Venghino, signori! Vite umane, occasione! Sei milioni l’una!

18 01 2015

Gira voce che la vita di Greta e Vanessa sia costata allo stato italiano un riscatto di dodici milioni di euro.

Sarà vero?

Boh. Non lo so. Non mi preoccupa molto al momento. Sono tornate a casa, ok, sono contento per loro, diciamo che la mia priorità non è sapere se è stato pagato il riscatto, al momento. Tuttavia si può senz’altro aprire una discussione riguardo all’appropriatezza dell’idea di pagare un riscatto così alto per due vite soltanto.

Diciamo le cose come stanno, anche se il prezzo è sempre risultare antipatici: non è vero che la vita non ha prezzo, la vita ha un prezzo precisamente quantificabile nella valuta che preferiamo. Possiamo valutare la vita in dollari, euro, yen, rubli, quello che volete. Si tratta, in ogni caso, del valore economico corrispondente al lavoro necessario per mantenerla in vita, appunto. Quindi parliamo del costo del cibo per mantenerla, del tetto sopra la sua testa, delle varie commodities che la aiutano a mantenersi in salute, delle medicine e delle cure in caso si ammali, e di una serie di altre cose che non sto a elencare, tutte quantificabili.

“Sì, ma tu dimentichi l’incalcolabile valore affettivo!”

Incalcolabile mica tanto. Molto grande, di solito, ma non incalcolabile. Ci sono persone che quando muoiono fanno piangere un’intera nazione o sconvolgono gli equilibri politici globali, e barboni che vengono pianti solo dal proprio cane, è un dato di fatto. Ma anche ammettendo che tutte le vite sulla Terra abbiano il medesimo valore affettivo … questo semplifica i conti! Se tutte hanno lo stesso valore affettivo, allora è facilissimo comparare il valore di due vite semplicemente confrontando il “di più”: il loro valore materiale.

Una delle battaglie intellettuali anti-populistiche che combatto più accanitamente è quella per ricordare che il denaro non è lo sterco del diavolo. “Denaro” è un altro modo per dire “risorse”. È possibile parlare di cose “senza prezzo” solo se si dispone di risorse infinite. E non le abbiamo. Poiché le risorse sono limitate,e la vita umana dipende dalle risorse, il valore della vita umana si può quantificare in relazione alle risorse. Quindi, indirettamente, al denaro.

Supponiamo che la liberazione di Greta e Vanessa ci sia costata davvero dodici milioni. Fanno sei milioni a testa. Certo, dodici milioni in assoluto pesano molto poco sul bilancio dello stato, ma il punto è che lo stato italiano avrebbe attribuito a quelle due specifiche vite umane un valore di sei milioni, e si intende, sei milioni in più di quelli che già spendeva per loro o che spende per gli altri comuni cittadini.

Con sei milioni extra a paziente il Sistema Sanitario Nazionale potrebbe curare un bel po’ di cancro in più, avremmo meno morti in ospedale, più diagnosi precoci, migliore profilassi eccetera. Analogamente, se per ogni cittadino avessimo sei milioni da investire in ricerca probabilmente, avremmo fatto molti passi in avanti nella cura di roba come AIDS o Alzheimer.

Per favore, usciamo dall’ottica ideale ed onirica, entriamo nell’ottica pratica e realistica: quel vecchietto a caso che in ospedale è stato praticamente lasciato morire perché tanto ormai aveva settant’anni, la sua vita se l’era fatta e quindi il medico ha lasciato correre, o lo ha curato con farmaci scaduti, o che è morto perché l’ambulanza era guasta e i soccorsi non sono arrivati abbastanza in fretta … ecco, con sei milioni in più probabilmente l’avremmo salvato. Solo che non li valeva.

Insomma, se il riscatto è stato pagato, la vita di Vanessa è stata pagata quanto quella di quel vecchietto più sei milioni di euro, che non sono bruscolini. Se ogni abitante d’Italia valesse sei milioni in più, la spesa extra complessiva sarebbe di trecentosessanta bilioni di euro. Mi sa che non ce li possiamo permettere.

Sarebbe stato giusto pagare tanto? Li valevano davvero? Lo decidano i lettori autonomamente. Forse la particolarità di quella situazione giustifica un’attenzione anche economica maggiore. Forse, come molti pensano, ne giustifica una minore, perché “se la sono cercata”. È certo, però, che questi ipotetici dodici milioni di euro, come avrebbbero salvato le vite di Vanessa e Greta, avrebbero potuto salvarne altre due, o forse altre dieci, nei nostri ospedali. Invece, sempre se è vero, quei soldi sono andati a finanziare i terroristi. Boh… può darsi che ne valesse la pena comunque.

Ossequi.

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One response

25 01 2015
Lupesio

Questa era un’osservazione che avevo fatto anch’io. Si può anche dire che se io spendo sei milioni per risolvere un problema di viabilità che permette ad un milione di persone di arrivare al lavoro con mezz’ora di tempo in meno, in un giorno regalo 57 circa anni di vita. Calcolando l’età in cui uno inizia a lavorare, ogni giorno salvo una vita in più.
Ma il pagamento del riscatto, se c’è stato (ed è molto probabile), mi trova del tutto contrario anche per un altro discorso. Se l’Italia si presenta all’estero come paese di beoti che paga i riscatti, in qualsiasi altra parte del mondo un terrorista, ma anche un criminale comune, se dovrà scegliere tra il rapire un italiano o un cittadino di altra nazionalità sceglierà l’italiano. E non tutti i rapimenti vanno a finire bene: spesso l’ostaggio muore a seguito delle condizioni inumane di detenzione, oppure gli capita di vedere uno dei rapitori in faccia e viene da essi ucciso, o muore in uno scontro a fuoco con la polizia, etc.; quindi, sarei contrario al pagamento del riscatto anche se si fosse trattato di 1000 euro (valore sicuramente inferiore a quello di una ragazza giovane, che presumibilmente produrrà una ricchezza maggiore nel resto della sua vita). In pratica abbiamo speso soldi per rendere ogni italiano meno sicuro di prima.

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