Il “cambio di manovra”

22 11 2015

 

Ormai internet è pieno di gente che si improvvisa esperta di logica quando non sa manco completare sillogismi aristotelici; donde la moda di scovare e denunciare ovunque le “fallacie logiche”.

Personalmente trovo che tutto questo elencare e classificare le fallacie non sia particolarmente utile: chi sa ragionare rigorosamente non ha bisogno di stare in guardia contro le fallacie, perché gli viene naturale non commetterne e anche vederle quando gli altri le commettono.  Viceversa, chi non sa ragionare rigorosamente le commetterà sempre senza avvedersene, e non solo, finirà anche col credere di vederne dove non ce ne stanno.

Tuttavia devo ammettere che, quando si vede una fallacia, è comodo, a scopi espositivi, mostrare come sia già ben nota a scienziati e filosofi, al punto da denunciarla con il suo nome.

Oggi dunque parlerò di una “fallacia”, o per così dire un trucco retorico, con cui mi scontro spesso nei miei dibattiti. Poiché mi sembra di essere il primo a classificarla, le darò anche un nome: la chiamo il “cambio di manovra”.

Il cambio di manovra è la strategia di chi ha iniziato un dibattito sostenendo con forza un certo punto X, e quando vede che X non regge alla prova dei fatti, lo sostituisce con X1, una specie di X indebolito, facendo finta di aver sempre sostenuto X1.

L’esempio più sgamato di questa strategia lo incontro quando discuto sulla sperimentazione animale, in particolare quando dimostro agli animalisti che una certa procedura sperimentale, che ci viene presentata come la cosa più orrenda e mostruosa del mondo, in realtà va ridimensionata.

Un esempio potrebbe essere il seguente (Al, che sta per Alberto, sono io, Sc, che sta per Scemo, è l’animalista di turno):

Sc: Voi scienziati siete dei mostri! Guarda che orrori fate agli animali [inserisce foto di scimmia o gatto con apparati di rilevamento elletrofisiologici sul cranio]! Aprite il cranio di queste povere bestie e introducete degli elettrodi nel loro cervello! Questa è tortura!

Al: Ma guarda che il cervello non contiene recettori del dolore. Un elettrodo nel cervello non fa alcun male. Certo l’operazione per inserirlo sarebbe dolorosa, ma ovviamente viene fatta sotto anestesia. Questa cosa non è affatto una tortura, infatti a volte viene fatta anche sugli umani.

Sc: Ah sì? Allora fattela fare tu!

Al: No, è comunque un’operazione chirurgica, non è uno scherzo. Qualcosa potrebbe sempre andar male, inoltre richiede anestesia eccetera; lo si fa solo se la persona ha bisogno di un’operazione al cervello oppure a scopi terapeutici, e dà il consenso.

Sc: AHA! Hai visto?! Agli animali mica chiedete il consenso, glielo imponete! Siete dei mostri!

Eccoci. Notato cos’ha fatto Sc in questa conversazione?

Sc ha iniziato proponendo il punto X, ovvero “siete dei mostri perché mettete elettrodi nel cervello, e gli elettrodi nel cervello sono una tortura”; poi quando ha visto che gli elettrodi nel cervello non sono affatto una tortura, e infatti possono essere installati anche a degli umani per ragioni mediche, lo ha sostituito con X1: “siete dei mostri perché fate operazioni agli animali senza chiedere il consenso”.

Ma è completamente diverso! Sc non diceva questo all’inizio, Sc diceva che ero un mostro perché compievo torture causando immani dolori a delle povere bestie. E se X avesse retto alla prova dei fatti, sarebbe stato un punto argomentativo relativamente forte; non è bello creare immani dolori a un povero animale, e se mi dai del mostro perché causo immani dolori ad un animale è abbastanza facile farti applaudire. Ben diverso è dirmi che sono un mostro soltanto perché causo un semplice disagio ad un animale senza fargli firmare prima il consenso informato.

Prima Sc mi ha dato del torturatore. Intendeva dire seriamente che io causassi immani dolori agli animali, ha mostrato foto suggestive di bestie operate con l’intento palese di rafforzare questo punto. Poi, quando ha visto che non sono un torturatore e che il suo punto “immani dolori” era una bufala pura e semplice, ha fatto il “cambio di manovra” per  salvare la faccia, fingendo di aver sempre sostenuto l’altro punto, ben più complesso, che è quello della questione del consenso. Ora, mentre la maggior parte della popolazione sarà d’accordo che non si debbano torturare gli animali, sul punto che invece non gli si debba causare alcun disagio senza consenso, neanche al netto di un beneficio umano, probabilmente non sarebbe d’accordo; quindi non è neanche una differenza da poco quella che Sc cerca di far svanire.

In sostanza, il cambio di manovra è una forma molto raffinata di red herring: quando si è in difficoltà si cambia discorso per deviarlo su lidi più favorevoli alla propria causa. Si tratta però di una manovra per il cambio di discorso particolarmente astuta, che va riconosciuta subito e neutralizzata, ad esempio con una risposta di questo tipo:

Al: Un momento, io non ho mai detto che mettere un elettrodo nel cervello sia una passeggiata o che non comporti alcun rischio. Io ho dimostrato soltanto che non è affatto una tremenda tortura come tu sostenevi con tanto di foto drammatiche a supporto, ma al massimo un disagio. Io ritengo che al netto di un beneficio per la scienza possiamo causare qualche disagio a degli animali; altra questione è una “tortura” come quella che tu affermi esistere.

Insomma, dopo aver detto una cazzata, Sc potrebbe cercare di svicolare cambiando l’oggetto primario del discorso con uno ad esso superficialmente simile, con gli scopi di: 1) di non far vedere di aver detto una cazzata; e 2) ritornare a sostenere il suo punto primario ignorando il fatto che è già stato demolito.

Non permettetegli mai di farlo.

 

Ossequi.

 

 

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