Ai senatori “malpancisti”

16 01 2016
E’ sorta una reazione abbastanza indignata, da parte di alcuni, contro i giornalisti di gay.it che hanno pubblicato una lista coi nomi e cognomi dei senatori “malpancisti” che vorrebbero far naufragare la legge sulle unioni civili. L’accusa di aver steso una lista di proscrizione e di usare metodi squadristici (vedi ad es. La Repubblica).
Ora, l’accusa di squadrismo, ovviamente, è sbagliata, perché nessuno di questi senatori avrà un danno alla propria vita peggiore di un’e-mail un po’ intasata per un giorno; i fascisti facevano tutt’altro ed è offensivo anche solo fare il paragone. Per come la vedo io quella di gay.it è solo un’iniziativa informativa, e una giusta nel merito se non nel metodo, perché io devo sapere chi è che vota contro di me in Parlamento.
Vero è, però, che questo tipo di metodi non sono utilizzati molto di frequente nel dibattito politico (intendiamoci, sono utilizzati, ma non di frequente e di solito in forma un po’ diversa). Perché gli LGBT vi fanno ricorso in casi come questo?
Io credo che molti “esterni” non riescano a capire perché i gay hanno questo tipo di reazioni. Al di là del fatto che siano adeguate al raggiungimento dei risultati politici o che non lo siano, sono sicuramente adeguate alle esigenze della comunità omosessuale.
Una volta le storie di omosessuali nei film e nella fiction erano rare ed erano solo storie tragiche… ma rispecchiavano bene quello che accadeva a moltissimi omosessuali. Oggi finalmente le storie gay nella fiction sono più frequenti e meno tragiche, e a volte anche molto positive, e ciò è fantastico. Ma l’effetto collaterale di ciò è questo: che molti eterosessuali finiscono col convincersi che improvvisamente i gay stiano benissimo, che siano ricchi, accettati da tutti, spensierati ed allegri.
Non è così. La vita di molti, probabilmente della maggioranza dei gay italiani è ancora difficile o difficilissima: affrontiamo da piccoli odio, bullismo e discriminazione. Fin dalla più tenera età ci viene detto che siamo diversi, che siamo difettati, che non siamo in grado di provare vero amore, che non possiamo crescere dei figli, che non possiamo avere una vita normale. Dire ai genitori del nostro orientamento sessuale è difficile e spesso doloroso; difficile prevedere come reagiranno e che ripercussioni potrà avere la cosa. Il percorso di accettazione, quando c’è, è lungo e complesso per tutti. E infine, la discriminazione di stato, che completa il quadro di difficoltà in cui siamo calati e non solo: vi appone sopra il sigillo di approvazione. Avevano ragione, quelli che ci dicevano tutte quelle cose orrende, lo stato dà loro ragione!
La vita degli omosessuali in Italia è ancora molto, molto difficile, anche se meno che in passato per fortuna. La questione dei diritti non è dunque una semplice richiesta politica, è anche l’urlo di protesta di chi troppo a lungo è stato schiacciato. Gli eterosessuali non si devono mai chiedere come reagiranno i genitori al loro essere omosessuali, né devono fantasticare di fughe all’estero per potersi costruire una famiglia, né devono porsi il problema di come potrebbero reagire parenti, amici o datori di lavoro sapendo che sono eterosessuali. Tutti questi sono problemi estremamente seri per il loro duplice valore di immediatezza pratica (io se voglio sposarmi non posso, sic et simpliciter) e di peso psicologico.
Dunque questi “malpancisti”, agli occhi di molti eterosessuali colpevoli soltanto di “idee diverse”, in realtà verso noi LGBT sono colpevoli di crearci autentiche difficoltà, autentica sofferenza, autentica discriminazione. Giocano letteralmente sulle nostre vite, danneggiano attivamente e direttamente le nostre vite. Incazzarcisi per noi è davvero il minimo. Se qualcuno dentro di sé in questo momento li stesse odiando, lo capirei, è una reazione brutta ma drammaticamente umana.
Non è un caso che una delle iniziative più apprezzate anche dagli etero per la simpatia e la serenità con cui è stata presentata sia stata quella di Giampietro Belotti, il “nazista dell’Illinois”. Che non ringrazieremo mai abbastanza, e che è etero. Proprio il fatto di essere eterosessuale gli ha permesso di fare una cosa che a noi LGBT viene talvolta difficile: scherzare sulla situazione. I nostri problemi sono seri e tendiamo a prenderli sul serio. Forse non sempre premia strategicamente, ma non si può dire che non sia una reazione normale.
Ribadisco che l’accusa di squadrismo è del tutto campata in aria, lo squadrismo non è quello. Tuttavia posso capire che dall’esterno la reazione molto forte che abbiamo ai pregiudizi omofobici possa non essere immediatamente comprensibile.
Ed è a questo punto che tocca anche un po’ a voi lettori… sì, anche a voi, signori “malpancisti”, fare lo sforzo di capire noi: la discriminazione e la violenza, sia fisica che psicologica, per noi non sono una questione ideologica, ma la realtà sofferta della nostra vita. Le nostre reazioni ad essa non possono che rispecchiare ciò.
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12 responses

16 01 2016
rainbowman56

L’ha ribloggato su Rainbowman56's Blog.

18 01 2016
Lupesio

Premetto che se dovessi votare per adozione delle coppie gay, utero in affitto e unioni civili voterei a favore, ma secondo me la questione andrebbe discussa nel metodo più che nel merito. Sì, i malpancisti provocheranno sofferenze ai gay, ma qualunque parlamentare che scrive un progetto di legge o ne affossa un altro cambia in ogni caso la vita di molti cittadini, migliorandola ad alcuni o peggiorandola ad altri, per cui supponiamo di essere, per così dire un omofobo onesto, e di pensare che i gay non sarebbero idonei a crescere dei figli, che lo stato debba promuovere la famiglia tradizionale invece di riconoscere le unioni gay, etc. Con questo articolo di gay.it avrei visto foto e nomi di senatori PD contrarii ad una legge che non piace neanche a me, per cui per me non sarebbe una gogna: anzi, magari li voterei anche per questo. Del resto riconoscerei a gay.it il fatto di avere degli interessi opposti ai miei e non mi aspetterei che il mio nemico mi faccia vincere, per cui comprenderei benissimo che loro non sono disposti a votare chi va contro i loro interessi. Non c’è gogna, ma solo il mettere i parlamentari di fronte alle proprie responsabilità e rendere chiaro che se ti metti contro qualcuno, quello te la fa pagare: se lo fa utilizzando lo strumento democratico del voto, della critica, del confronto dialettico, non c’è assolutamente niente di scandaloso. E’ come mandare affanculo uno tutti i giorni e stupirti che non ti dice buongiorno.
Però, secondo me, non c’è niente di epocale nelle unioni gay. Prima c’erano i diritti delle donne adultere a non essere considerate criminali, il diritto delle coppie etero a divorziare, il diritto ad abortire; ben vengano ora anche le unioni gay, ma secondo me è sbagliato giustificare questo atteggiamento con le sofferenze dei gay; non c’è niente da giustificare, ma neanche gli attivisti LGBT sono giustificati ad utilizzare metodi che sarebbero inaccettabili in altre battaglie politiche.

18 01 2016
lostranoanello

Sulla questione della legittimità dei mezzi di azione politica mi esprimo essenzialmente qui:
https://lostranoanello.wordpress.com/2015/02/20/il-mezzo-giustifica-i-fini/

Ad ogni modo, i paragoni che hai scelto mi lasciano perplesso. Secondo te non è “epocale”, nel senso, non è un balzo in avanti per la civiltà che una donna adultera non sia considerata criminale?
Molte vite sono state rovinate da una morale sessuale assurdamente repressiva e crudele; una ragazza madre un tempo era una reietta sociale, una gravidanza indesiderata rischiava di imprigionarti per sempre in infernali matrimoni di facciata… non avrebbe tutte le ragioni del mondo una donna adultera, che spesso il marito non se l’era manco scelto, ad incazzarsi per essere trattata come una criminale? Non avrebbe ogni ragione una ragazza madre ad incazzarsi pesantemente con chi vorrebbe considerarla uno scarto della società?

18 01 2016
Lupesio

Conosco l’articolo che hai postato, e lo avevo ben presente. Nella mia concezione etica non esiste alcuna morale sessuale; ovviamente condanno lo stupro, ma non per il sesso, quanto per la violenza. Ma per me non solo le relazioni omosessuali non dovrebbero avere un diverso riconoscimento rispetto a quelle etero, ma la gente dovrebbe essere libera di denudarsi e accoppiarsi nei parchi, così come è libera di mangiarsi un panino in pubblico. Figurati se personalmente posso essere contrario a rendere lecito l’adulterio femminile, anzi sono contento che la legge e la costituzione sono conformi al mio intendimento etico di non vietarlo.
Tuttavia, a pensarci bene, le unioni gay non negano la morale sessuale, anzi la estendono, tanto è vero che esse prevedono l’obbligo di fedeltà, ossia la rinuncia all’autodeterminazione del proprio corpo. Per questo, pur essendo favorevole in questo momento storico, non credo molto nel matrimonio gay, proprio perché non credo molto nel matrimonio o in generale nell’opportunità di tenere un registro di chi si accoppia con chi. Il matrimonio aveva senso prima, quando per una donna era una vergogna avere figli da nubile, era indissolubile e l’uomo aveva parecchi anni di più e passava gran parte della sua vita a zappare i campi, mentre la donna, considerata una minorata mentale, sfornava figli e lavorava in casa, il che non era poco, contando che molti figli morivano in tenera età e gli elettrodomestici non esistevano. Ora che abbiamo uno stato sociale, asili, la mortalità infantile si è ridotta, l’economia non è più basata sull’agricoltura, secondo me il matrimonio non ha senso in generale, neanche per gli etero, e i gay stanno reclamando qualcosa di cui in realtà non hanno neanche bisogno, solo per sancire con una legge il fatto che le relazioni omosessuali hanno la stessa dignità di quelle etero. Il che va bene, purché ci si renda conto della portata simbolica della cosa. E’ un po’ come permettere anche agli ebrei di possedere servi della gleba; si rimuovono le discriminazioni contro gli ebrei, ma al contempo si rimarcano le discriminazioni contro chi è servo della gleba. Per farti un esempio, io sono sposato solo perché mia moglie è extracominutaria, e ciò avrebbe reso più semplice le cose: da quando mi sono sposato guadagno 100 euro di più in busta paga, a spese non solo tue, ma anche di tutti quegli etero che non vogliono sposarsi, oltre che di quelli che sono troppo brutti o goffi per trovare donne disposti a sposarli. Mia nonna è vissuta per tredici anni con una buona pensione di reversibilità e ora ne gode anche mia madre. In compenso, se vivessi in Italia, mia moglie avrebbe il potere di occupare la casa con la scusa del “superiore interesse del minore” e farmi vivere sotto i ponti. Ma tutti questi non dovrebbero essere chiamati diritti, ma privilegi, lo dico contro il mio stesso interesse. Nel caso del matrimonio gay, si andrebbe ad includere i gay che hanno relazioni stabili nell’ambito dei privilegiati e si continuerebbe a discriminare contro gay e etero che non le hanno. Anche questa è una morale sessuale.
No, rimarrà il diritto della donna adultera a non essere considerata criminale, perché non esisterà più l’adulterio, ed esso non esisterà perché non avrà più senso il matrimonio. In realtà, quello che noto, è che spesso il movimento LGBT appoggia gli stereotipi della famiglia borghese per entrare a farne parte, il che è normale. Anche gli stalinisti, in fatto di morale sessuale, potevano essere più puritani dei cattolici, anche perché non avevano un confessore.
Quindi, riassumendo, nel merito io sono favorevole tatticamente al matrimonio gay, ma in un orizzonte temporale più ampio, sono contrario a che lo stato controlli le mutande della gente, e quindi sono contrario al matrimonio sia etero che omosessuale.
Ma non si parla di merito, ma di metodo. Ora, io ti ho detto come la penso, ma è una mia opinione, che almeno in parte converge per caso con la tua, suppongo (essere favorevoli alle unioni gay adesso), ma è inessenziale. Per questo, io insisto e ribadisco che nel metodo le associazioni LGBT. Prendiamo ad esempio gli animalisti, che sia tu che io odiamo; in ogni caso, esistono oggettivamente persone che ritengono contraria al loro sistema etico la sperimentazione animale, e supponiamo che queste persone pubblichino sul loro sito le foto e i nomi dei parlamentari favorevoli alla sperimentazione animale (o di quelli contrarii) e chiedessero un confronto con loro; tu ti scandalizzeresti o troveresti normale che gli animalisti indichino chi votare e chi no? Io la seconda, e mi premunirei di chiedere confronti e di fare domande ai parlamentari sul tema della sperimentazione animale e anch’io dare indicazioni di voto, basate sulle azioni dei parlamentari. Gli animalisti non sarebbero degli squadristi a fare questo; lo sono quando pubblicano non solo i nomi, ma anche gli indirizzi e il luogo di lavoro di ricercatori impegnati nella sperimentazione animale, quando distruggono laboratorii e centri di ricerca, etc. ma se pubblicassero la foto ufficiale, che so, della Cattaneo dicendo di non votarla rientrerebbero nell’ambito di un normale condronto democratico. Pretendere che i parlamentari siano politicamente (vale a dire che rischiano di non essere rieletti) responsabili delle decisioni che prendono è giusto e conforme ad un confronto democratico, anche se la causa fosse stata una cosa che magari non condivido. Sapere come la pensa e soprattutto agisce un candidato è un bene per tutte le parti in causa.

19 01 2016
lostranoanello

Posso essere più o meno d’accordo con quanto hai scritto, ma il punto che io sottolineo è un altro: mentre, che so io, una riforma della scuola può causare, se fatta male, uno notevole scombussolamento nella vita di chi lavora nella scuola, non rappresenta un cambiamento epocale né un’evoluzione o involuzione della civiltà. Non viene messa in gioco la dignità stessa di cittadini di un’intera sezione della popolazione. Una riforma dell’istruzione potrebbe portare a dei licenziamenti, ma un licenziato può essere riassunto più in là. Può diminuire i posti di lavoro, ma esistono anche altri lavori. Non sono messe in discussione né la dignità della persona né i suoi diritti civili ed umani. Per questo non è la stessa cosa; e ho qui messo da parte il fatto che il danno che l’omofobia di stato fa agli omosessuali glielo fa soprattutto durante i delicati periodi dell’infanzia e dell’adolescenza, dunque costituisce una forma di discriminazione e di violenza particolarmente ripugnante. E gli esempi che hai fatto in realtà sono abbastanza simili a quello dei diritti LGBT da questo punto di vista, per questo non ho capito esattamente quale fosse il tuo punto lì.
Poi se vuoi criticare le relazioni tradizionali con me, sfondi una porta aperta. Io sono favorevole al poliamore…

19 01 2016
Lupesio

Secondo me ci sono due aspetti: uno è lo stigma sociale, per cui c’è quello che preferisce il figlio morto al figlio frocio, quello vittima di bullismo perché gay o perché è creduto gay (l’omofobia è un problema anche per gli etero), le risatine se due gay si baciano per strada o se uno ha delle movenze un po’ effemminate, etc. Contro quello il riconoscimento delle coppie gay da solo serve a ben poco: se a me i gay fanno schifo continueranno a farmi schifo anche se la loro unione è registrata. Ha però un valore simbolico, per cui la morale sessuale cattolica non è l’unica fonte del diritto di famiglia.
Ma se da un punto di vista sociale i gay sono spesso costretti a vivere con vergogna la loro condizione, da quello legale, a pensarci bene, in Italia non sono discriminati in alcun modo. Non esiste l’omosessuale come categoria giuridica, nessuno si era mai preoccupato di identificare i gay per premiarli o punirli. Anzi, a differenza di molti altri paesi europei, l’Italia non ha mai punito l’omosessualità, neanche durante il fascismo (dove però si poteva essere considerati “socialmente pericolosi” anche per questo e deportati). Da un punto di vista puramente legale, una coppia di gay può andare per strada mano nella mano e presentarsi come coppia di fidanzati, anche nel più retrivo dei paesini siciliani, da quando l’Italia è una repubblica; ovviamente questo non significa che i due non avrebbero fatto una vita d’inferno.
Per questo dico che non è una svolta epocale, perché non riconosce dei diritti ai gay che prima erano negati: semplicemente estende la possibilità di ottenere privilegi ingiusti solo perché si ha una relazione stabile ai gay, quindi ne include alcuni dalla parte dei privilegiati. In realtà adesso i gay in quanto tali hanno già gli stessi diritti degli eterosessuali: tanto un gay che un etero possono sposare una donna, magari al primo non interesserà, e non si avvarrà di tale diritto, così come io non mi avvalgo del diritto di convertirmi all’Islam.
Perché vedi, io non vedo onestamente alcun motivo per negare le unioni gay, però trovo spesso insensate molte delle motivazioni addotte, che sono la possibilità di lasciare l’eredità al compagno (si può già fare tramite testamento), la possibilità di visitare il compagno in ospedale e prendere decisioni mediche per lui (per questo ci vorrebbe una legge sul testamento biologico, perché magari sono etero, ma magari voglio che un mio amico o mia sorella abbia il potere di decidere se non potrò farlo io), e la pensione di reversibilità (anche questa, se ci pensi, è una stronzata: in primo luogo, il suo ammontare dovrebbe dipendere dai contributi versati, non come ora, che a 60 anni posso sposare una ventenne, e se entrambi moriamo a 80 anni, lei non farà niente tutta la vita a spese della collettività. Ognuno dovrebbe poter scegliere di destinare 6 pensioni di reversibilità a 6 persone, tutte di trent’anni più giovani, ma in questo caso dovrebbe pagare tanti soldi di contributi, mentre uno che non destina a nessuno alcuna reversibilità dovrebbe pagarne meno, quanto si prevede che riceva).
Per questo non è un diritto epocale; spero che nel futuro essere gay non sarà motivo di vergogna per nessuno, ma anche che i dettagli della vita sessuale delle persone non compaiano in alcun documento ufficiale. Il concetto stesso di riconoscere le unioni tra persone è un retaggio di una mentalità che andrà a sparire presto.

19 01 2016
lostranoanello

Le cose su cui non concordo con te sono tre:
1) Il valore simbolico del riconoscere il matrimonio gay è di importanza capitale. Guarda la Spagna: oggi è una specie di paradiso per gay, anche dal punto di vista culturale. Ma ciò è dovuto principalmente al coraggio del governo Zapatero.
2) La questione della discriminazione in favore delle coppie stabili può essere interessante di per sé, come questione a parte, ma non ha punti di incontro con la questione gay (come dico sempre a coloro che vorrebbero mescolare al probema gay problemi distinti, come il poliamore). Il punto non è sposarsi, punto. Il punto è POTERSI sposare.
3) Sai che sono abituato a discutere i problemi razionalmente qui, proprio per questo, dai, non puoi farmi sentire cose come “tutti hanno diritto di sposare l’altro sesso, quindi tutti hanno uguali diritti”. E’ palesemente una stupidata. Il diritto è di poter sposare chi si ama e formarci una famiglia insieme; questo gli etero ce l’hanno e i gay no. Poi che tu non voglia usufruirne è legittimo e sensato. Può anche essere sensato dire che le relazioni stabili non dovrebbero essere di alcun interesse per lo stato. Ma il problema at hand è che le relazioni stabili etero sono tutelate, relazioni gay altrettanto stabili no, è questa è una discriminazione cristallina anti-gay.

23 01 2016
Lupesio

1) Io ho i miei dubbi: ad esempio l’Olanda è un paese che vive a compartimenti stagni, in cui esistono vaste sacche della popolazione per cui l’omosessualità non è neanche pensabile (musulmani ma anche calvinisti ortodossi), ma la maggior parte della gente è a favore e il matrimonio gay è legge. Credo che la legge sia più l’effetto che non la causa di un mutamento culturale. In ogni caso, se il valore simbolico è di non andare ad eccepire sull’orientamento sessuale in un qualsiasi istituto giuridico che disciplina la sessualità, va bene, sono d’accordo.
2) Per quanto sia a favore, invece, dissento, e ti faccio un esempio magari ardito, ma per estremizzare la questione: supponiamo di essere nel Medioevo, e che vi siano delle leggi in vigore che permettano il possesso di servi della gleba solo ai non ebrei. Ora, uno avrebbe potuto combattere per far cambiare la legge e permettere anche agli ebrei di possedere servi della gleba; così facendo, avrebbe sì lottato contro una discriminazione (quella contro gli ebrei), ma ne avrebbe anche appoggiata un’altra (contro i servi della gleba). Il fatto che il tema del matrimonio e quello del matrimonio gay non hanno un punto d’incontro: ce lo hanno, ed è nel concetto di matrimonio. Avere il riconoscimento di un’unione affettiva di carattere sessuale, sia etero che omo dovrebbe, in una società moderna, avere lo stesso valore di un certificato di supersayyan di 3o livello. Sono affari privati; c’è chi è più romantico, chi lo è meno, chi è più portato a relazioni stabili e chi no, lo ritengo un istituto già di per sé in crisi e da indebolire sul piano legale, perché ritengo che, anche se l’omosessualità non fosse mai esistita, il diritto di famiglia italiano sarebbe comunque obsoleto e medievale. Capisco il principio di non vedersi considerato una persona di serie B per qualcosa, da parte di un gay, ma se penso che quel qualcosa sia una stronzata, dico al gay di cambiare insieme quella cosa, e nel cambiamento basterebbe scrivere “coniugi” anziché “marito e moglie”, e la discriminazione di legge sparisce in un lampo.
3) No, quello che è ho detto è una cosa diversa: secondo me dire che i gay non hanno diritti significa che non votano, che non possono possedere beni o fare certi mestieri, etc., insomma che esistono dei registri in cui c’è scritto chi è gay e chi non lo è e sulla base di questi ai gay sono precluse certe attività. Questo non succede, dai. E’ semplicemente un’attività che non viene riconosciuta dallo stato, che promuove una vita sessuale monogama ed eterosessuale. Tu mi dirai: e secondo te fa bene? No, niente affatto, ma secondo me lo stato non dovrebbe promuovere una sessualità né necessariamente eterosessuale, ma neanche necessariamente monogama (tramite il matrimonio gay o etero, per come funziona adesso): le discriminazioni sono due e quella anti-gay è solo una, è questo quello che voglio dire: ora, siccome il dibattito in corso è solo se riconoscere le unioni gay o no, posso solo dire sì, ma sulla lunga durata siamo ancora indietro e c’è molto da fare anche dopo il riconoscimento delle relazioni gay. Non sto criticando in particolare il matrimonio gay, ma rifiutando i fondamenti etici del matrimonio in generale, e quindi di un matrimonio gay che si basasse su uno dei principii che rifiuto. Per quanto riguarda il problema attuale, concreto, sono a favore di tutelare le relazioni omosessuali come quelle etero, visto che è l’unica cosa che sembra di poter fare in questo momento, ma insisto che secondo me è ancora molto poco, e l’obiettivo dovrebbe essere non tutelare alcuna relazione, e lasciare le persone libere di autodeterminarsi.

23 01 2016
lostranoanello

I punti 2 e 3 sono i più problematici fra quelli che sollevi. L’esempio dei servi della gleba è intelligente, qualitativamente ci starebbe, ma in termini di grado è così sproporzionato da non valere molto. Il matrimonio monogamo tradizionale non è una genialata, anzi è abbastanza dannoso. Ma oggi nessuno è costretto a ricorrervi. E’ un istituto, peraltro, che tutela in una specifica forma, discutibile se vogliamo, alleanze stabili fra esseri umani. Nuclei. Famiglie, insomma.
La famiglia non è solo quella del matrimonio, ma quella del matrimonio è sicuramente una delle famiglie, e le famiglie a mio avviso vanno tutelate, perché i legami umani vanno aiutati, se ci sono. Poi se uno è felicemente single, ok, allora non avrà bisogno di queste tutele.
Usare il matrimonio per tutelare legalmente una relazione è una possibilità. Che gli etero hanno e i gay no.

28 01 2016
Lupesio

Il punto è proprio questo: perché i legami umani vanno tutelati? Tutelati da cosa? È perfettamente normale avere legami di diverso tipo, di amicizia, di amore, di affetto, di alleanza in una lotta politica, etc., ed essi si formano naturalmente. Se due persone vogliono stare insieme, lo fanno, senza bisogno di tutela; anzi, visto che è oggettivamente meno costoso pagare affitto, bollette, etc. in due anziché da soli, oltre che magari stando da soli ci si annoia, l’incentivo a vivere con un’altra persona è ovvio. Io, ad esempio, quando ho vissuto all’estero, ho avuto diversi coinquilini e ho fatto amicizia con molti di loro. Se invece due persone insieme non vogliono stare, non ha senso tutelare la loro relazione, ma invece la possibilità di sottrarsi ad essa.
Il matrimonio, in realtà, è stato pensato per una società molto diversa dalla nostra, in cui per la maggior parte delle persone lavorare fuori casa consisteva nello zappare la terra, cosa che era prerogativa dell’uomo, e tenere pulita, cucinare e prendersi cura dei figli, e questo lo faceva la donna (e ciò richiedeva molto più tempo, visto l’assenza degli elettrodomestici); per una donna era uno stigma essere incinta senza essere sposata, al di là del fatto che il padre poteva darsi alla macchia e lei non aveva alcun tipo di garanzie. In questa situazione, tutelare il matrimonio equivaleva a tutelare la natalità.
Adesso, il lavoro si è enormemente industrializzato, per cui una piccola minoranza di persone coltiva la terra con trattori e mietitrebbia e permette agli altri di fare altro; la cura della casa e dei figli anche, con pannolini, elettrodomestici, etc. e ciò permette alla donna di lavorare come l’uomo fuori casa. Tuttavia, accudire un figlio può essere industrializzato fino ad un certo punto (tipo tramite gli asili), il che ha ridotto bruscamente la natalità.
Ne consegue che l’obiettivo primario dovrebbe essere per l’appunto incentivare la natalità, indipendentemente dai gusti sessuali dei genitori (e l’orientamento è solo una parte di essi), anche perché voler riprodurre la propria specie, questo sì che è naturale, e se non lo facessimo ci estingueremmo e il nostro ruolo verrebbe soppiantato da un’altra specie: dal punto di vista riproduttivo, due coinquilini, una coppia gay senza figli o una coppia sposata senza figli sono la stessa cosa. Io ho ricevuto finora 700 euro una volta dalla regione Toscana (neanche dal governo italiano) per mio figlio, e ogni mese ricevo più soldi dei miei colleghi non sposati perché sono sposato. Ma che senso ha?
Va detto che dietro il matrimonio, poi, esiste la morale sessuale del romanticismo, per cui ci deve essere una sola persona che fa da genitore dei propri figli, da compagno di vita ed è l’unica persona di cui si è sessualmente attratti. Ora, può anche darsi che per qualcuno ciò sia possibile, ma per la maggior parte delle persone è un’ipocrisia, un’idea platonica che mette su un rango morale superiore chi più ci si avvicina o fa finta di farlo. Per me, ad esempio, non lo è: dopo tre anni di matrimonio, non provo quasi alcuna attrazione verso mia moglie (forse sono così di carattere, forse sono cambiato, forse è cambiata lei, chissà), ma perché dovrei lasciarla? Le voglio bene, voglio bene alla sua famiglia e ovviamente voglio stare vicino al mio bambino, ma per divertirmi ho un po’ di amiche che frequento spesso. L’hai presente i gay sposati che si creano il matrimonio di facciata? Ecco, io sono un caso del genere, con la differenza che invece di incontrarmi di nascosto con gli uomini lo faccio con le donne. Ma è una facciata solo per l’aspetto sessuale, per il resto sono felice. Non posso neanche dirlo in giro, perché mia moglie verrebbe considerata una poveretta e io un maschilista cattivo, con tutto il codazzo di risatine e battutine maligne che da gay probabilmente conosci bene; ma mentre uno che deride un gay sarebbe isolato da molti (e non solo adesso: , uno che entra nella mia vita privata con giudizî negativi avrebbe meno conseguenze. In altre parole, la vita sessuale etero è molto più accettata, ma solo se si esercita in binarî ben precisi, mentre se sei gay è più difficile che uno entri nel merito di come vivi la tua omosessualità; nessun omofobo verrà ad eccepire su. Esistono ancora categorie come la “sgualdrina”, colpevole di fare sesso perché le provoca piacere, al quale si è aggiunto negli anni quello di “stronzo maschilista”, colpevole esattamente dello stesso peccato. Anche per questo mi sono trasferito in Russia, paese in cui il divorzio è molto più rapido e non esistono gli alimenti (e infatti ha tra i più alti tassi di occupazione femminile al mondo), e in cui la morale sessuale è molto più libera, finché si rimane nell’ambito dell’eterosessualità. Purtroppo è anche un paese in cui è presente una forte omofobia, per cui al tuo posto non ci andrei a vivere. Vedila così; è come se la Russia fosse la Germania nazista, l’Europa e i paesi occidentali il Sudafrica dell’apartheid, tu fossi un ebreo e io un negro.
Tu mi dirai: ma allora perché ti sei sposato? Per il semplice fatto che io e mia moglie siamo extracomunitarî l’uno verso l’altro, e per vivere insieme non avevamo scelta. Questo è forse l’unico motivo concreto che vedo per sostenere il matrimonio gay, a parte quelli simbolici. Tra l’altro in Russia non esistono sussidî per chi è sposato, ma esiste più libertà, che è importante.
Per cui, vedi, anch’io, come te, appartengo ad una minoranza sessuale, e anch’io (non la mia relazione, io come persona, individuo) subisco leggi che mi discriminano e mi costringono a vivere parte della mia vita nascostamente.
Il movimento LGBT, per giustificarsi agli occhi di quelle persone un po’ tradizionaliste ma non irredimibilmente omofobe, insiste sul fatto che non vuole distruggere la “famiglia”, ma che anche i gay possono avere relazioni stabili e monogame e fare la famiglia del mulino bianco 2.0. Capisco che dal punto di vista comunicativo questo vi è necessario, un po’ come gli stalinisti, in Italia, osservavano una morale sessuale anche più stringente dei cattolici per far vedere che erano persone perbene e anche perché non avevano un confessore che ti perdonava in cambio di un atto di sottomissione, o come la borghesia che, nell’affermarsi, si giustificava con un’adesione a quei dogmi morali di cui la nobiltà se ne fregava poco. Io invece voglio proprio distruggere la “famiglia”, o almeno alcune di quelle parti di essa che sono considerate fondanti per il matrimonio etero e gay. Se non sono omofobo, è proprio perché ritengo ingiusto fornire un trattamento legale (e attribuire un giudizio morale) diverso a seconda dei gusti sessuali di una persona. Altrimenti, se mi identificassi nella morale sessuale dominante e stigmatizzassi chi divorzia o è infedele, perché non prendermela anche con i gay?

28 01 2016
lostranoanello

Non ti risponderò né sulla monogamia né sull’adegatezza del matrimonio alla società di oggi. Non lo farò perché, banalmente, sono essenzialmente d’accordo.
Io credo che si dovrebbe parlare non solo di decostruire la monogamia sessuale, ma anche quella romantica. E credo che forme di unione alternative al matrimonio dovrebbero essere fornite a chiunque, etero o gay.
Ciò detto, per l’appunto, io non ritengo che vada rimossa qualsiasi tutela alle unioni. Indipendentemente dal fattore natalità/figli (per il quale, paradossalmente, la sterilità non è un gran limite: una coppia sterile che adotti dà il suo c ontributo alla comunità in forma diversa), ci sono alcune scelte di vita che a mio avviso vanno tutelate non perché siano migliori di altre, ma semmai proprio perché sono “peggiori”, nel senso, ti creano maggiori difficoltà.
Il caso tipico a cui penso è quello in cui si è messi di fronte a qualche aut aut fra carriera e relazioni. In quel caso, uno sceglierà quasi inevitabilmente la carriera, perché tipicamente più stabile e tutelata dallo stato; scegliere la relazione non sarà mai sensato. Scegliere di rinunciare ad una gustosa offerta di lavoro per mantenere una relazione, ad esempio, oggigiorno sarebbe folle, perché la relazione potrebbe finire. A meno che quella relazione non venga con una qualche tutela economica.
Che poi è la ragione per cui esistono gli alimenti: uno/a potrebbe decidere di mettere da parte la carriera per dedicarsi meglio a casa ed eventuali figli, o comunque fare delle scelte di vita basandosi sul fatto di avere un partner. Ma se il partner viene meno, va tutto a rotoli, e infatti ci sono famiglie che sono tenute insieme principalmente o esclusivamente da interessi economici. E questo lo trovo molto squallido.
Per questo si parla di diritti e di doveri delle coppie di fatto, perché facendo quella scelta ti assumi delle responsabilità, e in cambio ottieni delle tutele. E secondo me ciò si deve poter fare. Lo dico proprio in maniera molto pragmatico. E dovresti concordare, visto che anche tu, mi dici, ti sei sposato ma l’hai fatto in Russia perché lì il matrimonio è più “debole”. Dunque il problema non è tutele o non tutele, è piuttosto trovare il giusto livello di tutela per ogni relazione.

12 02 2016
Lupesio

Il discorso della tutela delle relazioni, secondo me, è sbagliato per due motivi: in primo luogo, questo dissuade persone di livello economico diverso a sposarsi, visto che il più ricco rischia di perdere; in secondo luogo, in un paese come il nostro, in cui la natalità non è minimamente tutelata e gli asili sono costosissimi, le donne sono quasi sempre quelle che rinunciano alla carriera nelle coppie etero. Tutelarle significa disincentivare l’occupazione femminile; in Russia, dove le “tutele” sono molto inferiori, infatti, l’occupazione femminile è molto superiore alla nostra: circa il 44% dei dirigenti aziendali sono donne, senza bisogno di ridicole quote rosa. Ma non solo: ho visto donne che andavano a combattere nel Donbass come soldatesse, donne che di lavoro andavano a prelevare i campioni di olio combustibile nei serbatoi, con turni di notte di 12 ore, facendosi 40 minuti a piedi ogni due ore a -30 °C, roba da noi impensabile.
Vorrei poi ritornare sulla proposta di legge Cirinnà: ad esempio, l’articolo 15 dice:

1. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 156 del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente quanto necessario per il suo mantenimento per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.
2. In caso di cessazione della convivenza di fatto, ove ricorrano i presupposti di cui all’articolo 438, primo comma, del codice civile, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall’altro convivente gli alimenti per un periodo determinato in proporzione alla durata della convivenza.

Ora, se ho ben capito, con la legge Cirinnà, sia etero che gay che vogliono convivere con il partner, ma non vogliono sposarsi o vedere riconosciuta la propria unione rischiano di vedersi presentare il conto dal partner quando lo lasciano o vengono lasciati. A te sembra che questo sia tutelare i diritti dei gay? A me sembra cacare sulla libertà personale di tutti di fare sesso e vivere con chi vogliono, piuttosto. La cosa che mi è sempre piaciuta dei gay è che il loro rapporto è basato solo sul piacere, visto che uno non trova un compagno per far vedere alla famiglia che ha messo la testa a posto, per fare figli, o per altri motivi, come spesso accade per gli etero. A questo punto, paradossalmente, la Russia diviene conveniente anche per i gay, nonostante la forte omofobia presente, perché almeno quando sei in casa tua non arriva qualcuno a dirti come vivere la tua omosessualità. Io sono già fuggito lì per una serie di motivi e sono più libero di quanto sarei in Italia; anzi, diventerei più libero di te, che dovresti sottostare a tutte quelle stronzate che caratterizzano da secoli la vita degli etero, e potresti essere costretto a sciorinare la tua vita affettiva e sessuale di fronte ad un giudice. Vuoi veramente questo? Ti senti veramente più libero così? Io, fossi gay (e anche non essendolo), mi preoccuperei. Alla fine, si arriva a livello dei paesi musulmani (e non solo musulmani) più integralisti, in cui un uomo e una donna possono convivere solo se sposati, con una tempistica diversa; prima convivi, e poi arriva un tizio da fuori che stabilisce che sei sposato e distrugge la tua indipendenza. A me sembra, facendo un bilancio, che in termini di diritti perdete più di quello che guadagnate.
E’ oltretutto, sul piano di principio, una cosa anche umiliante, perché un gay avrebbe il suo istituto apposta, ma ben distinto dal matrimonio etero (ma solo a parole: di fatto è un matrimonio chiamato con un altro nome); tendo sempre a diffidare quando si parla di diritti di questa o di quella categoria, tipo diritti dei gay e diritti degli ebrei. Riconoscere l’ebreo come ebreo e non come cittadino come tutti gli altri, può garantirgli alcuni vantaggi, ma intanto lo marchia, e quando cambia il vento si sa già chi mandare nei lager; almeno i gay avevano la possibilità di fingere, gli ebrei no.
Per quanto ritenga che la legge sulla propaganda gay sia una delle trovate più idiote e gratuitamente illiberali del paese in cui ho scelto di vivere, mi pare che a parte questo fronte (che ovviamente per te è più importante per motivi personali), a livello di diritto di famiglia siano molto ma molto più avanti. Peraltro, tu potresti già adesso andare là e adottare senza problemi, visto che l’adozione è concessa anche ai single.

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