Un tragico addio!

17 09 2014

Tragica notizia, quella di cui oggi sono costretto a scrivere, con cuore rattristato e colmo di ogni amarezza. È morto oggi, vittima di un vile attentato dinamitardo senza dinamite né alcun genere di esplosivi, uno dei più grandi fra i grandi nella storia del giornalismo italiano, l’ex direttore e fino a ieri editorialista della testata amatoriale online “I hate fags”, nonché collaboratore attivo di molte pagine per la difesa dei Sacri Valori della Famiglia™ (come “No ai matrimoni gay”), Abelardo Fregnaccioni. Il nome potrebbe forse suonare nuovo per molti di voi, e la ragione è che per ovvie ragioni di sicurezza personale Fregnaccioni non firmava mai i propri articoli né i propri sagaci aggiornamenti di status. Purtroppo le precauzioni prese non sono bastate a salvarlo dall’eterofobia Clippyche gli ha strappato via la vita, e oggi il suo nome è finalmente rivelato perché possa essere adeguatamente compianto.

La vicenda ha del triste e del raccapricciante. Fregnaccioni stava passeggiando bel bello per le vie di Vergate sul Membro sfogliando i “discorsi di Mussolini”, ignaro ed armato soltanto di una spranga di ferro, quando è stato vigliaccamente aggredito alle spalle da un attivista gay, col volto truccato per rendersi irriconoscibile, che gli ha rapidamente reciso la gola con un opuscolo sul sesso sicuro usato di taglio. L’aggressore lì per lì è scomparso senza lasciar traccia, ma in seguito è stato ritrovato morto arrugginito (i becchini ne raccolgono spesso, tra la gente che si lascia piovere addosso). Secondo i testimoni, alcuni skinheads con i crocifissi al collo che frequentavano con lui il National Putin Fan Club, il grande reporter, prima di morire, ha trovato la forza per dichiarare “Je m’en vais, mais l’État demeurera toujours.”; ma subito dopo si è ricordato che il francese è una lingua da froci e i Francesi sono un popolo decadente che ammette i matrimoni gay, e avrebbe quindi corretto in un più virile: “Ich gehe fort, doch der Staat bleibt zurück”. Peccato che nessuno gli abbia detto che in Germania ci sono le unioni civili, altrimenti si sarebbe probabilmente deciso ad optare per il russo, anche se non lo conosceva. Secondo molti, la fine di Fregnaccioni era una tragedia annunciata.

I più cari amici sapevano che col suo recente lavoro aveva esagerato. Mentre gentaglia da poco come Saviano si disperde in battaglie completamente inutili fatte solo per attirare attenzioni mediatiche, come quella contro la Camorra, Abelardo si era messo contro un nemico serio e letale: le terribili lobby gay che governano il nostro paese da dietro le quinte. Le sue più recenti inchieste rivelavano tutti gli inquietanti retroscena che stanno dietro alla rivoluzione omosessuale italiana, una rivoluzione sottile, subdola, diabolica… così sottile e subdola che in effetti ancora non l’ha vista nessuno. E in questo percorso era andato a toccare argomenti che riguardavano la stabilità stessa dello stato, come il destino delle quote associative Arcigay o l’effetto che la visione di indumenti di colore rosa può avere sui nostri bambini.

spaco botilia

Noi lo ricorderemo così: come un meme razzista.

Mentre gli altri giornalisti ordinari si limitavano alla superficie, fidandosi per i propri dati di fonti come l’ONU, l’OMS, l’APA, l’ACA e altre infide sigle di rilevanza internazionale, lui andava al fondo delle cose consultando fonti davvero affidabili ed alternative: video di youtube, estratti dalle pagine del sito del Movimento per la Vita, lavori pubblicati a proprie spese da reietti della comunità scientifica noti per il proprio integralismo religioso. E nel suo lavoro di approvvigionamento dati, Fregnaccioni aveva una dote speciale per trovare le notizie più piccole, inosservate, apparentemente secondarie, finanche insignificanti. Le scemenze, avrebbe detto qualsiasi altro giornalista… ma non Abelardo, che aveva il senso di quali sono le cose davvero importanti: egli ben sapeva che se anche in tutta la storia dell’umanità fosse esistito un solo omosessuale pedofilo, quel caso sarebbe comunque più importante delle centinaia di migliaia di abusi su minore fatti da eterosessuali. Aveva quel talento particolare che solo permette a un vero giornalista di fare strada: quello di saper selezionare le informazioni sulla base della convenienza, ed è soprattutto per questa sua impeccabile professionalità che verrà ricordato.

Ma un simile acuto e preciso lavoro di giornalismo d’inchiesta ti fa dei nemici: “Io glie l’avevo detto di non giocare col fuoco! Quelli sono pericolosi! – ha dichiarato Mario Adinolfi , che quasi sicuramente non avete mai sentito nominare ma sicuramente avrete visto perché è visibile da qualunque punto del pianeta – ‘Guarda che questa non è mica la Mafia, non ci puoi scherzare!’, gli ho detto, ma niente, era troppo eroico, non ha voluto ascoltare… Ora anch’io temo per la mia vita! Per sicurezza sto indossando uno sull’altro diciotto giubbotti antiproiettile, si vede?” Per inciso, no, a dire il vero non si vedeva. Un vecchio amico di Fregnaccioni che vuole restare anonimo dichiara, dal canto suo: “Lo sapevo che succedeva prima o poi. I gay sono cattivi dentro; si muovono in branchi e vanno a caccia di bambini da stuprare ascoltando Lady Gaga per farli diventare gay. È proprio così, l’ha detto Tiziano, un amico di un amico del cugino di Abelardo, che è pissicologista e queste cose lui le sa a pacchi. Già un amico di un mio amico aveva subito terribili minacce e violenze da parte di gruppi estremisti omosessuali, e con la campagna di odio che noi etero stiamo subendo ultimamente si sapeva che succedeva qualcosa anche ad Abelardo, se non si sarebbe fatto da parte. Ma la sua causa era troppo nobile, e lui non ha rinunciato fino alla fine. Per me è rimasto sempre la principale fonte di informazione, devo a lui tutto ciò che so. Se non ci sarebbe stato lui vivessi ancora nell’ignorantezza. Sei grande Abelardo!” L’amico sta per piangere, ma si trattiene in onore della memoria di Fregnaccioni: “Lui ci ha insegnato che solo le checche isteriche piangono”, dice, “e a noi non piacciono le checche isteriche, ma i maschi selvatici. Quelli belli pelosi, coi pettorali, e un po’ di barba”.

Lo vogliono ricordare così, vero uomo sano ed etero fino in fondo. La fidanzata, Caster Semenya, dice di lui “Non mi amava e me lo ricordava ogni giorno, mi faceva sempre notare quanto fossi brutta e poco femminile, mi picchiava, mi dava dello scherzo di natura, mi diceva che l’amore non esiste e che per lui potevo anche prostituirmi con un Umpa Lumpa e non gliene sarebbe fregato, perché ero solo il suo sex toy, un’inutile appendice della sua vita. E in tutto questo manco mi scopava… Insomma, lui sì che mi faceva sentire una vera donna! Dio, quanto lo amavo!”. E piange, perché lei è una donna o quasi, quindi ha diritto di soffrire come una femminuccia (o quasi).

Anche la Chiesa Cattolica si pronuncia sull’illustre estinto per bocca di Don Bruto Aprìculi Fanzaga, direttore del centro di recupero per omosessuali in via di redenzione di Vergate: “l’ennesimo atto di violenza ai danni di persone sane ed etero da parte di uno di quegli irriducibili malati di mente che si ostinano a non farsi curare. l’omicidio di Fregnaccioni è un atto vigliacco, crudele e ingiustificato, secondo per gravità solo alla fotografia della cicciona alla mostra d’arte.

Ma Don Bruto ha qualcosa da dire anche sulla persona Fregnaccioni: “Era un uomo che faceva del bene alla gente, senza un motivo particolare, per vocazione. Per questo lo odiavano, senza altro motivo; era sempre gentile e pieno di parole dolci per tutti, disposto al dialogo, conciliante e mai volgare. Mi spingo a dire che meriterebbe di essere ritratto accanto ai più grandi benefattori che si ricordino. Appenderò la sua foto nella sala grande del mio centro di guarigione per omosessuali, accanto ai due Joseph: Mengele e Nicolosi. Altri due grandi che come lui furono messi a tacere dalla lobby gay, e che come lui avevano l’unica colpa di avere a cuore la vera scienza e di fare del bene alla gente. E a differenza di Nicolosi, Fregnaccioni non si faceva nemmeno pagare per farlo! Era un grande… Mi scusi [si commuove]”

Alla domanda “possiamo considerare Abelardo Fregnaccioni, con il suo martirio, un autentico imitatore di Cristo?”, Aprìculi risponde senza esitazione: “Imitatore di chi?!”, chiaramente a rimarcare come un vero imitatore di Cristo possa finire con l’essere considerato parte del mistico corpo di Cristo egli stesso, e dunque diventi inutile istituire rapporti di imitazione fra i due. “Con la sua opera”, conclude Aprìculi, “Fregnaccioni ci ha fatto ricordare i veri valori cristiani e Italiani, e le grandi verità che sono alla base della civiltà italiana stessa, come il Papa, il clero tutto, il KGB e la Santissima Trinità, composta da Giuseppe, Maria e il Bambinello. Il mio stesso centro di guarigione per omosessuali si ispira ai santi principi insegnati da Abelardo Fregnaccioni, e posso dire con certezza che nessun omosessuale che esca da qui è insoddisfatto del trattamento che offriamo. O almeno nessuno dei passivi”.

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Abelardo c’è sempre stato a manifestare per la sacra famiglia naturale composta da un uomo, una donna e alcuni/e escort. C’è anche in questa foto, ma non posso indicarvelo perché è nascosto nella folla oceanica.

Il mondo della politica ovviamente non resta silente di fronte alla tragedia. Il premier Matteo Renzi afferma: “Pur condannando l’omofobia in ogni sua forma, non posso che esprimere il mio rispetto e la mia ammirazione verso una persona di tanto alta statura morale e così rilevante ruolo nel mondo culturale e giornalistico italiano. Il più sincero cordoglio da tutta la sinistra italiana”. Molti si domandano a chi si riferisse con l’enigmatica parola “sinistra”, forse un misterioso acronimo. Silvio Berlusconi per l’occasione è resuscitato e ha dichiarato: “stasera sarà con me in Paradiso”, dopodiché è tornato nel suo rifugio sottomarino di R’lyeh. Più incisivo l’onorevole Ignazio Larussa, che, in preda alla commozione, evidenzia le responsabilità degli aggressori: “Possono morire! Questi gay con tutti i loro finti organismi internazionali che non valgono niente e che vogliono ammazzare i nostri admin di facebook! Noi in Italia gli omosessuali li discriminiamo perché è la nostra tradizione, e non si discute! Possano morire! POSSANO MORIRE! YAAaAaARRrrrgHHprfohahdhhgdgfgh! WOF WOF! ROAR!”.

Controcorrente rispetto a quest’ondata di solidarietà e sdegno sono solo Wladimir Luxuria, Franco Grillini e Vittorio Sgarbi. Il primO, e sottolineo primO perché è un MASCHIO che si veste da donna e meglio essere fascisti che perversi come LUI, ha dichiarato: “la violenza è sbagliata, ma con tutte le cazzate che diceva Fregnaccioni, un opuscolo sul sesso sicuro in testa poteva anche aspettarselo”. Buuuh. Cattivo Luxuria. Scusati subito, abominevole ermafrocita!

Quella merdaccia di Grillini, invece, mentre era impegnato a stuprare una capra (un maschio fra l’altro, come tutte queste checche di merda fanno… stuprare caproni è un’abitudine dai richiami satanici molto diffusa fra i gay) davanti ai nostro occhi sorpresi e scandalizzati, quella checca sfranta, il deviato, ci ha detto che Fregnaccioni era comunque un razzista, e si capiva che avrebbe voluto aggiungere altri insulti, anzi si capiva che forse aveva organizzato lui stesso l’omicidio, e si capiva anche che stuprava i bimbi! Ammazzabambini! Barile di sterco di un Grillini, ricchione del cazzo, ASSASSINO DI INNOCENTI MUORIIIIII!

Più difficile da commentare l’esteriorizzazione di Sgarbi: “Era una merda secca, una capra ignorante! Ora mi dite di chi parliamo?”

Domani, giorno di lutto nazionale, sono previsti i funerali di stato per Abelardo Fregnaccioni. Alcune sulfuree organizzazioni irredentiste e terroriste gay sono già sul piede di guerra, e preannunciano un ultimo insulto all’uomo che forse solo in Italia, a prezzo di terribili pericoli e infine della sua stessa vita, ha osato opporsi al loro incontrastato regno del terrore. Ma noi crediamo che a nulla varranno i loro sforzi stavolta. Hanno potuto uccidere Fregnaccioni, ma la sua opera continua a vivere in noi, e continuerà a essere viva fino a quando anche un solo cuore ricolmo di nobile omofobia continuerà a battere sul sacro suolo Italiano.

Addio, Abelardo, ti abbiamo amato.

NONONO! Aspettate! Volevo dire, “ti abbiamo stimato molto e in modo assolutamente virile”. Ecco, così va già meglio. Cazzo, che fatica.

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