Miseria del Nazionalismo

17 11 2016
Ho detto più volte che l’ascesa dei nazionalisti di oggi ripercorre fedelmente le tappe del fascismo e del nazionalsocialismo.
Dopo attenta riflessione, con l’unica eccezione di Putin, mi devo smentire e ammettere di aver detto una sciocchezza. Non è così. I nazionalisti odierni hanno un’idea del ruolo della propria nazione nel mondo che è radicalmente diversa dall’idea che ne avevano Hitler, Mussolini o che oggi ne ha Putin.
Hitler sognava la supremazia della Germania, una Germania che conquista, che domina, che si espande, che gioca un ruolo centrale nella scacchiera globale. Hitler, Mussolini, Putin… tutti alimentati dalla Wille zur Macht, La Volontà di Potenza; tutti grandi uomini che volevano una nazione grande. Grandi uomini nel male, ma indubbiamente grandi. Grandi nazioni nel male, ma indubbiamente grandi.
La caratteristica dei nazionalisti odierni, Le Pen, Salvini, Trump, May, è la loro vergognosa, patetica piccolezza. Il nazionalismo di un Trump non aspira a controllare il pianeta, piuttosto aspira a chiudere le frontiere e far finta che non esista alcun pianeta.
Il nazionalismo del Novecento era espansivo e guardava al futuro della nazione, quello odierno è recessivo e guarda esclusivamente al passato, cerca di ricostruire un trascorso nostalgico: “Make America Great Again”. Quell'”Again” è il cuore di tutto: non rendiamo l’America grande, rendiamola grande di nuovo, come era un tempo.
Ovviamente, la grandezza passata dell’America è dovuta proprio al fatto che è sempre stata una nazione che si muove di continuo, che ha un ideale globale, che guarda sempre al futuro, che si espande sempre, che aspira continuamente alla potenza… come la Russia di Putin. Gli USA hanno sempre avuto un’ideale grandioso da esportare e far affermare in tutto il pianeta; è l’inseguimento di questo ideale che, nel bene e nel male, li ha resi grandi. Se l’America smette di giocare quel ruolo, se si chiude a riccio e inizia ad illudersi di poter pensare solo a sé stessa, potrà essere molte cose, ma di sicuro non potrà mai più essere grande.
Lungi dall’essere la cura o la reazione alla decadenza ideale ed estetica dell’Occidente, questi nazionalisti mentecatti ne sono il prodotto ultimo naturale. Sono meschini e vigliacchi piccolo-borghesi che non credono in niente, neanche in sé stessi, e vorrebbero guardare solo il proprio orticello mentre il resto del mondo va in fiamme. Hitler spaventava perché voleva dominare gli altri, portava avanti un’ideale di tipo guerriero; la Le Pen e la May sono guidate da un solo ideale supremo: un “facciamoci i fatti nostri” da Don Abbondio anni 2000, un ideale dunque irriducibilmente piccolo borghese.
Il nazionalismo è sempre frutto della paura, ma vi sono tre possibili reazioni fisiologiche alla paura: combatti, oppure fuggi, oppure ti fingi morto e aspetti che il pericolo passi.
Combattere richiede un nerbo che nessun leader europeo odierno possiede; lo possiedeva un leader americano, Hillary Clinton, ma è stata trombata, quindi oggi in Occidente non c’è nessuno che abbia le palle di combattere la paura. La seconda opzione più efficace è fuggire: se qualcosa ci fa paura nella direzione in cui ci stiamo muovendo, allora proviamo a cambiare direzione. Questo è quello che cercano di fare i leader delle forze democratiche europee; non hanno il nerbo per combattere per ciò in cui credono e allora rifuggono dal confronto. E infine c’è  la tanatosi: muoviamoci il meno possibile, blocchiamo ogni cambiamento, addirittura se possibile cerchiamo di tornare ad uno stato precedente, e aspettiamo che il pericolo passi. Questi ultimi sono i populisti degli anni 2000; quelli che sanno fare una sola cosa: cercare di fermare la storia.
Hitler ha iniziato una guerra mondiale per cercare di conquistare tutta l’Europa; la Le Pen non inizierebbe mai una guerra del genere, ma in compenso, se qualcuno minacciasse gli interessi francesi armi alla mano, si piegherebbe a novanta e si lascerebbe scopare nel culo come una puttana.
Ho sempre pensato che l’estrema destra europea fosse una reazione inadeguata e spropositata alla decadenza occidentale, una sua conseguenza nel senso di un opposto dialettico. Oggi mi sto rendendo conto sempre di più che non è neanche quello, non è in opposizione alla decadenza nemmeno nel senso di risposta dialettica e speculare ad essa. Piuttosto ne è l’apice assoluto e logica conclusione; i nazionalismi di oggi non rispondono alla crisi dei valori, essi sono la concretizzazione ultima della crisi dei valori; son ciò che resta quando non si crede più in nessun comandamento che non sia “fatti i cazzi tuoi”.
E forse è troppo tardi per impedire che un processo così lungo e massiccio si fermi…
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22 responses

19 11 2016
Lupesio

Secondo me, Hitler, Mussolini e Putin hanno questo in comune: rappresentano paesi che erano usciti da una profonda crisi e si trovavano in un momento di crescita. Al contrario, i Trump, i Salvini o i Le Pen si rendono conto di un dato reale e oggettivo, ossia che il cosiddetto Occidente, che non ha subito grossi tracolli recentemente, a differenza della Russia dopo il crollo dell’URSS o della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, si trova in una situazione di lento declino.
Però i tristi nazionalisti europei, oltre che uno come Trump, pensano di reagire al declino non soltanto isolandosi dal mondo, ma cercando anche un capro espiatorio (gli immigrati, i musulmani); in generale, nella Russia moderna, il discorso non è incentrato sul cercare un nemico, quanto sul cercare di proteggere gli interessi di un paese composto da persone di diverse razze e di diverse religioni.
Va anche detto che nel caso della Russia non si tratta di chissà quale volontà di potenza: paesi come Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina e Georgia hanno fatto parte dell’Impero Russo e dell’URSS per secoli. Capisci bene che cercare, non dico di riprendersi, ma di reagire al fatto che uno stato a te ostile ci voglia mettere i soldatini sopra, è più che comprensibile, e se al posto di Putin ci fosse chiunque altro, questo chiunque altro se lo porrebbe come problema. Per dire, io vivo a San Pietroburgo, città che ha perso un milione di persone durante un assedio, molte delle quali si sono salvate dalla fame mangiando animali domestici, ratti delle fogne, financo esseri umani; a meno di 160 km c’è l’Estonia, paese NATO. I confini ucraini sono a breve distanza da Mosca e Volgograd (l’ex Stalingrado); se tu fossi il presidente della Russia, non sentiresti il bisogno di reagire ad un’espansione in questi paesi? Alla fine gli USA hanno minacciato una guerra nucleare per i missili sovietici a Cuba, ma dal loro punto di vista hanno fatto benissimo.
La verità è molto più banale: Putin è semplicemente un politico di centro-destra, che cerca di reagire in modo netto a tentativi di aggressione ai suoi danni, cercando di evitare di estendere il confronto ma anche di subirlo, e finora non ha sbagliato una mossa, anche perché tra i suoi avversarî ha avuto i governi più cialtroni e inetti che USA, Gran Bretagna e Francia si sono trovati in decenni. Praticamente è come se un orso si svegliasse dal letargo con gente che gli piscia in faccia: minacciare un’artigliata se la cosa continua mi sembra il minimo sindacale della Wille zur Macht: mica puoi pretendere che la Russia ti supplichi di lasciarla stare e ti paghi il pizzo per essere protetta, è un paese che ha smesso di farlo dal 1480.

19 11 2016
lostranoanello

Vorrei sottolineare però che mentre Putin rimette Berlino a portata di missile, i soldatini NATO sono stati messi in risposta. Nessun ha mai minacciato di guerra la Russia, e l’Ucraina non la obbligava nessuno a entrare nell’UE, tutti quei conflitti sono stati frutto di azioni minacciose fatte uniltaralmente dalla Russia. L’espansione dell’UE o della NATO non minaccia di strappare terre alla Russia; come la qualifichi e quantifichi la “ostilità” di USA e UE verso la Russia, prima delle iniziative militari aggressive di Putin? Forse come ostilità “economica”? Forse la rivalità economica c’è stata, ma mi pare tutto da discutere se l’escalation militare della Russia sia una risposta appropriata e proporzionata ad una rivalità di tipo economico.
Putin ragiona come ai tempi di Stalin, ma non sono i tempi di Stalin, la guerra fredda è, o meglio era, finita, e la collaborazione fra USA, UE e Russia era del tutto possibile e pacifica. Solo che lui ha altre idee, altre mire, e nessuno lo sta contrastando come si dovrebbe.
Piuttosto l’errore principale dell’UE è stato, questo non credo si possa negare, voler far finta che la Russia non esistesse, mentre invece sarebbe stato importante coinvolgerla in qualche modo come interlocutore, questo sì… ma da qui a dire che se l’Ucraina sceglie di entrare nell’UE allora si sta minacciando la Russia ed essa può sentirsi autorizzata a schierare truppe ce ne passa, e tanto.

20 11 2016
Lupesio

Andiamo per ordine:
1990: Con il crollo del muro di Berlino, venne fatto un negoziato per demilitarizzare tutti i paesi nel patto di Varsavia, con rassicurazioni che la NATO non si sarebbe ulteriormente estesa a est,.
1998 – 1999: Guerra del Kosovo. La NATO dichiara unilateralmente guerra alla repubblica federale di Jugoslavia, nonostante il veto dell’ONU, dopo aver presentato un ultimatum su una proposta di autonomia del Kosovo, senza consultare la Russia. A guerra finita, la Russia viene messa davanti al fatto compiuto e viene firmata la risoluzione 1244, che permette a truppe NATO di garantire l’autonomia del Kosovo, ma garantisce l’integrità territoriale della Repubblica di Jugoslavia.
1999 – Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria entrano nella NATO. Putin diviene presidente della Federazione Russa
2002 – La Russia di Putin accede al consiglio NATO-Russia, allo scopo di cercare una collaborazione ed evitare il confronto.
2004 – Nonostante questo, la NATO si espande ulteriormente ad est, includendo Slovenia, Romania, Bulgaria, Estonia, Lituania, Lettonia (le ultime tre, oltre ad aver fatto parte dell’URSS, confinano con la Russia); in Georgia operano più di 4000 ONG, che organizzano una serie di proteste che portano Saakashvili al potere.
2008 – Gli stessi paesi NATO che avevano firmato la risoluzione 1244 riconoscono l’indipendenza del Kosovo, dichiarata dal parlamento locale, rimangiandosi i trattati firmati. Tra i paesi NATO, Grecia, Spagna, Cipro e Romania e Slovacchia non riconoscono il Kosovo temendo che questo possa determinare un pericoloso precedente.

Ora, fino a questo punto, Putin è al potere da dieci anni, durante i quali, anche grazie agli elevati prezzi del petrolio, l’economia russa. In ogni situazione ha cercato la collaborazione, e per modernizzare le infrastrutture, la Russia ha acquistato da UE e Stati Uniti beni e servizî; in tutti i giornali Putin è un amico dell’Occidente, un riformatore, una brava persona, un modernizzatore e un aiuto contro il terrorismo islamico.

A questo punto, come spesso accade, la gentilezza e l’atteggiamento collaborativo viene scambiato per debolezza.

2008: Nella conferenza di Bucarest gli USA premono per l’ingresso nella NATO della Georgia, mentre Francia e Germania esprimono riluttanza, aspettandosi che a questo punto la Russia perda la pazienza. Infatti, dopo poco ha inizio la guerra russo-georgiana, in cui Sud Ossezia e Abkhazia diventano indipendenti, in nome dello stesso principio di autodeterminazione dei popoli che era stato alla base dell’indipendenza del Kosovo. Il significato è chiaro: adesso la ricreazione è finita e ulteriori tentativi di espansione non saranno tollerati.
2009: Pensando di aver chiarito la questione, la Russia offre alla NATO, non appena Obama è arrivato al potere, di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare truppe ed equipaggiamenti militari in Afghanistan, come gesto distensivo.
2010: Janukovič vince le elezioni presidenziali ucraine, e riceve le congratulazioni da parte sia della Russia che di tutti i paesi occidentali; numerosi osservatori erano presenti e tutti concordano che le elezioni sono state regolari. L’Ucraina mantiene la solita politica dello stato-troia che ha assunto dal crollo dell’URSS, vendendosi al miglior offerente e oscillando tra Russia e UE per ottenere aiuti da entrambe. In un primo momento sembra accettare l’accordo commerciale con la UE, ma poi la Russia presenta delle controproposte che Janukovič accetta.
2013 – 2014: A questo punto, iniziano le proteste, dirette da una miriade di ONG alle quali i soli USA hanno donato, a sentire loro stessi, due miliardi di dollari. Queste proteste includono anche l’uccisione di poliziotti ucraini, cose che nessun governo, per quanto democratico, può accettare; le proteste culminano con l’assalto agli edifici governativi e la fuga di Janukovič. Quindi, non è che l’Ucraina “sceglie” di entrare nella UE; l’Ucraina è un paese diviso in due, con una metà orientata verso la Russia e un’altra orientata verso la UE. Comunque, la prima metà aveva vinto le elezioni e il risultato viene vanificato da una vera e propria marcia su Roma, in spregio alle più elementari norme di democrazia.
Ora, a questo punto, ci si aspetterebbe che Putin o chiunque altro sia al suo posto si incazzi di brutto e parta con qualche migliaio di carri armati per invadere l’Ucraina, che per metà si invaderebbe da sola. Invece sceglie di muoversi in modo veloce, deciso ma anche moderato. In primo luogo, visto che la Crimea non riconosce il nuovo governo golpista e proclama l’indipendenza, la Russia la riconosce subito, e riconosce anche il desiderio della Crimea di annettersi alla Russia (giova ricordare che la Crimea è una regione storicamente russa e fu assegnata all’Ucraina, nell’ambito dell’URSS, nel 1954, quindi l’esito del referendum era scontato); inoltre, la Russia fornisce appoggio ai separatisti del Donbass e preme per un riconoscimento dell’autonomia di quelle regioni preservando l’integrità del resto dell’Ucraina. A me questa sembra la reazione più moderata che si possa avere.
Mi pare strano che ci si ponga il problema che la Russia sia autorizzata a schierare truppe in territorio russo, mentre la NATO lo sia a schierare truppe in stati mezzasega che da soli non costituirebbero alcuna minaccia nei confronti della Russia. Capisci bene che nessun leader russo potrebbe accettare un modo di ragionare del genere: non lo faresti neanche tu, se fossi pagato per difendere la sicurezza della popolazione russa.
Quello che si osserva è che da dopo la guerra in Georgia, Putin, da leader riformista, è improvvisamente diventato un feroce dittatore genocida che stupra anche le vecchiette. In realtà, molto semplicemente, è un politico che ha guidato la Russia in un periodo in cui era uscita dagli abissi degli anni ’90 e si è rialzata, rinunciando ad ambizioni eccessive che avevano portato al collasso dell’URSS, riguadagnando prima il controllo del suo territorio con la guerra in Cecenia e poi ponendo un limite all’espansione NATO. In tutto questo, ha sempre cercato una collaborazione con i paesi occidentali, che si sono rivelati inaffidabili e intenzionati a trattare la Russia come uno stato vassallo; a questo punto, ma solo a questo punto, penso che il governo russo stia ricalcolando la sua posizione geopolitica avvicinandosi alla Cina e che si senta motivato ad assumere un atteggiamento più dissuasivo che collaborativo nei confronti dell’Occidente, visto che i tentativi di collaborazione hanno dato scarsi frutti.

20 11 2016
lostranoanello

Un riassunto dettagliato, seppur mostra chiaramente un lato solo della faccenda (la legittimità di Janukovic come leader e delle sue scelte è tutt’altro che fuori questione, ad esempio; e la storia delle ONG cattive finanziate dagli USA che vogliono il male della Russia è presa pari pari dei media russi, che contrariamente ai nostri sono rigidamente controllati). Ma possiamo sorvolare su questo, perché mi continua a mancare il pezzo fondamentale: la minaccia militare alla Russia. Gli USA ovviamente hanno una propria idea di ordine mondiale che non prevede competitori ma solo subordinati a vario livello. Ma non troverai un appoggio in me se vorrai partire da qui per sostenere che gli USA sono una minaccia imperialistica al pianeta. la NATO aveva ragione, l’URSS aveva torto. La NATO è un’alleanza democratica che ha portato prosperità e diritti civili, il patto di Varsavia un impero sanguinario che si è lasciato dietro mezza Europa in rovina.
Dunque il pezzo che mi manca è: cosa ha fatto temere ai russi invasioni da parte della NATO? Si è espansa, e allora? Certo suppongo che se l’Ucraina avesse resistito al bullismo economico russo e avesse aderito all’UE la Russia ci avrebbe perso qualcosa, ma non sarebbe stata invasa, poco ma sicuro.
La Russia poteva trovare un posto in un ordine basato sulla NATO. Non lo ha mai voluto fare perché tutto sommato, sarà per la sua storia, sarà per l’estensione geografica, si sente molto più grande di quanto non sia e dunque vuole un posto diverso, vuole gestire le cose a modo suo.
Posso capirlo. Ma non posso solidarizzare, principalmente perché il “modo suo” non mi piace proprio per niente. Né posso chiamare il sistema che Putin ha messo su con un altro nome che quello di autoritarismo nazionalista.
Poi se in Russia succede come un USA, che si presenta un nuovo candidato sgradito a stampa e media alle elezioni, i due si contendono la presidenza all’ultimo voto e il nuovo candidato sgradito all’establishment vince… allora sarò senza argomenti: la Russia è davvero uno stato democratico. Non una democrazia in cui vorrei vivere, comunque; sono già a disagio fra questi capoccioni di Italiani, non mi farei propinare i russi.

20 11 2016
lostranoanello

Ah, comunque non credo che si avvicinerà molto alla Cina, la Russia. Penso che ci siano piani diversi in ballo.
https://en.wikipedia.org/wiki/Foundations_of_Geopolitics
Ma spero ardentemente di sbagliarmi.

21 11 2016
Lupesio

La legittimità di Yanukovich è stata affermata da tutti i governi occidentali nel momento in cui ha vinto le elezioni ed era da essi confermata quando stava per firmare il trattato di associazione con la UE, secondo il potere che la costituzione ucraina gli conferiva. Poi ha deciso di usare il suo potere per firmare l’accordo con la Russia e come per magia è diventato un dittatore illegittimo: a me pare che la contraddizione sia evidente. Quanto al discorso delle ONG, il punto non è se esso coincide con la propaganda russa, ma se è vero o falso; ora, anche senza aver sentito le intercettazioni di Victoria Nuland che discuteva di come doveva essere composto il successivo governo ucraino, basta leggersi le presentazioni che ha portato per far vedere che aveva condotto con successo la missione.
Detto questo, dire che la NATO aveva ragione e l’URSS torto mi sembra un modo di vedere le cose un po’ infantile, quasi da film hollywoodiano che non ti fa onore; il punto non è essere buoni o cattivi. Un russo mette in conto di piacere a qualcuno e di stare sulle palle a qualcun altro, ma soprattutto sta simpatico a se stesso, in virtù di un principio tanto egoista quanto comprensibile: l’istinto di conservazione. Stiamo parlando di un paese che, a più riprese, da ben prima dell’URSS, ha rischiato l’annichilimento totale; è un concetto che americani e inglesi non possono capire. I primi hanno perso molti più uomini nella Guerra di Secessione che non in due guerre mondiali sommate e dopo la seconda si sono trovati su un vassoio d’argento la parte di Europa più ricca e meno danneggiata dai bombardamenti; i sovietici hanno sostenuto il peso della guerra contro il nazismo, perdendo un totale di 26-28 milioni di persone da una potenza che all’inizio aveva un atteggiamento amichevole e per niente minaccioso. E’ chiaro che sono diffidenti. L’Europa orientale non è che era stata ridotta in miseria, lo era di già, essendo stata il teatro di uno dei conflitti più sanguinosi mai avvenuti della storia dell’umanità. L’Europa occidentale era già prospera e lo è rimasta, ma della NATO facevano parte paesi tutt’altro che democratici, come la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, la Turchia che è passata da un colpo di stato militare all’altro, la Grecia dei colonnelli, sempre se si sorvola sulle azioni compiute dalla Francia in Algeria e dalla Gran Bretagna nelle sue colonie.
Nella fattispecie, la minaccia militare è chiarissima: a parte il progetto di scudo spaziale che potrebbe vanificare la capacità di risposta ad un attacco atomico, bisogna anche considerare questo semplice fatto: se un paese come l’Estonia fa parte della NATO, questo significa che la NATO deve essere in grado di proteggerla, e per essere in grado di proteggerla, è necessario che vi siano dislocate truppe tali da rendere impossibile o comunque molto difficile per la Russia di invaderla; ma siccome non stiamo parlando di un’isoletta lontana in cui puoi piazzare truppe di terra e batterie antiaeree per evitare uno sbarco, tali truppe sono oggettivamente in grado di minacciare la sicurezza russa. Un modo per neutralizzare ambizioni russe e creare un clima di distensione sarebbe stato quello di cercare un accordo con la Russia per fare di questi stati mezzasega degli stati-cuscinetto. Dopo la guerra in Georgia, la proposta russa era di lasciare questo ruolo all’Ucraina, mantenere la Bielorussa nell’orbita russa e lasciare gli Stati baltici alla NATO, proposta che a me pare più che accettabile per tutti.
La differenza tra la Russia moderna e l’URSS è che la prima non si sente investita di una missione e di valori da esportare al mondo; alla fine segue quella che tu chiami “etica della responsabilità”. Preso atto che i valori, la democrazia e tante belle parole sono solo strumenti propagandistici, quello che contano sono gli interessi: se tu danneggi gli interessi di qualcuno, è chiaro che quello cercherà di fartela pagare, per cui diviene tuo interesse valutare se ne vale la pena o no, al di là di torti e ragioni.
Così ad occhio, per valutare il comportamento di un leader politico, tu devi immaginare di essere al suo posto e pensare a cosa puoi fare e a cosa ti è impedito di fare. A quel punto, puoi dare anche una valutazione morale delle sue scelte, ma spesso lo spazio di manovra per parlare di bene e di male si riduce a ben poco. La Russia è una potenza terrestre, in cui la maggior parte della popolazione e dell’economia si trova a ovest degli Urali; non ha la possibilità né l’interesse di sindacare su quello che succede in Canada, in Cile o in Nuova Zelanda perché non potrà mai essere una potenza globale come gli USA, che hanno una marina militare che supera per tonnellaggio le successive 13 marine combinate. Ma se un russo potesse scegliere tra tre opzioni, che la prima potenza mondiale fossero gli USA, la Cina o un’Europa unificata, la prima opzione (cioè la situazione presente) sarebbe la migliore, tanto è vero che in due guerre mondiali i due paesi erano alleati; la seconda è peggio, visto che la Cina è un paese confinante, ma confina con zone lontane sia dai centri industriali che dalle riserve di gas e petrolio in Siberia ed è separata da deserti e montagne. La terza è una prospettiva da incubo; i tentativi di unificazione europei sono stati essenzialmente tre: le guerre napoleoniche, la prima e la seconda guerra mondiale. Tutti e tre si sono rivelati tragedie enormi per la Russia, che pure è riuscita a prevalere alleandosi con la potenza navale di turno: prima la sola Gran Bretagna, e poi anche gli USA, con un ruolo egemone. Alla fine, se sei un orso, uno squalo ti fa poca paura, un dragone può sputarti il fuoco addosso ma tu puoi rinchiuderti nella tua tana, ma un orso più grosso di te è un problema.
Per questo motivo, la faccenda ucraina va vista anche in questa prospettiva: ora come ora, la UE è come un bar, con gente che entra, gente che esce e non si sa mai chi ha preso cosa e come dividere il conto; se il progetto di unificazione europea riesce, a quel punto abbiamo una potenza industriale, economica e demografica superiore alla Russia. Nell’ipotesi tutt’altro che remota che la Scozia seceda ed entri nella UE e che vi entri anche l’Ucraina, la battaglia d’Inghilterra si combatterebbe via terra e potrebbe finire con l’annichilimento dell’Inghilterra stessa; la Polonia sarebbe già invasa in partenza e metà dell’operazione Barbarossa sarebbe già conclusa. Visto che Napoleone e Hitler ce l’avevano quasi fatta, un loro successore, partendo da condizioni più vantaggiose, sarebbe tentato a riprovarci.
Alla fine, per fare una battuta, la situazione sarebbe come in una partita di Risiko: con l’Ucraina e la Gran Bretagna, chi controlla l’Europa guadagna cinque carrarmatini per turno in più, e magari il suo obiettivo è quello di distruggere le armate rosse. Per questo motivo, l’Ucraina, dal punto di vista russo, deve essere un paese al più neutrale. Non è uno sfizio, ma una necessità vitale.

21 11 2016
lostranoanello

Touché, mi hai beccato a usare una delle mie semplificazioni colloquiali 😛
In effetti, in ultima analisi, per me nessuno ha mai ragione, dopotutto ciascuno ha “delle ragioni”. Ma le ragioni della Russia qui proprio non mi persuadono. E’ sempre con la scusa di difendersi da qualche minaccia che si cominciano guerre di conquista. La minaccia può essere vera: Israele l’hanno attaccato, lui ha risposto, ha vinto e s’è preso le terre. Hitler non lo aveva attaccato nessuna, ma si era inventato ogni sorta di nemici da ogni lato… non che fosse una visione del tutto falsa, uno come Hitler tende a crearseli i nemici, sai com’è.
Proprio perché dirsi minacciati è sempre una buona scusa per mettere su sistemi autoritari e militarizzati, e perché non è la prima volta che sento parlare di necessità “vitali” come scusa per annettersi paesi con referendum di dubbia legittimità, l’assessment di quanto sia concreta questa minaccia è essenziale. E di fatto minacce militari concrete alla Russia post URSS non ne ha mai sollevate nessuno; prima della crisi Ucraina c’era anzi un forte legame retto dagli interessi più forti di tutti, quelli economici, e dopotutto la Germania non è nuova all’Ostpolitik. E poi, con quali armi? L’UE ha ancora essenzialmente eserciti basati sull’appoggio USA, e nell’ambito della NATO spende anche meno in armamenti di quanto sarebbe tenuta a fare…
E poi c’è poco da fare e da dire, basta leggersi sputnik news o quella roba lì per vedere cosa sta facendo l’apparato propagandistico russo: sta cercando di espandere la propria influenza e di proporre all’Europa un suo “Russian Way”in contrasto all’American Way. Putin non si sta facendo i fatti suoi, come i nazionalisti sfigati europei, Putin si muove su una scacchiera più grande. E dal suo punto di vista fa bene, anche se non puoi chiedermi ovviamente di tollerare o avallare che i diritti delle minoranze e la laicità dello stato siano vittime collaterali.
Ma il punto è che il Russian Way non mi piace, non si basa su valori che condivido (sembro più cinico di quanto non sono: mi faccio vanto di avere dei valori, sono ciò che tiene insieme i popoli e anche ciò che tiene insieme una persona, in effetti) e non voglio vederlo importato in Europa. Come scrivevo prima, posso capire, ma non posso avallare. Preferisco l’American Way, se devo scegliere.
Ovviamente, come tutti gli europeisti, ciò che mi piacerebbe di più è l’European Way; fare dell’Europa intera qualcosa che funziona in maniera analoga al modello svedese o canadese, una terra di efficienza, diritti civili e stato sociale.
Ma tu mi stai confermando che questo è proprio ciò che va più contro gli interessi russi…

22 11 2016
Lupesio

La volontà di dividere l’Europa è uno degli obiettivi strategici che Russia e Gran Bretagna hanno sempre storicamente condiviso. Nell’ultimo secolo, il ruolo di potenza navale egemone che prima avevano gli inglesi è stato ereditato dagli americani. Sono potenze che si sono sempre guardate in cagnesco, ma alla fine non hanno avuto altra scelta che non l’allearsi.
Anche a me piacerebbe un’Europa unita in cui tutto funziona, non ci sono guerre, le persone sono gentili ed educate e i treni arrivano in orario. Ma perché un Europa, diciamo pure un mondo così. Il fatto è che il mondo moderno è diviso in potenze che hanno i loro interessi strategici, il che è dovuto al fatto che il genere umano è una specie ancora giovane; gli animali collaborano tra loro all’interno del branco (e molti neanche formano branchi), ma tra branchi rivali lottano all’ultimo sangue. Il genere umano è riuscito ad evolversi, riuscendo a collaborare dando vita ad una complessità mai vista prima, ma tuttora è diviso in stati, classi sociali e gruppi etnici che ricercano il dominio l’uno sull’altro che è comunque meglio della distruzione. La distruzione può verificarsi, ma finalizzata al dominio.
Gli europei sono vissuti da quasi settant’anni nella bambagia, nella prosperità garantita dall’essere divisi tra di loro e protetti da altri che non si sono mai scontrati. Gli americani hanno condotto guerre lontane dai loro confini. Sono popoli che possono essere tentati dall’isolazionismo, perché la violenza che hanno dovuto compiere per ottenere questo benessere si è svolta lontano dagli occhi e lontano dal cuore. Il russo non può essere isolazionista, perché sa bene che se anche lui non va in guerra, può essere la guerra a venire a casa sua; per questo cerca di evitarla e cerca di collaborare con gli europei che non può ignorare, ma sa che deve essere preparato ad una situazione in cui questi vogliono distruggerlo. Finché gli europei non costituiscono una minaccia e portano avanti i valori che vogliono avere, ciò non danneggia gli interessi russi e al russo medio non viene minimamente in mente di andare a sindacare su come altri popoli vogliono vivere. Anzi, i russi tendono spesso a lamentarsi del proprio paese e sono pronti ad apprezzare gli aspetti di maggior civiltà degli altri: non sono certo gente che si ritiene il posto più civile del mondo sotto ogni aspetto come tanti altri. Quello che non sopportano è che uno venga da fuori con il ditino e pretenda di decidere come loro debbano vivere.
A proposito dei media russi: quando si parla di Ucraina, si sente il giornalista italiano che dice che Obama ha detto questo, la Merkel quest’altro, Putin quest’altra cosa e via. Io ho visto dei telegiornali russi, e c’erano giornalisti con l’elmetto nelle zone di guerra che riprendevano ciò che succedeva: questo è anche uno dei motivi per cui si fa un gran parlare dei giornalisti russi che sono stati morti: spesso è perché fanno il loro lavoro, che è spesso pericoloso. In un programma di approfondimento hanno intervistato George Friedman, il capo di Stratfor, un esperto di geopolitica che non è certo filorusso. Certo, i giornali saranno controllati (e sicuramente i telegiornali), ma lo sono sempre: non è che se sono controllati da un privato sono meno controllati. Per cui, magari in Russia non c’è la libertà di stampa, ma in un paese come l’Italia non c’è proprio la stampa, e non credo che la situazione sia molto diversa in altri paesi occidentali: la democrazia è anche l’altra faccia di avere popoli che possono permettersi di non porsi domande, per cui non vale neanche la pena di imporre loro delle risposte; e comunque, come il caso Assange dimostra che anche la libertà lascia molto a desiderare. Abbiamo un paese come la Svezia, paese democratico e civile, che neanche lo incrimina ma lo chiama come persona informata sui fatti per un reato assurdo (essere andato via senza sottoporsi a controlli medici dopo aver fatto sesso senza preservativo, non so se rendo l’idea); il paese di cui è cittadino, altro campione di civiltà, stato sociale, etc. era pronto a toglierli il passaporto e quindi tutti i diritti democratici; il paese della Magna Charta lo lascia rinchiuso nell’ambasciata, spendendo milioni per impedire che esca; tutto questo perché da Washington hanno fatto una telefonatina, allo scopo di punirlo per aver rivelato segreti di pulcinella, proponendo anche esecuzioni mirate, pena di morte e quant’altro. E uno si dovrebbe preoccupare perché gli oppositori di Putin hanno problemi in Russia? Io mi preoccuperei di più del fatto che nei paesi occidentali gli oppositori non esistono.

22 11 2016
lostranoanello

Certo che se sono controllati da un privato sono meno controllati, perché di privati ce ne sono tanti, di stato uno solo. E’ sempre così. Se non d’altro canto qualsiasi dittatura sarebbe giustificabile; il privato è diverso dallo stato. Infatti Trump ha vinto le elezioni nonostante i media non lo appoggiassero. Quando vedremo un rivale di Putin compiere la stessa impresa riparleremo della libertà dei media russi.

23 11 2016
Lupesio

Il punto è proprio su cosa di intende per “rivale”; in Russia esistono varî partiti, molti dei quali nati prima che Putin salisse al potere e non sono stati messi fuorilegge (a differenza di quanto è accaduto in Ucraina, dopo il colpo di stato). I più importanti sono il partito liberaldemocratico, guidato da Žirinovskij (e lui sì che è un nazionalista di quelli pesanti, con manie di grandezza) e quello comunista, guidato da Gennadij Zjuganov. Andando per le strade di San Pietroburgo si vedono manifesti elettorali di questi partiti e dei loro esponenti, mentre in alcune regioni il partito di Putin è in minoranza. Ma non è che i russi devono votare qualcuno che non vogliono per fare un piacere a qualcun altro.
Anche negli USA, la Clinton e Trump erano “rivali”: una era lì perché moglie di un ex presidente, e l’altro, presentato come il difensore della “gente” contro l’establishment, è uno degli uomini più ricchi del mondo. Che differenza c’è a parte la retorica? La stampa appoggiava la Clinton rispetto a Trump, ma gli altri candidati, che pure c’erano, erano silenziati in partenza, e i privati che detengono i grandi giornali sono pochi e comunque hanno gli stessi interessi, in primis quello di continuare ad essere padroni di giornali e altro.
L’unica cosa è che in Russia non c’è il sistema di check and balances per cui un presidente, dopo otto anni, sparisce dalla circolazione per passare la staffetta ad un altro uguale, questo è vero. Ma quando superiori requisiti di sicurezza nazionale (ovvero di sicurezza della ristretta minoranza che detiene il potere) richiedono di rinunciare a garanzie democratiche, tutti i paesi lo fanno: gli USA, in cui i neri non votavano fino agli anni ’60, hanno perseguitato i comunisti sulla base di semplici sospetti, dopo aver deportato gli abitanti di origine giapponese durante la guerra. La Francia proibì il film di Gillo Pontecorvo “La battaglia di Algeri” fino al 1971, che documentava quelle che si chiamano “violazioni dei diritti umani” quando le compie un paese con cui siamo in guerra, ma fatte dai francesi; la Svezia, dal 1935 al 1975, condusse un programma segreto di sterilizzazione.
Per cui, francamente, la Russia mi sembra un paese come tanti altri, e nel mondo è più facile trovarne di meno liberi che di più liberi. Certo, se mettiamo insieme tutti gli aspetti peggiori, ne viene fuori una cattiva immagine, ma questo vale per qualsiasi paese: certo, sul piano dei diritti civili il reato di “propaganda di relazioni sessuali non tradizionali” è una cosa che avrebbero fatto bene a evitare. Ma stiamo parlando di una multa di 50 euro perché hai parlato di qualcosa davanti ai minori; anche chi distribuisce materiale informativo sull’AIDS davanti alle scuole, in Italia, incontra problemi. Negli Stati Uniti esiste il reato di adulterio e di rapporti orali o anali; io avrei già accumulato vieppiù ergastoli, per dire. La Russia è anche uno dei paesi al mondo con la massima presenza di donne a tutti i livelli professionali, con il livello di istruzione più alto, all’avanguardia nella ricerca spaziale e nella tecnologia atomica, in cui la separazione tra religione e stato è molto più forte che non in Francia (per dire, i finanziamenti alle scuole private non sono neanche pensabili, e il crocifisso in classe è fantascienza); aborto, divorzio e utero in affitto incontrano meno restrizioni che in qualunque altro paese occidentale. La Russia è anche questo, e quello che a me sembra è che tanto gli antirussi che i filorussi, spesso, siano tali per i motivi sbagliati. Ci sono leghisti convinti che Putin abbia proibito la costruzione di moschee, nazisti che pensano che Putin sia l’unico a combattere contro il complotto degli ebrei (e poi magari, vanno a combattere contro i russi nel Battaglione Azov: ma del resto il nazismo non è una scienza esatta); in realtà è che nelle principali città della Russia ci sono chiese, moschee, sinagoghe, che una larga percentuale del paese è composta da persone non religiose, che non esistono i “voti dei neri”, i “voti degli ebrei”, i “voti degli ispanici” come nelle elezioni americane. A livello di convivenza tra culture diverse, per i paesi occidentali può solo essere un esempio. Per carità, non è certo un paese perfetto e non ha neanche la spocchia di esserlo; ma non è neanche l’inferno in terra che viene dipinto, in particolare quando ha cominciato a manifestare interessi non allineati.

23 11 2016
lostranoanello

Dai, sta facendo discorsi e paragoni che non stanno né in cielo né in terra.
Ovvio che Trump per potersi fare propaganda abbia avuto bisogno dei soldi, e ce li aveva, ma neanche così tanti visto che l’informazione ha dovuto concedergli l’esposizione di cui aveva bisogno per via di quello che diceva, e comunnque non è la stessa situazione e c’è poco da fare. Putin nel 2012 ha vinto con il 63% dei consensi; in un sistema multipartitico come quello italiano consideriamo un successone straordinario se uno arriva al 40%, in un sistema bipartitito uno pu’ anche arrivare al 60% ma l’altro arriva al 40%; se uno arriva al 63% e gli altri partiti arrivano al massimo al 17% c’è qualcosa che non va, o al livello di media, o al livello proprio di urne.
E poi dove stono ‘sti requisiti di sicurezza nazionale tali per cui Putin sta al potere sostanzialmente da 16 anni ininterrottamente?
Lo paragoni con situazioni brutte (che appunto restano brutte, a parte tutto) che abbiamo avuto in Europa e USA fino agli anni 70, ma dagli anni 70 a oggi sono quasi cinquant’anni, alla meglio mi stai dicendo che la Russia è rimasta indietro di 50 anni sul mondo occidentale. Quanto alle leggi antisodomia o antiadulterio in USA, sono rigidamente NON applicate, anche perché nel sistema anglosassone queste leggi erano essenzialmente il prodotto di specifiche sentenze che facevano giurisprudenza e dunque ricavano autorità esclusivamente dalla propria applicazione; gli USA hanno moltissime sacche di bigottismo e nazionalismo, ma l’aulterio e la sodomia non sono fuorilegge da nessuna parte, tanto meno a livello federale.
Sui diritti LGBT in Russia poi stendiamo un velo pietoso… Hanno vietato i Gay Pride per i prossimi cento anni, è una cosa scandalosa; hanno difatto messo fuori legge qualsiasi lotta per i diritti civili. Certo, la Russia sta messa meglio dell’Iran, ma già non sta meglio della Cina sotto questo punto di vita, è una nazione che sul piano dei diritti LGBT si sta confrontando favorevolmente con le teocrazie islamiche, mentre ci si aspetterebbe che il termine di confronto fossero le democrazie occidentali, rispetto alle quali fa pessima figura.
Posso concederti questo: non è necessariamente il paese semi-europeo in cui i gay stanno peggio. L’oppressione anti-LGBT è una questione principalmente culturale, rispetto alla quale le leggi fungono principalmente da motore di cambiamento culturale appunto. In Polonia probabilmente i gay stanno peggio che in Russia, a Kiev peggio che a Mosca, ma il problema è che in Russia la situazione è in involuzione da questo punto di vista.
Certo, è un paese pieno di contraddizioni, la Russia odierna… come tutti quei paesi che hanno avuto un esplosione economica molto brusca. I reazionari europei sono innamorati di Putin essenzialmente per due motivi, se vai a ben vedere: che ha fatto la legge contro i gay cattivi e che è antiamericano.
Tutt’e due cose vere. Certo, si dimenticano che in Russia l’adozione ai single è aperta, si dimenticano che in Russia l’utero in affitto è una passeggiata… ma ciò non toglie che le prime due siano vere, che non siano affatto cose positive e che non ne gradisca l’importazione.

23 11 2016
hronir

Lupesio, parli bene!
Hai un blog o cmq scrivi da qualche altra parte che nei commenti di questo blog?

24 11 2016
Lupesio

No, a dir la verità. Forse dovrei superare la mia pigrizia e farlo.

24 11 2016
Lupesio

Tu dici: “l’informazione ha dovuto concedergli l’esposizione di cui aveva bisogno per via di quello che diceva”. Appunto, ha dovuto concedergliela perché lui era il candidato del Partito Repubblicano. Negli USA, in pratica c’è un solo partito diviso in due dipartimenti, Democratico o Repubblicano. Anche questa è una situazione che in Italia non esiste; in compenso, in Italia, si fonda un partito al giorno, ma tanti parlamentari sono sempre gli stessi da decenni. E poi, via, tu ti fidi della democrazia italiana? Il capo di mio padre fu mandato a fare il presidente di seggio a Saracena, in provincia di Cosenza, e arrivò un elettore che era non vedente, per cui, secondo la legge, poteva farsi accompagnare da qualcuno per votare; poi arriva un altro elettore, anch’egli non vedente, accompagnato dalla stessa persona. Erano tutti non vedenti. A questo punto lui cominciò a dire che la cosa non gli tornava, tornò a casa e vide una testa di agnello davanti alla porta.
Russia Unita, il partito di Putin, ha vinto le elezioni parlamentari con il 54.20%, che non mi pare questa maggioranza bulgara; per descrivere la situazione russa, immaginati che l’Italia, da un giorno all’altro, cominci a perdere tutte le partite, venga battuta anche dal Galles e dal Lichtenstein, mentre l’allenatore si presenta in campo completamente ubriaco come pure molti dei giocatori; a quel punto viene nominato un allenatore che elimina alcuni giocatori, ne sceglie altri e, in parte perché è bravo, in parte perché lo sono i nuovi giocatori, in parte perché i giocatori e gli allenatori delle altre squadre sono peggiorati, in parte perché magari ha fortuna, ma comincia a vincere europei e mondiali uno dietro l’altro. Cosa fai, lo cambi o te lo tieni? In generale, i russi non rimpiangono i tempi dell’Unione Sovietica, ma ti posso assicurare che rimpiangono molto meno i tempi degli anni ’90, quando andavi al supermercato e anche se avevi i soldi non trovavi niente da comprare. Dal 2000 in poi, l’economia è risalita, l’integrità territoriale del paese è stata garantita, la criminalità si è molto ridotta, si è cominciata a formare una classe media, l’espansione della NATO ai confini russi si è arrestata. Non è strano che abbia ricevuto tanti voti: per fare un confronto, Lyndon Johnson ottenne il 61.05% nel 1964, Richard Nixon il 60.67% nel 1972 e nessuno ha mai parlato di dittatura. Berlusconi, da noi, è stato al centro della scena politica per 20 anni, mentre l’Italia è declinata economicamente, culturalmente e sul piano del prestigio internazionale.
Poi, in Russia, il fatto che Putin sia al potere da 16 anni non è una violazione della costituzione; la costituzione russa prevede che possa restare in carica per due mandati consecutivi al massimo, cosa che ha fatto, poi è diventato primo ministro e poi è tornato ad essere presidente. Magari ha violato quella che sarebbe la prassi istituzionale vigente in altri paesi, ma non la legislazione russa.
Quanto all’applicazione delle leggi, prima di tutto esse esistono, e non mi risulta che qui in Russia sia pieno di gente punita per propaganda di relazioni sessuali non tradizionali. Ma poi, mi sembra meno grave punire qualcuno per una condotta che tiene in pubblico, che non per quello che fa in camera da letto; se in Italia mia moglie mi scoprisse che le faccio le corna, potrebbe richiedere la separazione con addebito, l’affidamento della casa in virtù del supremo interesse del minore, gli alimenti mentre io vivo sotto i ponti e devo pagare anche centinaia di euro di asilo; qui in Russia la vita sessuale della gente non finisce nelle aule di tribunale, in caso di divorzio si divide la proprietà comune e ognuno si prende quello che aveva prima, gli alimenti non esistono, il figlio non può essere usato come grimaldello per ottenere una casa e l’asilo costa 500 rubli (un euro sono circa 70 rubli). Ovviamente voglio più bene a mia moglie che a Putin, però è più probabile che in futuro mi trovi ad avere problemi più con la prima che con il secondo. Poi sì, tu non puoi gridare che sei gay per strada e organizzare i gaypride; pazienza, neanch’io, solitamente, grido a gran voce che mi piace la figa. Se fossi gay, so anche dove sono i gay bar a San Pietroburgo. Poi, certo, della legge russa, che però non è specificamente contro i gay, ne farei a meno anch’io; del fatto di vivere in un paese indipendente e che non si fa mettere i piedi in testa dal prepotente di turno, francamente no, e non ci vedo niente di reazionario.

24 11 2016
Li

“pazienza, neanch’io, solitamente, grido a gran voce che mi piace la figa”

Facile dirlo da eterosessuale cresciuto con la benedizione della società e con tutti i diritti e le libertà.

Consiglio la rilettura di questo post
https://lostranoanello.wordpress.com/2015/09/16/la-mia-storia/

A volte mi chiedo se una persona gay, come me, potrà mai riuscire a far capire cosa significa crescere e vivere come tale e quindi far capire che certe libertà che si chiedono non sono capricci, ma sono essenziali premesse per la ricerca della propria realizzazione umana e personale.

24 11 2016
lostranoanello

Trump ha ottenuto visibilità mediatica non soltanto perché candidato del GOP, ma anche e forse soprattutto perché aveva tanti soldi e perché le sue sparate gli hanno permesso un’incredibile sovraesposizione mediatica. Si è imposto su dei media che non controllava, e c’è riuscito facilmente perché i media in America sono liberi.
Mi sa che come tanti fraintendi il senso di libertà dei media, o libertà di parola eccetera.
Libertà di parola significa che i privati possono comunicare senza il controllo dello stato e senza temere ritorsioni legali.
Bravo, Berlusconi è stato al potere per vent’anni nonostante il declino. Come mai? La risposta è molto, molto, mooolto semplice: quando è stato al potere controllava contemporaneamente mediaset perché era sua e rai perché appartiene allo stato e dunque la dirigenza la nomina il governo, ovvero tutta l’informazione pubblica. QUindi la gente sta male ma si sente ripetere tutti i giorni che sta bene, o nel peggiore dei casi che è colpa di qualcun altro se sta male (che so io, le sanzioni dell’UE… un’esempio a caso). Quando si ha questo tipo di controllo si resta al potere molto facilmente e in barba a qualsiasi contrappeso democratico; abbiamo ampiamente verificato che in America anche se non hai l’appoggio del media puoi vincere le elezioni. Poi il loro è un sistema bipartitico, funziona in quel modo lì ma sicuramente i cittadini sono consultati di continuo e sicuramente hanno accesso ad un’informazione sostanzialmente libera.
In Italia, anche con il forte controllo dei media che aveva, Berlusconi è rimasto sostanzialmente in un sistema bipolare che in seguito è diventato perfino tripolare, questo mentre il secondo partito in Russia ha il 17% e il primo il 58%. Capisco che ti piace la Russia e che magari la legislazione russa tuteli certi tuoi problemi specifici, altrimenti suppongo non ci saresti andato a vivere, ma dipingerla come una democrazia matura a questo punto è veramente avere il prosciutto sugli occhi. Putin ha usato un trucchetto legale per restare abbarbicato alla poltrona tanto a lungo, certo, ma sta di fatto che avere la stessa persona al potere per sedici anni praticamente ininterrottamente con maggioranze di quel tipo lì è assurdo in un sistema democratico occidentale, un’anomalia totale. in Italia è successo ai tempi di Mussolini; prima è successo ai tempi di Giolitti che non a caso fu detto da molti autore di una “dittatura parlamentare”.
Sulla questione gay, se ce ne fosse bisogno, ti ha risposto un altro commentatore poco prima di me. Guarda che quella legge lì è una roba scandalosa per come è impostata; al di là del fatto che parliamo di gay, quella è una legge che viola il diritto essenziale di manifestare la propria opinione.
Da noi, in parte comprensibilmente, si sollevano dubbi perfino sulla legittimità di vietare l’hate speech, nel nome della libertà di manifestazione. Si tratta di un principio cardine della democrazia che le minoranze non al governo possano organizzarsi e fare attivismo politico per costruire consenso e prepararsi a governare; in Russia c’è almeno una minoranza discriminata cui è proibito anche solo esprimere le proprie istanze.
Peraltro la recente divertentissima disavventura di Salvini fa capire meglio una cosa che alla fine già sappiamo: che non sono solo i gay a dover guardare ogni parola che dicono, in Russia, puoi essere fermato dalla polizia semplicemente per aver fatto una foto con un cartello di un metro per un metro in un’altra lingua…

24 11 2016
hronir

Lupesio, nel caso, fai sapere —in qualche modo…

25 11 2016
Lupesio

A Li: poco prima delle elezioni, negli USA, era uscito uno scoop su Trump che sarebbe stato beccato in flagrante “sessismo”: in pratica era un video di dodici anni prima in cui parlava con un tizio in un camper di una donna che aveva cercato invano di portarsi a letto. Questo era presentato come scandalo. Ora, a quanto pare, ciò non è bastato ad impedire che Trump diventasse presidente, però quello che è interessante è che è stato usato come arma contro di lui: quindi a quanto pare, nella nostra società molti non accettano che un uomo pensi ogni tanto alla topa. Per carità, per evitare equivoci, non voglio dire certo che l’omofobia non esista e non sia un problema: io ho vissuto ad Amsterdam per quattro anni, dove è pieno di locali gay, dove c’è il matrimonio gay da tempo, e se vedo due uomini che si baciano non ci trovo niente di strano. Eppure anche lì ho visto colleghi gay che fingevano di essere eterosessuali, e come la cosa era venuta fuori tramite dicerie, battutine, sorrisini sarcastici e roba del genere, che francamente mi davano anche fastidio. Però, se pure ad un livello minore, esiste anche l’eterofobia: non esistono solo i termini ingiuriosi come “frocio”, “finocchio”, ma anche come “troia”, “puttana”, “sgualdrina” e come “maiale” o “porco”. Per cui, mi rifiuto di considerare l’omofobia come un concetto a sé stante, ma essa è un caso particolare di sessuofobia, intesa come odio verso le persone che fanno sesso per puro piacere; bisogna dire che lo si fa per avere figli, perché si è innamorati, insomma bisogna trovare una ragione; tanto è vero che quando si parla di diritti dei gay si parla di coppiette romantiche da romanzo a cui viene negato di esprimere i loro sentimenti. In realtà un gay è una persona che semplicemente è attratta sessualmente da persone dello stesso sesso: può essere un romantico, avere una vita promiscua, o quello che vuole. Perché dover giustificare la propria omosessualità in nome di una morale romantica? Finché non si va dritti al cuore del problema della sessuofobia, non si ottiene niente; magari i gay entrano nel “salotto buono” – e in molti casi ci sono fortunatamente entrati – ed avranno gli stessi diritti e doveri degli etero. Ma appunto, anche gli stessi doveri, che secondo me nessuno dovrebbe avere. Mica ci sono solo benedizione, diritti e libertà.

26 11 2016
lostranoanello

Tu ti lamenti di essere “costretto” ad essere un romantico. Un gay è costretto ad essere una puttana, ma non finisce lì, perché se si rifiuta di fare la puttana gli danno addosso perché non sta nel ruolo, ma se fa la puttana gli danno comunque addosso perché fa la puttana. E sto solo sfiorando il problema specifico dell’omofobia, qui, che magari si risolvesse tutto in una ripartizione dei ruoli per cui l’etero deve essere per forza romantico (che peraltro non è vero) e il gay deve essere per forza libertino (che peraltro è ingiusto). Il problema è molto più profondo, molto più complesso e molto più totalizzante; sono generalmente aperto a fare confronti ragionevoli anche fra situazioni radicalmente diverse, ma non esiste una cosa che possa essere chiamata “eterofobia” e che si declini in maniera in alcun modo paragonabile all’omofobia (fatte salve solo certe lesbofeministe completamente svitate, e parliamo di una su un milione tipo); e un pride non è “urlare che ti piace il cazzo”; è semplicemente dire che esisti in una società che nega che tu esista.
Se vuoi manifestare in favore della poligamia fallo pure, nessuno te lo vieterà di sicuro qui in Europa. Forse non te lo vieteranno neanche in Russia, anche se non ci scommetterei. Ma resta il fatto che impedire agli omosessuali di manifestare significa ridurre al silenzio una parte sociale, è come vietare le manifestazioni dei lavoratori, vietare i sindacati, o le associazioni dei consumatori o quelle in difesa dell’ambiente e degli animali. Una cosa gravissima, e sono sorpresa che tu sembri non coglierne l’enormità nell’ottica della società aperta. Ancora più sorpreso sono del fatto che tu non capisca che la libertà di manifestare per un omosessuale corrisponde sostanzialmente al diritto di esistere.

27 11 2016
Lupesio

Le costrizioni sono di due tipi: quella a cui è sottoposta una persona sposata (nella maggior parte dei casi eterosessuale) si sostanzia in leggi, alimenti, divorzi e separazioni con addebito, che comportano sanzioni sulla base di come uno conduce la propria vita sessuale; per quanto riguarda un gay, in tutti i paesi europei, Russia compresa, le costrizioni dipendono dallo stigma sociale, che è giusto combattere. Questo è l’argomento principale contro la legge vigente in Russia, che non impedisce agli omosessuali di manifestare, lo impedisce a tutti, e lo fa limitatamente al fatto che i minori siano presenti; è una legge del menga, sono d’accordo con te: io ho un figlio di tre anni, che una volta raggiunto lo sviluppo sessuale potrebbe anche essere gay, e non voglio che si senta una persona di serie B. Certo, io non lo farò sentire tale e gli dirò che l’omosessualità è una delle possibili varianti del comportamento sessuale dell’individuo, ma una legge del genere gli nega un’informazione a livello pubblico. Io stesso ho detto che l'”eterofobia” non può essere paragonata all’omofobia come impatto, però le femministe svitate non sono una su un milione. Viviamo in un paese in cui si grida all’emergenza “femminicidio” parlandone come se fosse un genocidio, in cui si parla della “violenza degli uomini sulle donne”, non della violenza domestica, come se tutti gli uomini etero dovessero giustificarsi per essere tali, per cui la giusta reazione contro la discriminazione verso donne e gay sta prendendo, nel discorso comune e socialmente accettato, la forma di una misandria neanche troppo nascosta; francamente, questo a me fa girare i coglioni: non sono fiero né di essere maschio né eterosessuale, come non sono fiero di esesre nato di lunedì, ma neanche me ne vergogno. Questo, in Russia, non lo subisco; qui il femminismo è quasi assente, mentre ci sono donne in carriera, donne manager, ma anche donne operaie, donne soldato, etc: la parità dei sessi è anche questo.
Anche il fatto che usi i termini “libertino” e “puttana” come se fossero intercambiabili, secondo me, denota il fatto che tu hai interiorizzato in parte una morale sessuale autoritaria: il libertino è quello che fa quello che gli pare, è paragonabile a te che mangi verdure e carne come e quando ti pare perché ti piacciono e ti opponi ad un’etica che limiti l’esercizio della tua visione estetica; la puttana, al contrario, è più paragonabile alla persona romantica o alla moglie cattolicissima, che subordina il godimento sessuale, che da godimento si trasforma in sacrificio, a qualcos’altro (soldi, volontà di compiacere il partner, volontà di compiacere Dio, etc.). Il romanticismo, i rapporti stabili, etc, vanno bene, purché siano una scelta veramente libera.
Infine, quello che vorrei sottolineare è che anche se dire che la singola legge vigente in Russia è una cazzata è sacrosanto (io ho avuto modo di parlarne con russi, e non è che hanno dato di matto o hanno minacciato di chiamare la polizia, anche perché affrontare questo argomento di fronte a adulti non è reato)

27 11 2016
Lupesio

Aggiungo che utilizzare singoli aspetti di maggiore avanzamento di un paese nei confronti dell’altro per giustificare una propaganda di guerra è una cosa che combatto. Sono state fatte guerre ufficialmente per portare la democrazia in paesi come l’Iraq, e in effetti, così ad occhio, vivere in un paese in cui posso scrivere ciò che penso su questo blog senza che mi venga a prendere la polizia a casa è meglio che non vivere sotto Saddam Hussein, ma con quali risultati? Ora l’Iraq è controllato da una dittatura ben più feroce di quella di Saddam Hussein, dove rischi la morte per esserti mangiato un’insalata durante il Ramadan in casa; per cui si deve fare un’altra guerra per sconfiggere i terroristi. L’esito probabile è che i loro abitanti fuggiranno da lì, venendo in Europa già comprensibilmente incazzati in partenza, e allora ci saranno altri attentati terroristici; Trump ha vinto le eleezioni promettendo che avrebbe impedito ai musulmani di entrare, insultando parte della popolazione americana.
Ora, non è da oggi che europei e americani si vantano dei loro diritti civili, delle loro libertà, etc. ma lo facevano anche al tempo delle leggi razziali negli USA, lo facevano anche al tempo in cui in varî paesi europei era reato avere rapporti omosessuali (in Irlanda dal 1993, cioè da dopo il trattato di Maastricht e da dopo che in Russia tale reato era stato abolito); in Gran Bretagna esiste un diritto separato per i musulmani, per dire. Ora, io non ho mai visto la Russia puntare il ditino contro gli USA perché hanno la pena di morte, o perché hanno la più alta percentuale di detenuti al mondo (il che significa che o è il posto con la maggior percentuale di delinquenti o con le leggi più oppressive del pianeta oppure una combinazione delle due cose). Mi è capitato in Russia di conoscere gente che aveva origini zingare: secondo te, nell’Italia di oggi, con tutta l’omofobia che c’è (e c’è, non lo discuto), uno si vergogna più a dire che è gay o che è zingaro?
Per cui, sulla legge in generale sarei anche d’accordo con te, ma non sono d’accordo con questa distinzione manichea tra paesi avanzati e arretrati e soprattutto con l’usarla per giustificare una politica aggressiva, che oltre ad essere sbagliato è anche pericoloso per gli stessi europei: utilizzare i diritti civili per depredare e dividere i paesi arabi può funzionare, dal momento che sono già divisi tra loro e abituati a prenderle da tutti. La Russia non vuole finire come l’Iraq o la Libia, nessuno vorrebbe farlo, e se tiri i petardi tra le palle di un orso, prima o poi questo ti prende a zampate. Meglio sarebbe cercare un dialogo costruttivo con un paese che alla fine ha dato i suoi contributi alla cultura occidentale, cercando i punti di unione e lasciando che ogni paese progredisca a livello civile secondo i suoi tempi; questa legge è nata in un clima di isteria per i minori, dovuta al calo demografico allarmante che la Russia ha avuto nell’era Eltsin. Probabilmente si renderanno conto che è una cazzata e la toglieranno, ma continueranno a rivendicare il diritto di fare le loro cazzate nel loro paese, così come europei e americani ne hanno fatte (e spesso grosse) nei loro.

28 11 2016
lostranoanello

Stai portando il discorso ben lontano da dove si era originato e, per quanto possa essere interessante, non ho in questo momento energie per seguirlo fin lì.
Riconosco che quando si tratta con paesi ad alto contenuto di omofobia i problemi sono molteplici e l’approccio “duro e puro”, quello “giusto”, può non funzionare. Sono anche perfettamente, e tristemente, consapevole di come i diritti civili in generale e quelli di noi LGBT in particolare siano il più delle volte un pezzo sulla scacchiera del controllo globale; un pezzo in genere sacrificabile.
Per fortuna io non sono un diplomatico, infatti, perché io non sarei in grado di “dialogare” e cercare il compromesso e il punto in comune, per esempio, con un “moderato” musulmano che mi riconosce il diritto di vivere ma non di essere quello che sono… nonostante probabilmente al livello politico quella sia l’unica strada da percorrere; la politica è fatta di compromessi, a volte disgustosi. Io mi ci posso sporcare solo fino ad un certo punto, dopo devo lasciare il lavoro ad altri.

Io ho scritto nell’articolo un’altra cosa, ho scritto semplicemente che Putin è un nazionalista vecchio stampo che porta avanti un’idea del suo paese come potenza imperiale, o se preferisci metterlo fra virgolette “imperiale”; un paese che non vuole chiudere le frontiere e basta, le vuole espandere e le ha già espanse. E, no, non lo ritengo una brava persona né uno stimabile moderato. Mi spiace.

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