Moralità?

4 01 2013

Vai, spaccale!

Come il soldato che corre a perdifiato verso Samarra per incontrare la propria stessa morte, i filosofi non fanno altro che cercare l’etica perfetta … e perfetta per loro com’è? E’ una norma (o più) definitiva, fissa, eterna, da applicarsi sempre in qualsiasi circostanza “no matter what”, guida perfetta e inerrante ovunque e comunque. Il modello è quasi sempre Kant, anche per coloro che a parole gli vanno contro; e Kant a sua volta non faceva che una rielaborazione laica della morale cristiana, che ha il paradigma nei dieci comandamenti: “Tu farai/non farai …!” espresso con la massima solennità, senza prevedere né dubbi né eccezioni; e se proprio non riesci a rispettare sempre sempre la prescrizione, ciò che conta è che ti sforzi di farlo.
C’è addirittura chi pensa che, anche se cambiamo i contenuti dei comandamenti, la FORMA vada bene, anzi, che in quella forma sia la natura stessa, ineludibile, dell’etica. Puoi anche cancellare tutto il resto, puoi fare qualsiasi norma, ma deve essere perfettamente universale, assoluta… divina. Se non la legge di Dio, sarà almeno la legge-Dio.
Io dico che questa concezione dell’etica è UNA MOSTRUOSITA’ da ritardati, una sciocchezza indegna di qualsiasi mente pensante; non è nulla di più di quello che fai quando dai lo scapaccione al cane perché non faccia la pipì nel vaso, con la differenza che sei così idiota da darti lo scapaccione da solo, e senza neanche preoccuparti del perché. Se sei un cane va bene, se sei un umano non capisco la ragione del masochismo di volersi far attaccare con la catena ad un palo, sapendo che ciò non sarà d’aiuto a nessuno, se non a te che ci tieni ad avere un lampione o un idrante di riferimento.
Per me l’etica è UNA DISCIPLINA, è un lavoro mentale continuo, senza pause, che non ha principi fissi (o fessi) e non si cristallizza mai, esattamente come non si cristallizzano mai le circostanze. Questa idea è così diversa da quella espressa prima che forse non ha del tutto torto chi vuol introdurre una distinzione linguistica fra le due. Potrebbe avere un senso, in effetti, parlare di “morale” per quella parodia del pensiero che molti abbracciano e ricercano attraverso il “sistema delle norme immutabili”, mentre “etica” sarebbe la disciplina autentica, complessa e continua del comportamento, che per sua stessa natura elude una conclusione definitiva della propria ricerca.
Io ho preferito escludere completamente il termine “morale”, o usarlo del tutto come sinonimo di “etica”, da un lato perché detesto i tecnicismi quando si deve parlare di argomenti che riguardano tutta la popolazione, e dall’altro perché trovo che l’idea di quella che adesso chiamo “morale” debba sparire COMPLETAMENTE. E’ una riforma del pensare, la gente non deve soffrire tristemente all’idea che “la morale non esiste”; deve festeggiare di essersi liberata dalle catene di una simile idiozia, e iniziare a lavorare sul proprio comportamento in termini di benefici, ottimizzazione, integrazione sociale, benessere. Non ho neanche intenzione di dare un nome a quella stupida anti-etica della “norma definitiva del comportamento”. Questo non si può fare in un colpo solo, perché quando indossi troppo a lungo una catena finisci con l’amarla e col non riuscire a immaginare il mondo senza di essa. Un mondo senza leggi che, se anche magari divine non sono, almeno non lo sembrino? E che ne sarà?! Verrà il caos, ognuno farà quello che vuole!
Ma quando mai chiunque ha potuto fare quello che voleva? Non è successo nemmeno nella preistoria, non c’è una fase della vita dell’essere umano in cui esso sia allo sbaraglio e senza alcun limite, è sempre costretto ad un’ “etica”, ad una disciplina del proprio comportamento. Deve solo scegliere se disciplinarlo in modo stupido attraverso norme sacre o ragionato attraverso lo studio costante di casi particolari. Non morirà nessuno quando finalmente ufficializzeremo la morte di questa anti-etica, ancora l’uomo dovrà confrontarsi col mondo in cui vive e con la società, anzi, dovrà farlo con più attenzione senza la guida cieca di questa “morale”. E per allora, anche il termine stesso “morale”, ora irrimediabilmente connesso con “etica” e con “giusto” e “sbagliato”, sarà usato solo a posteriori per definire il risultato di una lunga analisi, e non più a priori per giustificare uno status quo.

Ossequi.

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