“Teoria Gender”: che cos’è

1 03 2015

Ultimamente si sente parlare relativamente spesso della “teoria gender”. Se ne sente parlare, in realtà, praticamente solo in ambienti cattolici (verificatelo: se cercate su google “teoria gender” trovate solo siti cattolici, e un paio di siti LGBT che la citano solo per dire che non esiste), e solo per avversare la suddetta “teoria”, che viene generalmente descritta come “la teoria secondo la quale l’identità sessuale si sceglie”.

Ora, il primo chiarimento da fare a riguardo è che la suddetta teoria non esiste. È una creatura di laboratorio costruita dai comunicatori di matrice cattolica integralista. Come scrive appropriatamente Marco Mori per Arcigay Milano,

La teoria del gender così come viene “profetizzata” e diffusa da media prevalentemente cattolici non esiste. È una semplificazione pacchiana e scorretta di un campo vastissimo di studi. È un “mostro linguistico” di facile impatto e facile memorizzazione. […] NON ESISTE quindi una “teoria del gender”, come esiste il dogma presso altre istituzioni che invece impongono una visione della verità (della vita e della via)…. esiste semmai un vasto campo di studi sul genere (sul maschile, sul femminile, sull’identità, sui ruoli etc..) che spazia quindi da psicologia, antropologia, sociologia, storia, studi post coloniali, critica letteraria, filosofia (anche teologia, ovviamente protestante riformata). Esistono diverse speculazioni teoriche, diverse riflessioni, alcune in netto contrasto tra loro. Non esistono dogmi e verità, esiste invece un acceso (e salutare) dibattito.

E mi pare che più chiari di così non si potesse essere.

Allora di che si discute? Di cosa parlano questi siti cattolici quando parlano di “teoria gender”?

Apparentemente del nulla, visto che una teoria gender non esiste, ma al massimo esistono molte teorie gender. Tuttavia sento già alcuni dei miei lettori o potenziali lettori innervosirsi … dovranno sentirsi più o meno come mi sento io quando leggo le sottili o meno sottili distinzioni fra filosofie antispeciste: dall’alto di una conoscenza abbastanza approfondita della filosofia antispecista, mi sento di poter identificare la radice comune di un po’ tutte le filosofie di quella matrice, e da lì mi vien naturale dire “sì, mi fate ‘ste distinzioni fra Singer e Derrida a salcazzochì, ma alla fine è tutta la stessa pappa.”

Be’, io posso dire una cosa così perché so di cosa stanno parlando. Ma il mio potenziale lettore probabilmente non sa di cosa parlo quando parlo di studi di genere, perché non ha mai approfondito l’argomento oppure ha letto solo siti cattolici a riguardo, che è peggio di non aver letto niente. Quindi sono fiducioso di potervi far notare distinzioni cui prima non avevate fatto caso e che possono essere importanti.

Ma soprattutto, posso farvi notare qual è la vera cosa che hanno in comune tutte le teorie sul genere odierne, e che non sta bene a certi cattolici particolarmente reazionari.

Partiamo da principio (tranquilli, non ci vorrà molto): cos’è una teoria? Sostanzialmente è una spiegazione delle nostre osservazioni scientifiche, che dà ragione di tutti i dati osservati e permette anche di prevedere correttamente future osservazioni non ancora effettuate.

Dunque prima di parlare di teorie sul genere, sarà meglio citare alcuni dati di fatto sul genere che non possono onestamente essere messi in discussione, oggidì, e sulla cui base si costruiscono le teorie sul genere.

Io dire che i più importanti sono i seguenti:

  • Che statisticamente parlando esistono differenze fra il genere maschile e femminile che correlano con il sesso biologico. Ad es., le donne in media mostrano certe tendenze caratteriali o lavorative più di frequente degli uomini.
  • Che queste tendenze sono almeno in parte determinate culturalmente: basti pensare che fino a pochi decenni fa si pensava che una donna fosse biologicamente inadatta alla politica, oggi sappiamo che quel presunto limite della donna era tutta una costruzione sociale.
  • Che, come tutte le distribuzioni statistiche, anche quelle prese in esame qui rappresentano dei continuum con ampia variabilità; quindi se è vero che una parte molto consistente delle donne magari preferisce fare l’infermiera o l’insegnante delle elementari e/o andare a letto con gli uomini, ciò non toglie l’altro dato di fatto fondamentale: che esiste una parte non trascurabile di esse che preferisce fare il militare e/o andare a letto con altre donne.

Questi sono i dati di fatto. La scienza si preoccupa di dare spiegazione di questi dati di fatto.

Direi che i due filoni di studio principali che se ne occupano sono quello sociologico/costruttivista e quello biologico/naturalista. I classici studi di genere, per inclinazione e tradizione, tendono a spiegare i fatti di cui sopra su base prevalentemente sociale, mentre tipicamente i biologi come me tendono a spiegare gli stessi dati di fatto basandosi prevalentemente sulla biologia, dunque sull’evoluzione, sulla genetica, sulle neuroscienze. Sottolineo ancora, come sottolineerò molte volte, che i dati di fatto che citavo sopra non cambiano da una teoria all’altra, ciò che cambia è come li si spiega.

Questo dunque è il dibattito accademico, e si tratta di un sottoproblema del più generale “nature vs nurture”, che possiamo tradurre con “biologia contro cultura”. Al momento, sulla base di quello che vedo in giro, va più di moda nel mondo scientifico il “nature”, ovvero si ritiene, senza escludere il fattore sociale, che l’identità sessuale sia determinata in misura preponderante da fattori biologici.

Il dibattito sostanzialmente è “si è gay o etero o cis o trans per ragioni biologiche” VS “si è gay o etero o cis o trans per ragioni culturali e ambientali”. Tutto qui.

Quindi, ora che abbiamo chiarito quale sia il dibattito accademico, vediamo quanto pesa esso sulla politiche dell’istruzione, e quindi sui punti dibattuti dai vari ideologi “anti-gender” come gli piace definirsi.

La risposta è: praticamente niente.

Il pomo della discordia qui è l’educazione alla diversità nelle scuole. Questo progetto educativo, di cui l’Italia ha grandissimo bisogno, prevede che, in maniera commisurata all’età e alla maturità degli scolari, sia spiegata loro l’esistenza della differenza sessuale, in modo da favorirne accettazione e integrazione: dunque sarà spiegato loro che non esistono solo gli eterosessuali cisgender che guidano il camion, ma anche che esistono omosessuali, transessuali e uomini che fanno gli infermieri, e vanno accettati. Si tratta, per inciso, di uno dei pochi progetti in corso per combattere seriamente il fenomeno del bullismo omofobico (dire che i gay sono malati di mente che dovrebbero farsi curare e poi aggiungere “ma non si dovrebbe picchiarli comunque!” non è un progetto serio per combattere il bullismo omofobico, è un progetto serio per alimentarlo e dargli anche un alibi).

Questi dati di fatto sono ciò che si vuole insegnare e si dovrebbe insegnare nelle scuole. Né di più, né di meno. Nessuna teoria, solo osservazioni. I ragazzini devono sapere che anche se sono nati maschi possono essere infermieri, ballerini o casalinghi, e che anche se sono nati con genitali maschili potrebbero avvertire che l’immagine che essi hanno di sé è diversa da quelle che tradizionalmente ci si aspetta da loro, e che non c’è nulla di cui vergognarsene. Questa nozione è una parte importante della loro crescita e scoperta di sé e del prossimo.

Scusatemi se qui mi ripeto ancora:

QUESTI SONO DATI DI FATTO. Non c’è nessuna “teoria” o “ideologia” qui, nessun dibattito scientifico in corso: omosessuali e transessuali esistono, fanno parte della natura dell’uomo, questo è UN DATO DI FATTO NATURALISTICO.
Non è su questo il dibattito scientifico, la scienza non può mettere in dubbio i fatti empirici. La scienza può solo proporne diverse spiegazioni.

C’è di più. Gli attivisti LGBT non hanno mai avuto prescritta da Dio o dagli uomini una precisa ideologia fatta di dogmi e regole, visto che sono solo persone che difendono i propri diritti. Questo significa che essi possono avere i più disparati background culturali e che, entro certi limiti, variano anche le argomentazioni che usano per difendere le proprie posizioni. Per questo laddove alcuni attivisti LGBT usano argomenti costruttivisti presi a prestito da Foucault (“il genere è una costruzione sociale”), altri, come me, rigettano del tutto o in parte l’argomento del genere come costruzione sociale e affermano che essere gay o etero dipenda principalmente da fattori biologici.

Dunque molti attivisti LGBT hanno usato e usano efficacemente argomenti di stampo naturalistico in proprio favore, e non solo: gli argomenti di stampo naturalistico sono fra i più attaccati dai movimenti omofobici! Tipicamente, ad esempio, il movimento LGBT ha fatto ampio uso degli studi che suggeriscono una radice genetica dell’eterosessualità e dell’omosessualità. Questa posizione ha i suoi vantaggi, perché demolisce definitivamente la teoria secondo la quale “i gay scelgono di essere così”. Infatti i gruppi omofobici molto di frequente hanno cercato di dimostrare l’opposto, generalmente appoggiandosi alle teorie freudiane, sostenendo quindi che l’orientamento sessuale è interamente una questione di “nurture”, ambiente e cultura. Quindi non è affatto vero che i gruppi LGBT sostengono univocamente e la prospettiva costruttivista; né è vero che i gruppi di pressione omofobici non la sostengano mai.

Lo so, a questo punto iniziate a sentirvi confusi. Ed è normale, è confondente, perché i gruppi omofobici effettivamente sono alquanto schizofrenici su questo argomento. Essi usano qualsiasi argomento che in un modo o nell’altro possa andar contro i diritti LGBT, e quindi non gli importa che i vari argomenti che usano vadano d’accordo fra di loro. Dunque se devono rispondere a quegli attivisti che pescano dai gender studies e ipotizzano che l’identità sessuale sia tutta questione di cultura, ecco che diventano naturalisti; quando invece devono rispondere agli argomenti dei naturalisti secondo i quali l’identità sessuale ha base genetica, ecco che diventano studiosi di genere e sollevano questione di cultura ed educazione.

Non cercatevi una coerenza logica, vi sembrerà di avere a che fare con dei pazzi e impazzirete anche voi dietro a loro. Cercatevi una coerenza di intenti, e quella la troverete agevolmente. Il punto è discriminare le differenze sessuali, non spiegarle, quindi si userà di volta in volta la spiegazione che è più efficace a creare discriminazione.

E in effetti, parallelamente, anche nel mondo LGBT troverete una vasta diversità nelle argomentazioni usate e nelle visioni del mondo adottate, ma una coerenza piuttosto netta negli intenti: si richiede uguaglianza di diritti. La base su cui ciò si richiede non è un’astratta questione accademica, ma la concreta realtà umana vissuta dal popolo LGBT; che gay, donne, uomini, trans gender si nasca o si diventi, che gay, donne, uomini, transgender si sia per genetica o per cultura, non ha rilevanza. Gay, donne, uomini, trasngeder si è, si vive, e si vuole stare in società con pieni diritti. Dall’altra parte invece si vuole che gay e transgeder in società non ci stiano, o ci stiano come ci stanno i sacchi della spazzatura.

E in questa semplice dicotomia fra inclusione ed esclusione si riassume il dibattito sui diritti LGBT. Ma non il dibattito sul genere.

E qui devo ammettere che una cosa è riuscito a fare il fronte omofobico che a noi LGBT non è mai riuscita: dare impressione di perfetta unità. Non solo fra di loro, ma anche fra di noi! Ci hanno trasformato tutti in “ideologi gender”; dopo decenni che, con tutte le differenze nell’approccio filosofico, politico e scientifico alla questione dei diritti, riusciamo solo a stento a costruire qualcosa che sembri un corpo compatto, loro in pochi mesi sono riusciti a farci sembrare una specie di granitica chiesa. Siamo tutti “gender”; sono “gender” perfino io, che ho scritto in passato anche articoli abbastanza infuocati contro le posizioni costruttiviste all’interno della comunità LGBT, e mi sono pure beccato vari insulti per questo. Noi LGBT la nostra diversità di posizioni e punti di vista non siamo mai riusciti a nasconderla, solo loro sono riusciti a farcelo fare.

La ragione? Forse non la vediamo subito perché non è immediatamente evidente la differenza fra il movimento LGBT e i movimenti omofobici. C’è un comune denominatore di tutti i movimenti LGBT e un comune denominatore di tutti i movimenti anti-LGBT.

E finalmente ci siamo arrivati: cos’è che hanno in comune tutti i movimenti LGBT, cos’è che hanno in comune tutti i movimenti omofobici. Non una teoria, non un contenuto preciso, ma un approccio.

Un approccio problematico nei movimenti LGBT, e un approccio a-problematico nei movimenti omofobici.

I movimenti LGBT si scannano su tutto, ma sono d’accordo su una cosa che ormai si è fatta ovvia: il genere e il sesso non sono questioni banali; sono delle problematiche. Il comportamento sessuale umano conosce infinite varianti, i ruoli di genere cambiano in gran parte con la storia e la cultura, la stessa biologia occasionalmente si diverte a sfumare i confini fra il maschile e il femminile. Se ci aspettiamo che appena vediamo i genitali del nostro bambino (se li vediamo …) siano con essi stabiliti la sua carriera futura, che famiglia costruirà, quanti figli avrà, da chi sarà attratto e come vorrà vestirsi, siamo in errore. Non è così. I genitali probabilmente influenzano tutte queste cose, ma non le determinano univocamente.

Dunque esiste un problema da discutere.

Per questo il popolo LGBT ci si azzuffa sopra da mane a sera, perché c’è una questione su cui azzuffarsi. Ce n’è abbastanza perché la questione del genere sia oggetto di studi, ovvero di problematiche riguardanti il genere ce n’è abbastanza perché esista una disciplina che se ne occupi, ovvero perché esistano studi di genere.

Non è il contenuto specifico degli studi di genere che i movimenti omofobici mettono in questione, anche perché effettivamente come abbiamo visto non c’è una “teoria gender” che dogmatizzi questo contenuto. L’unica cosa permanente è un approccio: l’approccio problematico, intelligente, che mette in questione, pone domande.

Ed è questo, solo questo, che ai movimenti che si dicono “contro il gender” non va bene. Non conta nulla che gli argomenti usati siano naturalistici o costruttivisti, che si appoggi l’una o l’altra visione; il problema è molto più a monte, il problema non è il problema, ma che si sia sollevato il problema. Questa immagine è un esempio che vale più di mille parole:

cost

Costanza Miriano è una donna biologica in tutto e per tutto (non presenta tratti di ermafroditismo o intersessualità, che noi sappiamo), e si sente tale, così tanto che addirittura insiste sul suo modo di essere come se fosse sostanzialmente l’unico modo autentico di essere “donna”.

Bene, prendiamo atto di come ella vive e sente, ma non possiamo far finta che non esistano molte donne biologiche in tutto e per tutto che invece non vivono quello che vive lei, che non si sentono inquadrate in tutto e per tutto in ciò che ci si aspetta che sia e faccia una donna (o più correttamente, ciò che ci si aspettava che fosse e facesse una donna del secolo scorso). In alcune di esse questa distanza è tale rispetto al ruolo tradizionale della donna che continuare a considerarle “donne in tutto e per tutto” diventa perfino stupido, pragmaticamente inadeguato. Quando Elisabetta Gardini se la prese con Luxuria che usava il bagno delle donne affermando che se ne sentiva “stuprata”, quale può essere la nostra risposta, se non pensare che la Gardini si sia comportata da stupida? Luxuria non l’avrebbe mai guardata e mai desiderata, mai avrebbe sbirciato sotto la sua gonna, mai avrebbe potuto sentire o suscitare nella Gardini sentimenti lussuriosi, e scommetto che piscia pure da seduta. La Gardini potrà anche sentirsi stuprata, ma avrebbe avuto molto più da preoccuparsi se con lei fosse entrata una lesbica (cosa che di sicuro le sarà successa spesso, solo che non se n’è accorta).

In questo caso parliamo di un maschio genetico che tuttavia per praticamente tutti gli aspetti di interesse pratico, eccetto forse il contenuto delle sue mutande, è perfettamente intercambiabile con una “donna” tradizionale. Luxuria esiste, e le persone come lei sono chiamate “transgender”, persone con un corpo biologicamente maschile ma che per tutto il resto sono femmine[1] (dopotutto, non sono i “teorici” à la Miriano a sostenere che essere donna non sia solo una questione fisica? Hanno ragione, infatti ci sono donne che lo sono spiritualmente, ma non fisicamente).

Certo, questi casi non sono frequentissimi, ma esistono. Il fatto che esistano dei transgender significa che, a meno di voler usare la tecnica dello struzzo e fingere che essi non esistano, Costanza Miriano invece è una cisgender.

Cosa c’è che non va in questa serie di affermazioni, che sono basate strettamente sui fatti? Esistono transgender, dunque a rigor di logica e di fatti Costanza Miriano, che per quanto ne sappiamo non lo è (poi boh, chissà che non scopriamo qualche altarino), è il contrario, ovvero cisgender. Non c’è niente che non va in questo ragionamento.

E invece qualcosa che non va c’è, almeno per la Miriano e i suoi fanz: si tratta della problematicità. L’esistenza dei transgender pone dei problemi, non solo sociali ma soprattutto intellettuali. Dobbiamo riflettere sul fatto che le categorie tradizionali e le nostre aspettative sulle persone spesso sono malriposte o basate su pregiudizi. Se io dico “sono maschio perché sono XY” ma poi mi piacciono i maschi, mi vesto da donna, mi trucco come una donna, ho il seno come una donna e ho un carattere tendenzialmente più emotivo ed empatico, come generalmente ci si aspetta da una donna, qual è il senso di chiamarmi ancora “maschio”? Nessuno. Perché volete ancora farlo? Per farmi violenza, per obbligarmi ad essere e a comportarmi come dite voi, incuranti di quanto male quest’obbligo mi possa fare. Cosa ci guadagnate a farlo? La confortante certezza che nessun problema esiste, che tutto è come voi lo pensate, che ciò che vi aspettate sarà sempre come ve lo aspettate, che non bisogna fare la fatica di riflettere sulle cose. Come volete ottenere questo obbiettivo? Nascondendo qualsiasi dato di fatto che contraddica la vostra visione, ovvero cancellando dalla vostra visuale le differenze e le problematicità che non volete vedere.

Dunque le transessuali, che nel corpo di un uomo hanno una personalità “femminile”, come rientrano nella teoria della Miriano e dei suoi?

Non ci rientrano, semplicemente. Non ci sono, non esistono.

“Ma fuori ci sono eccome, esistono eccome!”, obbiettate.

“E qual è il problema?”, risponderanno loro, “Basta nasconderli sotto al tappeto!”

 

 

Ossequi

 

[1] Qualcuno potrebbe obbiettare che preferisce parlare di transessualismo, o che la definizione di transgenderismo che ho dato non è perfettamente corretta o roba simile. Dico solo che se siete in vena di puntualizzare su queste finezze accademiche forse deve sfiorarvi il dubbio che non siate esattamente il target per cui è stato scritto questo articolo.

 

 

 

 

EDIT:

Come spesso faccio, quando vengo in contatto con obiezioni interessanti o comunque meritevoli di smentita a ciò che dico, piuttosto che scrivere nuovi articoli aggiungo commenti in coda a quelli vecchi.

Forse saprete che c’è un professore di filosofia del liceo che si sta facendo un micro-fama nel variegato mondo dell’omofobia made in Italy postando ovunque i suoi scalcagnatissimi argomenti contro le famiglie omoparentali e gli omosessuali in generale. Ora, il tipo in questione ha scritto un articolo in cui ribadisce che secondo lui la teoria gender esiste, nonostante quegli stessi che lui accusa di essere pro-gender continuino a negarlo e la “teoria gender” continui ad essere nominata solo su siti cattolici. Non nominerò il tipo in questione né ne linkerò gli scritti perché si tratta chiaramente di un personaggio in disperata ricerca di visibilità, ma risponderò comunque ai due argomenti che riporta, caso mai ce ne fosse ulteriore bisogno:

1) “Anche il noto ateo Onfray nomina la Teoria Gender di Judith Butler per criticarla, quindi la Teoria Gender esiste.”

No. Questo vuol dire che esiste una teoria gender, non la teoria gender. Come ho abbondantemente chiarito nel corpo dell’articolo, ci sono interi campi di studi, sia sociologici che filosofici che politici che biomedici che si occupano della questione del genere da punti di vista diversi, e di solito giungono a conclusioni diverse. I vari teorici in questo campo costruiscono dunque le proprie “teorie sul genere”, ma non c’è un’unica teoria che li metta tutti d’accordo. L’unica cosa che li mette tutti d’accordo, come scrivevo nell’articolo, è riconoscere che esiste una “questione del Genere”, ovvero che le persone non aderiscono praticamente mai rigidamente a tutti gli stereotipi e le aspettative sul genere di cui sono investite. Il che ci porta alla sua seconda obiezione:

2) Esiste un punto di vista sul genere, un approccio, dunque esiste anche una teoria sul genere perché ogni teoria, ovvero ogni enunciato sul mondo, implica una prospettiva sul mondo.

Questa è semplicemente una tipica fallacia verbale di equivocazione. Il termine “teoria” può essere certamente inteso, in senso molto lato, come “enunciato sul mondo”. Dunque l’affermazione “le persone non aderiscono praticamente mai rigidamente a tutti gli stereotipi e le aspettative sul genere di cui sono investite” in senso lato è una “teoria”; come una “teoria” in senso lato è “esistono gli omosessuali”, come una teoria in senso lato è “esistono i pesci”.
Ma in ambito scientifico e accademico la teoria (di qui in avanti “teoria scientifica”, per distinguerla dalla teoria in senso lato) non è semplicemente un “enunciato sul mondo”. Si tratta un insieme complesso di enunciati ed ipotesi molto ben definiti e che possono essere oggetto di verifica sperimentale. Per la precisione, la teoria scientifica arriva dopo che sono state fatte osservazioni sistematiche, quindi è stata posta una domanda scientifica riguardo alle osservazioni, elaborata un’ipotesi, fatta una previsione sulla base dell’ipotesi, dunque una verifica della previsione. A questo punto abbiamo una teoria scientifica che spiega le osservazioni.
“Esistono i pesci” non è una teoria scientifica, al massimo è una osservazione sistematica. La teoria scientifica viene dopo e semmai ci spiega come funzionano i pesci e come sono venuti ad esistere.
E così anche “le persone spesso non aderiscono rigidamente agli stereotipi e le aspettative sul genere di cui sono investite” è ancora al livello di osservazione sistematica, non c’è nessuna teoria scientifica in essere, in questa fase.
Dunque per quanto sia vero che ogni teoria scientifica implica un’osservazione e dunque una prospettiva, non è affatto vero che ogni osservazione, e dunque ogni prospettiva, implichi una teoria scientifica.
Nel mondo accademico esistono molte teorie scientifiche sul genere; una di esse ad esempio è quella della Butler. Ma non esiste una teoria scientifica unica su questo argomento che possa permettersi di chiamare se stessa “Teoria Gender”.
L’opposizione dei movimenti LGBT alla “Teoria Gender” non è la critica di una specifica teoria scientifica, come quella della Butler; se così fosse non sarebbero necessariamente anti-gay; io sono gay e pro-gay e contesto la teoria scientifica della Butler.  Loro contestano le stesse osservazioni di partenza.
Se vogliamo riassumere il loro punto di vista, la loro teoria (tutt’altro che scientifica) è che “maschio” significa “individuo con corredo cromosomico XY dotato di pene e privo di seni o vagina, essenzialmente razionale, forte, rude, attratto dalle ‘femmine’ e soddisfatto di questa identità”; femmina invece significa il contrario (ha il seno, è delicata ed emotiva, attratta dai “maschi” etc.); e nient’altro esiste.
Dunque il fatto che invece esistano eccome “maschi” che non sono come dicono loro e “femmine” che non sono come dicono loro sarebbe di per sé sufficiente a scardinare qualsiasi teoria scientifica che essi possano voler costruire; per questo essi prendono tutti gli omosessuali, i transessuali, gli intersessuali, i ballerini di danza classica e le neurochirurghe, e dicono che sono semplicemente “errori”.
Insomma, la loro idea è perfetta. E’ la realtà ad essere sbagliata.

 

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15 responses

1 03 2015
rainbowman56

L’ha ribloggato su Rainbowman56's Blog.

18 06 2015
Complottismo, allucinazioni e “ideologia gender”: facciamo chiarezza? | Arcigay Palermo

[…] (altra eccellente ricostruzione) L’ideologia gender spiegata dagli omofobi Lo strano anello: Teoria gender, che cos’è Chiara Lalli, Tutti pazzi per il gender Daniela Maimone, La “teoria gender, […]

22 06 2015
L’ultima roccaforte | Lo Strano Anello

[…] mi sono infilato in un dibattito fra alcuni amici che si domandavano se la lotta contro il “gender” sia più una lotta omofobica o maschilista. Ovvero: l’obbiettivo finale degli integralisti […]

3 08 2015
Per l’ultima volta sul “gender” | Lo Strano Anello

[…] tutte le volte che fai notare che la teoria gender non esiste, gli integralisti cattolici ti tirano fuori un qualsiasi scritto di qualsiasi autore non-cattolico […]

4 08 2015
Raphael Pallavicini

Notando che non compare come trackback mi permetto di segnalere le mie note sulla questione: https://buseca.wordpress.com/2015/07/30/inventata-da-loro/
Sinteticamente: su altre questioni hai già dimostrato di essere ben capace di argomentare e difendere le tue tesi, perché se non erro è una parte non trascurabile del tuo lavoro. Ecco proprio per questo io mi chiedo che bisogno tu abbia di ricorrere ad artifici retorici – per dire proprio a fallacie vere e proprie – per sostenere le tue opinioni.
Non avevo sentito il bisogno di commentare qui – tra l’altro facendo altro di lavoro non ho tutto il tempo che hai tu da dedicare alla questione – ma visto che rincari la dose in Per l’ultima volta sul “gender” forse è opportuno che spenda una buona mezz’ora a leggere bene e commentare il tuo ultimo commento.
Non lasciarti annebbiare la vista dalla stizza, se sei sicuro di aver ragione la rabbia certo non ti aiuta.

4 08 2015
lostranoanello

Non credo necessario aggiungere altro qui, perché nel tuo intervento hai fatto ricorso proprio a tutti quei trucchetti che ho già ampiamente denunciato nei due articoli in questione, e nell’ultimo in particolare.

4 08 2015
Raphael Pallavicini

Grazie per avermelo fatto notare. Evidentemente ho scritto sull’onda dell’emozione. Vorrà dire che andrò a caccia di fallacie anche nella mia nota oltre che nei tuoi pezzi. Per esempio quando parli di veganismo non ne trovo. Per questo mi permetto di fartelo notare notando però che anch’io cado nello stesso errore. Cordialità ☺

4 08 2015
lostranoanello

Per inciso, non userò falsa modestia, ma checché ne possano pensare certi tipi che passano la vita ad accusare la gente di far fallacie logiche, io posso dire di non fare letteralmente mai fallacie logiche. A volte certi ragionamenti possono sembrare fallaci, visto che hanno una vaga rassomiglianza con la forma superficiale di alcuni ragionamenti fallaci. Ma non sono mai fallaci.
Per questo in effetti potrebbe essere divertente perdere un po’ di tempo a mostrarti come fallaci non sono.
Tuttavia visto che il mio tempo non è affatto meno prezioso del tuo, come suggerisci, sarebbe forse più fruttuoso per te prenderti del tempo a rileggere e a renderti conto da solo che non contengono nessuna fallacia, come esercizio mentale. La mente va tenuta in allenamento se no deraglia 🙂

4 08 2015
Raphael Pallavicini

Buon suggerimento, vedrò di rileggerti con calma. ☺ Però lasciami notare che sostenere “io posso dire di non fare letteralmente mai fallacie logiche” è già un filo ardito per non dire superbo . Non è un ipse dixit? O forse è una petitio principii? In pratica parti dall’assunto di aver ragione per dimostrare di aver ragione…
Bah, forse la mia conoscenza è troppo dipendente da Wikipedia ma quando ti leggo in questo filone continuano a suonarmi i campanellini nella testa un po’ come succedeva al tenente Colombo.
☺lasciami però dire che al momento non mi hai con-vinto, nel senso che non mi hai portato o accompagnato sulle tue posizioni.
Lunga vita e prosperità

4 08 2015
Raphael Pallavicini

Se invece avessi scritto “nessuno è mai riuscito finora a trovare e dimostrare una fallacia in un mio ragionamento” era molto diverso. Stiamo per caso scrivendo di fretta e sul cellulare entrambi (sì, questa è una fottuta captatio benevoloentiae, sempre che il correttore del telefono non corregga il mio pessimo latino ☺)

4 08 2015
lostranoanello

No, non era diverso dal punto della correttezza formale. Stai violando la definizione stessa di fallacia, una fallacia è un’inferenza impropria o erronea. La mia non era un’inferenza, dunque non poteva essere una fallacia.
Ribadisco, puoi sostenere fosse una bugia o un’inesattezza, ma non che fosse una fallacia.
Ed è proprio a questo tipo di superficialità che mi riferisco quando affermo che bisognerebbe entrare un po’ meglio nelle questioni prima di gridare fallacia di qui e fallacia di là.

4 08 2015
Raphael Pallavicini

E qui inizia a vedersi la differenza tra il professionista (te) ed il pivello amatore (me).
Ma umile allievo non demolde, liuscilà un giolno a battele molto nonolevole maestlo di logic-fu… ☺
E adess l’é üra de desmett ed andà a lauraa

4 08 2015
lostranoanello

Adulatove

4 08 2015
Raphael Pallavicini

Hihihihi non lo penserai più quando sarò diventato cintura nera terzo Dan si logic-fu….. ☺

4 08 2015
lostranoanello

Infatti non è un ragionamento, è un’asserzione. Superba? Probabilmente esatta, i realtà: se conosci le fallacie logiche non le fai per sbaglio, le fai perché hai deciso di farlo. Mi basta decidere di non farle per non farle mai, non è superbia, è una costatazione. Ma vediamo, se riesci a trovarne una posso migliorarmi.
Per ora non l’hai trovata: una semplice asserzione di un fatto, vera o falsa che sia, non può essere fallace; può essere falsa, ma non fallace. La fallacia è una proprietà del ragionamento. La petitio principi sarebbe stata se io avessi fatto sembrare la mia conclusione, in realtà solo asserzione, il termine di un ragionamento dimostrativo. Così non è. Allora se ti dico “sono alto 1.80” sto facendo una fallacia logica? Ovvio che no: sto dicendo una bugia, non facendo una fallacia.

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