Eroi o non eroi: “Hercules”

10 11 2015

Dopo la mia recensione di Troy, ho deciso di scrivere un altro articolo-recensione sul tema dell’ “eroismo” per come viene trattato oggi da Hollywood. Farò in questo articolo qualche riferimento alla recensione precedente, quindi ne suggerisco la lettura, anche se non è indispensabile.

Il tema è simile: la lettura, o meglio rilettura del mito greco da parte di Hollywood. In questi casi, si parla quasi sempre di una cattiva rilettura, ma non mi metterò a dimostrare quanto siano brutti film come “Scontro fra titani”, che sono trash e tutto sommato son molto soddisfatti del proprio esserlo. Trovo più interessante parlare di film appunto come Troy, che son fatti male proprio perché sono fatti bene, ovvero perché la cura c’è ma è, per così dire, volta al male.

Qui parlerò dunque di un altro film sul tema dell’eroe che, come Troy, sfrutta il mito greco, ma ha usato tutto sommato abbastanza male il materiale di partenza: Hercules, della Walt Disney Pictures.

Ma mettiamo prima i puntini sulle i; sto per parlare tutto sommato male di Hercules, ma anche se nel complesso lo trovo un prodotto gravemente difettato, non direi mai che è un film orrido o intollerabile come Troy. Non sussiste proprio paragone, Troy è merda pura, Hercules invece è un film godibile e che ho anche rivisto più volte con piacere. Ha a mio avviso dei difetti molto gravi soprattutto per quanto riguarda il messaggio, ma su quelli mi soffermerò a lungo; prima dunque chiariamo brevemente perché non è così male da potersi confrontare con Troy sul piano dell’orrido.

Motivo numero 1: Ade.

Purtroppo la cultura odierna ha sempre maltrattato il Dio dell’oltretomba, facendone quasi immancabilmente un villain. Ciò è curioso, perché nel mito greco Ade è un dio tutto sommato tranquillo e bonario che sta per i fatti suoi; laddove abbiamo sull’Olimpo anche efferati serial killer come Apollo o stupratori seriali come lo stesso Zeus.

La ragione per cui Ade è quasi sempre il cattivo è che si tenta immancabilmente di riproporre il mito greco in salsa cristiana, riprendendo la simbologia del “cielo”, “alto”, “luminoso” = “Buono”; e “sottoterra”, “basso”, “buio” = “Cattivo”. Nel mondo greco, però, alto e luminoso vuol dire grande e glorioso, ma non vuol dire necessariamente “buono” nel senso morale del termine. Ade cade dunque vittima della simbologia cristiana, e per questo diventa il cattivo. Un trattamento molto sgradevole e che di solito mi fa molto arrabbiare … Tuttavia, Ade in Ercole è un personaggio del tutto originale e obbiettivamente ben costruito: è astuto, sarcastico, divertente, perfino simpatico a tratti … non so voi, ma trovo che fin dalla sua prima apparizione si abbia l’impressione che la ragione per cui tutti gli dei lo emarginano e lo considerano un reietto sia più snobismo che un legittimo biasimo morale. Ade è un villain per il quale quasi quasi si può fare il tifo, e che comunque, semplicemente, funziona. Praticamente, il film si regge su di lui e su Megara, gli unici due personaggi che si allontanano un po’ dagli stereotipi disneyani. Quindi,nonostante Ade nel film Disney non sia in alcun modo fedele al mito, fa dare dieci punti al film.

Motivo numero 2: è senza pretese.

Questo è cruciale. Hercules stravolge il mito. Lo snatura, perfino, ne sovverte essenzialmente il messaggio, va per certi aspetti nella stessa direzione di Troy volendolo “modernizzare”.

Tuttavia il feeling che dà è completamente diverso rispetto a quest’ultimo. Gli autori Disney hanno pescato a piene mani nella mitologia greca consapevoli di quale straordinaria miniera di immaginazione essa fosse; non hanno mai per un momento pensato che potesse essere qualcosa di “superato” da “aggiornare” e rendere “realistico e adulto”. L’hanno infantilizzato, come fa Troy. Hanno rimosso i temi scomodi, come Troy. Vi hanno introdotto una morale semplice semplice da Hollywood, come Troy. Ma l’hanno fatto perché dovevano fare un film per bambini e Zeus non poteva essere uno stupratore seriale e Ercole non potteva uccidere Megara in preda alla follia. Certo, personalmente non concordo che i bambini non possano sapere storie di tradimenti coniugali, ma la logica è quella: fare un film per bambini, un film buffo, a tratti parodistico perfino, non certo un miglioramento o un aggiornamento serio del mito. È anzi addirittura evidente da parte degli autori una certa autentica devozione al mito: le Moire (“Parche” col loro nome latino) sono ad esempio una figura mitologica non delle più celebri, quindi la loro introduzione denota una certa conoscenza del materiale originale. I più smaliziati conoscitori del mito avranno notato peraltro che le Parche di Hercules in realtà non sono proprio Parche: l’avere un solo occhio in tre, infatti, è una caratteristica non delle Parche ma delle Graie. Gli autori Disney hanno quindi fuso insieme le Moire e le ancora più misconosciute Graie: non molto rispettoso dell’originale, insomma, ma sicuramente avevano fatto i compiti a casa sulla mitologia. Anche il veleno che Ade usa nel film per rendere Ercole mortale non è un’invenzione della Disney, ma un elemento tratto dalla mitologia (anche se non aveva niente a che fare con la storia di Ercole).

Insomma, Hercules non ha le abominevoli pretese di Troy, ed è questo che lo salva dall’abisso di merda in cui invece pongo l’altro film.

Motivo numero 3: Ercole VS Paride

Ho descritto Paride in Troy come un nega-eroe: un personaggio senza alcuna qualità ammirevole di alcun tipo, addirittura un personaggio dannoso per l’economia della storia, un personaggio che è semplicemente uno stereotipo di mediocrità, che tuttavia viene innalzato sostanzialmente ad autentico eroe della vicenda.

L’eroe di Hercules invece è Ercole. Il personaggio di Ercole della Disney ha grossi problemi, ma comunque non è una nullità assoluta: ha la sua superforza, per cominciare. Poi non è stupido, è anzi abbastanza astuto da riuscire in un’impresa … ciclopica anche senza la sua superforza; ha delle risorse, insomma. Ha un suo percorso di maturazione da compiere, che lo porta all’accettazione di se stesso e alla valorizzazione della propria differenza. Ha una sua anima: è un ragazzo molto giovane, ingenuo e che desidera essere accettato. È responsabile, tutto sommato: affronta il ciclope perché sa che è lui che è venuto a cercare, non scarica la responsabilità dei disastri che avvengono a causa sua sul prossimo. Non un personaggio memorabile, sicuramente, anzi, ricalca uno stereotipo da brutto anatroccolo abbastanza stantio e frequente nel mondo Disney … ma non è neanche un paradigma di mediocrità assoluta.

Insomma, Hercules è infinitamente meglio di Troy perché non ha pretese di seppellire il mito, perché ha alcuni personaggi effettivamente memorabili, perché non incensa alla mediocrità morale come valore civile.

Ma ha anche dei grossi difetti, ed essi riguardano esattamente il protagonista.

Dobbiamo ricapitolare brevemente la storia di Ercole nel film per continuare (risparmierò di far presente gli scostamenti dal mito perché sono veramente troppi): Ade scopre da una profezia che il neonato figlio di Zeus ed Era, Ercole, manderà a monte il suo progetto di risvegliare i Titani e usarli per usurpare il trono di Zeus; lo fa dunque rapire e gli fa somministrare dai suoi servi un veleno che lo trasforma in mortale. I servi tuttavia falliscono nell’ucciderlo, così il piccolo Ercole viene trovato e adottato dai mortali Alcmena e Anfitrione. Il  ragazzo cresce fortissimo, ma appunto la sua superforza, che non riesce a controllare, lo rende un disadattato che fa un sacco di disastri ed è apprezzato solo dai propri genitori. In cerca di risposte sulla propria condizione, Ercole chiede soccorso a Zeus, che gli appare e gli rivela la verità sulle proprie origini, regalandogli contestualmente il cavallo volante Pegaso; gli dice, inoltre, che potrà tornare ad essere un Dio solo se sulla terra diventerà un vero eroe, e lo invia quindi ad allenarsi dal satiro Filottete, “allenatore di eroi”.

Fast forward, Ercole si allena con Filottete, diventa ancora più forte, e insieme a Pegaso e al maestro si dirige a Tebe in cerca di imprese eroiche. Per strada salva le bella Megara dalle attenzioni del centauro Nesso; una volta che se n’è andato, scopriamo che Megara è segretamente costretta a lavorare per Ade da un accordo sventato fatto con lui in passato; ora il dio dei morti pianifica di usarla per distruggere Ercole.

Ercole arriva  Tebe, compie imprese eroiche, diventa ammirato, ricco e famoso e spera così di tornare sull’Olimpo, ma Zeus fredda le sue aspettative: deve fare qualcosa di più di essere ricco e famoso per dimostrare di essere un eroe, qualcosa che sta “dentro il suo cuore”.

Nel frattempo Megara si rifà viva, costretta da Ade a cercare di scoprire le debolezze di Ercole. Non ci riesce, ma in compenso i due si innamorano; Ade decide quindi di usare Megara per ricattare Ercole e costringerlo a rinunciare alla sua forza per 24 ore, il tempo necessario per vincere la sua battaglia all’Olimpo; in cambio gli promette la salvezza di Megara. Ercole accetta, nonostante sappia che Ade sfrutterà la sua debolezza per fare del male alle persone, ma se ne pente rapidamente quando Ade gli rivela che Megara, seppur ormai pentita, aveva lavorato per lui.511V6QBV6PL

Il Dio dei morti dunque va alla conquista dell’Olimpo e manda un Ciclope a uccidere un depresso e indebolito Ercole per essere sicuro che non interferisca. Tuttavia, Ercole riesce a battere il ciclope anche senza la superforza, e durante la battaglia Megara viene gravemente ferita: l’accordo con Ade è dunque rotto, poiché aveva promesso la di lei salvezza. Ercole ha di nuovo la sua forza e riesce a fermare Ade, ma Megara muore. Così, Ercole va nell’oltretomba e offre ad Ade di lasciare andare l’anima di Megara e prendere in cambio la sua. Ade accetta, ma Ercole riacquista la sua immortalità: ha compiuto l’atto davvero eroico, sacrificare la propria vita per Megara (“un vero eroe si misura dalla forza del suo cuore”). Dunque Megara e Salva ed Ercole è un Dio, ma non volendo rinunciare all’amore di Megara, perché una vita senza di lei, anche se immortale sarebbe “vuota”, decide di restare mortale per lei. Senza battere ciglio, Zeus ed Era gli fanno fare questa gigantesca stronzata e Ercole resta sulla Terra con Megara.

Andiamo ai problemi, o meglio al problema del film. Il film parla di eroismo. Ne parla ossessivamente, addirittura il film si racconta come il viaggio interiore di Ercole per diventare un autentico eroe.

Tuttavia, cos’ha fatto davvero di eroico Ercole, secondo gli autori?

Ha sconfitto tanti mostri ed è diventato ricco e famoso. Evidentemente, ciò era necessario, altrimenti perché farsi allenare da Filottete?

È stato però determinante anche che fosse disposto a rinunciare alla propria vita per Megara.

Ora, per poter parlare di eroismo ci vuole sacrificio, ovvio. Questo gli autori Disney lo sapevano bene, Ercole doveva sacrificare la propria vita per qualcun altro, per essere un vero eroe. Ma per chi?

Per la donna di cui era innamorato, hanno deciso.

Non credo sia un caso se Hollywood ci ha proposto sempre come l’ideale dell’amore l’amore romantico: si tratta della forma di amore più contaminata dell’egoismo e del possesso, dunque quella più ammissibile in una società priva del senso di comunità (anche se spesso, purtroppo, non priva del senso della razza, della classe, della religione e dell’orientamento sessuale…)

Ercole non si è sacrificato per la comunità, né per uno sconosciuto, né tanto meno, figuriamoci, per un nemico. Di tutti i sacrifici che poteva fare, ha scelto quello più facile, quello per la persona di cui è innamorato. Quello più facile perché comporta già un coinvolgimento personale; quello più facile perché fatto sull’onda della passione; quello più facile perché riguarda la sua amata, e sottolineo sua.

Questo è un sacrificio, vero … ma è così nobile da dirlo eroico?

Siete abituati a sentirmi citare Aristotele, ora vi sorprenderò citando una puntata di “Sabrina vita da Strega” (il telefilm, lo trovavo molto simpatico): in quell’episodio, Sabrina, la strega teenager si trova a dover dimostrare che il suo amore per il fidanzato è vero amore, gettandosi fra le fiamme per lui. Lo fa, e ne esce illesa, superata la prova; ma la zia, saggia, commenta “ero sicuro che ce l’avrebbe fatta. Alla sua età è sempre vero amore”.

Ercole ha 18 anni, e Megara a quanto ne sappiamo è il primo suo amore degno di nota. La passione a quell’età è travolgente ed è sincera … ma è anche molto passeggera e le scelte che ci porta a compiere più che eroiche di solito sono stupide: nobili, appassionate, ma stupide. Probabilmente Ercole e Megara divorzieranno, ne tirerà di bestemmie contro suo padre l’eroe quando ripenserà a cosa a rinunciato per lei …

Dunque un sacrificio, il suo, più che altruistico e disinteressato, fatto sull’onda della passione e sulla base dell’impressione e della paura egoistica che “una vita senza Meg sia vuota”; impressione falsa, e paura infondata, perché sappiamo che invece dopo Meg avrebbe trovato qualcun’altra e ricominciato, perché come scrive Saint-Exupery, “ci si consola sempre”.

E non dimentichiamo che non solo Ercole è stato dichiarato eroe dopo un sacrificio che difficilmente possiamo considerare veramente eroico, ma che questa passione romantica lo aveva portato in precedenza a compiere un gesto irresponsabile ed antieroico, come mettere a rischio l’ordine stesso del cosmo per salvare Meg quando sotto il ricatto di Ade … più o meno la stessa forma di irresponsabilità di Paride.

Intendiamoci, non penso che dobbiamo essere troppo severi con Ercole, umanamente. A differenza di Paride, Ercole fa delle sciocchezze ma ha un suo percorso di redenzione personale che lo porta più volte sull’orlo della morte, e contrariamente a Paride alla fine Ercole salva il mondo, invece di lasciarselo dietro in macerie. Ercole è un adolescente che deve maturare attraverso la sua avventura, come un’Ariel ne “la Sirenetta”; non dobbiamo chiedergli di più di quello che chiederemmo ad un adolescente che transita verso l’età adulta. Dopotutto, non tutti siamo eroi.

Ecco. Appunto.

Questo è il vero problema Hercules; Hercules non è un cattivo personaggio, ma non è neanche un eroe, o per lo meno quello che dovrebbe farcelo passare per eroe non è eroico per niente. Ercole ha un solo vero momento eroico, ed è quando affronta il ciclope … ma anche quello è abbastanza dubbio: lo fa davvero per altruismo, o non è anche un gesto autodistruttivo, ovvero fatto nella speranza di restarci ucciso? In quel momento Ercole è depresso e il suo non sembra affatto un intento eroico quanto più un intento suicida.

Direi, comunque, che quello è un momento efficace per il personaggio, quale sia la lettura che se ne vuole dare; ma non è in quel momento che diventa eroe, bensì quando salva Meg. Quindi, ripetiamolo, è un eroe perché ammazza mostri, è ricco e famoso, e si sacrifica per la persona che ama.

Ercole non è una brutta persona, non è una persona assolutamente meschina come Paride; ma non è neanche una persona così eccezionale o eroica. Per i canoni della Grecia classica non sarebbe sicuramente definito eroe, nell’Occidente di oggi apparentemente sì, ma questo ci deve fare riflettere.

Cos’è l’eroe di oggi se non una star ricca e famosa che ogni tanto fa filantropia? Tutti quanti diciamo “se fossi ricco e famoso farei tanto bene”, e “sacrificherei me stesso per chi amo”. Se questo è l’eroe, tutti quanti possiamo sentirci eroi, siamo a posto, non dobbiamo migliorarci ulteriormente, solo aspettare di diventare ricchi. È molto comodo.

La morale è che alla fine tutto sommato siamo tutti eroi. “Il vero eroe è chi riesce a mantenere una famiglia”, “il vero eroe è il buon lavoratore”, “il vero eroe è chi mette su un’impresa e la sorregge dando lavoro alle persone”, “il vero eroe è la mamma che cresce bene i propri figli” … non sentiamo dire spesso cose del genere?

Ora, certamente ammiriamo chi riesce a fare qualcosa di buono della propria vita. Certamente, la vita è piena di sfide e affrontarle è difficile. Ma allora siamo tutti eroi? “Eroe”, mi sembra, è un termine che dovremmo riservare a gente fuori dall’ordinario; se tutti siamo eroi nessuno è un eroe. Ercole è un ragazzino ingenuo che fa i suoi errori, migliora, si dà da fare eccetera: lodevole, ci sta simpatico, perché no? Ma il punto è che lui viene addirittura elevato a diventare Dio. Mi domando, nell’universo cinematografico di Hercules, quante persone ci vivessero che avrebbero fatto la stessa cosa: tutti quanti meritavano di diventare dei?

Probabilmente sì, a meno che non servisse essere figli d’arte come Ercole …

In generale Hercules, anche se non va a spalare merda sul concetto stesso di eroismo come fa Troy, adotta un concetto di eroismo molto borghese e molto comodo. Anche in Hercules, ci viene risparmiata la fatica di dover ammirare qualcuno come “eroe”, di doverci magari sentire inferiori: siamo tutti eroi, basta che non siamo persone grette, egocentriche, vigliacche e irresponsabili, insomma persone pessime, e siamo eroi. Se non sono disposto a svendere tutti miei valori per il beneficio personale, se non sono pronto a danneggiare tutta la comunità solo per apparire in televisione, insomma se non mi chiamo Giuliano Ferrara o Mario Adinolfi, sono un eroe.

È già un progresso rispetto a Troy che invece ci invita ad essere proprio persone pessime e miserabili, ma, considerando che si parte da un materiale di così alto valore estetico come il mito greco, si poteva fare di meglio …

Ma forse il mito greco, proprio per quella stessa lontananza dall’odierno che lo rende così affascinante, diventa anche inadeguato a trattare il tema dell’eroismo in termini moderni.

Chi è dunque che eredita la missione del mito greco? Chi parla efficacemente di eroismo nei media di oggi?

Ne riparliamo nel prossimo intervento.

Ossequi.

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9 responses

10 11 2015
Petitebubu

Il terzo punto, quello su hercules, l’avevi già scritto altrove un’altra volta? Perché se veramente questo post è stato scritto il 10 novembre 2015 non mi spiego come sia possibile che io abbia avuto un déjà su quella parte (e solo quella!) se non davo una sbirciatina al tuo blog da giorni. Non posso essermelo sognata!

10 11 2015
lostranoanello

L’articolo l’ho scritto oggi, ma alcune parti sono rielaborate da cose che avevo già scritto in separata sede 🙂

11 11 2015
Petitebubu

Ahn, ecco, quindi non sono diventata una veggente!
A questo punto mi chiedo dove l’avessi già letto… Nell’area commenti? O magari gestisci un secondo blog? 😀

11 11 2015
lostranoanello

E’ un segreto! 😛

18 11 2015
Amarant

ci sarebbero diversi punti in cui dissento:
– quando scrivi “Non credo sia un caso se Hollywood ci ha proposto sempre come l’ideale dell’amore l’amore romantico: si tratta della forma di amore più contaminata dell’egoismo e del possesso”
se intendevi che l’amore romantico è quello che più facilmente puo degenerare in egoismo e possessività per il maggiore coinvolgimento e pervasività che lo costituisce propriamente sono d’accordo ma se intendevi che ne è caratterizzato in se stesso non è vero.
l’amore romantico consiste(in breve) nel desiderio( e anche la benevolenza)verso una persona e di formare un unione fisica ed affettiva con essa che degenera quando uno dei due amanti o entrambi cominciano ad amare i più il benessere che la persona trasmette piuttosto che la persona stessa riducendola ad oggetto personale(coscintemente o meno).
quando l’amore romantico(amicizia , carità )diventa egoistico non ha piu senso definirlo amore(semmmai amore eccessivo per se stessi).
penso che la disney abbia utilizzato in questa film d’animazione lo stesso copione che ha usato per alcuni film che avevano come protagonisti personaggi maschili (re leone, aladdin, tarzan ecc…) lui che salva lei ed è un grande eroe solo per questo.
A quanto sembra (come tu giustamente hai scritto) è più comodo pensare di sacrificarsi SOLO per la persona amata piuttosto che per nemici o sconosciuti.
– poi hai usato la parola “paura egoistica”: non si è egoisti nel temere la perdita della persona amata dal momento che si è innamorati(non si ha paura di perdere ciò che non si ama). è da egoisti piuttosto cercare il proprio tornaconto anche a costo di dannegiare gli altri come hanno fatto ercole e paride.
– anche quando scrivi: ” perché sappiamo che invece dopo Meg avrebbe trovato qualcun’altra e ricominciato, perché come scrive Saint-Exupery, “ci si consola sempre”.
ora mettendo da parte hercules è vero che abbiamo la possibilità di poter creare nuove relazioni con altre persone ma non è scontato che queste relazioni saranno qualitative come quelle precedenti soprattutto se nella relazione precedente vi era un grande amore o una profonda amicizia (gli individui essendo unici non son intercambiabili come se fossero identici e possano offrire le stesse esperienze)non credo che si scontato il ricominciare se mai speriamo di trovare di meglio.
e non è neppure vero che ci si consola sempre anzi maggiormente si ama qualcuno o qualcosa visceralmente più è difficile rinunciarci e dimenticare proprio perchè la felicità deriva dal conseguire la cose amate che diventano di valore e questo valore cresce più c’è amore(non siamo felici per quello che non amiamo in nessun modo), piuttosto le persone vanno avanti convivendo con l’amarezza cercando degli “antidoti” per sopportarla.
un esempio che non riquarda una persona : io disegno ed ho sempre profondamente amato quest’arte ed è uno degli aspetti fondamentali del mio essere, se perdessi il mio talento con qui manifesto la mia natura intima con cos’altro potrei consolarmi che avrebbe lo stesso valore e significato.
tutto ciò vale anche con una persona anche se un amore del genere di questi tempi e più unico che raro.
comunque aldilà di questi punti che non toccano l’elemento centrale del tuo scritto,mi trovo profondamente daccordo con tutto il resto anzi aggiungerei che ercole cerca di diventare un eroe non per un amore altruistico verso il prossimo ma per ricongiungersi con il padre zeus sull’olimpo quindi è ancor meno “eroe” di quel che sembrava.
che anche un peccato considerando le parole dette da zeus” un vero eroe non è dalla forza che si possiede ma dalla forza del suo cuore” .

23 11 2015
lostranoanello

Fai delle critiche interessanti e di un certo merito, ma visto che mi pare che condividi il punto essenziale dell’articolo, penso che me le sorbirò in silenzio per pigrizia 😛
Mi limito solo a dirti che, come forse avrai intuito, io non sono un grande fan dell’amore romantico. Mi pare particolarmente “sporco”, perché in effetti è l’unico che invece di espandere i confini del cuore vi pone limiti espliciti: io e te, tu e me. Nessuno ha mai pensato, che so, che un padre possa avere un solo figlio perché se ne ha di più non li ama entrambi; e certo, possono esserci gelosie fra i figli, ma son cose su cui si lavora e che si appianano. Il genitore può avere molti figli; il figlio può avere almeno due genitori; l’amico può avere molti amici … l’amante può avere un solo amante. Un amore impostato in questo modo si “sporca” facilmente: esclude chi ne è fuori e non ce l’ha, pone limiti a chi vi è dentro … è proprietà. Una forma di proprietà a tutti gli effetti.
Per carità, non sarò ipocrita, come tutti anche io sogno di “possederlo”, magari per sempre. Dopotutto, sono anche io dentro questo sistema, e ribellarvisi è estremamente difficile, perfino per un gay. Ma non posso fare a meno di notare la malattia che si porta dietro…

23 11 2015
Amarant

grazie per la risposta.
parlare dell’amore e di per se complicato, si tratta di discutere di un argomento complesso e dai molteplici aspetti.
dal momento che l’essere umano può provare diverse forme d’amore con diverse forme di coinvolgimento affrontarle adesso richiederebbe tempo e anche io per pigrizia non ne ho molta voglia.
ma guarda penso che la differenza che c’è dall’amore romantico e l’amore genitoriale stia nel fatto che quest’ultimo oltre non ha avere un coinvolgimento sessuale ha desideri affettivi diversi nei confronti dei figli( il genitore vuole vedere figli realizzati e indipendenti senza conviverci)ma anche questo può degenerare quando il genitore vuole adattare il figlio ai propri paramentri ripudiadolo se non si adegua.
per farla breve l’amore genitoriale ha un natura diversa e obbiettivi diversi da quello romantico che piuttosto ci coinvolge maggiormente rispetto tutte le altre forme di amore ed è più totalizzante e fissante(uso questa parola per semplicità) ci concentra su una persona.
l’amicizia ci permette di formare rapporti con un certa confidenza ma anche qui non possiamo essere amici di tutti, è necessario infatti avere delle somiglianze(oltre la confideza e il rispetto reciproco)che permettano il formarsi di un rapporto oltre a una simpatia caratteriale.
Forse il fatto che diamo valore alla nostra intimita anche sessuale ci porta a infastidirci nel pensare il nostro partner con atteggiamenti intimi e sessuali con altri che per noi puo essere una profanazione di noi stessi, tutto questo dipende quindi da cosa è di valore per noi.
personalmente non credo che sia sbagliato il volere una relazione esclusiva se questo ha un valore significativo per il soggetto, è importante pero che sia una prospettiva di valore per entrambi gli amanti e che nessuno si senta costretto o costringa l’altro a adeguarsi questo vale anche per chi vuole avere relazioni all’esterno della coppia.

23 11 2015
lostranoanello

Io non credo che l’amore romantico sia di necessità fissante, anche se di occasione lo è. Non è vero che ci si innamori solo di una persona alla volta, per esempio; ci si può anche innamorare di due persone insieme.
Anzi, visto che esistono e funzionano un sacco di sistemi alternativi alla coppia, direi che è abbastanza pacifico che non sia l’unico sistema che può funzionare; è addirittura pacifico che, contrariamente a quanto dicono i cristiani, non sia quello “naturale”, ovvero non sia quello per cui l’uomo è istintivamente portato.
Certo, è una delle possibilità a disposizione. Farne l’unica secondo me è abbastanza castrante… d’amore si soffre tantissimo, 90 canzoni su 100 parlano d’amore e di queste 80 parlano di quanto sta male uno che è stato lasciato per un altro/a. Un sistema che porta con sé una percentuale di fallimenti così alta ed una sofferenza così diffusa e profonda deve stimolarci almeno a domandarci se non possa esserci di meglio, a mio avviso. L’esatto contrario di quello che vien fatto di solito, ovvero accettarlo acriticamente come l’unica possibilità dell’esistenza.

25 11 2015
Amarant

sono d’accordo con diverse cose che hai scritto anzi il mio scritto sulla fissazione non voleva essere assolunto ma essere una descrizione formale ma molto sintetica degli effetti dell’amore che si manifesta più o meno diversamente negli individui nel bene o nel male.
certo la concentrazione nell’amore puo essere totale in alcuni e lasciare magari la possibilità per ulteriori innamoramenti in altri.
giustamente non avrebbe senso offrire un unico sistema visto che gli esseri umani non essendo identici in tutti gli aspetti si realizzano diversamente in base alle loro nature individuali quindi ci saranno individui adatti per loro naturale modo di essere a realizzarsi in una relazione monogamica altri in una poligama infatti l’esistenza di una non annulla l’altra.
penso che un sistema funzioni solo se le persone che ne usufruiscono sono adatte a viverlo.
poi ovviamente bisogna vedere cosa predispone una piuttosto che l’altra, se la cultura, vicissitudini individuali, educazione o natura e via dicendo(ma anche cui il discorso e soggettivo).
poi certo le cause dei fallimenti nelle relazioni variano da un seggetto ad un altro bisognerebbe analizzare ogni caso.

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