Autotrascendiamoci!

5 08 2013

Qualsiasi riflessione di qualsiasi tipo può essere fatta risalire a poco a poco a presupposti più semplici e fondamentali. Ad esempio, la frase “Roma è la capitale d’Italia” dà per scontata una serie lunghissima di rimandi a questioni profonde: politica, storia, semantica, geografia… Tutte queste discipline a propria volta contengono ulteriori rimandi a un qualcos’altro studiato magari da qualche altra disciplina. Quando abbiamo esaurito le discipline che costituiscono le basi delle altre, ovvero che le “trascendono”, ecco che siamo in quella che comunemente chiamiamo filosofia, la disciplina che non dà per scontato niente e che idealmente trascende tutte le altre.

Cosa può fare la filosofia, visto che non dà per scontato nessun materiale da cui partire?Image

Può rimettere in ordine la struttura dei discorsi e dei pensieri, connettere forme distinte di conoscenza, trovare relazioni fra le esperienze coscienti e le attività… Non può fare molto altro, in realtà; svolge un ruolo di chiarificazione e ordinamento della realtà, coordinando le attività umane, collegandole fra di loro, mettendone in luce i presupposti e i legami fra i discorsi. Più che farci scoprire cose nuove, insomma, chiarifica quelle che già sappiamo; più che indicarci cosa fare, mette in luce le motivazioni reali del nostro agire. È un lavoro che io amo chiamare di “auto-chiarificazione” del pensiero.

O almeno, finora ho descritto quella che per me è la buona filosofia. Poi c’è quella che per me è la cattiva filosofia, ovvero la filosofia come processo attraverso cui il pensiero si auto-trascende.

Il filosofo che si vuole autotrascendere arriva a quello che ritiene essere il presupposto fondamentale di ogni discorso. Una volta lì, dovrebbe dire, con estrema tranquillità, “ah, era questo. Adesso che lo so è molto più semplice capire il perché di tutto quello che ne segue, e posso risolvere le incoerenze che avevo incontrato fra le varie parti, visto che so da dove si sono originate!”. Ma non lo fa, invece decide che visto che ha trovato la base di ogni discorso e pensiero, basta fare un passo oltre e sarà diventato Dio!

Ognuno di questi filosofi è convinto che il punto base su cui poggia ogni discorso sia qualcosa di diverso; generalmente ciò è influenzato dalla disciplina che ama di più: se ama la scienza naturale sarà la scienza naturale (Comte), se ama la storia sarà la storia (Marx), se ama la matematica sarà la matematica (Russell), se ama la linguistica sarà la linguistica (Derrida), se ama la psicologia sarà la psicologia (Freud)… Prendo ad esempio gli storicisti, perché sono quelli che mi stanno più sul cazzo: lo storicista arriva, si illude di trovare che ogni ragionamento assume tutto il suo significato (o almeno la porzione fondamentale del suo significato) dal contesto storico, e dunque si getta come un pazzo nell’analisi del contesto storico, a spiegare come mai quel particolare pensiero si è sviluppato e non un altro, e la ragione sarà sempre immancabilmente “il contesto storico”.

Dove spera di arrivare il nostro storicista? Io lo guardo con un sorriso di compassione: so che ha scelto una branca a caso del sapere e ci sta costruendo sopra un castello di carte convinto di aver trovato il fondamento di ogni cosa… Ma lui cosa pensa? Lui pensa “La storia è il fondamento di tutto! Io conoscerò la storia, e in questo modo trascenderò tutto! Io sono il vero filosofo, la mia autorità si estende su tutto l’universo, e io solo potrò dire cosa è vero e cosa e falso, cosa è giusto e cosa è sbagliato!”

Il singolo può ben gonfiarsi quanto vuole, ma non potrà mai uscire dal proprio tempo, come non può uscire dalla propria pelle; infatti egli appartiene a quell’unico spirito universale, che costituisce la sua sostanza e la sua propria essenza.

A dirlo era uno gonfio come un dirigibile, infatti. Di più, era quel filosofo che al gioco dello storicismo in filosofia diede i natali, quel filosofo che pensò di aver trasceso con la propria filosofia tutta la storia dell’umanità, GWF Hegel.  Ma trovo che al di là dell’incoerenza, questa frase sia assolutamente esemplare dell’errore storicistico: perché studi la storia della filosofia, se non sei davvero convinto di questo, che così facendo stai gonfiandoti oltre tutte le ere dell’universo?

E non puoi. Punto. Sei un uomo della tua era. Che vive in un mondo ordinato da determinate leggi naturali, con un cervello in grado di comprendere una certa matematica, che usa un determinato linguaggio ed è soggetto a determinate dinamiche psicologiche. Nulla di tutto ciò può essere “trasceso”, sono i limiti congeniti e ineliminabili del pensiero umano. A’ storicista, ma chi ti credi di essere? Tu non trascendi la scienza perché sai la storia, tu stai semplicemente affermando un’autorità della storia sulla scienza perché pensi di aver “trasceso” la scienza, ma non l’hai trascesa affatto.

Non mi spiace affatto infrangere le sciocche illusioni di chi pensa di trascendere il sapere attraverso il sapere: voi “trascendentisti” siete come il barone di Munchausen che si tira su per i capelli; il vostro posto è in un romanzo, non nella realtà.

Non esiste una gerarchia delle fondamenta del sapere, siamo “vittime” delle nostre strutture fisiche, storiche, psicologiche e linguistiche in egual modo. Ciò che fa la differenza sono solo l’esattezza con cui riusciamo a dire le cose e la coerenza fra le varie cose che diciamo, ma pensare che una o alcune di esse possano dare contributi speciali alla filosofia è fuori dal mondo. Ovviamente discipline come la matematica o le scienze naturali saranno considerate più affidabili della storia o dell’economia, perché dicono le cose in modo molto chiaro, univoco e coerente, quindi potremmo affidarci di più a loro nelle decisioni di tutti i giorni… ma non sono per questo più “filosofiche”.

Il fatto è banalmente il seguente: il pensiero e la coscienza non si autotrascendono. Il pensiero si muove nel pensiero, la coscienza si muove nella coscienza E basta. Non si analizzano il pensiero attraverso il pensiero e la coscienza attraverso la coscienza, e nemmeno ci sono, all’interno della coscienza, livelli ontologicamente “superiori” in grado di comprendere in sé e sotto di sé quelli inferiori; c’è solo la coerenza delle parti.

Quelli che affermano di “analizzare la coscienza attraverso la scienza” o di “analizzare la coscienza come fenomeno storico” in realtà stanno solo costruendo una gerarchia artificiale fra dati di coscienza, per cui stabiliscono che siccome loro studiano scienza o storia e sanno fare solo quello nella vita, allora tutti i fenomeni della terra devono sottomettersi alla suprema autorità della scienza o della storia, ovvero alla loro autorità. In realtà costruiscono solo risibili circoli viziosi mentali per autoconferirsi il ruolo di sapienti, tutto lì.

Però devo ammettere che lo capisco: immaginate uno che non capisce la matematica, non se la regola con le scienze naturali, non digerisce la psicologia, si scoccia di imparare la storia… che gli resta? Fare giochi di parole, e raccontare dunque che è sui giochi di parole che si fonda tutto il pensiero umano, perché trascendono tutto e abbattono tutto. E così nasce il decostruzionismo.

Abbastanza banale, invero…

Ossequi.

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8 responses

5 08 2013
trapezunzio

Occhio a non cadere negli errori che denunci. Da una parte critichi lo storicista che contestualizza il pensiero di chiunque dicendo che è “frutto del suo tempo”, ma all’inizio dai un ruolo alla filosofia che non è altro se non la verifica della coerenza interna dei propri ragionamenti, ovvero della coerenza di un modo di pensare o vedere le cose che ovviamente non può trascendere cultura, società, vita e conoscenze del pensatore. Io personalmente ritengo che la filosofia si debba dare un obiettivo più ambizioso, quello classico fondato dai primi filosofi, la ricerca della verità. Che poi questa non sarà mai a portata di mano è ovvio, ma anche di questo il filosofo è conscio, ma ugualmente non dovrebbe rinunciare.

6 08 2013
lostranoanello

Infatti io non penso che la filosofia debba davvero trascendere niente, quanto ripercorrere e chiarificare 🙂

6 08 2013
Guido

Un confronto serio richiede tempo e dialogo… e sarebbe bello approfondire. certo con questo tipo di scrittura si ha più l’impressione che il “dequalificare” le altrui posizioni, e in certa misura la qualità intellettuale di costoro, sia più funzionale al tuo bisogno di rinforzare i confini della tua identità e della tua personale esperienza del mondo. non trovi?
saluti

6 08 2013
lostranoanello

Può essere. Ma può anche non essere. Questo non deve comunque interessare al filosofo, al massimo interessa allo psicologo.
Se invece lo psicologo si convince di decostruire ciò che dico sulla base di argomenti psicologici, allora sta facendo esattamente ciò che io critico, ed è chiaro che un argomento così non lo prendo minimamente in considerazione, specialmente in coda a QUESTO post XD

Ciao 🙂

6 08 2013
Guido

così però confermi l’impressione. cmq non è di te che volevo dir nulla. ci mancherebbe. mi pare corretto dirti che non sono uno psicologo nè un ciellino di nessuna specie. libero come tutti di pensare e dire ciò che ritieni responsabilmente o inresponsabilmente utile o inutile. l’appunto semmai era metodologico. un po’ mi ricordi i tomisti (che tanto danno ancora fanno, al tuo contrario un po’ paradossalmente). la matematica e le scienze sono, anche, etnoscienze, e soprattutto esperienze “umane” cioè individuali di ogni realtà, comunque la si voglia chiamare da Kant in avanti. al tuo prox articolo.
🙂

6 08 2013
lostranoanello

Se si può dimostrare che, contrariamente alla matematica e alle scienze naturali, gli studi che riguardano il contesto umano non sono a loro volta soggetti ai vincoli umani, allora c’è un buon caso per i sostenitori dello studio del “contesto umano” come via maestra della filosofia (i filosofi continentali, classicamente).
Solo che a me non risulta affatto che sia così; mi risulta che lo storico non sia in quanto storico più neutrale, etereo, “divino” di quanto non lo siano lo scienziato o lo psicologo, al massimo di meno XD

Alla prossima 🙂

7 09 2013
Francesco

Concordo molto con questo tuo post. 🙂 Vorrei anche aggiungere che la maggior parte dei sistemi che citi pongono alla base dei loro sistemi la teoresi e solo dopo passano alla prassi. Impostazioni innovative sperimentate nel Novecento partono invece dalla filosofia pratica (ad es. Levinas) o anche dall’estetica (soprattutto l’estetica italiana).

7 09 2013
lostranoanello

Grazie 🙂
Personalmente il mio riferimento principale è William James, padre del pragmatismo.
Per lui la bontà di una teoria si qualifica nel suo essere “soddisfacente” dal punto di vista pratico. Sono d’accordo, ma rispetto a lui potresti notare una maggiore attenzione da parte ai vincoli di natura intellettuale e quindi al criterio di “soddisfazione intellettuale”. Penso che i limiti collegati alla nostra percezione innata del mondo e alla struttura del nostro intelletto siano da considerarsi in qualsiasi valutazione di “soddisfazione”, il che mi porta a recuperare molto dell’idealismo assoluto 🙂

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