Su idee e parole

5 06 2015

L’inganno più antico e duro a morire della filosofia è anche quello su cui si fonda il 90% di essa, a partire da Platone stesso: pensare che esistano le idee, ovvero che l’idea sia un “contenuto mentale” ossia un “contenuto cerebrale” determinato.
Ma non essendo il cervello un contenitore, esso non può avere contenuti. Può avere, al più, stati funzionali (parzialmente) riproducibili.

La parola non trasmette contenuti, appunto perché non ci sono contenuti, e l’idea non è un contenuto, appunto perché non ci sono contenuti. C’è solo uno stato fisiologico, e l’atto della parola è una funzione di questo stato fisiologico che produce a sua volta una modificazione dello stato fisiologico di chi ascolta/legge la parola, producendo conseguentemente un’intesa fra i due organismi. L’intesa altro non è che una sinergia funzionale fra i due organismi, che grazie all’intesa iniziano ad agire come un organismo solo. La parola non ha contenuto più quanto non abbia contenuto una sinapsi che traduca lo stato eccitato di un neurone nello stato a sua volta eccitato (o, perché no?, anche inibito) di un’altro neurone.

Nessun contenuto c’è o è necessario nella parola o nella comunicazione. Quando parliamo di contenuti in termini di “idee”, in realtà stiamo adoperando una raffinata e complessa metafora, una finzione poetica, una facilitazione alla comunicazione. Alla fine, ciò che conta è arrivare ad un’intesa; ragionare in termini di “significati” e “idee” aiuta ad intendersi. Ma se ci dimentichiamo della natura metaforica di questo modo di esprimersi, dall’intesa essi possono tranquillamente allontanarci.

Non possiamo dimenticarci di tutte le straordinarie proprietà che il pensiero astratto, ovvero il pensare per “idee” che producono parole, possiede. Esso dà vita ad intese estremamente complesse, creando perfino quell’intesa straordinaria e quasi illimitata nel tempo e nello spazio che chiamiamo “cultura”. Ma se iniziamo a pensare che le idee siano immortali, o anche solo che esse possano essere fissate su carta o video, la dura realtà che a distanza di qualche anno o di qualche metro tutti ci “fraintendono” ci scotterà pesantemente.

Ossequi.

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4 responses

7 06 2015
Michele

Sul tema avresti perciò una posizione funzionalista, che se non ricordo male rientra comunque tra quelle antiriduzioniste nei confronti degli stati mentali?

7 06 2015
lostranoanello

Non condivido tantissimo l’aver messo il funzionalismo nell’antiriduzionismo, ma son problemi di categorizzazione, come tali li trovo abbastanza secondari 🙂

7 06 2015
Michele

Pure io l’ho sempre trovato un po’ contraddittorio in effetti. Ricordo anche che nel funzionalismo la questione ontologica sugli stati mentali si depotenzia di parecchio, come lascia peraltro intendere il termine stesso ‘funzione’. Discorso un pò più ampio meriterebbe il tema degli enti matematici e teorici in genere…

30 06 2015
Contro natura? | Lo Strano Anello

[…] possibile, lo è per le ragioni che spiegavo in questo articolo. Una parola non è altro che uno strumento che induce uno stato cerebrale. A volte, la parola […]

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