Alcuni chiarimenti sul fondamentalismo religioso italiano

25 01 2016

Spesso leggo, da parte di chi critica i fondamentalisti religiosi che fanno capo a Sentinelle in Piedi e Manif Pour Tous, una serie di argomenti che hanno significato se esposti a gente esterna al movimento stesso, ma che scivolano completamente addosso ai diretti interessati. Non dico che tali critiche non vadano usate, anzi, sono assolutamente valide in linea generale. Ma bisogna capire perché per loro non funzionano, perché serve a capire come pensano. Quindi chiariamo alcuni assunti silenziosi, o a volte anche non silenziosi, di questo movimento che oggi “difende la famiglia”. Cominciamo da quello più importante:

Non è un movimento in difesa delle famiglie, ma “Della Famiglia”.

Il popolo del family day non ha mai fatto nessuna battaglia politica per portare beneficio concreto alle famiglie, tradizionali o non tradizionali che siano. Nel 2007 fecero “la mossa” di raccogliere le firme per una proposta di aiuto alle famiglie, che di fatto però era una vera cazzata e cadde nel vuoto, perché lo scopo dell’evento non era l’aiuto alle famiglie, ma la lotta ai DI.CO.
Ma come, penserete; com’è possibile che si disinteressino completamente di politiche della famiglia? E invece è esattamente quello che c’è da aspettarsi. Non sono le famiglie concrete ciò che essi lottano per difendere; oserei dire che non gliene fotte una sega delle singole famiglie, o perfino che essi vanno attivamente contro le famiglie concrete. Lottano per difendere l’idea della Famiglia (con la maiuscola per distinguerla). Ciò che gli preme è esclusivamente questo: preservare un’ideale eterno di Famiglia con certe caratteristiche. Si vede nel loro logo: un padre, una madre, un figlio maschio, una figlia. La simmetria, l’ordine. È solo idea.
È ciò che vogliono difendere, l’idea e nient’altro. E per difendere l’idea platonica, si possono anche ignorare o addirittura affossare deliberatamente le singole, imperfette realtà familiari reali, che di essa sono solo un’imitazione, per di più malriuscita.
Può sembrare assurdo un simile baccano per difendere una vuota immagine astratta, tanto più alla luce del fatto che l’idea di famiglia di cui parlano in realtà è vecchia di non più di qualche decennio, altro che eterna e divina. Ma è così che ragionano i platonici, e come disse Nietzsche, il Cristianesimo è platonismo “per il popolo”. Il che ci porta a comprendere il punto successivo:

Il movimento non è interessato a “vincere” la battaglia.

Ok, il movimento favoleggia di vincere la crociata e di portarci tutti in un nuovo medioevo. Ma favoleggiare qualcosa non significa che poi ce lo si ponga come obbiettivo concreto; non possono “vincere”, e lo sanno benissimo. Ma è la lotta che li galvanizza, e perfino un certo masochistico desiderio di perderla, la lotta.
Il paragone migliore che mi viene in mente è, non me ne vogliano i miei concittadini, con i tifosi del Catanzaro. Il Catanzaro è stata una grande squadra di calcio, che giocava in serie A. Molto, molto tempo fa. Oggi è una squadretta di serie C2 che festeggia quando passa in C1. Ma aveste un’idea di quanti sono i suoi tifosi!
Ma perché tifare con tanta passione per una squadra che obbiettivamente dà così poche soddisfazioni?
Per la gloria. Solo per la gloria. Il concetto è quello del “molti nemici, molto onore”: tifare per una causa persa attribuisce al proprio ego un certo qual senso di grandiosità.
Io mi scoccio sempre parecchio ai Pride, eviterei di andarci, potendo; ci vado per dovere, perché è una lotta che mi riguarda … ma essenzialmente io mi eviterei di lottare e, se potessi avere ciò di cui ho bisogno senza sforzo, lo preferirei. Per questo ho bisogno di successi come l’aria, è per i successi che mi batto, sono la mia ragione. E una volta avutili, potrei fermarmi. Il cattofascista, che ha il prototipo nel forzanuovista, ragiona diversamente: è proprio la lotta che lo eccita, e si è scelto la squadra perdente proprio perché quando tanto perdi sempre, ti puoi concentrare di più sul brivido della lotta.
Come un tifoso, alla fine non saprebbe che farsene se vincesse davvero; ricordate che per alcuni anni la Ferrari fece delle macchine così straordinarie che vinceva praticamente in tutti i circuiti di formula uno? In quel periodo la trovai noiosissima e smisi di seguire quello sport, e come me fecero tanti altri. Quante emozioni, invece, quando la McLaren ci teneva testa! Che scossa di rabbia, quando alla fine ci ha pure battuti, e di parecchio!
Io mi rompo i coglioni a fare le manifestazioni per i miei diritti; vorrei averli e basta, come tutti gli altri. Il fondamentalista cattolico invece lotta per la lotta, e se vincesse si spomperebbe come uno pneumatico bucato.
Se cercate una metafora più colta, un noto attivista gay italiano che ho avuto l’onore di conoscere (cui darò credito se me lo domanderà), ha paragonato la battaglia dei fondamentalisti a quella degli ebrei di Masada.
Si racconta che piuttosto che consegnare la città, essi si fossero suicidati ammazzandosi tutti a vicenda. Fino all’ultimo uomo, bambini inclusi.
Quanto onore.
Chissà se i bambini erano d’accordo.

I fondamentalisti della Famiglia non danno alcun valore alla coerenza.

Alessandra Mussolini, col marito che ha vissuto quella roba lì. Maurizio Gasparri con le sue ben note abitudini notturne. Formigoni col suo coinquilino. Il divorziato e risposato Adinolfi. Sgarbi: basta il nome. A suo tempo, perfino Berlusconi! Questi membri eccellenti del popolo del family day nel 2007. Ci rendiamo conto?! Impresentabili, non è vero? Offensivo che pontifichino di famiglia, incoerente, buffonesco!
Sì, per noi. Per loro no. Ricordate cosa abbiamo detto prima? Non è una lotta per le famiglie reali, è una lotta per La Famiglia. Un’idea, una divinità. È perfettamente normale che le famiglie reali facciano schifo, o addirittura che ci si presenti gente che una famiglia non ce l’ha, vuoi perché omosessuale o perché puttaniere o perché, come tanti altri, un matrimonio l’ha avuto ma è naufragato. Ma queste non sono l’idea di Famiglia, l’idea di Famiglia è pura ed eterna. Non ci viene chiesto di eguagliarla, perché è impossibile! Ci viene solo chiesto di riconoscerne la divinità. È tipicamente cattolico, come modo di pensare: non importa peccare o non peccare, ciò che conta è confessarsi, ovvero fare il gesto di sottomissione alla Chiesa.
Mi spingo a dire questo: per il fondamentalista cattolico, se hai una famiglia sfasciata, o sei gay o puttaniere, e vai comunque al family day, è meglio! Tanto di più vale il tuo gesto di sottomissione!
Ancora una volta: per noi il fatto che le famiglie siano tante imperfette e problematiche ci pone la questione delle alternative cui si possa accedere, e ci fa legittimamente dubitare di questa santità e di questa perfezione attribuita al concetto di famiglia. Per loro è solo la conferma ulteriore che la Famiglia, come idea,  è perfetta. Il confronto con lo schifo che vediamo nella realtà la fa solo splendere di più per contrasto.
Un riassunto efficace del loro punto di vista è nella seguente disuguaglianza:

Idea > Fatti

Non hanno nessuna posta in gioco concreta in questa battaglia.

Facciamo un altro confronto. Dunque, se non passa il ddl Cirinnà, per me sorgono alcuni problemi. Nel senso, potrei sperare che più in là passi un progetto anche migliore, e verosimilmente accadrà, e per ora posso aspettare; ma posso correre il rischio di arrivare un giorno a ritrovarmi legato lavorativamente, e forse anche emotivamente, ad un paese in cui non potrei vedere tutelata la mia relazione, e nemmeno avere dei figli, se un giorno dovessi desiderarne (come spesso accade raggiunta una certa età)?
Questi sono problemi cui è meglio pensare in anticipo. Se i miei diritti non mi vengono concessi, io faccio meglio a iniziare a pensare già da ora di lasciare l’Italia, definitivamente stavolta. Un bel problema. Forse non il più grosso problema del mondo, ma è un problema concreto; e io sono un ricercatore, una persona fortunatamente molto sveglia, con un’ottima conoscenza dell’Inglese e un CV abbastanza appetitoso. Se fossi un povero operaio cassaintegrato con la licenza media, che farei?
Questi sono i problemi della comunità LGBT. Sono grossi? Sono piccoli? Non importa l’entità, per ora: sicuramente ci sono problemi e sono reali.
Se invece il ddl Cirinnà passa, che problemi concreti dovranno affrontare i suoi oppositori, che tanto ci si affannano contro?
Nessuno. Neanche minimo. È obbiettivo e indiscutibile che la loro vita non cambierebbe di una virgola.
Questa è la ragione per cui si formula contro di loro l’argomento, valido, “ma a te che ti cambia se i gay si sposano?”; perché la risposta non può che essere “niente”.
Ma ancora una volta, ricordiamo la disuguaglianza:

Idea > Fatti

Di fatto non gli cambia niente. Ma se immaginaste quali spettri mostruosi si agitano nella loro mente, capireste, anche se non giustifichereste ovviamente, ogni cosa che fanno. Nella loro testa si sta violando un’idea sacra, e le idee sono più importanti dei fatti, teniamolo sempre presente.

Sono spinti dal narcisismo

Questo argomento lo conosco molto bene, perché sono stato adolescente. E ora non lo sono più. E mi ricordo com’era esserlo. Sono tre cose che è abbastanza raro trovare tutte insieme nella stessa persona.
Voi pensate, lettori miei, specialmente LGBT, che la cosa peggiore che possiamo fare ad un omofobo sia isolarlo, farlo sentire escluso e non accettato. Lo pensate perché è quello che hanno fatto a voi, perché vi hanno escluso contro la vostra volontà. Ma non è quello che sente un fondamentalista religioso, almeno non qui in occidente.
Pensate a come eravate da adolescenti. Vi ribellavate, giusto? Sì, lo facevate, lo fanno tutti gli adolescenti . Ma che cos’è la ribellione adolescenziale? Pensiamoci un attimo, pensiamo al caso classico: i genitori ti dicono “che brutti i piercing”. Immediatamente senti una voglia strana di mettere il piercing. A che serve? Solo ed esclusivamente a dire ai genitori “io non ti appartengo, non sono un prolungamento di te, ma un’entità autonoma!”; insomma serve a costruire un’identità propria. La verità, però,  è che fare esattamente il contrario di quello che ti dicono i genitori è ancora una forma di dipendenza da loro. Non hai un’identità, se fai così, sei solo uno che si sta sforzando di averla. E infatti appena sarai con i tuoi amici, farai quasi tutto quello che fanno loro: mentre coi genitori sei un ribelle, col “branco” dei tuoi pari sarai plastilina.
Questo può accadere anche al contrario: nel mio caso personale, non sentivo ribellione verso i genitori. Mi premeva molto, al contrario, distinguermi dai miei coetanei … ma nel fare ciò, mi appiattivo dall’altro lato, sui miei genitori. Questo, signori, è il narcisismo degli adolescenti, persone che ancora non hanno un’identità propria, e allora si puntellano attraverso il meccanismo dicotomico della ribellione/omologazione. Ribellarsi da un lato per affermare in negativo “io non sono un semplice prolungamento di un’altra entità”, appiattirsi dall’altro, perché di fatto ancora non hai niente di preciso da affermare in positivo. Le due cose vanno sempre insieme. E si chiamano “narcisismo”.
L’affermare la differenza fra sé è il prossimo è un momento essenziale nella costruzione dell’identità, ma nell’adulto non può essere il narcisismo l’unica funzione a sostenere in piedi un’identità, così com’è nell’adolescente. Dall’adulto ci si aspetta che superi il narcisismo e diventi sé stesso, ovvero una persona che sa cosa vuole e vuole essere come individuo,  e non ragiona in termini di ribellione/omologazione.
Ora leggete un po’ di articoli dei siti dei fondamentalisti. “Noi non ci omologhiamo”, “noi ci ribelliamo”, “noi siamo contro il politicamente corretto”, “noi siamo gli ultimi difensori della verità e non ci piegheremo”… E frattanto vanno lì in manifestazione, vestiti tutti con le stesse magliette, a dire le stesse cose, a ripetere gli stessi slogan, a informarsi sempre sugli stessi siti senza neanche un’esitazione, bevendosi anche le peggiori bufale senza l’ombra del pensiero critico. L’unico modo per questi tizi di mandare il messaggio in maniera più chiara sarebbe stato dirlo esplicitamente: “siamo ancora in fase di ribellione adolescenziale”.

Guardate per esempio l’immagine qui sotto.
Termini come “cultura dominante” e “ideologia dominante” sono ovunque negli scritti degli integralisti cattolici e in generale dei militanti d’estrema destra. Essi sottolineano l’orgoglio narcisistico che provano nel sentirsi “ribelli”.
Ovviamente il commento in questione non ha senso; il ruolo dell’intellettuale non è farsi il figo atteggiandosi a controcorrente, non è fare il bastian contrario né l’omologato, non è né ribellarsi né sottometters; il compito dell’intellettuale è semplicemente stare dalla parte giusta, come dovrebbero fare tutti; ma un narcisista non può mai evitare di vantarsi del proprio essere, o piuttosto sentirsi, unico e speciale, e stare dalla parte giusta non rende speciali quanto stare da quella ribbbelle.

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E posso conceder loro che effettivamente si sono schierati dalla parte che perde, dalla parte antistorica, e che questo indubbiamente il mette in conflitto con tutta una serie di autorità, in particolare con quelle scientifiche. Ma è anche un gesto di sottomissione assoluta a tutta un’altra serie di autorità, molto più severe e cattive (la lobby cattolica). In questa ribellione non c’è niente della grandiosità e dell’eroismo che essi ci vedono: non sono eroici e grandiosi più del ragazzino che si mette il piercing per sentirsi unico e speciale, ben sapendo che in realtà c’è un oceano di ragazzini che mettono il piercing, e sono tutti mediamente instupiditi dagli ormoni. Si “ribellano” a tutte le autorità scientifiche del pianeta, accusano di corruzione e idiozia intellettuali di rilevanza mondiale, tacciano di incompetenti i più grandi giuristi del paese e danno di barbari a nazioni come la Francia o la Gran Bretagna… e poi sbavano come lumache davanti a quei quattro mentecatti che salgono sul palco al family day, a commedianti sfacciati come Adinolfi e a quell’altro grande attore di Putin e alle sue leggi anti-gay. Uno che si comporta così non è un eroe ribelle come gli piace sentirsi, è solo un babbeo con la maturità emotiva di un tredicenne e probabilmente gli stessi calli alla mano destra.
Certo, isolare questi babbei è spesso necessario: i narcisisti sono persone che generalmente fanno danni finché non le hai estromesse dalla tua vita, con le buone o con le cattive. Ma non pensiate che il fatto di metterli in minoranza, farli sentire strani o pazzoidi possa scalfirli in senso psicologico: insistere su questo aspetto, anzi, porta a un’iperattivazione della funzione narcisistica. Il meccanismo di difesa che si attiva è il seguente “mi insultano, mi isolano e mi odiano, proprio perché sanno che io ho ragione e loro torto”.
Se si vuol dire qualcosa che abbia effetto su uno che ha un meccanismo di difesa di questo tipo, bisogna agire in altro modo. Pensate a qual è la cosa che vi dava più fastidio quando eravate adolescenti e giocavate a fare i “ribbbelli”; quella che vi faceva imbufalire. Sì, quella lì, sapete tutti qual è. Quella è la cosa che manda fuori dai gangheri anche i fondamentalisti religiosi, perché ferisce il loro narcisismo.

 

Ricapitoliamo, dunque, quali argomenti non ha senso usare con loro, anche se sono di per sé stessi assolutamente validi:

“Sei bugiardo: dici di difendere la famiglia, ma in realtà per la famiglia non fai niente”.

“Sei incoerente: manifesti a favore della famiglia quando tuo marito sfrutta la prostituzione minorile”.

“Ma perché ce l’hai contro le unioni civili/matrimonio gay? A te non toglie niente!”

“Ma guarda che sei rimasto l’unico fesso a pensarla così, tutto il mondo civile si sta adeguando ormai”.

 

Quali saranno invece gli argomenti che funzionano?

Be’… divertitevi a scoprirlo da soli!

 

Ossequi

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15 responses

29 01 2016
Lupesio

Alla fine è la lotta tra materialismo e idealismo. Da un punto di vista materialistico, atomi e molecole possono benissimo combinarsi dando luogo ad un gay, visto che ciò viene osservato, e visto che gli interessi della minoranza gay non ledono quelli della maggioranza etero, la scelta più razionale è affermare anche i primi.
Per l’idealista, invece, è la materia e le leggi di natura che devono seguire l’idea, e per questo motivo gli idealisti o vivono al di fuori della realtà o subiscono cocenti delusioni: per cui le leggi della natura da leggi scientifiche mal comprese diventano leggi morali. Sarebbe come abbaiare ad un palloncino gonfiato ad elio, perché si pensa che stia violando la legge di gravità, spostandosi verso l’alto con velocità costante anziché cadere di moto accelerato e ciò non fosse “giusto”; ovviamente sarebbe ottusità nel non cogliere anche altre forze come quella di Archimede e la resistenza viscosa dell’aria.

29 01 2016
lostranoanello

Esattamente, o se preferisci, una battaglia fra essenzialismo e nominalismo; o ancora meglio: una battaglia fra essenzialismo e concettualismo.
L’idealismo, in questo caso, diventa un’ideologia molto perversa, perché calpesta completamente la realtà invece che apprendere da essa. L’identità fra razionale e reale, di per sé, non sarebbe necessariamente così perversa da dover negare la realtà. In questo caso però lo diventa.

31 01 2016
Alexiel

Questo articolo è oro.

31 01 2016
lostranoanello

Grazie 😉

18 02 2016
Luca

Ho letto con interesse il tuo articolo, e quel che scrivi corridponde abbastanza fedelmente alla realtà che percepisco, in effetti vedo la stragrande maggioranza di chi si oppone all’espansione dei diritti a tutte le sfumature di questa società mossi più dalla mera stupidità che dal ragionato valore dei concetti che forse inconsciamente si ritrovano a difendere, concetti in gran parte condivisibili, o almeno ai quali non riesco a dare uno scacco mentale forse per mio limite e che dunque mi ritrovo a difendere a mia volta di quando in quando e non certo per lo spirito suicida che descrivi nell’articolo.
Quando ad esempio sento parlare di compravendita di esseri umani per quanto chi esprima il concetto sia incoerente puttaniere o semplicemente un cretino per mille altri motivi non mi sento di dargli torto, perché nella concretezza dei fatti è questo ciò che avviene, ed agevolare questo processo per quanto sia moderno ed economicamente conveniente a me sembra comunque una mostruosità, con buona pace di chi possa pensare che il proprio diritto venga prima di quello altrui, certo con i dovuti distinguo mi si potrebbe obbiettare che siamo tutti in vendita al giusto prezzo e che la vita stessa è sempre stata la prevaricazione del più forte sul più debole ma ribadisco che a me sembra una mostruosità.
L’incremento dei diritti da una parte spesso significa la contrazione degli stessi da un’altra, è una coperta sempre troppo corta, e come sotto il punto di vista economico se concediamo la reversibilità della pensione da una parte com’è naturale che sia essendo le risorse qualcosa di finito avremo forzatamente da trovare questi soldi da un’altra parte, che non devono per forza essere le agevolazioni alla famiglia od il costo dei contributi o la benzina ma andrà comunque ad incrementare la spesa pubblica.

18 02 2016
lostranoanello

Sull’utero in affitto ho scritto qui:
https://lostranoanello.wordpress.com/2015/12/04/per-lutero-in-affitto/
In generale la storia della compravendita di esseri umani alle coppie gay non si applica proprio, visto che l’unico posto dove i gay possano accedervi sono gli USA, dove solo donne benestanti e già madri possono offrire la gestazione per altri. Quindi in realtà la storia dei gay che strappano i bambini dalle braccia di mamme povere e disperate è una bufala al 100%.
Ma anche se volessimo discutere delle coppie eterosessuali che lo vanno a fare in India o in Russia, tutta l’argomentazione sulla “mercificazione dei corpi” risulta costruita su una prospettiva marxista pervertita.
I marxisti sostengono, più o meno a ragione, che libertà e diritti individuali contino poco se non sono garantiti diritti e libertà sociali. Insomma, dicono loro, una persona povera non è libera perché vittima della necessità economica. Dunque una donna povera non potrà “scegliere” di affittare l’utero, ma ci sarà costretta dalla povertà.
Soluzione? La rivoluzione, così non esisteranno più i poveri e nessuno sarà più costretto a fare niente.
Magari non è condivisibile, ma ha senso.
Cosa dicono invece i marxisti borghesucci della domenica di oggi?
“Proibiamogli di affittare l’utero!”
Il che ovviamente non risolve un accidenti di niente. La donna che sceglie l’utero in affitto per necessità economica lo fa perché ha valutato che fra tutte le cose spiacevoli era la meno spiacevole. Magari l’alternativa era prostituirsi, o qualche lavoro spezzaschiena. Quindi proibirle l’utero in affitto in nessun modo migliora la sua vita, la peggiora e basta. Il problema, direbbe un marxista autentico e non uno di questi intellettuali d’oggi e idioti di domani col culo al caldo, è che la povertà rende prigionieri, e allora bisogna impedire la povertà per rendere liberi. I nostri salottieri pseudofemministi vietano di affittare l’utero e si sentono la coscienza a posto, hanno “impedito il mercimonio”. Dimenticano volutamente che fin quando una donna è morta di fame dovrà sempre mercificare e umiliare sé stessa per sopravvivere. E alla peggio, non ce la farà nemmeno e non sopravvivrà.

19 02 2016
Luca

Ho appena finito di leggere il tuo articolo sull'”utero in affitto” ed a dire il vero ho notato che oltre ad accennare al fatto che sono le coppie eterosessuali a servirsene nella quasi totalità dei casi data la legge attuale non ti spingi in ipotesi su quelle che potrebbero essere le prospettive future nel caso una persona riconoscesse come figlio naturale il frutto di una compravendita ed il proprio compagno/compagna lo potesse in ogni caso riconoscere come proprio, per carità, tutto può andar bene o male anche nel caso di “genitori” ererosessuali ma nel caso specifico sono convinto che il mondo brutto e cattivo che c’è la fuori mostrerebbe il suo lato peggiore ed a dire il vero non credo ce ne sia il bisogno.
Nel tuo articolo parli del diritto alla genitorialità che al contrario tuo io non credo affatto che esista, come non esiste il diritto a girare nudi per le piazze per intenderci, perché dove comincia il mio diritto finisce inevitabilmente quello altrui ed io ritengo che il mio diritto a non essere comprato o venduto sia più forte del tuo di essere genitore o del diritto di quella baldracca di mia madre di vendermi, se è vero che i figli non sono oggetto di diritto ma soggetti di diritto, e questo in ogni caso e per ogni tipologia di coppia umanamente concepibile.
Ovviamente questo è solo il mio punto di vista, e non pretendo sia condiviso, specie da quelli che si affannano a salire su qual si voglia pulpito a sproloquiare di moralismi.
Riguardo poi al fatto laterale del potere decisionale di una donna di disporre del proprio corpo come più gli aggrada naturalmente sono daccordo con te ma soltanto fin che è il suo e soltanto il suo, non è nel suo diritto disporre di quello altrui, dunque se vuole fare un lavoro spaccaschiena come il sottoscritto lo può anche fare, se vuole concedere le proprie grazie a chicchessia in cambio di denaro non sarò certo io ad indignarmi di questo.
La povertà esiste, esisteva, esisterà, esisteva anche ai tempi in cui gli schiavi venivano deportati nelle americhe o migliaia di omosessuali finivano nei campi di concentramento senza che nessuno se ne interessasse, le persone non sono oggetti e non vanno trattate come tali (a meno che questo non li ecciti particolarmente).
Ti prego di scusare questo mio ultimo sprazzo retorico ma a volte non trovo altro modo di esprimere le mie idee.

19 02 2016
lostranoanello

Questo è l’altro discorso che viene fatto: “l’oggettificazione del bambino”.
Un artificio retorico, però.
Dicono tanto, i cattolici, che l’utero in affitto oggettifica il bambino, ma perché mai?
Non è vero che viene “venduto”. La vendita comporta l’acquisto, l’acquisto comporta il diritto di proprietà: la coppia che adota il figlio avuto con la gpa possiede il bambino, ovverosia, può farci quello che vuole?
Ovviamente no: il rapporto non è di proprietà, ma di genitorialità, che è ben diverso. Quindi non si compra affatto il bambino, al massimo se proprio vogliamo si compra il diritto di genitorialità, ma il genitore non possiede il bambino.
L’utero in affitto non comporta affatto la “compravendita di esseri umani”, questo è un artificio retorico basato su impressioni superficiali: sono passati di mano dei soldi, è passato di mano un bambino, ma il fatto che un bambino sia passato da certe mani a certe altre mani non equivale a dire che c’è stato un passaggio di proprietà. L’oggetto della compravendite è solo il servizio, la gravidanza.
Per parlare di compravendita di umani ci vuole proprietà degli umani, e questo significa violazione del diritto di umani.
Ora, chi è che vuole negare dei diritti ai bambini nati da maternità surrogata e trattarli come bambini di serie B? Chi è che addirittura ha offeso in maniera INTOLLERABILE i bambini nati da maternità surrogata, definendoli “sintetici”?
Nella risposta sta anche la risposta alla domanda su chi sia che voglia togliere la dignità umana ai bambini, chi li “oggettifica”. Perché finora, a parlare dei bambini come di oggetti, è stata sempre è solo una parte del dibattito…

19 02 2016
Luca

Il tuo discorso fila, anche se acquistare il diritto alla genitorialità è un po’ come l’acquisto di un figlio, certo non ne hai la piena disponibilità come non la si ha di molti beni che acquistiamo ma non volendo perderci in inutili sofismi in fin dei conti il concetto è quello, pur con tutti i limiti del caso, a me sembra seppur in senso lato la “mercificazione” dell’essere umano in questo caso sia non solo ciò che appare ma anche quel che è, non sarà un acquisto ma forse un noleggio a lungo termine, potrebbe rendere meglio l’idea, un comodato d’uso.
Un figlio non è nemmeno un animale d’affezione del quale comunque non si ha la piena disponibilità ma del quale è possibile l’acquisto, “avere” un figlio è quel che è, e pensare a questo come ad una meccanicistica funzione corporale, chiamami romantico ma non ci riesco, nonostante sia in fin dei conti anche questo.

19 02 2016
lostranoanello

Io posso anche, come dicevo nel mio articolo sulla gpa, concedere del romanticismo, ma se il romanticismo poi vuole avere priorità sulla prassi, devo far scendere la gente coi piedi per terra. Trovi poco romantica l’idea di una coppia che accede alla genitorialità con uno scambio di denaro? Potrei farti notare che anche una cura per la fertilità fatta bene può essere un notevole dispendio in termini di danaro, e che anche l’adozione stessa, fra pratiche varie, viene a costare parecchio.
Preferisco invece arrivare al dunque: romanticismo ferito a parte, dove sta il danno effettivo, o la violazione effettiva di un qualche diritto, nella gpa, anche a pagamento?

19 02 2016
Luca

Apprezzo il tuo modo di sviscerare le sfaccettature di questa questione, in ogniuno dei casi che hai elencato c’è scambio di denaro anche se comunque in un caso l’interesse principale è quello del minore ed è un atto altruistico mentre nell’altro si cerca di soddisfare un “bisogno” di una coppia che non riesce a rassegnarsi alla propria infertilità, che sembra comunque un atto egoistico mosso da un capriccio personale, che poi la tecnologia lo permetta è un dato assodato ma di base il non accettare la propria condizione mi rende perplesso, denota a mio avviso una qualcerta mancanza di maturità, la stessa tecnologia permette anche ad anziane di avere figli e magari in un futuro remoto anche agli uomini e non sono certo che per parità di diritti dovremmo permetterlo.
Dunque se permetti, mischiare tutto in un unico calderone per uniformare situazioni e soluzioni probabilmente non è la giusta via.
La prassi è di certo importante ma non è l’unica cosa che conta, come il fatto che coppie eterosessuali ricorrano all’acquisto della genitorialità o di un figlio (come preferisci) non lo rende più giusto o comprensibile dal mio personale punto di vista perché lede il diritto del bambino di non essere scambiato secondo convenienza.

19 02 2016
lostranoanello

No, scusami ma che la prassi non abbia importanza proprio non te lo posso concedere XD
Il desiderio di genitorialità è sano e legittimo. Per molte persone è importante o uno dei più importanti dell’esistenza. Dunque non è che si possano mettere divieti e limiti alla realizzazione di questo desiderio così, sulla base degli umori del momento, di come “ci suona l’idea”. La domanda “quale diritto viene violato” e la domanda centrale, è la tua risposta è una non risposta perché, come abbiamo già definito, il bambino non è ridotto in schiavitù e in generale non è “posseduto” da nessuno. Se c’è un danno al bambino va qualificato e quantificato, non può essere semplicemente “pare brutto”.

19 02 2016
Luca

Dunque secondo te ogni essere umano su questo pianeta dovrebbe avere diritto nel caso li voglia ad avere figli in nome del suo bisogno atavico di prestare cure ed attenzioni ad un cucciolo di essere umano 😏, ti rendi conto di ciò che significa, e nonostante questo mantieni la tua posizione.
Allo stesso modo vuoi che quantifichi e qualifichi il danno che può avere una persona nel momento in cui si rende coscente che i propri genitori hanno affittato la patonza di una tizia che magari neanche ha mai visto per metterlo al mondo, magari in cambio di denaro 😒, non credo che qualcuno sulla faccia della terra possa farlo ma se questo secondo te significa che hai ragione… beh, che dire, probabilmente le nostre posizioni sono troppo lontane per riuscire a trovare un punto d’incontro.

19 02 2016
lostranoanello

“Dunque secondo te ogni essere umano su questo pianeta dovrebbe avere diritto nel caso li voglia ad avere figli in nome del suo bisogno atavico di prestare cure ed attenzioni ad un cucciolo di essere umano”

Se potessimo garantirlo, certo. Cosa ci sarebbe di male? Altro problema è il fatto che non si possa. E altro problema ancora è che lo si voglia proibire anche quando di fatto si può.

“Allo stesso modo vuoi che quantifichi e qualifichi il danno che può avere una persona nel momento in cui si rende coscente che i propri genitori hanno affittato la patonza di una tizia che magari neanche ha mai visto per metterlo al mondo, magari in cambio di denaro”

Certo. Se tale danno esiste, si può provarlo e qualificarlo sicuramente. Quantificarlo? Quello è un po’ più difficile, ma cominciamo col provare che esista.

Certo, se il tuo desiderio è che io ammetta che una cosa è brutta quando non c’è nessuna prova che causi alcun danno, allora il punto di incontro non esiste, perché io mi baso solo su fatti e non su impressioni.
Ma se pensi che un discorso sui fatti sia una cosa che puoi affrontare, a un punto di incontro ci arriviamo sicuro come l’oro.

19 02 2016
Luca

Probabilmente le mie esperienze personali influenzano il mio giudizio ma ritengo che la vita sia fin troppo difficile per andarsela a complicare ulteriormente.
Secondo me sancire come diritto universale quello di poter avere figli con ogni mezzo apre a situazioni assolutamente nuove e non per forza migliori, certo fin che a fare statistica saranno i figli di qualche facoltoso personaggio dello spettacolo forse il problema non si manifesterà.
Poi come mi hai spiegato forse ti baserai sui fatti una volta accaduti, io per ora ho solo le impressioni che ti ho esposto e già so che non ti bastano.

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