Per l’utero in affitto

4 12 2015

 

Ultimamente con quest’utero in affitto ci avete anche sfracassato un po’ i maroni.

La storia la sappiamo, gli astuti comunicatori dietro Sentinelle in Piedi (ed altri nomi dello stesso gruppo) non sapevano come fare per bloccare il riconoscimento anche dei diritti più basilari delle coppie LGBT, per intenderci quelli garantiti del DDL Cirinnà attualmente in discussione in parlamento. Quindi si sono inventati un avversario nuovo e più facile, la gestazione per altri, chiamata spregiativamente “utero in affitto”, e con abile mossa si sono inventati che la stepchild adoption nel DDL Cirinnà comporta l’utero in affitto. Come ciò accada non si sa, visto che l’utero in affitto è utilizzato prevalentemente da coppie eterosessuali, che le lesbiche, che sono più o meno metà delle coppie omosessuali, non hanno bisogno di affittare l’utero avendone già due, che la maggior parte delle coppie comunque non ha i soldi per pagare il costosissimo utero in affitto, e infine che è già reso illegale in Italia dalla legge 40.
Ma in fondo, i giochi di prestigio son belli per questo: avevano in mano un fazzoletto e ti hanno fatto apparire una colomba. Non sarebbe divertente se capissi anche come hanno fatto, no?! Loro avevano in mano il DDL Cirinnà e adesso ti fanno comparire l’utero in affitto. Geniale, non c’è che dire.

Ma che i cattolici si inventino stronzate per danneggiare il popolo LGBT non è una novità. La novità piuttosto è sentire i richiami di alcuni esponenti del mondo femminista e LGBT stesso (nomi celebri, peraltro: Mancuso e Concia! I VIP, quelli noti per non aver mai portato a casa un cazzo di niente di risultato politico per la comunità LGBT) che invitano le coppie di gay maschi, potenziali fruitori della gestazione per altri, a “fare un passo indietro” sull’argomento, o a “fermarsi”.

Scusate? Cosa mi sfugge?

Abbiamo già visto che la gestazione per altri è una faccenda prevalentemente eterosessuale, che è già (ingiustamente) vietata in Italia, e che la stepchild adoption non la rende legale. Finora non ho mai sentito nessuno nel movimento LGBT collegare la gestazione per altri alle Unioni Civili o al matrimonio gay, è una cosa che fanno solo i cattolici. Cosa significa che i gay dovrebbero “fare un passo indietro” sull’utero in affitto, come dice Mancuso? Se già non ne parliamo mai, e non colleghiamo mai la questione alla stepchild adoption, cosa dovremmo fare di meno, visto che già facciamo zero?

Ah, forse ho capito. Vorreste, signora Concia e signor Mancuso, che noi ci aggregassimo a quella conventicola di mentecatti che spala merda sulla gestazione per altri senza avere la più pallida idea di che sta dicendo e perché. Dovrei insomma mettermi a dire che l’utero in affitto è una pratica barbara che sfrutta le donne e strappa i bambini dalle braccia delle mamme o altre poetiche espressioni per titillare gli stereotipi familisti del pubblico. Così son tutti contenti.

Uhm … Potrei farlo. Magari lo faccio.
Fatemici pensare …

NO.

È vero, l’utero in affitto non c’entra con le Unioni Civili e manco col matrimonio gay né tanto meno con le adozioni (se venisse approvato il matrimonio egalitario, al massimo accadrebbe che i gay potrebbero fare a riguardo la stessa cosa che fanno gli etero: sposarsi per dare diritti ai figli concepiti in provetta). È vero, non conviene e non ha senso mescolare le due faccende, e infatti non ho intenzione di farlo.

Tuttavia l’utero in affitto è una pratica in realtà moralmente ineccepibile, e io non sono disposto a fare il torto di scagliarmici contro, neanche se ciò servisse a evitare un altro torto, quello che vien fatto ogni giorno alle coppie gay. Non posso farlo per una questione di coscienza; e poi perché non è proprio cosa da me stare a sentire idiozie in silenzio, figurarsi se posso darne avalli ufficiali! Non è che solo perché l’utero in affitto non mi riguarda i discorsi che sento a riguardo diventano meno idioti, e io mantengo e ho intenzione di mantenere sempre un pessimo rapporto con l’idiozia.
E poi c’è il mio gigantesco problema personale: la mia gravissima allergia alla retorica mielosa. Se sento parlare di “bambini strappati al rapporto unico e speciale con la loro dolce mammina tanto amata da Pasolini” mi viene uno sfogo sul braccio, non dipende da me.

Quindi, signor Mancuso, al limite io resto fermo sul mio passo 0, ma non arriverò mai a fare il passo -1 e dirmi contro l’utero in affitto, perché non lo sono.

Anzi, visto che ci siamo, e che sentiamo ormai in ogni dove ciarlare di utero in affitto senza cognizione di causa, visto che mi ci trascinano faccio anche il passo 1, e spiego perché, fermo restando quanto detto sinora sulla materia e sulla scarsa attinenza che ha con il DDL Cirinnà, sono a favore dell’utero in affitto senza sé e senza ma. E intendo, utero in affitto, non gestazione per altri. Intendo roba in cui si paga, compreso? Io dare a te soldi, tu avere gravidanza per me. Io sono d’accordo al 110% che ciò si possa fare, senza riserve di sorta.

E d’altro canto, siccome io non vedo da me i motivi per cui non si dovrebbe poter fare, mi toccherà affrontare quelli che sparano gli integralisti cattolici, coadiuvati per l’occasione da veterofemministe bigotte e misandriche (non ho detto omofobe, perché di solito l’omofobia delle veterofemministe si declina solo contro l’omosessualità maschile, ed è dunque da considerarsi un atteggiamento antimaschile prima che omofobico).

Primo:  “I figli non sono un diritto!”
Rivelazione grandiosa, adesso vi spiego cos’è un diritto: un diritto è quella cosa che la società si impegna con tutte le proprie forze a garantirti. Se la società decide di impegnarsi perché tutti abbiano collane di diamanti, la collana di diamanti è un diritto. Se decide di impegnarsi perchè chiunque lo desideri abbia un figlio, avere un figlio diventerà un diritto. E volete che ve la dica tutta? Avere un figlio per molti è un incidente sgradito, ma per molti altri è un’esperienza importante che fa parte dei propri progetti di vita. Se potessi progettare una società perfetta, garantirei a chiunque lo desideri di avere un figlio, come garantirei a chiunque di avere un amore, di avere un bel lavoro e una bella casa eccetera. Purtroppo di solito non possiamo garantire tutto questo, ma ciò non significa che provarci, quando è possibile, sarebbe sbagliato o sgradevole.
Che poi, che ipocrisia! Gli stessi che vanno in TV a esibire un uso scellerato dei diritti riproduttivi, fino ad avere una cosa come dodici figli, rimproverano di essere capriccioso chi vorrebbe averne uno. Come disse il poeta: ma andate a cagare.

Secondo: ci dicono che con l’utero in affitto ci sono “i poveri bambini strappati alle madri”, su cui ci stanno facendo la testa a pallone, dandoci a intendere che questi bambini siano traumatizzati a vita e rovinati per sempre, del tipo che da adulti rischiano di diventare come Adinolfi.
Cazzata.
Nulla sorprende di più della capacità che hanno avuto i cattolici di far passare per ragionevolezza scientifica una solenne cazzata concepita palesemente ed esclusivamente per stuzzicare pulsioni emotive ed immaginario romantico. I bambini, specialmente quelli prematuri, vengono abitualmente “strappati alle braccia delle madri” appena nati, eventualmente tenuti in incubatrice o sottoposti a massaggio neonatale da operatori esperti, è cosa del tutto ordinaria. A proposito, per chi non lo sapesse,  il massaggio neonatale è una tecnica di manipolazione usata sui neonati prematuri per simulare la stimolazione tattile che ricevono in ambiente intrauterino, e che favorisce il loro corretto sviluppo neurale. Quindi un operatore preparato può perfettamente sostituire la madre non solo per quanto riguarda le coccole, ma perfino per quanto riguarda i movimenti fisiologici dell’utero. E, d’altro canto, perché non dovrebbe esserne in grado? Lo so che ci piace immaginare il rapporto umano come una sorta di magia spirituale, ma il neonato dalla madre riceve esclusivamente le seguenti cose: un certo nutrimento ed un certo preciso set di stimoli sensoriali. Se sintetizziamo un analogo del suddetto nutrimento, e riproduciamo meccanicamente lo stesso tipo di stimolazione sensoriale, ciò che il bambino avrà ricevuto da noi sarà del tutto indistinguibile da quello che riceve da una madre.
Quindi non mi dite stronzate che “la mamma è insostituibile”; la mamma è perfettamente sostituibile, e infatti è sostituita molto di frequente. Vi dice qualcosa la parola “balia”? Una donna che allatta il bambino quando la madre biologica non può per svariate ragioni (non ha il latte, ha i capezzoli rientranti …); nell’ottocento era pratica comune e ancora oggi lo è in paesi in via di sviluppo, e nessuno parla di “poveri bimbi strappati alle madri”. Perché ciò è perfettamente normale, il bambino deve solo abituarsi fin da appena nato al contatto col cosiddetto primary caregiver, l’accudente primario, che di solito è la madre ma può benissimo essere chiunque altro gli fornisce ciò di cui ha bisogno: cibo, cure e un certo tipo di stimolazione sensoriale.

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No, queste cose non succedono.

Capisco che la gente ami coltivare l’idea romantica che il rapporto fra il neonato e la madre biologica sia unico e speciale e predestinato nel orso degli astri, e fin quando resta solo una “idea romantica” per quanto mi riguarda può anche tenersela; se però questa idea romantica pretende di diventare scienza e peraltro di determinare le nostre scelte politiche, allora questa bella idea romantica diventa un dannoso cancro, e mi tocca demolirla: un bambino può essere cresciuto con perfetta efficienza da genitori di qualsiasi sesso e genere e di qualsiasi gradazione di parentela o non-parentela con il suddetto. Questo perché l’accudimento di un neonato è una cosa semplice e meccanica, funziona sulla base di studiati e riproducibili meccanismi fisiologici. Non è affatto scritto negli astri che la madre biologica sia qualcosa di speciale; come se non sapessimo, peraltro, che esistono madri stronze e dannose esattamente come esistono padri stronzi e dannosi …

E poi lasciatemi fare una piccola riflessione estemporanea: sappiamo che le donne possono fare i militari, le calciatrici, i premier e i presidenti della repubblica e i premi Nobel. Però si continua a pensare che gli XY non siano in grado di cullare un marmocchio come lo fanno le XX. Le femministe non si interessano di questo palese pregiudizio antimaschile, perché sono troppo occupate a difendersi contro quelli antifemminili; i maschilisti d’altro canto non si preoccupano delle discriminazioni antimaschili perché sono troppo occupati a cercare di ravvivare quelle antifemminili. E così nessuno fa caso alle gigantesche discriminazioni e pregiudizi cui per retaggio culturale è da sempre sottoposto il maschio. Nessuno parla di “bambini strappati ai padri”, tutti parlano di bambini strappati alle madri; e sì, certo, perché il padre mica è genitore, è solo donatore occasionale di sperma. Diventa genitore soltanto quando serve alla Chaoqui per insultare le lesbiche. Il maschio è il nuovo “sesso debole”, a occhio e croce, visto che le donne possono fare tutto quello che fanno i maschi, ma i maschi non possono fare tutto quello che fanno le donne.

Comunque, fermo restando che i fatti, tanto per cambiare, non sono affatto dalla parte degli integralisti religiosi neanche sulla questione utero in affitto, e non c’è una sola ragione storica o scientifica per pensare che la madre biologica sia insostituibile, c’è anche l’altro argomento prêt-à-porter usato in questi casi: si “sfrutta il corpo della donna”!

Fatemi capire bene: una donna si offre di portare avanti la gravidanza per te. Firma un contratto. Viene profumatamente pagata. Mi sapete dire dove sta esattamente lo “sfruttamento”?!

Certo,una donna può essere sfruttata attraverso l’utero in affitto. Come può essere sfruttata da segretaria, da donna delle pulizie, da ricercatrice, da prostituta e da raccoglitrice di olive. Vietiamo alle donne di raccogliere olive, adesso, così eradichiamo lo “sfruttamento”?

Gli argomenti che tirano in ballo lo “sfruttamento della donna” sono analoghi a quelli usati contro la prostituzione, e sono allo stesso modo campati in aria. Chi “vende il proprio corpo”, per dirla con le parole dei perbenisti, non è necessariamente disperato, ho conosciuto prostituti perfettamente soddisfatti del proprio lavoro. Una mia amica addirittura mi ha fatto leggere un articolo su una prostituta tenuta sostanzialmente in schiavitù dai suoi “datori di lavoro”, con l’idea di dimostrarmi che la tratta di esseri umani nel mercato della prostituzione esiste … ma in realtà la cosa interessante di quell’articolo era il modo in cui la faccenda era iniziata: la ragazza aveva inizialmente scelto di fare la prostituta. Solo poi si era trovata intrappolata dal racket. Quindi , certo che si può fare la prostituta per scelta, è innegabilmente vero che ciò accada! Ed è possibilissimo affittare l’utero per scelta, è innegabilmente vero che ciò accada.

Certo, è vero che esistono situazioni di sfruttamento, anche violento, ad esempio nel caso della prostituzione; ma mica dove esistono situazioni di sfruttamento si abolisce un mestiere, è un’idea che suona folle non appena proviamo ad applicarla ad un qualunque mestiere “normale”: nessuno pensa che non dovremmo più avere muratori, ovvero gente che vende il proprio corpo come forza-lavoro, perché a volte sono immigrati clandestini ricattati e sfruttati dai datori di lavoro; non si spiega per quale ragione invece ciò dovrebbe essere valido quando si vende il proprio corpo ai fini di procurare soddisfacimento sessuale o supporto alla procreazione.

Il trattamento di riguardo riservato agli ambiti della sessualità e della riproduzione in realtà trova giustificazione in un vecchio adagio reazionario e sessista ben radicato nella popolazione: l’idea che il nostro corpo, soprattutto nella sua identità sessuata, tutto sommato non ci appartenga, che sia di Gesù, o della collettività. Be’, io penso invece che ci appartenga e che le donne siano perfettamente in grado di decidere da sé come gestire il proprio. E se una donna nella disperazione si rivolge all’utero in affitto per scappare dalla povertà il problema non è certo l’utero in affitto, semmai è la povertà, e non si risolve vietando l’utero in affitto, si risolve cancellando la povertà.  La donna potrebbe essere costretta a fare un lavoro sfiancante o che trova degradante e non desidera fare perché è a corto di alternative e altrimenti morirebbe di fame. Bene, allora lasciatemi fare una deduzione elementare su cosa accadrà se noi le impediamo di fare quel lavoro: uhm … morirà di fame, forse? Le abbiam fatto un bel favore a vietarglielo!

I problemi di legalità, di sfruttamento e di violenza nell’ambito della gestazione per altri si risolvono esattamente come si risolvono quelli nell’ambito della raccolta di olive: con lo stato che mette in campo i suoi migliori mezzi di contrasto all’illegalità, non certo tagliando la testa al toro con il “vietiamo tutto”.

Ora, oltre ai “poveri bimbi strappati in lacrime alle mamme” (perché si sa che i neonati non sono noti per piangere continuamente che piova o ci sia il sole) e “si sfrutta il corpo delle donne” (che invece dovrebbe restare sotto chiave, affidato alla sapiente protezione di preti e mariti), che sono roba tanto ridicola che mi dà fastidio rispondervi, non ho mai sentito altri “argomenti” contro questa pratica orrida, barbara, mostruosa, tremenda, perfida, nazista e puzzona.

Ma davvero, se venite a sapere di qualche argomento serio lo ascolto volentieri! Son tutto orecchi e non ho nulla da fare durante il ponte! Basta che non mi dite che “il problema è lo scambio di denaro, i bambini così sono venduti senza amore (ammmmoreh ❤ )”, perché anche se vi chiamate Fiorella Mannoia e siete gay friendly, la mia soglia di sopportazione per le melenserie retoriche prive di senso resta estremamente bassa.

Oddio, contenti, Adinolfi, Concia e Mancuso? Mi avete tirato per i capelli a parlare dell’utero in affitto. Fortuna che ho la mia tisana alla camomilla per questi momenti …

 

Ossequi.

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6 responses

4 12 2015
rainbowman56

L’ha ribloggato su Rainbowman56's Blog.

5 12 2015
rainbowman56

Andrebbe regolamentato per escludere lo sfruttamento.Comunque, c’è una differenza di grado fra “affittare” la parte più intima di se stesse e fare un qualsiasi lavoro dipendente o anche prostituirsi, ne convieni?

5 12 2015
lostranoanello

Non necessariamente. Certo, può esserci per alcune donne. Mi aspetto che queste non lo facciano 🙂

5 12 2015
EverythingButTheGirl

Infatti mi sembra più degradante e avvilente fare un lavoro totalmente sgradevole, sgradito e malpagato, perché privi di alternative, piuttosto che crescere dentro di sé un bambino per altri, cosa che PUÒ essere negativa, ma PUÒ anche essere emozionante. Il primo, invece, non appaga in nessun modo e in nessun caso.

19 04 2016
Manu

Premetto che la mia idea non è ancora del tutto ben definita.
Ora, concordo con l’80% del tuo post, l'”utero in affitto” è moralmente ineccepibile ed è da mesi che sbatto la testa contro il muro per la mielosità che accompagna queste discussioni , ma non sono del tutto convinta per quanto riguarda la questione del possibile sfruttamento. È vero che c’è questa possibilità con qualsiasi lavoro, ma penso che la gravidanza si ponga su un piano diverso, perché non so quante donne sarebbero effettivamente disposte a prestarsi per nove mesi (con tutti i fastidi e le inconvenienze del portare un bambino), se non costrette o in condizioni di estrema povertà (o entrambe). Nel secondo caso, la gravidanza può essere pericolosa, no? perché il corpo necessita più cure e più cibo, che magari la donna in questione non potrebbe permettersi, e metterebbe a rischio la sua stessa salute.
Un’altro problema che potrebbe sorgere è quello giuridico, diciamo. Già capita abbastanza spesso che, una volta firmato un contratto, una delle due parti si ritiri o voglia modificarne i termini, e a quel punto iniziano un sacco di problemi che comprendono tribunali e scartoffie. Immaginare questo con un bambino in mezzo risulta davvero brutto eh – se una volta “”commissionato”” il bambino la coppia cambi idea per qualche motivo (le cose succedono nella vita, magari si lasciano, chissà) e la portatrice non volesse tenerlo cosa si fa? o se la portatrice non volesse consegnare il bambino una volta presi i soldi?
capisco che, di nuovo, queste sono obiezioni generiche che si potrebbero applicare a un sacco di cose, ma l’argomento in questione è più sensibile (nel senso che un contratto di acquisto di una moto penso coinvolga meno, sentimentalmente, le due parti che il contratto di “acquisto” di un bambino).
Ripeto che la mia non è un’idea ben definita, quindi mie osservazioni non vorrebbero affatto risulare polemiche!

19 04 2016
lostranoanello

Ovviamente le problematiche giuridiche che sollevi hanno tutte un senso, d’altro canto suppongo che nessuno voglia fare della GPA un far west, e un’adeguata regolamentazione può risolvere tutte quelle situazioni ambigue o complesse che hai messo in luce.
Che la gravidanza si ponga su un piano qualitativamente diverso rispetto ad altri compiti/lavori non mi vede però d’accordo. Vi sono un sacco di lavori che sono anche più rischiosi: un operaio che costruisca un grattacielo non rischia forse di cadere giù?
Ma avrà imbragature di sicurezza, obbietterai tu.
Certo, infatti bisogna pretendere che anche una donna che si faccia pagare per una GPA abbia tutte le carte in regola per accedervi in termini di stato di salute, e che abbia per legge tutte le garanzie e l’assistenza medica necessarie perché i rischi siano mini o quasi nulli, come in effetti accade nelle normali gravidanze al giorno d’oggi.

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