e del gatto all’università ma si era ritirato.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico accetta la teoria di Darwin. Se proprio deve …

Il cristiano cattolico razionale ossimorico però ogni tanto qualche dubbio ce l’ha che in effetti possiamo essere spuntati dal terreno come margherite. Per questo ogni tre per due avanza delle riserve e dei distinguo sull’evoluzione.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non accetta più la teoria di Darwin se si inizia a pensare che il fatto di essere biologicamente animali come tutti gli altri possa avere conseguenze sulla nostra visione del mondo.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che Einstein, Leopardi, Marx, Nietzsche, Freud e Maryilin Manson, sotto sotto, siano o fossero sostanzialmente cattolici. O quanto meno clericali.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico non è un problema se sei ateo, basta che ti comporti sempre e comunque come un cristiano.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico non è un problema se sei ateo, basta che vivi la cosa con tormento, tragedia ed autocommiserazione. Il problema è quando vuoi essere un ateo sano, tranquillo e integrato nel sociale (che è lo stesso problema che ti pone se sei omosessuale).

Il cristiano cattolico razionale ossimorico ama tantissimo Freud quando dice che l’omosessualità è una forma di narcisismo.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico odia tantissimo Freud quando dice che la spinta fondamentale di tutti i comportamenti umani è la libido e che la religione è la nevrosi ossessiva dell’umanità.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che la rivoluzione sessuale sia frutto di un malvagio progetto massonico che punta a creare una nuova razza di uomo “sessualmente variabile” ispirato alle teorie di Wilhelm Reich, psicologo freudiano dal cui lavoro nascerà la bioenergetica.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico ti convince che esistono cure contro l’omosessualità citandoti un famoso pseudo-psicologo seguace delle teorie della bioenergetica che la pensa così.

In generale, il cristiano cattolico razionale ossimorico ti dà ragione pure a Dawkins, se dice qualcosa di sufficientemente dittatoriale, illiberale e sessuofobico.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la scienza l’ha inventata la Chiesa.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico non c’è mai stato alcun contrasto fra scienza e religione.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico ritiene che la scienza confermi sempre quello che dice la Chiesa. E se non lo fa vuol dire che si sbaglia la scienza.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico non è ciò che dice la Chiesa ad essere campato in aria, è la realtà che deve smetterla di non volervi corrispondere!

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è un gran figo ribbelle anticonformista, è controcorrente, è cattivo, ma è anche il buono, perché è l’unico che ha il coraggio di essere cattivo e dire le cose come stanno  – nella sua testa almeno. Tipo Batman, non è l’eroe di cui abbiamo bisogno ma quello che ci meritiamo (ma che abbiamo fatto per meritarcelo…?). Per questo non è mai politicamente corretto.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico stappa una bottiglia di champagne per ogni lettere di insulti che riceve, perché è la conferma che è davvero “controcorrente” e “scomodo”, e dunque figo.overconfident UCCR

Il cristiano cattolico razionale ossimorico sta sul cazzo a tutti, ma non perché è un borioso buffone, ma perché è troppo “scomodo” e “duro” ciò che dice. Un po’ il Fabri Fibra dei bigotti.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico quando legge Pontifex si dice “Sì, va be’, è giusto quello che dite, ma potevate scriverlo un po’ più politicamente corretto, se no che figura ci facciamo da cattolici?”.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pretende che si sia politicamente corretti verso la Chiesa.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non è un integralista. È solo uno che sostiene la dottrina sociale della Chiesa così com’è, per intero, in ogni ambito della vita personale, pubblica e dello stato, e senza alcun cedimento anche minimo in nessun punto.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non è un clericale, ritiene solo che l’opinione delle gerarchie ecclesiastiche debba influenzare pesantemente l’azione dei governi democratici.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che Giovanardi sia una delle più grandi autorità mondiali in ambito pedagogico, insieme a mia zia.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico crede che “consenso scientifico” voglia dire “consenso della solita cricca di professori clericofascisti”.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la bontà e la bravura di un intellettuale si misurano da quanto di ciò che dice si ritrova anche nel Catechismo.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico non importa se sei una delle menti scientifiche più celebrate ed influenti del secolo passato e forse del presente: se sei ateo (o peggio, anticlericale!) non vali niente, e anche tutto il tuo lavoro di ricerca non vale niente. E ti vesti pure male.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico gli scienziati VERI sono più o meno una ventina, e ha deciso lui quali sono.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico interpreta la scienza più o meno come il magistero della Chiesa: crede che ci sia uno vestito meglio che parla e tutti gli debbano obbedire.

Il bello è che il cristiano cattolico razionale ossimorico generalmente quello da vestire meglio se lo sceglie fra i reietti che non caga nessuno.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la massima autorità mondiale nel campo della biologia è un insegnante di scienze delle superiori in un liceo italiano.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico esistono non solo “autorità scientifiche” cui tutti devono chinare il capo (i famosi venti-venticinque ricercatori accuratamente selezionati), ma esistono anche “autorità filosofiche”. E non è tutto, di norma si incarnano nella stessa persona! È dunque estremamente plausibile che l’insegnante di scienze delle superiori di cui sopra divenga improvvisamente non solo un’autorità scientifica, non solo la MASSIMA autorità scientifica che si ricordi, ma anche un’autorità filosofica, e anche qui la MASSIMA che si ricordi.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico quello che dice un professore universitario misconosciuto a caso in due righe di intervista rappresenta l’insindacabile parere della scienza.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la fisica quantistica è la prova del trascendente, perché dimostra che le leggi fisse della scienza non sono sufficienti a spiegare il mondo.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico le leggi fisse della scienza sono la prova che Dio esiste, perché non possono essere lì per caso.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico il fatto che Dio non esista è la prova che Dio esiste.

Per il Cristiano cattolico razionale ossimorico se il sangue vecchio di duemila anni resta rosso brillante e non supera i test di laboratorio, non significa che non è sangue, ma che è sangue miracoloso.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che la fecondazione sia terminata tipo trenta secondi dopo l’atto sessuale, e che dopo dentro l’utero ci sia un essere umano completo.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico un farmaco che ha causato un decesso su un milione di utilizzi è un gravissimo pericolo di salute pubblica e non va mai usato (ma non vale se si tratta dell’aspirina)

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non ha idea di cosa sia la carica virale, per questo pensa che il fatto che attraverso un preservativo possano passare alcune centinaia di particelle virali durante un rapporto sessuale rappresenti una falla critica nella sicurezza.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico propone una spendida soluzione contro il contagio da HIV: smettere tutti di fare sesso per tutta l’eternità.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non si fa MAI influenzare nelle proprie affermazioni di ambito sociale o scientifico da pregiudizi dovuti al fatto di essere cattolico. Infatti, visto che è così, la gente si domanda sempre perché ci tenga tanto a specificare di essere o affidarsi a un medico cattolico, uno psichiatra cattolico, un fisico cattolico, un parrucchiere cattolico, e via discorrendo.

Le uniche tre fonti di informazione del cristiano cattolico razionale ossimorico sono Il Giornale, Il Foglio e il sito del Movimento per la Vita.

Spesso e volentieri il cristiano cattolico razionale ossimorico è sovrapponibile allo scientista da birreria degli amici.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico tutto ciò che la civiltà europea ha ottenuto di buono oggi deriva dall’azione della Chiesa.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la civiltà europea di oggi non contiene nulla di buono ed è tutto un disastro.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non se la sente di negare che la Chiesa Cattolica nella propria storia possa aver commesso anche qualche piccolo erroruccio, perché è composta di uomini fallibili. Però, oh, da quando si ricorda lui non ha più sgarrato di una virgola! Tutto giusto! Eccetto forse qualche deriva troppo modernista nel Concilio Vaticano II …

Il cristiano cattolico razionale ossimorico, quando ha sentito il fanatico religioso americano dire che dall’ano degli omosessuali nascono dei demoni, ha commentato “Be’ be’ be’… Forse questo ha un poco esagerato. Non credo che le cose vadano proprio esattamente in questo modo.” Dopodiché è andato a cercare il tipo per un’intervista a proposito di questa interessante ipotesi scientifica.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico ha paura dell’invasione degli islamici, perché teme che ci costringeranno in uno stato teocratico in cui l’unica opinione che conta è quella delle autorità religiose, la legge viene scritta basandosi sui tesi sacri, i diritti umani passano in secondo piano,  in cui donne e omosessuali sono cittadini di serie B e la scienza e l’insegnamento sono completamente asserviti agli scopi della dottrina religiosa.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico si augura che un giorno l’Europa possa diventare uno stato teocratico in cui l’unica opinione che conta sia quella delle autorità religiose, la legge venga scritta basandosi sui tesi sacri, i diritti umani passino in secondo piano,  in cui donne e omosessuali siano cittadini di serie B, e la scienza e l’insegnamento siano completamente asserviti agli scopi della dottrina religiosa.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico quasi quasi un po’ ci spera nell’invasione degli islamici, così dopo potrà dire “non eravamo meglio noi, che i gay invece di impiccarli li spingevamo soltanto all’emarginazione e al suicidio?!”

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è a favore della sperimentazione animale, non tanto per la scienza, ma perché usare le bestiole a nostro piacimento è sempre utile a ricordarci quanto gli uomini siano creature divine e gli animali non lo siano.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la colpa della crisi demografica è dei gay.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico evidentemente i gay devono essere qualcosa tipo il 50% della popolazione europea, e in India non esistono.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è contrario alle coppie gay perché sono sterili e non producono figli.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è favore del celibato dei preti e della castità dei monaci.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico ha un potente orgoglio virile, che però si ferisce molto facilmente.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico “lotta all’omofobia” vuol dire propagandare pregiudizi antiomosessuali con ogni respiro, ma ricordandosi di dire ogni tanto “non picchiate gli omosessuali, o almeno non fino a mandarli all’ospedale”.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che tutto sommato in Italia l’omofobia non esista, e che, se un ragazzo si suicida perché preso in giro fino allo sfinimento da chi lo considerava effeminato, quella non è omofobia. Sarà tipo effeminofobia, ma non omofobia.

Se un ragazzo si suicida perché discriminato in quanto ritenuto gay, il cristiano cattolico razionale ossimorico la prima cosa che si domanda è “Ma era gay davvero? No perché se lo era un po’ se lo meritava”.

Se Amnesty International denuncia l’omofobia in Italia, il cristiano cattolico razionale ossimorico sa bene come agire in risposta: chiarendo a tutti che Amnesty International è un’associazione di cazzari nullafacenti comunisti di cui non ci si può fidare.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è gay. Ma è riservato.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che il cristianesimo sia la forza più potente che esiste sulla terra.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che la forza più potente che esista sulla terra sia vittima di un gigantesco complotto da parte di poteri invincibili, oscuri e distruttivi in grado di controllare i governi, gli intellettuali, i filosofi, il mondo della scienza, il popolo e perfino un discreto numero di preti e teologi cattolici.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico il potere invincibile oscuro e distruttivo in questione è l’UAAR.

Anzi, no! Per il cristiano cattolico razionale ossimorico effettivamente la scienza non è sotto il controllo di un complotto, perché ricordiamoci che gli scienziati VERI sono d’accordo con la Chiesa, è il restante 99.999% che sbaglia.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico se non sei d’accordo con lui sei relativista.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico il relativismo è la piaga dell’Italia. Anzi dell’Europa. Anzi dell’Universo. Anzi, di tutti gli universi alternativi immaginabili.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico Hitler era relativista.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico lo scandalo pedofilia nella Chiesa ha varie cause: il complotto dei mezzi di informazione, il relativismo (ovviamente), i gay (ancora più ovviamente). In ogni caso fra le cause non c’è la negligenza della Chiesa.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico quando vuole dire che una cosa è “brutta” o “immorale” dice “è relativista!”

Le cose che piacciono al cristiano cattolico razionale ossimorico sono definite “naturali”.

Le cose che NON piacciono al cristiano cattolico razionale ossimorico sono da esso chiamate “contro-natura”, o in alternativa “relativismo”. Ad esempio, se non gli è piaciuto “Avatar” dirà che “Quel film porta avanti un’ideologia relativista”; se non gli piace la granita alla fragola dirà che “La natura della fragola non prevede che essa venga spappolata e mescolata al ghiaccio tritato, ma che essa venga mangiata intera e sparga i suoi semi sulla terra attraverso le nostre feci in una prospettiva d’amore aperta alla vita”.

Conseguentemente, il cristiano cattolico razionale ossimorico chiama il modello familiare occidentale, in uso in Italia negli ultimi cento-duecento anni, “famiglia naturale”.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la famiglia non è l’ipotetico contesto sociale che costituisce l’ambiente ideale per l’alleanza fra coniugi e per la crescita dei figli fino a farne adulti indipendenti, ma il contesto ideale per la fecondazione.

In questo modo, il cristiano cattolico razionale ossimorico azzera in un colpo solo qualsiasi differenza significativa fra termini usualmente considerati distinti, ovvero “famiglia”, “sveltina”, “stupro”, “preservativo bucato”.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico vota sempre PdL, perché è fermamente persuaso che il modello familiare in uso in Italia nel ventesimo secolo sia minacciato, e NON da cose come la legittimazione di adulterio e prostituzione agli occhi dell’opinione pubblica operata da Berlusconi, ma dai gay monogami.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è contro l’aborto, perché non è che una facile soluzione con cui le donne fuggono dalle proprie responsabilità.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è contro l’aborto, perché per le donne è una scelta veramente difficile ed estrema, che non può che lasciarle traumatizzate a vita e a cui esse non vorrebbero mai giungere se non vi fossero spinte dalla propaganda della’ideologia della morte.

Malgrado il mio blog non meriti lettura, il cristiano cattolico razionale ossimorico a volte accidentalmente ci capita sopra.

Se gli capiterà di leggere qui, il cristiano cattolico razionale ossimorico probabilmente mi citerà l’opinione di qualche suo illustre scienziato (sempre uno di quei venti) secondo il quale io sono scemo, e sarà da considerarsi come prova scientifica che sono scemo.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico pensa che se uno era un coglione e si è convertito al cattolicesimo (o almeno al clericalismo) adesso non è più un coglione. Sbaglia, la coglionaggine è come l’energia, in un sistema isolato la sua somma è costante.

La testa del cristiano cattolico razionale ossimorico è da considerarsi “un sistema isolato”, che non scambia materia o energia con l’esterno.

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico il Cristianesimo sta vincendo. No, aspetta, sta perdendo. No, un attimo, sta vincendo. Però forse sta perdendo?

Per il cristiano cattolico razionale ossimorico la Chiesa sta perdendo. Ma alla fine prevarrà, perché essa rappresenta la GIUSTIZIA!  *parte il requiem di Mozart*

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è più perseguitato degli ebrei, delle pulci sugli animali domestici, di Gesù, di Berlusconi e di Povia messi tutti insieme.

Il tipo di persecuzioni a cui si riferisce il cristiano cattolico razionale ossimorico trovano un ottimo esempio in questo blogpost. Che comunque non merita particolare considerazione.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico difende il papa, perché lui NON HA DETTO PRECISAMENTE che la “ferita della pace” a cui si riferiva erano le unioni gay. Lo ha fatto capire chiaramente e senza possibilità di equivoci, ma non l’ha detto.

“E poi anche se l’avesse detto esplicitamente avrebbe perfettamente ragione.” (cit. Il cristiano cattolico razionale ossimorico)

Il cristiano cattolico razionale ossimorico non è scemo, ha l’“intelligenza di Dio”.

Il cristiano cattolico razionale ossimorico è la dimostrazione che anche i cattolici possono usare il cervello. Ma che non hanno alcuna intenzione neanche di provarci.

Tutto il mondo attende ansiosamente che il cristiano cattolico razionale ossimorico si converta all’Islam e si levi dalle palle. Se ci sarà l’invasione islamica sarà senz’altro il primo a farlo.