Puntualizzazioni sulle puntualizzazioni su Charlie Hebdo.

9 01 2015

JE SUIS CHARLIE.

Ok? Io non mi aggrego mai ai fenomeni di massa. Non mi piacciono. Non avrei mai scritto una cosa del genere… se non fosse che, a un certo punto, mi è sembrato che fare un gesto conformista sia quasi anticonformista per un intellettuale liberale.

Per ogni evento scioccante la reazione del pubblico è sempre prevedibile come un orologio svizzero. Per prima viene l’ondata dell’indignazione “senza se e senza ma”. Poi arrivano i puntualizzatori, che iniziano a dire “ma”. Cui segue puntuale e più o meno appropriata la controindignazione perché è stato messo un ma. In mezzo da qualche parte ci sono quelli che dicono che era tutto un complotto, ma qui non ci interessano.

Io personalmente sono sempre stato favorevole ai se e ai ma. Dai, alla fine mi ritengo un intellettuale, e come tale spesso sono un puntualizzatore io stesso; mi trovo a dover arginare ondate di indignazione largamente esagerate e a dover riaccendere la fiaccola del buon senso spentasi nelle folle inferocite.

Ma oggi non lo farò, perché mi sembra che l’ondata di puntualizzazioni sia stata estremamente puntuale (pun intended) e potente anche senza il mio aiuto. In effetti, secondo me, anche eccessiva. La puntualizzazione che “gli islamici non sono tutti così” è di un’ovvietà scioccante, paragonabile soltanto alla sua irrilevanza. Quanto può essere rilevante sapere se c’è un 2-1-0.2% degli islamici della terra che sono a favore delle nozze gay, se poi (per ipotesi, non sto dicendo che queste siano le cifre) abbiamo un 98% che è a favore della penalizzazione dell’omosessualità? L’uomo politico dovrà sì tener conto di quella percentuale, ma dovrà anche considerare comunque il fenomeno nella sua interezza, ed è un fenomeno preoccupante. Sulle rivista di “medicina” turche pubblicano articoli su come curare la masurbazione infantile con sedativi e controllo genitoriale; stiamo parlando di quello che scrive l’èlite intellettuale di un paese islamico che vorrebbe entrare in Europa. Questo è un fenomeno più interessante da discutere del fatto che gli islamici non sono tutti stragisti.

Purtroppo l’avanzata della destra xenofoba rende necessario fare anche questo genere di puntualizzazioni, lo riconosco. Ma non si rende necessario che le faccia IO, che tendenzialmente scrivo nel tentativo di dire qualcosa che non sia già stato detto uguale spiccicato da mille altri, e se non ce l’ho taccio.

Quindi farò una puntualizzazione anti-puntualizzazione. Un ma contro il ma. Questo, per ora, non l’ho ancora letto da nessuna parte. In compenso mi è toccato leggere gli intellettuali del “sì è stata una barbarie blablà MA Charlie Hebdo faceva schifo ed era malvagio”.

MA, eccomi che arrivo…

Mi si spiega la necessità di questa puntualizzazione? Perché è avvertita così potente?
Io non leggevo Charlie Hebdo, ma l’Imperatore della Terra dei Fessi sarebbe in grado di dire da un solo sguardo alla copertina che tipo di rivista è: un giornale che fa umorismo molto spinto, estremamente dissacrante. Sfrutta la volgarità al massimo, sfocia allegramente nel pecoreccio e nel cosiddetto “cattivo gusto” (come al solito se il gusto sia buono o cattivo tocca vederlo deciso dagli autonominati membri della Commissione per la Difesa dell’Estetica Pubblica). Un umorismo connotato spesso in forma anticlericale ed antireligiosa, quindi non del tutto sopra le parti, ma in realtà non sta scritto da nessuna parte che la satira debba essere imparziale, anzi se lo è non è granché come satira.
Ovviamente questo tipo di umorismo può non piacere, sono GUSTI.

MA, fatemi puntualizzare, per favore, fatemi andare oltre questo sconcertante mare di superficialità!

Ma, puntualizzo io, la qualità della rivista qui è una materia ASSOLUTAMENTE IMPERTINENTE rispetto al fatto di cronaca. Tanto per cominciare lo humor nero a tanti piace. A chi non piace, non se lo legga. Ho dovuto già fare innumerevoli volte la difesa d’ufficio dello humor nero, che in realtà è una difesa d’ufficio dello HUMOR tout court, perché lo humor, in realtà, è scuro per natura, e se non è nero è come minimo grigio fosco.
Ma supponiamo anche che lo humor di Charlie Hebdo, oltre ad essere molto spinto e quindi sgradito ai palati sensibili, sia veramente di bassa qualità, faccia ridere poco. Cosa ci interessa?! Il fatto di cronaca è che degli estremisti religiosi hanno giustiziato dei vignettisti perché non gli piaceva il loro sense of humor. Lasciatemi dire che puntualizzare sulla qualità della rivista c’entra come i cavoli a merenda col fatto.

Che mi volete dire, dove volete arrivare adesso puntualizzandomi che a voi lo humor di Charlie Hebdo non piaceva? Immaginavo che specialmente se siete cattolici non vi piacesse, visto che era blasfemo oltre quello che possa essere accettabile per il palato di un credente. Potevo sospettarlo. Il fatto di cronaca vi è utile per sottolineare che non vi piaceva Charlie Hebdo?

La cosa mi pare così inappropriata che stento a crederla. E suona tanto più inopportuna in bocca ai paladini del buon gusto e dell’appropriatezza. IO posso andare al funerale di un morto in una strage a sbeffeggiarlo con la mia irriverenza e far presente a tutti gli amici e i parenti che era un grande stronzo. IO. Voi NON POTETE, non dopo esservela presa con l’irriverenza e gli insulti di Charlie Hebdo. Voi non potete sfruttare una strage nella redazione di Charlie Hebdo per prendervela con Charlie Hebdo. Sapete, è il contro del moralismo, viene applicato innanzitutto a chi lo predica.

Ragazzi, ve lo devi dire, a ‘sto punto meglio la Le Pen, almeno lei è pertinente: un caso di terrorismo islamico, e lei ci fa sopra islamofobia. Altri sfruttano un caso di violazione della libertà di espressione per parlare di libertà di espressione. E invece con i nostri intellettuali puntualizzatori vogliamo parlare della QUALITA’ DELLE VIGNETTE.

Che squallore, veramente. Mettete il vostro bel cappello in cui specificate che non giustificate l’atto (E CI MANCAVA! Volevo ben vedere se attaccavate “be’ ma un po’ era giusto”), e con questo vi parate il culo da risposte indignate quando poi, poche righe dopo, approfittate per dare contro al lavoro di persone che sono schiattate l’altro ieri per quel lavoro, e che dal punto di vista della livertà di espressione contano dunque come autentici martiri.
Ricapitolate un momento cosa avete fatto, ancora una volta: avete preso un caso di cronaca riguardo a dei vignettisti che sono stati uccisi per le loro vignette, e voi avete commentato “effettivamente le vignette erano offensive”.
C’è uno ed un solo modo in cui un commento del genere possa essere letto IN SENSO PERTINENTE AL FATTO DI CRONACA, ed è, se davvero non ci arrivate da soli: “un po’ se l’erano cercata”. E non giochiamo a fare i poveri incompresi dal popolo bue; se viene letto così non è perché i ragionamenti che ci sono dietro sono troppo complessi per la plebe, ma perché quel tipo di commento, con quella tempistica, può significare SOLO QUELLO. Non c’è altro modo in cui si possa interpretare qualcuno che immediatamente dopo la strage a Charlie Hebdo commenta che effettivamente Charlie Hebdo faceva schifo, e fa del punto “Charlie Hebdo sucks” il fulcro di tutto il proprio discorso sulla strage.

Non era quello che volevate dire? Lo spero. Lo spero DAVVERO, anche se temo in tal senso. Ma se non volevate dirlo, allora lasciatevi dire che a fare le vostre “puntualizzazioni” del cazzo ci fate una meritatissima figura da imbecilli; avete avuto mille occasioni per dire che Charlie Hebdo non vi piaceva, voi decidete di farlo il giorno dopo che la sua redazione è stata massacrata da gente a cui non piaceva Charlie Hebdo. Tempistica perfetta, era proprio il momento in cui non avreste dovuto, anzi era proprio l’occasione buona per interrompere per un po’ un momento le critiche a Charlie Hebdo, se già prima lo criticavate.
Ci vuole furbizia, eh. E BUON GUSTO; soprattutto. Non ci dimentichiamo mai del buon gusto!

Ossequi.

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3 responses

10 01 2015
Ilaria

Questo purtroppo succede solo perché tutti si sentono sempre in dovere di esprimere la loro opinione su qualunque sia l’argomento del giorno. A una persona con un po’ di buon senso verrebbe da dire, come fai notare tu, “se volete parlare del buon gusto delle vignette abbiate buon gusto e fatelo in un altro momento”, ma questo andrebbe contro l’etica del tipico utente facebook, che deve dire la sua sempre. Partita importante di calcio? Commentare in bacheca, o parlare male di chi la guarda, o parlare male di chi parla male. Muore Mango? Condividere canzone, scrivere messaggio di cordoglio. Strage in un giornale si satira? Postare una qualunque opinione aderendo a una delle correnti principalali. Tutto considerato sullo stesso piano, semplicemente come tema di conversazione, come quelli che in ascensore esordiscono con “eeeh, lo spread…”

10 01 2015
Ilaria

…non so come mi siano usciti “si satira” e “principalali” 😀

13 01 2015
Per capire i termini: satira e humor nero | Lo Strano Anello

[…] già scritto molto recentemente sul caso Charlie Hebdo, ma ci ritorno brevemente perché dopotutto mi ha fornito lo spunto anche per […]

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