Potete commentare questo articolo solo se siete laureati in commentologia applicata

18 09 2014

Una delle cose che più detesto sentirmi dire è “bisogna parlare solo di ciò che si ha studiato”.
Certo. Il mondo si fa sempre più complesso, le dinamiche umane, politiche, sociali, sempre più difficili da comprendere nella loro interezza, il mondo del sapere sempre più vasto, interconnesso e interdipendente.
Uno penserebbe che in questo tipo di situazione il cittadino debba essere molto informato, e in grado di esprimere un parere documentato non dico su tutto lo scibile umano, ma almeno sugli argomenti di più vasto interesse pubblico. Quindi ben vengano le discussioni interdisciplinari, ben venga la mescolanza delle competenze, ben venga “l’impertinenza” con cui ognuno si documenta e poi, con coerenza e buon senso, si cimenta ad uscire dal proprio (di solito minuscolo) settore di competenza per confrontarsi con la società. Anzi, è un dovere civico essere in grado di farlo, diremmo!

“MA COME TI PERMETTI DIDIRE CHE CI SI PUO FARE OPINIONI ANCHE SU COSE CHE NON SI SONO STUDIATE!!!??? IO HO STUDIATO OPINIONOLOGIA ALLA SORBONA DI PISA STAI SOLTANTO PISCIANDO FUORI DAL VASO TORNA A PARLARE DI NEUROBIOLOGIA E SE TI RIBECCO FUORI DAL TUO CAMPO TI MANDO LA PSICOPOLIZIA A CASA!!!!”

E invece no!
Ecco che arrivano i geni che “uno deve parlare di quello che ha studiato”. Cioè io in tutta la mia vita non potrò mai commentare l’attuale politica economica, non potrò esprimere un parere documentato sul pensiero di Schopenhauer, non potrò farmi un’idea sul riscaldamento globale, sulla lotta all’HIV, sulla storia dell’Islam, e Dio ci scampi se potrò commentare un quadro in un museo! Mi aspetto che un domani mi servirà una laurea in Scienze dell’Umorismo per poter dire che i Soliti Idioti non fanno ridere.

Finiamola con queste stronzate. Il rispetto delle competenze è importante, ma il sapere è un prodotto olistico e comunitario, in cui ogni parte si collega alle altre e non ci sono voci sacre che possano stabilire il dogma. Io ovviamente rispetto le competenze nel senso che mi faccio la mia opinione tenendone conto: mi informo sul consenso scientifico, quando c’è, oppure ascolto tutte le campane, quando non c’è… ma assolutamente non esiste che io debba rinunciare ad avere un’opinione su qualsiasi argomento tranne quelli in cui sono laureato! Sarebbe folle, in tutta la mia vita potrei avere un’opinione soltanto sulla neurobiologia, ma ci rendiamo conto?

Io credo che stiamo veramente andando al delirio. ma certo che posso farmi un’opinione anche su cose che non ho studiato per vent’anni, le opinioni si possono fare anche sulla base di dati incompleti. Anzi, diciamola tutta: le opinioni si fanno sempre sulla base di dati incompleti, perché nessuno dispone dell’onniscienza.
Io voglio farmi un’opinione su, che so, il benessere dei figli di coppie omosessuali? Abbiamo un consenso scientifico che dice che sono uguali agli altri, lo seguo e mi sono fatto la mia opinione anche senza aver studiato vent’anni. Voglio farmi un’opinione su come si risolve la crisi economica? Disgraziatamente non c’è un consenso scientifico, però posso ascoltare tutte le campane e poi decido chi mi sembra più convincente.

Potresti sbagliarti, o potrebbe sbagliarsi il consenso? Sicuramente puoi sbagliarti… e forse in un certo senso può sbagliarsi anche il consenso scientifico (dipende da come si interpreta il concetto di verità: per me verità è consenso, quindi il consenso non sbaglia mai), anche io potrei sbagliarmi sulla neurobiologia, ma dovremo pure prendere delle decisioni nella vita, porca miseria!

L’errore non è certo nell’avere un’opinione e nel dirla, anzi: sugli argomenti importanti per la società bisogna sia avere un’opinione che dirla. Semmai il punto è come ci si fa una buona opinione, e allora lì si pone il problema: o studi, ma non puoi laurearti in tutto lo scibile umano, oppure ti fai un’opinione informata con l’ausilio della platea di competenza. Chiaramente, le discipline in cui esiste un consenso scientifico e quelle in cui non esiste sono da trattarsi diversamente. Quando c’è un consenso scientifico, esso è vincolante, quindi devi farti un’opinione tenendone conto. Quando non esiste, devi informarti, ma non sei vincolato ad un consenso. Se il profano ha fatto il suo lavoro di informazione per bene, potrà benissimo aver preso una decisione migliore di uno che invece è laureato. Un laureato in lettere che si è andato a leggere un po’ di informazione scientifica seria sul tema omeopatia ha tutto il diritto di scrivere in bacheca “l’omeopatia è una truffa”, perché è quello che il consenso scientifico dice, non ce ne frega se non è laureato; e se invece arriva un laureato in chimica a contestarlo… è ancora il laureato in lettere ad avere ragione, perché si è informato bene e sta nel solco del consenso scientifico. Abbiamo laureati in fisica che credono alle scie chimiche, laureati in biologia che credono al creazionismo, laureati in farmacia che credono all’omeopatia. Allora?! La laurea li autorizza a dire cazzate, mentre che so io, Piero Angela che è “solo” un giornalista dovrebbe avere meno diritto di dire le cose come stanno?

“Quando sei d’accordo con me è ok, ma adesso che non mi piace quello che scrivi stai veramente cadendo in basso, stai uscendo dal tuo campo di competenza!  Finiscila di fare il tuttologo e torna a dire cose che mi piacciono!”

Una cosa è il rispetto delle competenze, che è un fatto fondamentale; un’altra è pretendere di monopolizzare i saperi con un pezzo di carta, che è un modo come un altro per credersi migliori del povero “popolo bue”, quando in realtà, diciamola tutta, vi piace che resti bue, il popolo; è solo quando vi incorna che vi ricordate che i buoi sono pericolosi. La verità è che viviamo in un mondo di incredibile complessità, se uno non vuole andarsene a vivere nella giungla non ha scelta: deve farsi un’opinione chiara e decisa anche su cose che non ha studiato tutta la vita.

Io sono perfettamente convinto di potermi fare un’idea del mondo, anche se non potrà mai essere perfetta. Se invece arriva qua un geologo che mi dice che lui nella vita si sente di potersi fare un’idea soltanto di argomenti geologici, un po’ mi fa pena, ma apprezzo veramente la sua umiltà. Pretendo solo che egli non vada a votare, perché uno che nella sua vita è in grado di capire solo la geologia (o solo la biologia, o solo la filosofia, o solo la fisica, o solo la filologia classica) è praticamente un analfabeta, e se lo mandi in una cabina elettorale è pericoloso.

Davvero siete convinti, voi tutti, signori che rispettate le competenze, che siamo tutti buoi o al massimo cavalli coi paraocchi? Be’, se è così allora voi non siete da meno: Iniziate a tirare il carro, che io mi metto comodo dietro.

 

 

Ossequi.

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19 responses

18 09 2014
Marco Ermini

Certo che puoi commentare su tutto quello che ti pare, ma poi non ti lamentare se un filosofo ti fa – possibilmente gentilmente – notare che su Schopenhauer stai dicendo soltanto dei luoghi comuni da liceo, per esempio.
Mica te lo ordina il medico di esternare all’universo quello che pensi su ogni più disparato argomento dello scibile umano; se lo fai, aspetti anche le appropriate conseguenze.
Belli i tempi in cui non c’era Google è le cazzate delle persone non diventavano universalmente accessibili. Stando irremovibili principî democratici di base, ovviamente, adesso sarebbe bello invece intraprendere una ecologia dell’informazione: ce ne sono troppe e troppo poche selezionate a giro sul web, e chiunque abbia un minimo di rispetto di sé stesso dovrebbe cercare di non partecipare a sua volta come agente entropico.
Cordiali saluti.

18 09 2014
lostranoanello

Se il filosofo o chi per lui ha informazioni più corrette, lo dimostrerà, non lo dirà.

Cordiali saluti.

18 09 2014
Marco Ermini

È una questione terminologica, dunque: per poter affermare che hai torto, uno deve “dimostrarlo” e non soltanto “dirlo”.
Concordo, ed accetto pienamente questa correzione, grazie.

18 09 2014
lostranoanello

Scusa ma mi vengono in mente le cose dopo che ho già risposto, le aggiungo.
Hai ragione, Schopenhauer si studia al liceo… proprio perché la gente sappia chi è, che ha fatto e che ha detto senza doversi laureare in filosofia!
Affermare che si possa parlare di Schopenhauer solo con un dottorato è un discorso veramente… scemo. Ma proprio scemo assai, privo di senso sia pratico che teorico.
OVVIAMENTE il livello a cui ne parla un laureato è diverso (spesso. La maggior parte dei laureati con cui ho parlato di Schopenhauer lo conoscono peggio di me); ognuno lo conoscerà al suo livello e ne parlerà al suo livello, ma OGNUNO DEVE CONOSCERLO a un certo livello. E se lo conosce, può anche averne un’opinione, e se ne ha un’opinione può esternarla.
Inoltre chiaramente, come è evidente dall’articolo, le discipline in cui esiste un consenso scientifico e quelle in cui non esiste sono da trattarsi diversamente. Quando c’è un consenso scientifico, esso è vincolante, quindi devi farti un’opinione tenendone conto. Quando non esiste, devi informarti, ma non sei vincolato ad un consenso.
Un discorso ancora più diverso è quello per la filosofia: essa alla fin fine è senza vincoli di sorta, una questione che spiego qui

18 09 2014
Marco Ermini

Scusami ma non mi piace dover guardare video su YouTube per poter argomentare, e rispondo soltanto a quello che hai scritto.
Se avessi detto che senza un dottorato nella materia non si ha diritto a discutere di qualcosa, avresti ragione. Ma io non ho mai detto questo.
Io ho soltanto detto che se parli di cose che non conosci approfonditamente, non meravigliarti se poi vieni preso a calci nel sedere. È una tua scelta, quella di commentare su certi argomenti, e implicitamente assumi il rischio di essere preso a calci.
Voglio solo dire che non esiste la moglie piena e la botte ubriaca, tutto qua.
Argomento diverso quello dell’ecologia dei byte. Io corro maratone e faccio sport da oltre 20 anni, e ne ho provati di metodi di training, dentro e fuori le palestre; tuttavia, mai mi sognerei di dare spontaneamente consigli sull’argomento, e se mi vengono chiesti, specifico che non sono qualificato per allenare nessun altro ma me stesso.
Ugualmente, puoi aver letto l’opera omnia di Schopenhauer, ma comunque non essere qualificato per esprimere un commento da condividere con il resto di Internet. Sei ovviamente legittimato ad avere una tua opinione, e ad usare la tua cultura filosofica per “coltivare” ed “intrecciare” in altri campi. La cultura filosofica, in fondo, serve a poco più che a questo.
PS. la filosofia che si studia al liceo è una brutta copia, per lo più storicistica, del vero pensiero dei filosofi. Molti filosofi – per l’appunto Schopenhauer è un buon esempio – sono sopravvalutati, e sono stati “retro-inseriti” perché portati alla fama in epoche successive – in questo caso da Sartre e l’esistenzialismo. Ovviamente entrambe le affermazioni di cui sopra sono opinioni personali 😉

20 09 2014
lostranoanello

Ma guarda che se ti informi dalle fonti giuste e non pretendi di addentrarti troppo nello specifico di solito è molto facile dire cose “giuste”.
Magari non sono cose originali o interessanti, ma io non ho mai fatto riferimento a questo, io parlo del sacrosanto diritto a farsi opinioni documentate e supportate dai fatti.

18 09 2014
lamb-O

Giustissimo punto di vista. Personalmente ho preso un’altra strada (non ho nessuna nicchia di competenza, non penso nulla e non esterno nulla – e non vado nemmeno a votare; vedo bene che ciò viene di conseguenza), ma non ci sono problemi di interferenza e a posto così.

18 09 2014
lostranoanello

Se non vai nemmeno a votare, è ok, ma dubito fortemente che tu non prenda mai decisioni che richiedono opinioni informate…

18 09 2014
Sith

Ed è questo che apre uno spazio fintamente democratico nelle conversazioni. Il fatto che tutti abbiano il diritto ad esporre la propria opinione, non significa che non si possa accettare di ascoltare le opinioni di persone più competenti. Se io sono un chirurgo, per esempio, non puo pretendere tu, non chirurgo, di venirmi a spiegare come si fa un’operazione a cuore aperto. Le persone competenti in diversi ambiti esistono appunto perché nessuno sa fare tutto.
Ora, un conto è voler esprimere un parere, un conto è affermare castronerie contro ogni evidenza per dimostrare palesi assurdità.
Dovremmo valutare la diversità dei casi. Oppure instauriamo la “democrazia” dell’incompetente e tanti saluti a qualsiasi forma di sapere.

18 09 2014
lostranoanello

Facciamo che tu sei medico e ti chiami Simoncini.
Facciamo che io invece non sono medico, ma almeno non sono un truffatore… Chi ascolti?

18 09 2014
Sith

Che intendi? Non capisco la tua domanda.

18 09 2014
lostranoanello

Ti fidi di più di un medico che dice chiaramente stronzate, ma che tu non hai gli strumenti per contestare, o di un letterato che però si appoggia al consenso scientifico quando parla?
La maggior parte dei debunker sono solo buoni comunicatori, non hanno lauree specifiche. Si limitano a parlare del consenso scientifico. Esempio, Attivissimo non è ingegnere, ma quando parla dell’11 Settemebre cita tutta la documentazione ingegneristica e il consenso scientifico.

18 09 2014
Sith

Io mi fido di chi ha le conoscenze specifiche, laureato o meno. Non è questione di istruzione ma di competenza, sono due cose diverse. Se mi devo far operare di appendicite mi affido ad un chirurgo, non ad un letterato. Se voglio sapere dell’interpretazione di Dante, chiedo ad un letterato.

18 09 2014
lostranoanello

Sarai consapevole che non esiste un argomento su cui tutti quelli che hanno studiato sono d’accordo.

18 09 2014
Sith

Ammesso che sia vero (e non lo credo) cosa vorresti dimostrare con questo? Le opinioni non hanno pari valore. Questo è impossibile. Per sapere se un edificio è agibile chiedi ai pompieri o al primo che passa per strada? Io voglio sopravvivere e chiedo ai primi.

18 09 2014
lostranoanello

Come scrivo nell’articolo: ti informi sul consenso scientifico, se c’e’, o ti fai un’idea da solo, se non c’e’. Il SINGOLO esperto non conta assolutamente niente, e’ un fesso fra tanti. Il sapere e’ un prodotto comunitario.

18 09 2014
Sith

Buono a sapersi. Un gruppo di esperti se permetti vale eccome. Molto più di un gruppo di fessi autoconvinti delle loro opinioni.

18 09 2014
Sith

Scusate se aggiungo una postilla, ma mi è venuta in mente ora. Più che “devi parlare solo di ciò che hai studiato”, io correggerei la frase con: “devi parlare di ciò che conosci”. Lo studio scolastico è del tutto secondario.

18 09 2015
L’etica della sperimentazione animale | Lo Strano Anello

[…] riuscito a evidenziare errori di argomentazione o logica nei miei scritti. Ma i nostri laureati in commentologia applicata rimproveravano, in generale, che si “uscisse dall’ambito di competenza”: quello […]

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