Il mezzo giustifica i fini?  

20 02 2015

In un mio post di quasi due anni fa criticai il concetto di disubbidienza civile riaffermando il valore morale (seppur specificando che si trattava di un valore non assoluto) delle leggi contro qualsiasi tentativo di trovarvi facili scappatoie dal punto di vista etico.

La critica più comune rivoltami fu quella di essere un hegeliano convinto dell’infallibilità delle leggi.

Poiché i miei ragionamenti sono molto complessi, è possibile che qualcuno non li segua fino in fondo … tuttavia mi sorprende sempre quando il lettore deduce da ciò che scrivo delle conseguenze che sono precisamente opposte a quelle che dovrebbe trarne.

La conseguenza del mio ragionamento è semmai che le leggi possono eccome essere infrante. Semplicemente, non alla leggera, ovvero, tale infrazione deve possedere una giustificazione etica molto forte e dimostrata nel merito.

La definizione di disubbidienza civile che criticavo in quell’articolo era basata su alcune forme specifiche che dovrebbe assumere la protesta per essere disobbedienza civile, caratteristiche che la differenzierebbero dal crimine ordinario: l’assenza di violenza (violenza fisica; ça ca sans dire; tutti gli altri tipi di violenza, verbale, psicologica, legale, economica, umana, sono ammessi), l’intento di comunicare un messaggio etico specifico, l’assunzione di responsabilità di fronte alla legge.

Ne concludiamo che un sindaco supercattolico che decida di non celebrare matrimoni gay è un disobbediente civile, nel momento in cui si assume la responsabilità di ciò che fa di fronte alla legge.

Fastidioso pensare che un termine così delicato possa essere applicato ad atti tanto umanamente violenti e discriminatori, non è vero? Ma ciò che conta non è mica il contenuto della protesta, solo la forma: quella forma è accettabile, giustificabile, si vuol suggerire.

Quella definizione di disubbidienza civile è insomma un tentativo di bypassare completamente la questione dei contenuti della protesta per giustificarsi con la forma, “non violenta”.

Eppure danneggiare la proprietà, ad esempio, è una violenza. È un violazione di un diritto che lo stato riconosce a godere dei frutti del proprio lavoro. Una violazione del genere mette in crisi i principi base della coabitazione, e non solo, può anche causare un danno serio sul piano umano alla vittime: rubare una pagnotta non è un grosso danno, ma demolire un’automobile nuova a un piccolo borghese è un danno economico spesso enorme (in “Ladri di biciclette” si racconta la storia di un’intera famiglia rovinata economicamente dal furto di una bici). Insomma c’è una ragione se lo stato lo proibisce, è abbastanza ovvio… non posso demolire l’automobile di un oppositore politico e giustificarmi dicendo che tanto non gli ho fatto violenza fisica; non è una forma di protesta ammessa dallo stato bruciare la macchina a uno con cui non sono d’accordo, e quello che dicevo nel mio precedente articolo è, banalmente, che c’è una ragione se è così, ed è una ragione valida.

Ciò non toglie che bruciare la macchina di qualcuno potrebbe comunque essere moralmente giustificato in certe circostanze; ovvero essere giustificato in certi casi da ragioni così forti da sovrastare sul suo stesso piano l’inerente razionalità della norma sociale.

Dunque ok, ho bruciato la macchina ad un oppositore politico, ma l’ho fatto con ottime ragioni, ragioni così ottime che praticamente tutti, nei miei panni, concorderebbero che andava fatto, nonostante le leggi contrarie. Io ammetto senz’altro che una possibilità del genere possa esistere. Un tedesco che avesse nascosto degli ebrei ai nazisti, ad esempio, senz’altro lo giustificheremmo.

Ma non lo giustificheremmo mica sulla base del fatto che “era non violento, adduceva una motivazione etica superiore, subiva le conseguenze legali”. Non subiva affatto le conseguenze legali, tanto per cominciare (altrimenti avrebbe dovuto consegnare gli ebrei in questione e sarebbe stato inutile), e tanto per continuare lo avremmo sicuramente giustificato anche se fosse diventato violento per difenderli. Quanto alla motivazione etica superiore, non ci basta certo la sua “autocertificazione” di etica superiore; ovvero, non ci basta sapere che lui adduce una motivazione etica. Vogliamo sentire qual è questa motivazione etica e valutare se effettivamente è valida, perché si tratta del punto fondamentale.

Insomma la forma della protesta, che viene spesso posta al centro del dibattito come se fosse la questione più importante ad essa collegate, è in realtà del tutto marginale: ciò che conta non è come hai protestato, ma per quale ragione; se hai delle buone ragioni, anche un omicidio lo possiamo giustificare. Certo, ammazzare qualcuno richiede giustificazioni più forti che bruciargli l’auto, ma il punto è che entrambe le cose richiedono una giustificazione attiva, ed entrambe in determinate condizioni sono giustificabili, seppure nella stragrande maggioranza dei casi non lo sono, perché la legge con tutto il suo peso morale le condanna.

I sostenitori della disobbedienza civile suggeriscono esattamente il contrario: non importa il messaggio morale nel suo merito, ma solo il metodo della protesta. Tentano insomma di spostare la discussione da una questione di sostanza (perché ho rubato i topi dal Dipartimento di Farmacologia? Come posso discolparmi del danno sociale ed economico causato e della violazione della legge che ho attuato?) ad una di forma (non ho picchiato nessuno. Al massimo gli ho rovinato la carriera. Che a questo punto era meglio picchiarli).

Se vogliamo riassumere in una massima questa filosofia, essa è l’inversione del motto gesuitico: dunque “il mezzo giustifica i fini”. Ovvero non solo si sostiene che per ogni fine esiste un mezzo tale per cui esso è moralmente giustificato, ma anche che esistono alcuni mezzi (“non-violenti”) in grado di giustificare qualunque fine.

A questa filosofia io oppongo il più tradizionale “il fine giustifica i mezzi”, che va letto come “per ogni danno collaterale causato esiste, o è immaginabile, un fine più alto che lo giustifichi”. Possiamo immaginare facilmente, ad esempio, che ammazzare dieci milioni di persona possa essere giustificato, se era indispensabile per salvarne venti milioni. Che il fine possa sempre, se abbastanza alto, giustificare i mezzi, e non il contrario, è dimostrato dalla logica più banale: per quanto grandi siano i danni che i nostri mezzi provocano, possiamo immaginare un bene più grande cui miriamo che li compensi. Viceversa, se il nostro fine è fare un danno, il fatto che i mezzi usati siano di per sé innocui non lo giustifica. Non solo, mentre ovviamente non esiste un limite teorico a quanto grande e benefico possa essere il nostro fine, esiste un limite inferiore a quanto meschini possano essere i nostri mezzi: non possiamo fare di meno che nulla per perseguire il nostro fine

Dunque la sostanza può giustificare la forma, ma non il contrario.

Perché questo spostamento del target dalla sostanza alla forma?

È semplice: la valutazione dei danni e dei benefici da parte del singolo è fondamentalmente arbitraria. L’idea che il fine possa giustificare i mezzi ci spaventa perché temiamo che qualcuno possa sentirsi giustificato a fare qualsiasi cosa nel nome di un bene più grande, che però sta solo nella sua testa, come accade nel caso del fanatismo religioso.

Questa paura è perfettamente giustificata, e giustificate sono le contromisure che essa stimola: le leggi. Così decidiamo che alcuni mezzi, come l’omicidio, per la legge non siano mai validi, qualunque sia il fine o con pochissime ben determinate eccezioni, e viceversa che certi altri mezzi, come la parola o la stampa, siano sempre leciti se non con pochissime e ben determinate eccezioni (anche se in Italia le eccezioni sono molteplici e piuttosto indeterminate).
In questo senso ciò che scrivevo nell’altro articolo vale sempre, e cioè la legge ha un’intrinseca razionalità, tale per cui essa ha sempre un qualche peso morale e rari sono i casi in cui il fine possa giustificare l’infrazione della legge.

Le limitazioni imposte sui mezzi, piuttosto che sui fini, ci permettono di creare un’arena in cui è più semplice per le idee differenti scontrarsi con minimo danno sociale, quindi hanno senso.

Ma il punto è che spesso la gente va oltre, e cioè crede che queste misure pratiche abbiano il valore di norme etiche assolute, ovvero che l’etica sia interamente risolvibile in una questione di mezzi di espressione. Ad esempio, i nazisti vanno benissimo, finché usano solo la parola per affermare il loro pensiero. Attenzione, magari questo punto di vista è corretto nel senso legale, nel senso che magari è opportuno che possano parlare senza finire in galera. Ma ben altra questione è se meritino o meno il nostro biasimo morale, e un nazista è nazista anche se non picchia nessuno e il biasimo lo merita anche se non fa nulla di illegale.

Dunque l’errore più capitale è piuttosto nell’individuare categorie fisse di mezzi che giustifichino sempre i fini dal punto di vista morale. Ed è un problema questo, che è interamente dovuto a pigrizia intellettuale.

Vivere nella certezza che possiamo pensare ed esprimere anche le più atroci mostruosità a patto di stare attenti al come ci solleva da molti dilemmi morali. Perché dovrei pormi il problema se i 100% Animalisti o le Sentinelle in Piedi abbiano effettivamente ragione in quello che dicono, quando posso comodamente concludere che siccome i primi gridano e disturbano, mentre i secondi sono tranquilli e silenziosi, allora i primi hanno torto e i secondi ragione?

Inoltre questo sistema di pensiero ci permette di vivere alcune comode illusioni: ad esempio che ogni problema etico possa essere risolto democraticamente, ovvero che lo stato democratico sia un superamento dello stato etico. Ovviamente è falso, lo stato e le sue istituzioni devono sempre esercitare un minimo di forza per disciplinare le relazioni e devono sempre avere dei principi fondanti che ne determinino le possibilità, ergo ogni stato è etico. Ancora, possiamo illuderci che dopo aver distrutto mesi di lavoro di laboratorio, magari a un povero studente universitario che aveva disperato bisogno di laurearsi in tempo e non potrà più, siamo stati non-violenti e dunque le nostre coscienze possono stare tranquille. Possiamo illuderci che le vite rovinate di quei ragazzi gay che si suicidano, o che vengono picchiati, o tormentati per la propria diversità fino all’età adulta e oltre non sono nostra responsabilità, perché in fondo noi facevamo solo manifestazioni pacifiche per dire che sono “aberrazioni umane”, cit. Costanza Miriano.

Se dunque il fatto che la legge stabilisca limiti pratici fissi ai mezzi di espressione è intrinseco e necessario nel suo essere legge, invece che tali limiti fissi vogliano essere imposti nella valutazione morale è semplicemente il modo più comodo per tacitare dilemmi etici e calmare le coscienze. Fai tutte le atrocità che vuoi, ma sempre con un gran bel sorriso e la tua coscienza è a posto, e non devi neanche perdere tempo a giustificarti.

Insomma, si tratta di pura e semplice vigliaccheria intellettuale. Le opinioni sono indifendibili, quindi invece di difenderle le esprimiamo con grande educazione, così pretendiamo di essere al di sopra dei giudizi etici. Non sentiamo adesso la cricca cattofascista che giustifica le mostruosità che dice affermando che “si avvalgono della libertà di espressione”? Questo li protegge da conseguenze  legali, ma non può proteggerli (o almeno non dovrebbe; purtroppo talora funziona) dal biasimo morale e dalle ritorsioni sociali ad esso collegate.

Pigrizia intellettuale, dicevamo. Ma a volte anche spietato calcolo … la maggior parte della gente è intellettualmente pigra, quindi appellarsi alla sua pigrizia intellettuale è una tecnica comunicativa utilissima.

E effettivamente, se devo convincere un pubblico intellettualmente pigro che gli animalisti sono un pericolo per la ricerca, un’opzione sarà descrivere loro per filo e per segno la situazione, tirando fuori il mio possente armamentario filosofico e scientifico. Avrei tutte le ragioni del mondo, certo, ma con una casalinga di Voghera sarà più semplice e molto più efficace una seconda opzione: spaventarla mostrandole di cosa sono capaci i 100% Animalisti, che effettivamente hanno più o meno il livello di civiltà di un tricheco rabbioso. Dal punto di vista comunicativo, tanto per cambiare, un linguaggio più elementare e che si pieghi alla pigrizia mentale dell’interlocutore può funzionare molto meglio.

Tuttavia … ci sono momenti in cui il punto non è convincere masse intellettualmente pigre con una buona retorica. Ci sono momenti in cui si vuol veramente capire di che si sta parlando.  È quello che si fa su questo blog.

E chi voglia capire di cosa si sta parlando, chi fa il filosofo o a filosofo almeno si atteggia, non può  permettersi di parlare come se stesse parlando alle casalinghe di Voghera. Noi sappiamo benissimo che il punto non è affatto come mandi il tuo messaggio, ma prima di tutto qual è il tuo messaggio. Questa consapevolezza non può mai abbandonarci, anche perché se ci abbandona ci esponiamo a pericolose accuse di incoerenza che un intellettuale serio non può permettersi.

Io, per esempio, ho sempre disprezzato profondamente le manifestazioni “pacifiche” delle Sentinelle in Piedi, molto di più di quanto disprezzi quella “aggressive” degli animalisti. Sempre stato coerente su questo punto; non è una questione di forma ma di messaggio.

Perché l’aggressività del messaggio è la stessa, ma la pacificità della forma nel primo caso è comunicativamente più pericolosa: il lupo travestito da agnello è molto più pericoloso di quello che ti corre incontro ruggendo a denti sguainati. Dunque fra le due quelle che dobbiamo contestare di più e con maggiore astuzia sono le Sentinelle in Piedi. Non mi è mai capitato di sentire frasi di solidarietà verso i 100% Animalisti da parte dei bravi borghesi, viceversa mi è capitato di sentirle verso le Sentinelle in Piedi: “almeno manifestano pacificamente, dovresti apprezzarlo se pensi a quello che fanno gli animalisti!”, mi è stato detto una volta.

No, ragazzo mio, non hai capito niente se mi dici una cosa così: devi temere molto di più le Sentinelle e il modo in cui loro comunicano. Devi temere la loro educazione, la loro capacità di sembrare civili, la loro capacità di farsi passare per vittime, devi temere più di ogni altra cosa quella sottile simpatia che stai provando in questo momento per loro, e la devi temere molto più degli animalisti e delle loro pittoresche stramberie. E fra gli animalisti, devi temere di più di tutti quelli che mostrano un volto pacifico al pubblico, più di tutti devi temere quelli che, proponendoti lo stesso identico, pazzo progetto politico anti-umanista dei 100% animalisti, ti fanno simpatia coi modi affabili e garbati. Perché? Perché con tutta la loro vaselina ti metteranno il loro cazzo in culo senza che tu neanche te ne accorga. Ma i risultati saranno forse diversi? Bloccare l’attività di ricerca con le spranghe o bloccarla con metodi “pacifici” (va be’ che alcuni includono il furto con scasso fra i metodi “pacifici”…) come boicottaggi o bullismo giudiziario è la stessa cosa, alla fine hai sempre dei malati senza cure che muoiono.

E il punto non è forse quello? Non è forse quella la ragione per cui ci battiamo? Se la perdiamo di vista siamo già stati sconfitti; se iniziamo a pensare che il problema sono i 100% animalisti stiamo mancando gravemente il punto fondamentale; ci sono un sacco di animalisti “non violenti” che però la pensano esattamente come i 100% su tutte e che, se sarà data loro l’occasione politica adeguata, demoliranno la ricerca in Italia e nel mondo con la violenza (perché sempre violenza è) della legge. Sono questi i soggetti che devono spaventarci, e se non ci spaventano siamo messi molto male: basterà che sappiano simulare un approccio “gentile” e razionale, infilandocelo dietro molto delicatamente… E ci troveremo in men che non si dica riportati indietro di duecento anni.

Ossequi.

Annunci

Azioni

Information

10 responses

23 02 2015
ilmentitore

Bell’articolo!
Ormai la politica è diventata una mera masturbazione estetica parossistica, tutto uno spararsi pose e citazioni “intellettuali”.
A parte i tuoi esempi “pericolosi” (ad esempio le sentinelle in piedi: pacifiche nei modi ma non nei fatti) me ne vengono in mente altri veramente “innocui”, come le femen.

I danni del postmodernismo…

23 02 2015
lostranoanello

Guarda, personalmente credo ci siano pochi contesti in cui si valuti tanto poco l’intelletto e la cultura quanto la politica italiana 😛
Però è vero che la posa “intellettuale” c’è molto spesso. Ho notato che la gente ama ripetere gli slogan a pappagallo, ma al contempo ama anche sentirsi molto intelligente quando lo fa. Spesso, addirittura, le persone che dicono di stimare meno intelligenza e cultura sono quelle che in realtà hanno complessi di inferiorità in quell’ambito.
Gli slogan delle Sentinelle in piedi sono un ottimo caso di studio in questo senso: la gente che ripete “Teoria Gender” a ciclo continuo come un generatore di spam usufruisce della piacevole illusione di avere accesso alla conoscenza specialistica degli studi di genere. Non solo conoscono l’intero corpus scientifico degli studi di genere, ma l’hanno anche già confutato secondo loro! Questo li inorgoglisce molto.
Immagina quanto è divertente sentirli quando vogliono spiegarmi la “teoria gender”, scambiandola di solito con una forma infantilizzata e ipersemplificata della queer theory… a me, che fra l’altro la queer theory la conosco e ne sono un critico abbastanza aspro.
Davvero l’unica cosa peggiore dell’ignoranza è l’illusione della conoscenza…

24 02 2015
AleO

Concordo su tutto. Chi ha organizzato questa cosa delle Sentinelle l’ha pensata proprio bene. In fondo come possono essere cattive delle persone che se ne stanno tranquillamente in piedi, in silenzio a leggere un libro? Solo chi è direttamente attaccato dal loro fine, ossia le minoranze sessuali, si rende in realtà conto della loro reale aggressività. Però ti trovi in en passe perché appunto loro nei modo sono pacifici e quindi non sai come combatterli. Infatti appena tu muovi un dito diventi “violento” e quindi sei subito messo dalla parte del torto, al di là dei contenuti della tua protesta (vedi tutti i tentativi di contro-manifestazioni delle associazioni gay). Non solo, ma quelle “manifestazioni pacifiche” sono delle trappole perfette per far apparire coloro che difendono le minoranze sessuali come dei violenti ed intolleranti, non dicono forse le sentinelle che “siamo i nuovi fascisti?” (sic!). Il meccanismo è davvero diabolico: sanno che la loro pacificissima manifestazione ha fini profondamente violenti nei confronti di gay e lesbiche, sanno che le associazioni gay non possono far finta di nulla perché il loro messaggio è troppo violento, sanno che quasi sicuramente la reazione sarà almeno un pochino violenta o sicuramente più violenta della loro visto che non fanno nulla. Risultato? Il ribaltamento totale della realtà! Quello che quindi mi chiedo è come fare a contrastarli? Perché alla fine il punto è questo se non vogliamo tornare indietro di 200 anni, magari con pure un bel sorriso sulla faccia.

24 02 2015
lostranoanello

Be’, fortunatamente ci sono state un sacco di manifestazioni simpatiche ed efficaci contro di loro; le migliori forse a inziativa di singoli o piccoli gruppi, come Giampietro Belotti o gli “stormtrooper”. Non sono incontrastabili. Ciò detto, sì, la cosa è pensata bene perché sfrutta efficacmente i bug dell’etica democratica, che oggi è diventata senso comune, che io ho descritto nel post.

28 02 2015
Lupesio

Però, scusa, francamente, come fine a me fanno più paura gli animalisti delle sentinelle in piedi: i primi, per salvare un numero limitato di animali, sono pronti a lasciar morire un numero illimitato di esseri umani, oltre che di animali. Le sentinelle in piedi si oppongono al matrimonio omosessuale o all’adozione da parte dei gay per una loro personale concezione di oscenità, ma non teorizzano di provocare la morte dei gay, ma di impedire che la società dia un riconoscimento alla loro unione, che una cosa di molti ordini di grandezza inferiore.
Premetto che per me gay ed etero dovrebbero avere il diritto di accoppiarsi nei parchi, e con un’educazione sessualmente sana, un genitore potrebbe passare col bambino accanto a loro senza pensare che il loro figlio ne abbia un trauma, non più di quando un bambino vede persone che guidano la macchina, cosa che lui è ancora inadatto a fare e che nessuno ha per legge il diritto di fargli fare. Detto questo, se sono costretto a fare sesso solo nella mia stanza o in un club privato in cui ciò è ammesso, me ne faccio una ragione; se dovessi morire perché qualche tizio ha stabilito che tutti quelli che sono nella mia condizione valgono meno di un topo, mi incazzerei di più.
Che poi esistano (in Italia sporadiche, per fortuna) aggressioni fisiche ai gay, o addirittura paesi che li puniscono con la morte se fanno sesso in luoghi privati è un altro discorso, ma accusare di questo le sentinelle in piedi significa ricadere nella fallacia del piano inclinato.
PS Comunque le sentinelle in piedi sono delle teste di manzo, beninteso.

1 03 2015
lostranoanello

In realtà gli animalisti il più delle volte non chiedono di eguagliare l’uomo e l’animale, almeno non come obbiettivo immediato. Ciò che chiedono sono piccoli provvedimenti in favore degli animali, alcuni così piccoli da sembrare condivisibili, altri addirittura che possono esserlo, condivisibili.
Ma secondo te per loro quello è il punto di arrivo? Davvero si fermerebbero una volta ottenuto quello che in quel momento hanno chiesto?
Di sicuro non l’hanno mai fatto, anzi, hanno approfittato di ogni dito dato loro per chiedere bracci.
Le sentinelle non chiedono la pena di morte per i gay? Non la chiedono IN ITALIA. In Uganda e in altri stati africani si è tentato, e talora si è riusciti, ad ottenerla la pena di morte per i gay. In particolare la proposta di legge ugandese, che originariamente prevedeva pena di morte per i gay ma poi è stata “ammorbidita” in ergastolo è nata sotto la spinta dei predicatori antigay americani, che lì hanno trovato terreno fertile per propagandare la propria barbarie.
I gruppi omofobici, a seconda del contesto in cui sono calati, chiedono sempre la massima discriminazione anti-LGBT che sono in grado di ottenere, esattamente come gli animalisti a seconda del terreno che trovano chiedono la massima sacralizzazione della vita animale. Trapianta le Sentinelle in Uganda e ottieni pena di morte per i gay, o almeno ergastolo. Siccome sono in Italia il massimo che possono ottenere è cercare di costringere noi omosessuali all’anonimato e alla paura; per questa ragione contrastano tanto il progetto di educazione alla diversità targato UNAR: si tratta dell’UNICO serio progetto di contrasto al bullismo omofobico nelle scuole che sia mai stato proposto in Italia, e cercano di fermarlo.
Ragazzo mio, io l’ho vissuto sulla mia pelle il bullismo omofobico, non è una barzelletta, è una violenza tremenda, che spazia dal fisico allo psicologico (e forse dei due è più grave quello psicologico), una cosa che segna molte vite e ironicamente non sempre fa vittime solo fra i gay.
E le Sentinelle contrastano gli unici tentativi seri mai fatti di porvi un freno, ovvero vogliono che continui, si adoperano perché continui. Cos’altro ci vuole per definirli complici?
Non è piano inclinato ritenere che se potessero chiedere ulteriori discriminazioni le chiederebbero, perché i gruppi omofobici lo hanno sempre fatto nella storia. Esattamente come lo fanno gli animalisti.
Vuoi qualche prova extra di quello che ti dico? Ti basterebbe un’intervista in cui Costanza Miriano, puntualmente invitata a praticamente tutti gli incontri del mondo omofobico made in Italy, dichiara la propria ammirazione per l’eroico Putin?
Chi è Putin? Un mezzo dittatore che nel suo paese ha sostanzialmente messo fuori legge l’associazionismo LGBT, vietato i Gay Pride o qualsiasi manifestazione LGBT, e che ha creato un paese in cui se due gay camminano mano nella mano sono passibili di arresto. Questo è Putin, l’eroe di Sentinelle & company. Per intenderci, in Russia sarei in galera. Possiamo immaginare che se fosse per loro farebbero esattamente quello che ha fatto Putin, visto che tanto lo ammirano? Non mi pare azzardato. Possiamo immaginare che se potessero scatenare senza freni la propria fantasia farebbero anche peggio di Putin? Non bisogna stiracchiare troppo i fatti per pensarlo.
E poi ci sono anche altre questioni importanti da considerare… la più significativa, per me, è che non sono stupidi. E’ questo il punto, la maggior parte degli animalisti sono perfetti deficienti in buona fede. Certo, il giudizio sui soggetti resta severo, anzi, un soggetto stupido per certi aspetti è peggio di uno cattivo; ma qua si discuteva dei contenuti del messaggio. E in sostanza ciò che gli animalisti sognano è che gli animaletti vivano felici nel fantastico mondo di Walt Disney. Questa è una bella idea, anche se campata in aria. L’idea delle sentinelle in piedi è invece un mondo in cui i gay non esistono, e quelli che esistono sono costretti a nascondersi, ad aver paura della discriminazione o anche di conseguenze penali (perché io resto assolutamente certo che se potessero introdurrebbero anche misure penali, solo che non possono). Indubbiamente di tratta di una cosa intrinsecamente violenta. Mentre gli animalisti si sentono autorizzati a diventare violenti perché devono difendere gli animaletti, le Sentinelle si sentono autorizzate a diventare violente (perché sempre di violenza in realtà si parla), per lo scopo stesso della violenza. Una cosa molto più inquietante. E tanto più inquietante quanto più si considerano i loro moderati successi.

10 03 2015
lupesio

Le sentinelle in piedi dichiarano, in Italia, di opporsi a modifiche legali che secondo loro minerebbero la famiglia tradizionale. E la famiglia tradizionale, in Italia, prevedeva il delitto d’onore, l’assenza di divorzio e il reato di adulterio femminile, andando indietro nel tempo, ma non ha mai prodotto la criminalizzazione dell’omosessualità, neanche durante il fascismo, a differenza della maggior parte dei paesi europei. L’omofobia in Italia c’è sempre stata, ma non ha mai cercato di rendere l’omosessualità un reato, per cui umanamente non si possono paragonare le sentinelle in piedi all’ergastolo per i gay: stiamo parlando di genitori ottusi preoccupati che il loro figlio diventi gay e che considerano l’omosessualità una condanna in sé piuttosto che un’atto meritevole di condanna.
Per quanto riguarda la Russia, ci ho vissuto per diversi mesi e ho parlato con diversi russi; mi è anche capitato di sentire una risposta di Putin ad un giornalista straniero che affrontava il discorso dei gay, e ti posso dire questo: è vero, l’omosessualità in Russia è meno accettata, ma la legge, che non è stata fatta da Putin ma dal parlamento, vieta la propaganda di relazioni sessuali non tradizionali di fronte a minorenni; l’idea, che trovo personalmente idiota, è la seguente: la Russia ha un problema di scarsa crescita demografica, per cui non bisogna incoraggiare persone nell’età dello sviluppo a comportamenti sessuali che non diano luogo alla procreazione, come se uno fosse gay perché influenzato. Le persone che nella loro vita privata sono omosessuali, però, non sono discriminate, ne ho viste tante, ed esistono locali o ritrovi gay. Se vuoi ti posso trovare un sito di incontri gay in Russia con una ricerca veloce.
Per cui, si tratta di una legge idiota, ma considera che fino al 2003 in metà stati USA i rapporti orali e anali erano vietati anche se fatti nella propria camera da letto, roba che in Russia è impensabile. Io, che sono etero, ho già accumulato decenni di galera. Ora, hai mai visto proteste alle ambasciate americane e articoloni di giornale su questo, lontanamente paragonabili a quello che accade adesso per la Russia? Non ho avuto esperienza di bullismo omofobo perché non sono gay, ma di bullismo per altre ragioni sì, e so che non è piacevole; tanti sono vittime dei bulli per altri motivi, ad esempio perché sono grassi: il problema è la cattiveria di tanta gente, soprattutto nella prima adolescenza.

10 03 2015
lostranoanello

Spero che tu sappia o intuisca la ragione per cui durante il fascismo non sono state fatte leggi contro i gay: sarebbe significato ammetterne l’esistenza.
Ciò nonostante, quando un gay veniva trovato si provvedeva a sistemarlo, e di sicuro un omosessuale non poteva vivere la cosa apertamente.
Il problema sottostante al tuo intervento è della stessa matrice di chi quello di chi afferma che l’omofobia in Italia non esiste perché ci sono pochissime denunce di aggressioni o discriminazioni sul lavoro. La ragione per cui non ci sono tali denunce è che gli omosessuali prevalentemente si nascondono. L’allarme omofobia non sono le aggressioni, sono i suicidi. Ancora oggi l’omosessualità è un enorme fattore di rischio per suicidio e disturbi psichiatrici. Perché? Perché un ragazzino omosessuale appena scopre di esserlo sentirà intorno TUTTO IL MONDO, inclusi i suoi stessi genitori, dirgli che è sbagliato. Questo è un peso psicologico enorme; non è la paura dell’aggressione il problema omofobia, il problema omofobia è la violenza psicologica quotidianamente applicata sugli omosessuali fin dalla più tenera età, che non a caso porta ad un tasso di suicidi doppio rispetto alla popolazione ordinaria (per non parlare dei suicidi di cui non sappiamo la causa… chi può dire che non fossero omosessuali spaventati?)
Riconosci l’esistenza della violenza psicologica, ma la sminuisci col paragone alle persone grasse, il che significa sostanzialmente ignorare il problema. “Tutti stiamo male, tutti abbiamo problemi!”
Se gli omosessuali si suicidano il doppio degli eterosessuali forse il disagio psicologico cui va incontro un omosessuale è un pelo più grosso.
Il peso della violenza psicologica in realtà è difficile comprenderlo finché non la si subisce; io soffro di depressione e lo conosco, ma quando tento di spiegarlo raramente la gente comprende il problema nella sua devastante potenza.
Personalmente, un esempio particolarmente scioccante per me fu quando presenziai alla presentazione di un book fotografico che mostrava foto di omosessuali da quasi ogni stato del mondo. In molti di questi stati il soggetto non era riconoscibile o lo era con difficoltà; comprensibile, in certi posti è reato, mi dirai.
Ebbene, in realtà le foto in cui era più difficile riconoscere il soggetto provenivano da paesi cattolici, in alcuni dei quali non era nemmeno reato, come le Filippine. La pressione sociale era così forte che la paura di essere scoperti nelle Filippine era maggiore che in Iran. Questo dovrebbe far suonare una campanella.
Poi che esistano i siti di incontri in Russia e sia possibile fare sesso mercenario in Russia non ci piove, ma il problema non è quello. Il problema più importante che incontrano gli omosessuali è sempre la barriera culturale, lo stigma. La legge russa di fatto impedisce che si possa lottare contro lo stigma. Non sminuire questa cosa, meglio un paese senza matrimoni gay e senza stigma, che un paese in cui ci sono entrambi. Ovvio che se ti nascondi tutta la vita non ti discriminano (come fanno? Non lo sanno che sei gay!), ma nascondersi tutta la vita è uno stress devastante per la psiche, per forza c’è gente che non lo regge.
Le Sentinelle in piedi alimentano lo stigma, sono letteralmente mandanti di numerosi suicidi.
Capisco come dall’esterno sia difficile capirlo, ma ti assicuro che la discriminazione verso i grassi o quelli con gli occhiali non è come la discriminazione verso i gay. Io ero grasso e con gli occhiali, ma quando scoprii di essere gay iniziai a perdere i capelli per lo stress. A 14 ANNI. Per il terrore, fondamentalmente. Un esperimento che è stato fatto che può aiutare gli etero a capire il problema è il seguente: prova a passare una settimana della tua vita nascondendoti come spesso deve fare un omosessuale. Tenere nascosta a tutti la tua vita sessuale e sentimentale, non parlare mai della tua ragazza o in generale di ragazze, fingere di essere gay tutto il tempo, se ti fanno domande più specifiche essere sempre evasivo, fare in modo che nessuno ti veda in atteggiamenti intimi con l’altro sesso. Prova a immaginare che se i tuoi genitori lo scoprissero ti caccerebbero di casa o ti manderebbero dallo psicologo o come minimo si metterebbero a piangere. Prova a immaginare che rischi di perdere il lavoro se qualcuno lo scoprisse.
Questo dovrebbe darti un’idea vaga di quanto conta la pressione psicologica in questo campo. Purtroppo, ribadisco, non si capisce se non ci si passa, ma l’immaginazione e la compassione aiutano.
PS: Il paragone con gli USA lascia il tempo che trova perché si tratta di leggi non più applicate

17 10 2016
minstrel

La risposta è NO.

17 10 2016
lostranoanello

Infatti è ciò che è scritto nell’articolo. Il che significa che lei è d’accordo con me.
Sicuro di non aver letto male? XD

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: