Il gene gay?

16 07 2015

 

La questione delle cause dell’omosessualità di per sé non è  eticamente rilevante: da un dato di fatto scientifico non si può derivare direttamente un valore etico, a meno di introdurre indipendentemente anche degli assiomi morali.

Ma è interessante vedere le capriole dialettiche degli omofobi a riguardo, per capire come (s)ragionano …

 

Si possono fare varie ipotesi su come sia determinato l’orientamento sessuale.

Si può pensare che l’orientamento sessuale, quale che sia, sia frutto di un’influenza genetica. Ma questo i vari Gandolfini e Adinolfi non lo possono sostenere, perché significherebbe ammettere che, sia l’orientamento eterosessuale o omosessuale, è comunque voluto dalla “Natura” (leggasi “Dio”).

Si può invece pensare che sia una costruzione sociale, ma neanche questo lo possono ammettere, perché questo è il GENDER!!!1!, e significherebbe sostenere che la genetica taccia completamente riguardo all’orientamento sessuale, facendo del nostro cervello una semplice tabula rasa a riguardo… E dunque, anche qui, la “Natura” (leggasi sempre “Dio”) consentirebbe tutti gli orientamenti sessuali.

Si potrebbe pensare anche che sia un misto di entrambe le cose (e infatti è quasi sicuramente così), ma ciò non cambierebbe molto la situazione: vorrebbe dire che i geni tracciano solo una parte dello sviluppo dell’orientamento sessuale, lasciando un margine di influenza ambientale. Il che significherebbe che la “Natura” (leggasi ancora “Dio”) ha comunque voluto permettere l’esistenza di tre orientamenti sessuali.

Sembra che gli omofobi siano un po’ a corto di alternative. In realtà, diciamola tutta, non ci sono vie d’uscita logiche per loro: se l’omosessualità esiste, la nostra biologia e la nostra evoluzione l’hanno consentita e la consentono.

Ma vi presento comunque la manovra evasiva con cui essi vorrebbero uscire dall’impasse: la genetica ci vuole eterosessuali, ma l’influenza sociale contro-natura (?) può renderci invece omosessuali (!?!)

La logica qui non sta di casa, e manco la biologia.

Se la genetica ci volesse tutti eterosessuali, saremmo tutti eterosessuali. Se la genetica ci vuole biondi, ci ottiene biondi; se la genetica ci vuole alti, ci ottiene alti; se la genetica è “indecisa” … ecco, solo allora l’ambiente può dire la sua. Quindi ammettere un’influenza ambientale vuol dire ammettere quanto meno che la genetica, ovvero la biologia, ovvero la “Natura” ovvero “Dio”, hanno preferito non pronunciarsi.

Ma possiamo anche dimostrare l’assurdità di questo discorso in termini esclusivamente biologici. Supponiamo che l’eterosessualità (ma non l’omosessualità, eh! Solo l’eterosessualità!) sia genetica. Ok, allora ipotizziamo, in un caso molto semplificato (ma il meccanismo non cambierebbe in casi più complessi), che nei maschi ci sia un “gene che fa amare le donne” che nelle donne non c’è, lo chiameremo il gene Hsexm. Questo gene produrrà una proteina, o un fattore regolativo di altro genere, che chiameremo HSEXM, che in qualche modo va ad agire nel nostro cervello (cingolato, nucleus accumbens etc.) e fa sentire attrazione per il seno … anzi, no, il seno non è organo riproduttivo quindi essere attratti dal seno è cosa perversa; diciamo dalla vagina. Ecco, nei maschi HSEXM è prodotto, per cui sono attratti dalla vagina, mentre nelle femmine non c’è e per questo sono attratte dal pene.

Ok, è concepibile.

Ma allora una qualsiasi mutazione nel gene Hsexm che impedisca la produzione di HSEXM mi renderà interessato al pene!

Dunque, se esistesse nei maschi un Hsexm che fa amare le donne, si presenterebbe sicuramente in popolazione una forma Hsexm1 mutata che invece farebbe amare gli uomini.

La genetica non dà scampo su questo punto: se esiste un gene x che ha un certo effetto X, allora si presenterà occasionalmente anche l’allele mutato x1 di quel gene, secondo il quale non si verificherà l’effetto X (a patto che x1 non sia letale, e non è il caso). Poiché nella nostra ipotesi abbiamo un gene che determina una preferenza esaustiva fra A e B, se ammettiamo che x faccia preferire A, x1 mi farà preferire B[1].

Come dicevo, in questo caso ho usato un esempio mooolto semplificato, ma se moltiplicassimo il numero di geni coinvolti e complicassimo enormemente le interazioni fra di essi, il discorso non cambierebbe di una virgola: se esiste un meccanismo genetico che ci vuole tutti eterosessuali, allora appena il meccanismo sia in qualche modo alterato, e inevitabilmente un certo numero di volte ciò accade, cesseremo di essere eterosessuali.

Insomma, io non lo so se esiste il “gene etero”, ma so una cosa per certo: se esiste il “gene etero” (o meglio, “l’allele etero“) allora esiste anche il “gene gay”, e viceversa, se esiste il “gene gay” esiste anche il “gene etero”.

Dunque sarebbe anche ora che gli omofobi vari si decidessero: ambiente, genetica, tutt’e due? Quale che sceglieranno, non sarà però “la causa dell’omosessualità”, bensì “il determinante dell’orientamento sessuale”, perché sicuramente potrà andare in almeno due direzioni diverse.

E in ogni caso, tanto, la scelta finale non farà differenza né per noi né per loro. Come ho sottolineato all’inizio, quale che sia la base biologica dell’omosessualità, il giudizio di valore non ne può dipendere.

Se scoprissimo che è interamente genetica, la chiamerebbero una malattia genetica.

Se scoprissimo che è interamente ambientale la chiamerebbero una devianza sociale.

Come vedete, quale che sia la causa, è sempre possibile dirne male, e infatti lo faranno sempre. Evidentemente in realtà non gli importa affatto di quale sia la causa … E allora, perché dovrebbe importare a noi?

Ossequi.

[1] È bene insistere su questo punto: l’attrazione sessuale di per sé è determinata dagli ormoni; noi stiamo parlando invece di un ipotetico meccanismo che regoli la preferenza. Un’attrazione non direzionata può essere presente o assente, ma una preferenza può essere solo per A, o per B, oppure per entrambi (bisessualità); dunque se non sarà per A sarà per B.

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16 07 2015
ilmentitore

L’ha ribloggato su Il Paradosso del Mentitore.

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