“I neri sono meno intelligenti dei bianchi”

26 02 2015

Ovvero, dell’uso di fatti scientificamente dimostrati come base per sostenere azioni socialmente inappropriate.

Premessa: da quando la scienza esiste, il suo carisma è stato utilizzato selvaggiamente per far passare come verità scientifiche alcune misure sociali mostruose. Gli esempi più classici e attuali sono l’eugenetica e il razzismo, ma ce ne sono altri: anche il marxismo e la psicanalisi furono fatti passare per scienza, e il carisma scientifico delle suddette teorie è stato usato come un martello per colpire tutti coloro che non concordavano.

Sulla base di questo dato di fatto, e cioè che la scienza fu usata come “maschera” per far passare in realtà specifici progetti politici, alcuni hanno sviluppato interi filoni critici del pensiero scientifico; penso ad esempio agli eredi di Adorno e Horkheimer. E tuttavia, generalmente, la scienza ha acquisito ormai una tale autorità che la sua delegittimazione non è quasi mai aperta. Di solito chi critica le posizioni della scienza cosparge i propri discorsi di distinguo atti a sostenere che tutto sommato la scienza, anche se lui la critica, è dalla sua parte; che lui critica lo “scientismo” (?).

La verità però è che una critica seria agli usi erronei della scienza per far passare opinioni politiche la vediamo raramente. Certo, oggi sappiamo che molte di quelle “verità scientifiche” in realtà non erano verità scientifiche affatto. Il punto, però, è che troppo spesso ciò viene utilizzato come una critica alla scienza tou court: la scienza si è sbagliata allora, la scienza si sbaglia adesso.

Vero è che la scienza è stata usata male. Ma si sbagliava davvero? È tutta sua la colpa? In realtà, io non credo proprio che il problema principale sia la non-scientificità di ciò che si diceva allora, quanto l’uso illegittimo di ciò che la scienza effettivamente diceva.

Prendiamo ad esempio il razzismo. Oggi si dice molto pacificamente che il razzismo era una pseudoscienza, che le razze in realtà sono tutte uguali scientificamente.

Ciò non è affatto vero, statisticamente parlando.

Gli studi che dimostravano un minore volume cranico medio fra i neri erano sostanzialmente esatti. A tutt’oggi, i neri hanno test del QI in media più bassi degli europei. I nativi americani hanno in media una tendenza molto maggiore a diventare vittime di dipendenze patologiche, come quelle da alcol e gioco d’azzardo. La suscettibilità a diverse malattie in media dipende strettamente dal background genetico, e anche vari tratti psicologici hanno in media una base genetica dimostrabile. La “razza” non ha limiti perfettamente definiti, ma come approssimazione statistica ha un ottimo valore; e allo stesso modo ce l’hanno anche altre categorizzazioni che oggi dal punto di vista sociale vengono (giustamente) demolite, come il sesso, la religione, l’etnia.

Quelli che ho citato sono tutti dati di fatto scientifici, ma possiamo tirar fuori anche altri dati di fatto, piuttosto evidenti anche senza pubblicazioni in peer review, che sono palesemente “razzisti”, o quanto meno politicamente scorretti: i calabresi sono in media più mafiosi dei valdostani, i gay sono in media più affetti da HIV, i musulmani sono in media più sessisti ed omofobi dei cristiani (o almeno dei cristiani europei), gli italiani mangiano in media più pasta dei tedeschi (e scommetto che sono anche più ritardatari dei tedeschi)…

Tutto vero, tutti dati di fatto.

Dunque il ragionamento che si fa è: “la scienza dice che dovremmo essere razzisti, quindi diciamo di no alla scienza e sì a Valsoia”, oppure, viceversa, “la scienza dice che dovremmo essere razzisti quindi diventiamo razzisti”. Spesso troviamo anche un terzo approccio, consistente nel cercare di mettere tutti d’accordo negando il dato di fatto scientifico. Dunque cerchiamo di mettere in discussione il fatto che i neri abbiano in media un QI più basso, perché se dimostriamo che ce l’hanno lungo come il nostro abbiamo salvato capra e cavoli.

In realtà il punto non è affatto quello, perché non c’è nessun dubbio scientificamente parlando che i neri abbiano, ribadisco, in media, un QI più basso dei bianchi. Il punto è che il razzismo non è tanto un’affermazione di un dato di fatto, quanto una serie di comportamenti e di misure sociali. Essere razzisti non significa credere che i neri in media abbiano un QI più basso; essere razzisti semmai significa pensare che il fatto che i neri abbiano in media un QI più basso sia base legittima per discriminarli nei vari ambiti sociali e politici.

“Sì, ma è la stessa cosa, Alberto!”, mi direte; “se sono meno intelligenti è ovvio che sia giusto discriminarli!”

Sì, è vero, se fossero meno intelligenti sarebbe sensato discriminarli. Ma io non ho mai detto che i neri siano meno intelligenti dei bianchi. Io ho detto che in media hanno un QI più basso.

Tanto per cominciare il QI non è esattamente “intelligenza”, ma non è questo il punto importante. Il punto importante è nel dato statistico: supponiamo che la media del QI fra i neri sia due o tre punti più bassa che fra i bianchi, o anche, perché no, dieci punti più bassa che fra i bianchi. Ragionando un po’ a spanne questo significherebbe che, se prendo un nero e un bianco a caso, la probabilità che il bianco sia più intelligente del nero non sono esattamente 50%, ma magari 55%, o al limite 60%. C’è comunque una probabilità enorme, del 40% almeno, che quello specifico nero che abbiamo davanti sia più intelligente. Quindi se ad esempio stiamo assumendo per un posto di ricercatore, non ha senso prendere il bianco e scartare a priori il nero (ovvero essere razzisti): ci tocca comunque guardare il CV di entrambi e fare il colloquio a entrambi per vedere chi è meglio, o rischiamo seriamente di farci sfuggire un ottimo candidato e di assumere invece un tardone solo perché è bianco.

Il problema qui è statistico: anche se la media è diversa, non significa che non ci siano sovrapposizioni nella distribuzione, e quindi, nel nostro esempio, che ci siano certi neri più intelligenti di certi altri bianchi. Insomma, non possiamo passare da “i neri sono in media meno intelligenti dei bianchi” a “i neri sono meno intelligenti dei bianchi”, ovvero a “mi aspetto che qualsiasi nero sia in quanto nero meno intelligente di qualsiasi bianco”.

Generalizzando: non tutte le differenze statisticamente significative sono praticamente significative, ovverosia non tutte giustificano un differente trattamento delle due situazioni.

Un esempio che faccio spesso riguarda la maggiore incidenza di HIV fra gli omosessuali e il divieto, esistente presso alcuni ospedali, alle donazioni di sangue da parte loro.

È un dato di fatto indubitabile che gli omosessuali siano in media più affetti da HIV rispetto agli eterosessuali. E non solo, è una differenza enorme dal punto di vista statistico.

Tuttavia:

  • Il sangue donato viene comunque sottoposto al test per l’HIV, quindi se è affetto lo scopri comunque.
  • Il medico non ha alcun modo per sapere se il paziente è omosessuale, eccetto le sue dichiarazioni; dunque il paziente omosessuale potrebbe comunque dire di essere eterosessuale e donare il sangue lo stesso.
  • La più importante: la ragione per cui gli omosessuali sono più a rischio HIV sono alcune pratiche sessuali diffuse nella popolazione omosessuale, principalmente il sesso anale ricettivo. Ma se un omosessuale non pratica il sesso anale e non ha un gran numero di partner sessuali non è più a rischio di un eterosessuale. Nel questionario che si fa fare prima della donazione si può indagare, invece che sull’orientamento sessuale, sulle pratiche sessuali; quindi se proprio vogliamo essere super prudenti possiamo scartare a priori tutti coloro che praticano il sesso anale ricettivo, ma non tutti gli omosessuali, perché non avrebbe senso scartare per esempio un omosessuale vergine.

È particolarmente evidente in questo caso che, nonostante un enorme differenza statistica in un aspetto molto rilevante per il tema di cui stiamo parlando, ovvero la suscettibilità a HIV, una differenza di trattamento fra le due popolazioni non è giustificata al livello pratico; tanto da un lato dobbiamo comunque fare il test HIV a tutti, e dall’altro possiamo indagare precisamente sulla cause specifiche della maggiore incidenza di HIV fra gli omosessuali, quindi a quel punto il dato statistico rappresenta una perdita di informazioni, non un guadagno. Se dovessimo andare completamente a caso e scegliere i donatori soltanto basandoci sull’orientamento sessuale, anche io scarterei gli omosessuali. Ma non è così, disponiamo di altre informazioni che rendono l’orientamento sessuale del paziente del tutto irrilevante.

In un precedente articolo feci un altro esempio dell’applicazione di questo ragionamento fallace, ovvero nel caso di adozione a coppie gay. Ormai non si contano gli studi che non hanno individuato alcuna differenza fra bambini cresciuti da coppie gay ed etero; ciò non toglie che lo studio perfetto non esista, quindi potenzialmente una differenza potrebbe essere sfuggita alle analisi finora.

Possibile. Ma se è sfuggita a molteplici, ripetute analisi scientifiche, vuol dire che si tratta di una differenza piccolissima. Una differenza statisticamente così piccola può essere dovuta a molti fattori, e la maggior parte di questi possono verificati individualmente: ad esempio può essere che nella comunità gay le coppie infedeli o problematiche siano più numerose (ammesso, ma non concesso), ma in ogni caso le coppie che si candidano alle adozioni vengono prese in esame individualmente da psicologi e assistenti sociali, quindi se esistono dei problemi lo rileveremo immediatamente in ogni singolo caso; sarebbe inutile, anzi, dannoso, scartare tutte le coppie gay. Sarebbe più o meno come dire che non dobbiamo permettere l’adozione a coppie di napoletani perché potrebbero essere camorristi.

Questa fallacia la vediamo continuamente e il suo uso è estremamente preoccupante.

Uomini e donne in media sono diversi quindi uomini e donne vanno trattati diversamente

Musulmani e cristiani in media sono diversi quindi Musulmani e cristiani vanno trattati diversamente

Italiani e tedeschi in media sono diversi quindi Italiani e tedeschi vanno trattati diversamente

E via discorrendo. Il punto, ripetiamolo una volta di più, è che non sempre una differenza statistica giustifica una differenza di trattamento, o quella specifica differenza di trattamento che si vorrebbe imporre.

Il movimento sessista e omofobico che dice di essere “contro il gender”, come tutti i movimenti razzisti, fa un uso spietato di questa fallacia. Argomenta, ad esempio, che poiché donne e uomini sono statisticamente diversi (che è vero; non sappiamo in che misura si tratti di un effetto biologico e in che misura sia sociale, ma è vero), allora dobbiamo spingere le donne a fare le infermiere e le insegnanti delle elementari e i maschi a fare gli operai e i soldati. Questo passaggio è sottile, ma è lo snodo centrale della discussione. Non è necessario sostenere che uomini e donne siano statisticamente identici in tutto e per tutto per sostenere che vadano trattati allo stesso modo: è sufficiente dimostrare che esiste una percentuale di donne in grado di diventare ingegneri o operai perché la ragione di discriminazione sul lavoro secondo la quale le donne non dovrebbero essere ingegneri cada. Analogamente, che vi siano in media differenze comportamentali e psicologiche fra popolazione omosessuale ed eterosessuale, quali che esse siano, non giustifica la discriminazione a priori dell’omosessuale in quanto omosessuale.

In conclusione, ciò che qui si vuole sottolineare è l’importanza di usare tutti i dovuti distinguo quando si citano dati statistici. Espressioni incaute come “quelli appartenenti alla categoria X sono diversi da quelli appartenenti alla categoria Y” sono pericolose, nonostante siano utilizzate costantemente nei media. Di sicuro questo modo di esporre i dati è di grande effetto. Ma dà impressioni sbagliate e può facilmente essere utilizzato per giustificare discriminazioni e violenza.

 

 

Ossequi.

 

 

EDIT

Un piccolo aggiornamento per rispondere ad un’obiezione che mi è stata rivolta. In realtà è un’obiezione che avevo già valutato, ma non di meno è arguta e merita risposta: il mio argomento secondo il quale una differenza statistica non giustifica una discriminazione per es. su base razziale o sessista somiglierebbe superficialmente all’argomento dai casi marginali che in passato ho pesantemente criticato. Insomma il presente articolo farebbe a pugni con quest’altro, perché mentre qui dico che una differenza statistica non giustifica un taglio netto quando si parla di diritti, lì dicevo che una differenza statistica giustifica un taglio netto. Bella contraddizione, eh?

La risposta all’obiezione non è così difficile: io non ho detto che una differenza statistica non giustifica mai una differenza di trattamento. Io ho detto che non sempre la giustifica. Molti filosofi lavorano costantemente per cercare di rendere la scelta del comportamento più appropriato al caso, ovvero più morale, la più semplice e lineare possibile: giusto e sbagliato, si fa e non si fa. Io invece vi dirò sempre “vediamo il caso specifico”; abituatevici. Quindi sì, esistono sicuramente dei casi in cui una differenza statistica giustifica una certa differenza di trattamento, ma bisogna di volta in volta entrare nel dettaglio del singolo caso e vedere se sia opportuno operare una differenziazione, e soprattutto quale.

I neri saranno in media “meno intelligenti” dei bianchi, ma hanno prodotto Neil deGrasse Tyson e molti altri importanti ricercatori. Le donne saranno in media “meno intelligenti” degli uomini, ma hanno prodotto Marylin Vos Savant e una miriade di altre personalità di spicco in tutti i campi delle arti e delle scienze. Questi mi sembrano buoni motivi per evitare di discriminare neri e donne, ad esempio, nell’accesso al lavoro, o al governo.

Gli animali sono in media meno intelligenti degli umani, ma in tutta la loro storia hanno prodotto Kanzi e un altro paio di scimmie che hanno su per giù l’intelligenza di un bambino o di un adulto un po’ ritardato. Quindi se prendiamo alcune delle più intelligenti scimmie mai esistite e le confrontiamo con alcuni dei più stupidi esseri umani mai esistiti c’è caso che quelle scimmie vincano. Non mi pare che questa sia base sufficiente per dire che dovremmo elevare lo status delle scimmie a quello di persona giuridica, tanto meno se poi si vorrebbero usare delle scimmie per giustificare il tentativo di cancellare anche la differenza con le mucche, ovvero la differenza con qualsiasi altra specie animale.

In generale io non sono a favore dei tagli netti tout court; semplicemente riconosco che a volte è necessario farli, anche se così facendo ci perdiamo qualcosa per strada. Se perdiamo Angela Merkel e Barack Obama non è esattamente come se avessimo perso Kanzi (che peraltro a quanto ne so nessuno lo ha ancora macellato per mangiarselo e fa una vita molto agiata). 

Non c’è nessuna incoerenza in ciò che ho scritto nei due articoli, in realtà; piuttosto si completano a vicenda e in effetti mostrano sintonia di intenti e contenuti di cui mi permetto di andare abbastanza fiero. In entrambi vale la direttiva centrale di dare la priorità, sempre e comunque, alle questioni pratiche cui ogni problema morale puramente teorico è collegato. I problemi teorici del razzismo e del sessismo, sebbene possano somigliare ai problemi teorici sollevati dalla differenza di specie, sono del tutto diversi da questi ultimi dal punto di vista pratico, al punto che perfino paragonarli, in quel senso, suona stupido.

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35 responses

27 02 2015
ilmentitore

L’ha ribloggato su Il Paradosso del Mentitoree ha commentato:
Generalizzare e semplificare è pericoloso. Ottimo pezzo.

28 02 2015
Ame

“la scienza dice che dovremmo essere razzisti, quindi diciamo di no alla scienza e sì a Valsoia”, oppure, viceversa, “la scienza dice che dovremmo essere razzisti quindi diventiamo razzisti”.
Immagino che questa sia solo l’estrapolazione “scorretta” che attribuisci ad alcuni
Gli scienziati non parlano di “razzismo” Solo propongono dati sperimentali.

28 02 2015
lostranoanello

Precisamente.

28 02 2015
Lupesio

Un altro aspetto collegato al discorso che fai tu è un’altra fallacia del razzismo, e cioè collegare l’aspetto genetico con quello morale. Se anche tutt i i neri fossero meno intelligenti dei bianchi, non avrebbe senso odiarli per questo: la presunta (e in alcuni casi reale) inferiorità genetica dei neri non è un motivo di odio, e il razzismo si basa sull’odio razziale, non sulla mera constatazione di un’inferiorità genetica, la quale semmai viene usata fallacemente per giustificare l’odio.
Per fare un altro esempio, i sardi sono in media più longevi, ma anche più soggetti alla talassemia al favismo; ora, un talassemico è oggettivamente inferiore ad uno che non lo è, visto che la talassemia crea solo disagi, mentre uno longevo è superiore a chi è predisposto a morire a settant’anni anche conducendo una vita salutare. Ma se anche per assurdo tutti i sardi fossero sia longevi che talassemici, dovremmo considerarli una razza superiore o inferiore? Secondo me le differenze genetiche sono utili anche perché molte di esse potrebbero essere scorrelate tra di loro: esistono sardi longevi e non talassemici e sardi talassemici e non longevi. Un giorno, forse, si riuscirà a isolare il gene che controlla la talassemia e quello che controlla la longevità e a debellare la talassemia aumentando in maniera pazzesca l’aspettativa di vita media. In questo caso le problematiche etiche stanno a zero: non si tratta di un aspetto come l’aborto, in cui si deve fissare come convenzione lo stadio di sviluppo prima del quale sei un grumo di cellule e dopo il quale sei un essere umano con dei diritti. Si tratta di scegliere se far nascere un sano o un malato, e chi vorrebbe essere nato malato anziché sano?
Infine, il fatto che alcune caratteristiche genetiche siano un vantaggio o uno svantaggio dipende dall’impatto dell’ambiente circostante: un norvegese a torso nudo in Congo si prende un melanoma come niente, mentre un nero in Norvegia soffre più il freddo, avendo meno grasso e arti più lunghi, nonché rischia il rachitismo se ha una dieta basata sui cereali (come gli indoeuropei che colonizzarono l’Europa del Nord), che richiede raggi solari per produrre vitamina D. Un talassemico è avvantaggiato se si ammala di malaria, ma adesso che esistono medicine per curarla, il vantaggio consiste nell’usarle e nel non essere talassemico.
Forse un giorno riusciremo a fare sì che tutti, quale che sia il loro colore della pelle o l’aspetto fisico, abbiano le migliori opportunità possibili sul piano genetico.
Comunque apprezzo questo articolo come molti altri dei tuoi, perché non concede nulla al politicamente corretto né al becero, ma riconduce i dibattiti in un binario di razionalità e di realismo.

1 03 2015
lostranoanello

Diciamo che le discriminazioni di natura sociale e culturale possono essere giustificate solo ed esclusivamente sulle medesime basi: sociali e culturali. Se davvero tutti o quasi i neri fossero più stupidi di tutti o quasi bianchi, sarebbero legittime determinate discriminazioni.
Non tutte, ovviamente.

1 03 2015
shevathas

Il problema sorge, a mio avviso, quando si mescola il fatto scientifico con la questione morale. Ad esempio analizzando la struttura fisica dei centometristi emerge, scientificamente, che chi ha una certa struttura corporea è più avvantaggiato per vincere i 100 metri che la maratona o al lancio del martello.
Le rogne iniziano quando il fatto scientifico viene invocato o come giustificazione morale di certi comportamenti, la scienza ha dimostrato che… quindi è giusto… oppure viene negato in nome della morale: siamo tutti uguali quindi quelle cose non sarebbero da neppure da scrivere…
Il mescolare scienza e morale raramente porta a cose buone.

Riguardo alla questione del QI la fase successiva alla registrazione del dato dovrebbe essere il capire le cause, potrebbe essere che X è mediamente più scolarizzato di Y, potrebbe dipendere dalla ricchezza, ci potrebbero essere mille fattori da indagare prima di rendere il razzismo una legge scientifica

PS
quoto in pieno lupesio.

21 03 2015
Adozioni gay: gli studi scientifici dicono no? | Lo Strano Anello

[…] Studi che operano una generalizzazione indebita. Alcuni studi, ad esempio, individuano una minore stabilità in media delle coppie omosessuali, o un maggior numero di partner sessuali. Ovviamente sono gigantesche semplificazioni, ma soprattutto, si tratta di dati medi. Io sono un’amante della statistica, ma consideriamo a cosa serve la statistica: essa riassume grandi quantità di dati, tagliando fuori informazioni ritenute meno importanti, è un’operazione di taglio. Nonostante la statistica tagli fuori molti dati, spesso è necessaria. Spesso ma non sempre, attenzione: quando si affida un bambino la coppia affidataria viene valutata per la sua singolarità, non è una statistica ma un dato completo, e c’è tutto il tempo e il modo di studiarne l’adeguatezza al compito genitoriale. Dunque parametri come la stabilità della coppia e l’adeguatezza psicologica dei futuri genitori possono essere studiati individualmente. Questo rende la statistica nel caso di specie del tutto inutile ed anzi perfino dannosa: sappiamo che molte coppie lesbiche durano meno delle coppie eterosessuali (forse), ma noi non dovremo valutare tutte le coppie lesbiche, solo quella che abbiamo davanti. Quindi l’errore qui è passare da “molte” a “tutte”, è un illegittimo. Approfondimenti qui. […]

23 03 2015
Pedofilia (1): connessione con l’omosessualità?   | Lo Strano Anello

[…] un ultimo commento, che si ricollega a quanto scrivevo nel mio articolo sugli usi ingiusti dei dati statistici: i maschi, indipendentemente dall’orientamento sessuale, […]

22 06 2015
L’ultima roccaforte | Lo Strano Anello

[…] uno è davvero antisessista, allora riterrà che le differenze di ruolo fra uomo e donna, che pure possono sussistere in un certo numero di casi, siano superabili o conciliabili, è dunque sarà anche a favore di quelle forme di famiglia che […]

20 06 2016
ispettore zenigata

boh , comunque non siamo uguali , lo si vede dappertutto , nello sport , nella vita ecc, nella medicina per la responsività a farmaci diversi , premi nobel neri per materie scientifiche non so quanti ce ne siano , ma nello sport , nel cacio per esempio,di baggio e maradona e hagi non se ne sono mai visti, forse pelè ma bisogna anche dire che per deriva genetica pelè sicurameente non è completamente africano.

20 06 2016
lostranoanello

Nessuno è completamente africano oggidì. O forse lo sono tutti, visto che l’uomo è nato in Africa.

20 06 2016
ispettore zenigata

http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/05-09-2013/nfl-top-ten-quarterback-vecchi-brady-manning-talenti-luck-griffith-201102827975.shtml

insomma potrei andare avanti, in fondo i neri sono più veloci su cento metri quindi si può dire che la razza nera sia più veloce e fisicamente e muscolarmente più dotata di quella bianca..no?

20 06 2016
lostranoanello

STATISTICAMENTE non siamo uguali. E quindi? Non basterebbe sicuramente a restringere l’accesso dei neri al calcio o alla ricerca scientifica, né viceversa a restringere l’accesso dei bianchi al basket; ciascuno deve essere valutato per quanto vale individualmente, non eclissato dall’appartenenza ad una certa razza.

2 10 2016
kikkooo

genetica? Fino ad un certo punto, perchè il DNA si modifica anche su base ambientale. Se misuravano il QI degli italiani bianchi dell’800… o del medio evo? Di sicuro la media era identica a quella dei neri odierni. Neri meno intelligenti però più fisicamente prestanti non per nascita ma per scelta e adattamento. La maggior parte dei neri fa lavori pesanti dove l’intelligenza serve poco… ma servono le mani. Nulla quindi ha a che fare con la genetica 🙂 questo perchè a prescindere anche l’intelligenza ha i suoi muscoli VA ALLENATA esattamente come il fisico…. 🙂

2 10 2016
lostranoanello

Forse. Ma il dato non cambia.

2 10 2016
kikkooo

il dato è correlato …. mediamente i neri fanno più lavori pesanti dei bianchi = mediamente i neri sono più atletici dei bianchi = mediamente i neri hanno un QI inferiore ai bianchi. Se fai il QI più volte negli anni, il risultato non è nè costante nè progressivo come non è progressiva la massa muscolare in un atleta ma varia in rapporto con l’allenamento. Io il QI l’ho misurato due volte. La prima era risultato 90 quando avevo 15 anni. Poi è risultato 130 a 23 anni. Ho anche consegnato 30 minuti prima rispetto agli altri. Inoltre i test del calcolo del Q.I. misurano l’abilità di una persona di eseguire test del Q.I. 😀

3 10 2016
lostranoanello

Non sono un fanatico dei test del QI, ma questa storia che non misurano niente è la solita esagerazione politically correct. Misuranno efficacemente la capacità di trovare pattern, costruire visioni di insieme e schemi mentali, risolvere problemi di logica e matematica. Il che è una grossa proporzione di quello che comunemente chiamiamo intelligenza. Ovviamente non la esaurisce, ma da qui a dire che non vuol dire niente ce ne passa, ed è decisamente in contrasto con i dati empirici: è risaputo ad esempio che il QI correla con il benessere economico. La cosa può essere vista in due direzione: forse il QI causa un migliore outcome nella carriera, o forse il benessere materiale favorisce la crescita del QI. In entrambi i casi è un indice altamente significativo. E ho comunque l’impressione che tu stia perdendo il punto; infatti stai cercando di “neutralizzare” il dato, svuotarlo del suo significato fattuale, onde salvare l’antirazzismo. Ma il razzismo resterebbe insostenibile anche se il dato fosse vero alla lettera, è questo il punto dell’articolo. Che poi peraltro io sono convintissimo che sia vero alla lettera, ma questo è abbastanza marginale.

3 10 2016
kikkooo

in realtà la prima volta che fai il QI ti esce basso …. 😛 PRovare x credere ci vuole allenamento …

7 10 2016
Rasthafari

La razza negroide e dico negroide non nera per una questione razziale, come diceva Darwin non è assimilabile alla razza bianca infatti come egli afferma in Descenden of man, i negroidi non possono essere assimilati nemmeno della nostra specie specie ne quindi dello stesso ordine.
Parola di DARWIN non mia.

8 10 2016
lostranoanello

Non ricordo onestamente di aver mai letto nulla di simile in Darwin espresso in questi termini, e suona anche abbastanza strano visto che la pietra d’angolo del darwinismo è il gradualismo, che sfuma i confini non solo fra razza e razza ma addirittura fra specie e specie. Per questa ragione mi interessa una referenza precisa: edizione e pagina.
Beninteso, è mia curiosità personale, non rileva per quanto riguarda il contenuto dell’articolo. Probabilmente Darwin era razzista, come quasi tutti i suoi contemporanei, sai che novità; non si può rimproverarlo più di un tot in quel senso.
Per quanto riguarda invece il merito scientifico delle posizioni di Darwin, è sempre bene ricordare che con tutti i suoi meriti era sempre uno scienziato di due secoli fa, e caratteristica della scienza è che si aggiorna. Darwin è importante e interessante da leggere, ma non si può oggi prenderlo come una punto di riferimento scientifico; credeva anche un cazzate prive di fondamento come la teoria secondo cui l’uso sviluppa l’rogano, che non ha più alcun posto nella biologia moderna.

12 02 2017
ghi

l’intelligenza è adattabilità nonc’è alcuna differenza tra nero e bianco

12 02 2017
lostranoanello

Scegliendo adeguate definizioni per le parole si può dimostrare qualunque cosa…

29 10 2016
Giovanni

Hai sicuramente ragione a dubitare di quello che scrivono gli altri, ma per sapere se è vero o no che in “Descent of Man”, Darwin dichiaro’ che le varietà’ umane (tra negroidi e bianchi) avrebbero garantito la loro classificazione come differenti specie, se non generi comporta di leggersi tutto il testo di Darwin.
Sicuramente è una faticaccia.
Rendere pubblica una simile affermazione di Darwin cosa comporterebbe al livello sociale, te lo sei mai chiesto?
Scommetto che non conosci nemmeno le parole e i fatti di Abramo Lincoln quando proclamando l’emancipazione del popolo negroide, subito dopo diete il via al piano per rideportare quelle popolazioni in Africa.

Sempre per un ordine sociale QUELLE PAROLE razziste è bene che rimangano nell’oscurità, specialmente quando c’è una volonta secolare occulta che sta diffondendo la razza negroide in ogni dove e chissà perchè.
Saluti amico

Il Paraclito

30 10 2016
lostranoanello

Non accadrebbe assolutamente niente. Il razzismo “scientifico” era molto diffuso nell’800.

30 10 2016
Giovanni

Tu dici :
il mio argomento secondo il quale una differenza statistica non giustifica una discriminazione per es. su base razziale o sessista somiglierebbe superficialmente all’argomento dai casi marginali che in passato ho pesantemente criticato. Insomma il presente articolo farebbe a pugni con quest’altro.

e io rispondo:

Se ci fosse di più dietro tutto questo, se fosse in atto una guerra genetica che precede la distruzione dei bianchi per mezzo di altre razze?

Chiaramente per giustificare una guerra, occorono certi parametri e un qualcuno che vuol distruggere qualcun’altro, ma se fosse tutto vero , se fosse Vero che già prima delle guerre mondiali era in atto questo scontro e che già da allora quelle appartenevano ad uno scontro genetico per la supremazia di alcuni e la distruzione di altri, tu come la prenderesti??

30 10 2016
lostranoanello

Sarebbe una ridicolaggine. Le razze umane sono interfeconde al 100%, dunque si contaminano a vicenda, non vengono “distrutte”.

2 11 2016
Giovanni

C’è un’antico passato di antichi popoli e antiche civilta che non puoi conoscere. vuoi saperne di più?

2 11 2016
lostranoanello

Siamo nell’era dell’informazione, se non posso conoscerlo io non vedo come possa conoscerlo tu 😛

6 11 2016
Giovanni

Non posso conoscerlo io non vedo come possa conoscerlo tu!!😛
——————————————————————————-
Se posso chiedertelo hai una qualche qualità oltre quella di vedere e toccare che ti potrebbe far superare questa logica!

Te lo chiedo perchè quella è una qualità necessaria per accedere oltre e saperne di più.

6 11 2016
lostranoanello

Non sono sicuro di capire cosa intendi, ma in linea generale sono sensibile a qualsiasi argomentazione che si basi su i fatti e mi scivola completamente addosso tutto il resto.

11 11 2016
Giovanni

bene!, mi sembri il tipo adatto
Facciamo una prova per vedere se non sei come tutti gli altri un semplice ateo razionalista che anche se messo di fronte all’evidenza delle cose sa soltanto negarle.

C’è questa scrittura della bibbia

Apocalisse 12:9 Il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo, fu gettato giù; fu gettato sulla terra, e con lui furono gettati anche i suoi angeli.

Persone che ci credevano nei secoli passati hanno cercato quel luogo dove venne gettato quel signore senza poterlo trovare.

Tu personalmente cosa ne pensi
possa esistere davvero un simile luogo?

Sono matti quelli che lo hanno cercato?

Nelle tue convinzioni non rientra la possibilità che certe cosa possano esistere e quindi scarti la cosa a priori ?

Altro ancora?

fammi sapere.

saluti

11 11 2016
lostranoanello

La scarto non a priori ma a posteriori, come tutte le credenze sovrannaturali. Troverai spiegata la faccenda nei seguenti articoli.

https://lostranoanello.wordpress.com/2016/07/10/razionali-razionalisti/
https://lostranoanello.wordpress.com/2014/03/11/interpretazioni-miracolose/
https://lostranoanello.wordpress.com/2013/01/05/la-scienza-che-pensa-la-scienza-che-non-pensa/

Se uno lo cerca oggi è matto. Se lo cercava mille anni fa forse no.
Da bambino, circa sei anni di età direi, avevo una mia teoria scientifica sugli stati della materia, reminiscente di Talete ed Empedocle: pensavo che l’acqua stesse a fondamento di ogni liquido; ogni liquido doveva contenere acqua.
La teoria era sbagliata; mia nonna, ignorante ma non stupida, la considerò seriamente ma la rigettò facendomi notare che “allora come mai acqua e olio, che sono liquidi, non si mescolano?”
Teoria confutata. Ma non ero pazzo per averla formulata, ero solo immaturo. Sarei pazzo se la sostenessi oggi.

12 11 2016
Giovanni

Non leggo i tuoi link anello quelle domande iniziali erano le domande necessarie per poterti illuminare della verità che io conosco.
Devo dire che mi dispiace ma a questo punto non posso mostrarti il luogo dove si sono compiuti quegli ed altri fatti di cui ti parlavo.
Per vedere e parlare delle cose che dicevo necessitavano qualità non comuni in grado di eliminare le scienze chiamate esatte se le cose mostrate fossero rivelate vere.
Putroppo leggendo la tua premessa comprendo che non potresti mai averle o anche acquisirle con il tempo.
Comunque ti saluto augurandoti di poter uscire dagli schemi.
Giovanni

12 11 2016
lostranoanello

Da quello che ho capito di te, io ti auguro di trovare un bravo psichiatra. Un augurio meno cattivo di quanto sembri, ne ho uno anche io.

Bye

12 11 2016
Giovanni

Ok non mi offendo un nuovo saluto dai miei luoghi.

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