Manie di persecuzione

7 03 2015

Alcuni vegani soffrono gravemente di manie di persecuzione. È una cosa che ho visto spesso, si sentono come se tutto il mondo ce l’avesse con loro, e se ricevono qualche critica si sentono aggrediti ed emarginati ingiustamente.

Questa è una percezione che sicuramente hanno, e in alcuni casi sicuramente è vero che c’è chi li aggredisca o discrimini ingiustamente, succede sempre ai diversi. Per esempio, una volta una visitatrice del blog parlò di alcuni amici che le nascondevano la carne nel piatto, e iniziava a dare profonde letture filosofiche sulle motivazioni socio-politiche di questo comportamento, ma non c’è bisogno di tante spiegazioni, in realtà: a me quando ero piccolo faceva schifo il formaggio stagionato, mi dava letteralmente il vomito. Curiosamente, però, non mi dava schifo in tutte le sue forme, ad esempio se fuso nella pasta al forno mi piaceva; mi dava fastidio soltanto allo stato naturale, diciamo. Ovviamente non c’era una motivazione razionale, filosofica o sociopolitica per avere questo disgusto totale per il formaggio; semplicemente qualcosa in esso mi dava, e mi dà ancora anche se in forma meno patologica, il disgusto. Ma era sicuramente una cosa a-razionale, impossibile da giustificare con un ragionamento. Non vi dico cosa mi facevano passare per questa mia fisima …  quanta gente si era messa in testa che doveva educarmi alla razionalità e farmi vedere le mie contraddizioni, e dunque mi metteva il formaggio nel cibo di nascosto oppure me lo metteva davanti di proposito o simili? Nessuna motivazione filosofica di questo, eccetto la persecuzione gratuita di una diversità. I vegani sono diversi e in quanto tali riceveranno sempre un po’ di discriminazione e cattiveria gratuita per questa ragione.

C’è dell’altro?

Sì. In realtà c’è. In realtà c’è un’antipatia diffusa per i vegani che va oltre la semplice cattiveria gratuita verso il diverso o il tentativo indesiderato e fuori luogo di “educarli” perché superino le proprie fisime; parlo di un’antipatia specifica per loro, che essi faticano a capire e avvertono come una persecuzione.

Ora io vi spiegherò le ragioni di questa “persecuzione” e perché in realtà, salvo alcuni eccessi, è abbastanza comprensibile.

Cominciamo a fare un paio di distinguo, però: un vegano è uno che non mangia carne, ma non è solo quello; si differenzia dal vegetariano perché rifiuta di nutrirsi di qualsiasi prodotto di origine animale in quanto è frutto di uno “sfruttamento dell’animale”.

Diciamo che si tratta di una scelta molto radicale, e ci sono di solito due ragioni per cui si fa una simile scelta (a meno di problemi psichiatrici seri): una a-razionale[1]; la compassione nei confronti dell’animale. L’animale mi fa compassione quindi non mi piace l’idea che muoiano animali per causa mia, e cerco di ridurre il numero di animali che muoiono. Comprensibile. E poi c’è una scelta pseudo-razionale (in realtà irrazionale), la posizione cosiddetta “etica”: il vegano che crede che sfruttare animali sia “ingiusto”.

Non mi soffermo sulle critiche a quest’ultima prospettiva, praticamente metà di questo blog è devoto proprio a demolirne le presunte ragioni oggettive. Piuttosto voglio spiegare perché essa dia tanto fastidio.

Dunque, consideriamo ovviamente che ci sono alcuni vegani che obbiettivamente sono dei fanatici scassacazzo e basta. Gente che rifiuta di frequentare persone che non siano vegane a loro volta, che quando viene a cena da te fa la sceneggiata con facce schifate ogni volta che vede la carne, gente che se gli dici che fai sperimentazione animale o che indossi guanti di coniglio inizia a guardarti storto … È abbastanza ovvio perché questo tipo di persone non le sopporti nessuno. Quello che vorrei che si capisse è perché incontrano spesso antipatia anche i vegani “pacifici”, quelli che hanno un vita sociale normale, quelli che non sentono il bisogno di mettere i cartelloni sulla propria scelta alimentare, che tranquillamente si fanno le loro insalatine e se qualcuno gli offre della mozzarella rispondono garbatamente e sorridendo “no, grazie, sono vegano”.

Perché mai si dovrebbe provare antipatia per persone così?

In realtà la ragione mi pare ovvia; sospetto che non la si veda perché non la si vuole vedere. Ma la spiegherò lo stesso.

Malgrado ci siano alcuni vegani che fanno quella scelta per le ragioni a-razionali che ho detto, la maggior parte pone il problema in termini etici, di giusto e sbagliato. Contiamo poi che quasi tutta la popolazione mondiale fatica a distinguere fra i concetti di “giusto” e “bello”. Giusto, etico, vuol dire che è un obbligo per tutti. Se io dico “è giusto nutrire i piccioni” sto dicendo che tutti coloro che non lo fanno sono in torto. Se io dico “trovo bello nutrire i piccioni”, non vuol dire che tutto coloro che non la fanno sono in torto, vuol dire solo che hanno una diversa sensibilità. La maggior parte della gente confonde le due cose e le usa indifferentemente, e i vegani non sono da meno. Dunque quasi tutti i vegani dicono, o pensano, o sottintendono, che come fanno loro è “giusto”. E dunque come fanno tutti gli altri è sbagliato.

Ora, il nostro vegano “etico” cosa fa?

Tanto per cominciare è “etico”. È già questo è un motivo di attrito con il resto della popolazione, perché sappiamo che lui pensa che siamo creature immorali e insensibili, o alla meglio vittime manipolate di un perfido sistema di sfruttamento degli animali.

Ma c’è di peggio, perché non è che si limiti a pensare di essere nel giusto mentre tutti gli altri sbagliano… Agisce anche di conseguenza.

Il nostro vegano vuole salvare animali? Fondamentalmente, trecentosessantacinque giorni l’anno non ne mangerebbe, quindi diciamo che ne ha salvati … boh … cento? Duecento? Forse di meno, forse nessuno a ben vedere, ma ammettiamo che ne abbia salvati duecento.

Tuttavia una volta l’anno c’è una cena di Natale e viene invitato dalla nonna che ha fatto il suo piatto migliore: il tacchino come sa farlo soltanto lei.

Siete in dieci invitati e ha fatto un tacchino. Ora, se gli invitati fossero nove, o otto, lei avrebbe fatto sempre un tacchino. Se qualcosa avanza, dopotutto, si può mangiarlo il giorno dopo. Quindi, se il vegano invitato a cena mangia una pezzetto di tacchino o no non cambia nulla: è morto un tacchino. Sì, certo, potremmo ragionare anche così: poiché lui non ha mangiato un pezzetto di tacchino, quel pezzetto di tacchino avanza al giorno dopo e la nonna invece di comprare altra carne mangia il tacchino … Ragionando in questi termini più o meno in dieci anni di rifiuto del tacchino il nostro vegano ha salvato più o meno un vitello. Insomma un successone. La verità è che sostanzialmente poteva tranquillamente farlo di assaggiare un pezzetto di tacchino in quella circostanza occasionale che si verifica una volta l’anno.

Invece non lo fa.

Perché?

Per una questione di principio.

Capite il punto? Quel vegano sa benissimo che quel gesto è un gesto di principio, un gesto comunicativo. Anche in quell’occasione speciale stoicamente opera la sua rinuncia, esibisce il suo volontario martirio.

Qual è l’intento di questo gesto, se non portare avanti, silenziosamente ma non per questo con minor teatralità, un punto morale?

Quel gesto, assolutamente pacifico nella forma,  è di fatto una predica morale.

“Guardate, mentre voi sfruttare gli animaletti indifesi ecco, io nemmeno per un giorno all’anno cedo a Satana! Seguite il mio esempio, peccatori!”

Diciamolo, i vegani sanno benissimo che se uno, o due, o dieci giorni l’anno si fanno una braciola il risultato pratico in termini di vite animali consumate non cambia. Quella rigidità di principio è necessaria a fini comunicativi. Devono farti la predica, sempre ed in ogni circostanza, anzi, specialmente nelle occasioni speciali.

E la predica altro non è che una forma di comunicazione aggressiva: io vi dico il vero e il giusto, io so, voi non sapete, io vi insegno. Non a caso quando il prete faceva il sermone saliva sul pulpito: la predica arriva sempre da qualcuno che sta più in alto. Quindi quella predica al contempo innalza il predicatore e rimprovera chi sta sotto.

Ora, lettori miei, parlo a tutti voi: come vi sentite quando vi viene fatta una predica? Specialmente se voi non sentite di aver fatto nulla di male per cui dovreste meritarvi una tale predica, e non pensate che il predicatore in questione abbia fatto alcunché per meritarsi di innalzarsi rispetto a voi?

A me causa un immediato senso di antipatia per chi sta predicando. Lasciamo stare il fatto che qualche mio lettore “vegano etico” si sente nel giusto e quindi effettivamente ritenga che il pulpito sia il posto adeguato a lui; io sto parlando della reazione che è naturale aspettarsi qui. State facendo un rimprovero a qualcuno che non sente di aver fatto niente di male. Quello si incazza un pochino; sottilmente, silenziosamente, magari. Ma un po’ se la prende. È una reazione del tutto fisiologica, sta ricevendo un rimprovero che per lui è immeritato, si innervosisce.

E questa è una cosa che i vegani non capiscono.

“Ma io non voglio mangiar carne, è una scelta che riguarda solo me, che vi importa? Mi perseguitate per la mia etica, ecco!”

Sicuro? Sicuro che riguarda solo te? Allora perché parli di “etica”? L’etica non riguarda solo te, riguarda tutti. Se davvero lo fai solo per avere meno animaletti sulla coscienza, allora qual è la ragione per cui non sgarri mai, e dico mai, neanche quando il gesto sarebbe a conti fatti ininfluente sul numero di animali morti? Qual è la ragione per cui non ti adatti mai alle circostanze, e dico mai? Perché la tua linea è così categorica che non ti preoccupi di poter mettere a disagio le persone? Perché rifiuti addirittura un pezzo di pizza margherita che ti è stato offerto da un conoscente?

È una questione di rigore con sé stessi? A occhio e croce l’unica ragione per questo rigore è che devi predicare.

Tutto lì.

E ovviamente,  i predicatori danno fastidio, non è una questione di persecuzione.

Ora, se tu sei una persona simpatica e alla mano, di compagnia, tollerante eccetera, ovviamente una tua predica silenziosa può non essere un problema serio. Non penso che dovresti essere emarginato o insultato per questo; potremmo perfino essere amici, io e te. “Che simpatica persona che è, nonostante sia vegano!”
Però quel modo di fare, preso isolatamente da tutti gli altri contributi della tua personalità, tende ad allontanare chi ha una sensibilità diversa. Non è una persecuzione o nulla di simile. Si tratta di una predica silenziosa e conciliante, dunque susciterà un’antipatia silenziosa e conciliante, ma sempre antipatia susciterà.

E vi dirò: io un po’ capisco quei vegani che dicono di volersi fidanzare solo con altri vegani. Devono predicare in ogni occasione, non dev’essere facilissimo. Io, che non ho un carattere dei più pacifici, probabilmente non mi metterei con un vegano, perché probabilmente mi scoccerei di vederlo che mi fa la sua predica silenziosa ogni giorno a pranzo e a cena, e lui si scoccerebbe di vedermi alzare ogni volta gli occhi al cielo emettendo un impercettibile sospiro.

Non stiamo parlando di una semplice diversità di sensibilità, il punto è che una delle due sensibilità ha una tendenza a volersi imporre.

Il che forse lo si può sopportare.

Ma difficilmente lo si può anche gradire.

 

 

Ossequi.

[1] è la seconda volta che parlo di “a-razionalità”; uso il termine in luogo di “irrazionalità” perché non si tratta di qualcosa che va contro la ragione, bensì di qualcosa che semplicemente è per intero fuori dal dominio della ragione; per esempio preferire la pasta alla carne non è razionale o irrazionale, è solo un gusto e la ragione non ha niente da dire sull’argomento

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13 responses

7 03 2015
lamb-O

Ti do ragione – io sono veggie, non vegan, ma ho sempre trovato normale l’assaggio alle feste comandate (salvo accordare la mia preferenza alle portate veggie) e, aggiungo, l’accettazione di un’offerta da parte di ignari: non posso salvare una vita e, d’altra parte, non è bella nemmeno la scortesia di un rifiuto.

Ma inclino all’avvocatura del diavolo ed esprimo una piccola riserva: posso testimoniare che, da vegetariani e immagino tanto più da vegani, la percezione del gusto della carne cambia, prende a sapere di “vivo” e a piacere meno. Non è insomma da escludere che al principio si sovrapponga il gusto.
Vero è che se la risposta è “no grazie, sono vrgano” il margine di dubbio si assottiglia.

8 03 2015
lostranoanello

E’ bello leggere commenti così ogni tanto ^_^
Sì, i gusti sono influenzati potentemente dalle emozioni, può essere che da un certo punto di vista inizi a piacere di meno. Ma se questo può accadere facilmente con la carne, con uova e latticini inizia a diventare veramente strano. Inizi ad essere disgustato dalle uova perché l’industria del pollame uccide i pulcini maschi? Posso immaginare che quando vedi la bistecca la ricolleghi mentalmente all’animale da cui è stata tagliata via, ma l’uovo è comunque un uovo, al massimo ti immaginerai il culo della gallina. Mi sembra un accostamento molto forzato dal punto di vista emotivo, come dire che non ti piace la nutella perché la kinder, che so, fa le deforestazioni. Biasimarla ci sta, ma dubito che un accostamento di questo tipo possa renderti ripugnante la nutella.
Poi ovviamente ci sono i casi psichiatrici, ma era intento di questo articolo spiegare le ragioni per cui anche i vegani che rientrano nella normalità psicologica spesso fanno antipatia. I casi psichiatrici son casi psichiatrici, appunto.

8 03 2015
Welt

Io ad es. sono vegano “quando mi va”. E cioè quasi sempre. Odio trattenermi, non lo farei mai, perciò ogni tanto mi capita di mangiare qualcosina con latte-uova (carne zero). Ma quasi tutto ora ha un altro sapore: il gelato mi fa schifo, le torte col burro sono l’orrore, gli alimenti in cui si sentono le uova immangiabili, il cioccolato al latte non ne parliamo. E sono vegano da neanche un anno.
I gusti sono relativi, mutevoli, basati su convenzioni e abitudini. Questa buffa favola sulla morale-repressione-etica-santità-autocontrollo-princìpi dei vegani vi sta sfuggendo di mano.
Tra l’altro di casi patologici ce ne stanno mooooolti di più tra di “voi”: non immagini quante volte la gente scappa al nome “seitan”, “tofu”. Ma sì, magari fin qui tutto a posto puoi dire, è vero, spesso fa schifo quella roba se non la sai cucinare. Ma mi sono capitati amici e parenti onnivori del “io quella robaccia vegana non la mangio” guardando la mia pasta al pomodoro o il mio risotto ai funghi, di rifiuti a ristoranti perchè “hanno un menu ANCHE vegano”. Seri eh. Basta dire “vegano” e molti iniziano a sbarellare.
Non so che gente conosci tu, ma io son circondato da persone con paure *patologiche*. Non mi frega un cazzo di essere discriminato-perseguitato eh, sia chiaro, non è questo il discorso, non è un lamento il mio. Ma la nevrosi alimentare è tutta vostra, amici. Tu pensi che gli onnivori lo siano tutti per scelta cosciente, ma secondo me no. Magari tu sì, lo sei, t’ho letto e infatti “non ti posso biasimare”, ma in teoria è pieno di wannabe-vegan, che invece proprio non ci riescono, soprattutto per paura dei giudizi degli altri.. la paura della diversità. Ormai a moltissimi da fastidio ‘sta cosa degli allevamenti, non pensare che voi siate tutti ubermensch amorali con valori diversi. E che l’anticonformismo spesso fa paura, e dovete ricorrere a ‘sti sistemi di “fuga”, “rimozione”. Siete voi i deboli della combriccola eheheh

8 03 2015
lostranoanello

Ragazzo mio, a me ‘ste cose che dici riguardo a onnivori schifati dalla pasta al pomodoro non sono mai capitati. Su questo, a meno che uno non possa portare le statistiche, la differenza di visuale fra me e te non si può risolvere, ma ti giuro che gli onnivori che conosco io sono tutta gente normale. Comunque alcune delle iper-reazioni che hai citato tu, piuttosto che nevrotiche, sono chiaramente spiegate proprio nei termini del contenuto dell’articolo: reazione alla predica. Tu dici che mangiare animali è “ingiusto” e così facendo li rimproveri. Loro reagiscono con “ah sì? Ti faccio vedere io, signor moralista, tripla porzione di braciole per me!”
Reagisco così anche io. Per esempio io non ho mai fatto molto caso alla presenza o assenza dell’agnello delle tavole pasquali, fin quando non ho iniziato a vedere tutte quelle martellanti campagne per spiegare che è “una mostruosità”. Da allora mi premuro di non far mancare mai l’agnello, e devo ammettere che è una soddisfazione paragonabile per intensità a postare foto di uomini nudi nella mia bacheca di facebook sapendo che li vedrà qualche prete.
Ti pare così assurdo? Ti ribadisco che è una reazione assolutamente normale; anche se non possiamo confrontarci sulle statistiche confido che ti renderai conto da solo di quanto questa risposta sia naturale. Certo rischia di diventare una dinamica un po’ perversa, perché gli stessi vegani spesso ne sono vittima: “la società vorrebbe impormi di mangiare carne? ti faccio vedere io, diventerò un estremista rompicoglioni come non ti immagini!”, e dunque diventa un rilanciarsi la ripicca da entrambe le parti e si diventa sempre più nemici. A volte il gioco delle ripicche inizia da parte onnivora semplicemente come gioco alla persecuzione della differenza, fenomeno molto tipico. Ma se sei un vegano etico, e magari pure uno di quelli un po’ teatrali… Allora mi sa che non ti stanno perseguitando, ti stanno semplicemente rispondendo a tono.
Ciò detto, questo invece lo dico con dati a supporto, che quelli che scelgono di diventare vegani lo facciano tutti senza sacrificio è falso, lo dimostra il fatto che la maggior parte dei vegani smettono di esserlo in un anno (è una statistica che ho letto qualche tempo fa, con un po’ di sforzo credo di poterla ritrovare se credi sia necessario leggerla coi tuoi occhi). Suppongo che quelli che restano, in buona parte, sviluppino o posseggano già in partenza un senso del gusto un po’ handicappato.
Uso la parola “handicap” non a caso, perché il disgusto per qualcosa di commestibile non è mai una reazione fisiologica e sana. Devi sentirti disgustato dalla merda, dal vomito, dalle pietre, perché se li mangi ti fai qualche danno, questa è la funzione fisiologica del disgusto. Essere disgustato da un tipo di cibo è una reazione anti-adattiva, ovvero che non ti porta nessun vantaggio né sul piano umano né su quello biologico. Da vegano ti sarai sicuramente reso conto che decidere di non mangiare carne per sacrificio oppure perché semplicemente non ti piace ti permette di proseguire la tua vita normalmente, ma avere un “disgusto” ti causa un sacco di problemi: alla tavolata dove si mangia carne ti senti male, le forchette usate per la carne ti fanno schifo, se ti chiedono di far passare il piatto con le braciole fai la smorfia… mette a disagio te e anche quelli che ti stanno intorno, lo so benissimo perché io soffro di quel disgusto per il formaggio stagionato di cui parlavo nell’articolo e mi ha sempre dato problemi, continua a farlo anche ora. Un gusto, “non mi piace la carne”, è solo un gusto; un dis-gusto, “la carne mi dà il voltastomaco o altre reazione di fastidio estremo” è un potenziale handicap, ancorché piccolo. E poi, sempre dal punto di vista di persona informata sul disgusto, posso anche dire che se il disgusto è psicologico può essere facilmente aggirato. Le torte col burro ti fanno schifo? In moltissime ricette, non solo torte, il burro può essere sostituito con grassi vegetali. C’è una sottile differenza di gusto che un palato allenato nota, certamente; per esempio io quando faccio il risotto scelgo accuratamente se usare il burro o l’olio sulla base di com’è aromatizzato il risotto… ma non è un cambiamento di gusto tale che se lo fai con l’olio e buono e se lo fai col burro fa schifo, son sempre grassi alla fin fine. O nelle fritture: la differenza di gusto fra un cibo fritto in olio o frutto nel burro oppure nello strutto è sottile, anzi, spesso non è neanche questione di gusto ma semplicemente di asciuttezza del fritto, tipo i cannoli siciliani si friggono nello strutto perché vengono più asciutti e croccanti così. Io difendo strenuamente l’uso dello strutto, of course, ma da qui a dire che con l’olio di semi cambierebbero COMPLETAMENTE sapore, che prima la cialda era perfetta e ora è immangiabile, quello no. A un certo punto diventa una questione di autosuggestione, se non ti dico come l’ho fritta la cotoletta, oppure se ho messo il burro o la margarina nell’impasto della torta, tu non lo scoprirai nemmeno.
Il gusto è una questione complicata, fortemente emotiva, al punto che con la suggestione possiamo trovare disgustosa una cosa che di sapore troveremmo altrimenti molto buona. Difficile distinguere i due contributi, io stesso ancora non ho capito se la carne al sangue mi piace di più perché è buona o perché mi piace la sensazione di star mangiando la carne di un animale… Però non ti stupire se in certi casi, come quello della frittura oppure del burro VS margarina, nessuno creda che davvero quel gusto non ti piace. Piuttosto nel momento dell’assaggio ti suggestioni creandoti da solo un disgusto che altrimenti non ci sarebbe stato.

3 12 2015
Marychan

Hum… Non lo so se ci siano vegani che rientrino nella normalità psichica, a meno di non estenderla al punto tale da renderla senza definizione. (E vabbè che Freud aveva detto, perfettamente a ragione, che siamo tutti nevrotici, ma una qualche forma di distinzione va mantenuta)
Io sono convinta, e si tratta della mia opinione e come tale può essere sbagliata, che il veganesimo sia un disturbo alimentare, peraltro dello stesso spettro dell’anoressia, visto che sempre di privazione si tratta. Semplicemente ne è una sorta di evoluzione contemporanea, ma d’altronde i disturbi mentali evolvono col tempo, assieme a tutto il resto. La mia convinzione deriva, fra le altre cose, anche dall’osservazione di molti miei conoscenti ora vegani, che prima di fare questa scelta erano comunque ossessionati da diete, peso e bilancia ben più della media nazionale e questo ben oltre il loro reale o presunto amore per gli animali. E non ci sono neanche andata troppo lontana, visto che di recente il DSM-V ha inserito l’Ortodossia tra i disturbi. (L’Ortodossia non è veganesimo, ma ci è imparentata)
Tutto questo non lo dico per offendere nessuno: ognuno ha i suoi problemi, per carità (e qui torniamo a Freud), ma credo che prendere sul serio i vegani sia un po’ come quando nel Medioevo si prendevano sul serio gli schizofrenici che dicevano di parlare con Dio, insomma, una cosa non proprio salutare per una società civile.

9 03 2015
Serena

Ciao Alberto,
visto che mi hai nominata (augurandomi che le mie manie di persecuzione non si stiano trasformando in totale egocentrismo), rispondo: in realtà, pur apprezzando l’ironia, non ho mai tentato di dare profonde letture filosofiche dell’invincibile rifiuto di alcuni per i vegani, ma psicologiche. Molto banalmente, sono persuasa che la predica silenziosa, come la chiami tu, dia fastidio soprattutto a chi riconosce a quella predica una qualche validità di fondo. E’ facile che qualcuno a cui sembri solo un po’ scemo, o fissato, o troppo sensibilino, ti accolga senza molti problemi e trovi in te qualcosa di piacevole. Io sono stata alla feria di Arles con un gruppo di aficionados, e questa gente si preoccupava in maniera commovente di farmi mangiare in modo soddisfacente. In compenso, il tizio che più ha ostacolato il mio cambio di alimentazione ora è vegetariano. Un po’ lo stesso motivo per cui credo che i più noiosi anti-vegani siano spesso marxisti. Perché loro devono avere il monopolio della questione morale, non possono sopportare che qualcuno provi a batterli nel loro stesso campo 🙂 Se uno non crede in un’etica assoluta, né di esserne il depositario, è più probabile riesca a convivere pacificamente con la diversità.

9 03 2015
lostranoanello

Non ti ho nominata, ti ho menzionata, tu ti sei nominata 😛
Nel tuo caso, più che di manie di persecuzione, parlerei di tendenza all’overanalisi, ma questa è appunto una tendenza molto marxista. I marxisti di solito detestano le spiegazioni psicologiche, perché esse pongono l’accento sull’individuo e sulla sua storia personale da un lato e dall’altro sulla biologia evolutiva umana, che per loro sono solo sovrastrutture, quisquilie e pinzillacchere. Per loro è sempre tutto determinato da qualche perverso sistema socioeconomico che determina la totalità dei comportamenti umani (o la determina “in ultima analisi”, come disse se non erro Engels per garantirsi una scappatoia estrema all’accusa di determinismo economico). Dunque non è possibile che uno ti faccia il dispetto solo perché è stronzo, maleducato o perché sta tipo “marcando il territorio”, dev’essere per forza un inconsapevole ingranaggio del perfido sistema economico capitalistico.
Va be’, tornando in tema, è vero che i moralisti sono sempre i peggiori. In tutto. Il moralista è un rompicoglioni di natura, perfino Gesù che era già rompicoglioni di suo detestava i farisei. Il moralista è convinto di essere nel giusto, quindi se qualcuno non fa come lui si sbaglia e va rieducato (oppure sorpassato a propria volta diventando ancora più estremisti, in modo da garantirsi comunque di poter predicare a tutti in santa pace; ad es. sono vegano e un fruttariano mi fa la predica? Divento fruttariano anche io, anzi, melariano!). Quindi la spiegazione che tu dai in certi casi è sicuramente vera. Vero è anche che tanta gente considera i vegani solo degli innocui pazzoidi con strane fisime alimentari, nemmeno si preoccupa di capire il perché di quella scelta dietetica, dunque neanche può avere una seria ragione di avversarla. Le reazioni più comuni in un senso o nell’altro sono alimentate da ignoranza (“è una fisima, quindi bisogna rieducarli”, “è una fisima, quindi si cerca di farli contenti”).
La mia linea è il vivi e lascia vivere, rispondendo soltanto all’aggressione comunicativa moralistica che trovo effettivamente di rara antipatia.
Anche se devo ammettere che soprattutto nell’ultimo anno ho scoperto, o meglio, toccato con mano che la gente tira fuori davvero il peggio di sé quando è guidata dal fuoco sacro di un’ideologia, dunque ho preso a diffidare di chi si dichiara vegano, non ci condivido informazioni importanti e non gli affido il controllo su nessuna questione che mi riguardi. Capisco dunque la ragionevolezza di alcune discriminazioni operate dai vegani “etici” stessi così come di alcune di quelle che subiscono.

3 04 2015
Guh

I vegetariani/vegani che conosco rifiutano di mangiare anche nelle occasioni scomode per due ragioni che trovo legittime.
La prima è che l’empatia/emotività non permette loro di fare eccezioni, ovviamente perché dopo si sentirebbero in colpa come ogni persona che va contro il proprio ideale. La seconda è la tipica logica da “infranta una regola puoi infrangerle tutte”.
Certo, capisco anche le reazioni da te descritte, perché le ho provate sulla mia pelle.

7 04 2015
lostranoanello

In realtà le infrazioni fanno bene alla disciplina, se sono appunto anche esse disciplinate. E’ buona regola per esempio concedersi ogni tanto un dessert anche quando si è a dieta; poi bisogna darsi delle regole perché non finisca con l’essere ogni giorno, claro…

21 09 2015
Davide Viseradh Luciani

Complimenti per l’articolo, in effetti non avevo mai riflettuto a questo aspetto del rapporto pubblico con i vegani.
Noto comunque che dalle risposte sopra non si evince quello che credo sia il nucleo del discorso, ovvero la differenza tra il “giusto” ed il “bello”.
Molti vegani ti diranno che loro non sgarrano mai perchè così facendo (oh madre bendetta) boicottano l’allevamento abbassando il consumo di carne. Quando fai notare loro che a meno di sconvolgimenti catatstrofici, sono più coloro che non mangiano carne perchè poveri che quelli che lo fanno perchè vegani, ti dicono che un giorno “vinceranno loro”. E’ una guerra. E’ questo che non capisco. Questa… crociata a lungo termine. Quasi stessero combattendo per i diritti di una categoria. Cosa che loro credono vera, senza pensare che se non esistesse l’allevamento, quegli stessi animali non solo non avrebbero nessun diritto. Ma non esisterebbero proprio.

Ma questo andrebbe ot. Quello che posso dire è che la prossima volta che un vegano mi farà la faccia schifata o mi dirà che sono “un assassino”, gli spiegherò che c’è un mio amico che siccome crede nei diritti delle painte, ha denunciato una ditta vegana che sfruttava il terreno per la produzione di soia bio (che sappiamo avere un rendimento per metro quadro pari all’oro in un fiume) e che lui è un vero amante della vita. Chissà se capiranno.

PS: ti sei guadagnato un lettore, lo so che non è gran cosa ma ci tenevo a dirlo.

12 05 2016
Lupesio

Concordo che per la maggior parte dei vegani hai ragione. Io, ad esempio, per motivi etici non sfilo i portafogli dalle tasche della gente (come quasi tutti, spero); lo faccio solo per motivi etici, perché magari 100 euro in più che potrei trovarci dentro mi farebbero comodo come a tutti. Ciò significa però che ritengo uno stronzo chi lo fa, e “stronzo” è un termine sintetico per dire “persona che ha un comportamento che confligge con la mia concezione dell’etica”; da questo consegue logicamente che una persona che si impone degli obblighi che io non sento il bisogno di impormi e mi viene a dire che lo fa per motivi etici, mi sta implicitamente dando dello stronzo, magari senza neanche accorgersene. Magari non stronzissimo, ma uno zinzino stronzo sì, o quanto meno mi sta dicendo che esiste un ambito dell’agire umano in cui sono più stronzo di lui. In altre parole, sceglie subito di mettersi in contrapposizione; ora, per carità, anche a me capita di conoscere persone che ritengo inferiori a me sul piano morale o intellettivo, però se mi rivolgo a loro dicendo: “sai, faccio questo perché sono più onesto (o più intelligente, o comunque migliore) di te” mi aspetto di essere comprensibilmente mandato a quel paese. Penso che questo sia il ragionamento che fai anche tu.
Eppure il vegano ha una scappatoia che gli consente di evitare attriti inutili: potrebbe dire “io non mangio prodotti di origine animale perché l’idea di consumarli non mi garba” (o perché gli fa senso per delle sue fisime, o perché gli dà personalmente noia l’idea di far soffrire gli animali). Insomma, potrebbe fare appello all’estetica anziché all’etica. E mentre l’etica deve essere uguale (o almeno non troppo dissimile) tra membri di una stessa comunità, l’estetica definisce la personalità di un individuo.
Considera ad esempio il caso dell’omosessualità: non penso che tu attribuisca un valore etico alla tua omosessualità (altrimenti non avresti amici etero, suppongo), ma puramente estetico: tu ti accompagni a uomini perché ti piace, mentre non ti piacciono le donne, non perché lo ritieni più giusto. Credo che la maggior parte dei gay la veda così, che non si sentano superiori ma che semplicemente non piaccia loro essere trattati come inferiori. L’omofobo, al contrario, è chi conferisce un valore etico alla propria eterosessualità, e difficilmente un omofobo può esserti amico. In altre parole, l’individualità della persona non si definisce solo sulla base dell’aderenza ad una legge morale o a caratteristiche di valore (che so, l’intelligenza), ma anche sulla base di una serie caratteristiche che non sono né valori né disvalori.
Ora, supponiamo che tu sia invitato a cena da persone che non vedi da anni, e qualcuno ti chiede se hai la ragazza: sulla falsariga di quanto hai scritto, “la verità è che sostanzialmente potevi tranquillamente farlo di dire che hai la ragazza in quella circostanza occasionale che si verifica una volta l’anno”. Lo faresti? Io penso di no. Magari davanti alla nonna sì, perché è anziana e comprensibilmente ha pregiudizî omofobi, per cui non vuoi turbarle gli ultimi anni di vita perché è tua nonna e le vuoi bene. Ma sono sicuro che un po’ ci soffriresti, perché ciò significherebbe rinunciare ad una parte di te, che appunto non è né una parte buona né cattiva, ma è TUA. Perché non dovrebbe essere così, in teoria, anche per un vegano?

12 05 2016
lostranoanello

non ho mai litigato e neanche dibattuto con alcun vegano “estetico”, proprio perché sull’estetica c’è ben poco da dibattere 😛
Tendenzialmente non li invito a cena, ma questo perché non amo che si mettano vincoli alla mia creatività in cucina.

18 05 2016
Lupesio

Anch’io arrivo al massimo ai vegetariani. Con pesto fatto in casa, delle orecchiette coi broccoli, una parmigiana o uno sformatino di farro, formaggio e verdure puoi imbastire una cena gustosa, ma il veganesimo no, mi rifiuto.

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