Amore universale e ghiaccio bollente

1 01 2013

Io vivo per difendere la libertà di amare, perché in un modo o nell’altro mi è sempre stato reso difficile farlo e non la do per scontata. Sarà per questo che sono uno dei pochissimi ad accorgersi che per garantire la libertà di amare bisogna garantire anche quella di odiare, o quanto meno, di non amare?

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Quanti immani sforzi sono stati fatti dai nostri profeti vecchi e nuovi per diffondere l’idea dell’amore universale … Dopo che ci hanno fatto credere che esistono i diritti naturali, che si può essere uno e trino, che si può avere un figlio e restare vergini, che si può sapere le cose senza studiare, che si possano avere emozioni e sentimenti senza avere un corpo eccetera eccetera eccetera, non deve affatto sorprendere che ci vogliano convincere che si può, e anzi quasi quasi si deve, amare tutto. Tutto.

Il che significa che devo amare il salato, ma anche il dolce. E non mi è concesso preferire uno dei due, perché questo già vorrebbe dire che la cassata siciliana si offenderà se le preferisco il prosciutto arrosto. Devo amare il rap e l’opera lirica, e non mi è concesso preferire uno dei due, o presto si dirà che non era vero che li amavo entrambi. Devo amare gli animali e anche la ricerca scientifica, e non mi è concesso preferire la seconda, altrimenti vorrà dire che non amo i primi. And so on.

Qui diventa tutta una questione di termini; ci si può domandare se sia corretto dire che si “ama” soltanto la cosa che porresti prima di tutto il resto, o se si possano amare al tempo stesso più cose in gradazioni diverse, ma il succo non cambia, ed è che non si può amare ogni cosa allo stesso modo, perché equivarrebbe a non amare nulla. Ti immagini il mio ipotetico ragazzo a sentirsi dire “io ti amo, ma amo anche Pincopallo, per lui provo esattamente la stessa cosa che provo per te, siete intercambiabili”. Quanto ci mette a prendermi a calci in culo? L’amore nasce come un sentimento particolare, ovvero particolaristico, e non uno universale/universalistico. L’amore è quel sentimento che mette in ordine di importanza le cose del mondo, che ci lega in modo unico ad alcune di esse e conseguentemente esclude le altre dal quel fatto specifico. L’amore universale non si chiama amore, si chiama indifferenza.

Il cosiddetto amore universale è in effetti nulla più di una bufala, una particolarmente odiosa, con cui il prossimo vuole privarti della tua libertà di amare. Cos’è infatti la libertà di amare, se non la libertà di scegliere un oggetto d’attaccamento fra i tanti e mettere ciò che resta in secondo piano? Se io dico “sono gay” sto dicendo che amo gli uomini, progetto la mia vita con un uomo e NON con una donna, vuol dire che quel tipo di sentimento per me è qualcosa di riservato ed esclusivo che si dà solo al sesso maschile. Mi spiace vaginomunite, quel tipo di amore da me non potete averlo. Essere libero di decidere a chi andrà un certo tipo del mio amore, come quello romantico, significherà per Alberto essere libero di privarne tutti gli altri. Si potrebbe ampiamente discutere se esistano ex aequo per quei sentimenti che non sono fortemente esclusivi, come l’amicizia, o quanto entrino in contrasto due sentimenti di tipo diverso, come amore romantico e filiale, ma non fa differenza uno o alcuni; il “tutti” ne resta escluso.

Colui che vuole privarmi della libertà di amare altro non pretenderà che io sovverta l’ordine del mio cuore e diriga il mio amore secondo i suoi desideri. Per questo le religioni ci tengono che l’amore sia diretto verso il creatore, e solo attraverso la sua idea arrivi, riflesso e sbiadito, alla creatura: così da consentire al prete di avere in mano propria le redini dell’amore. E come si dirige l’amore, si dirige automaticamente anche l’odio.

Bergson metteva in guardia contro la tentazione di ridurre ad un semplicistico dato quantitativo l’intensità di un’emozione o di una sensazione, che invece muterebbe in modo qualitativo, e ovviamente aveva ragione. Punto per Bergson, sicuramente, ma poco cambia: per ogni gradazione, per ogni tonalità del sentimento, ci sarà un insieme limitato di oggetti che potranno usufruire di esso, e non un’universalità di enti.

Rifiutare di volta in volta per ogni possibile oggetto d’amore la scelta di un bianco o di un nero, un “amo” o un “non amo”, si può ed è doveroso. È stupido pensare di non dovere scegliere mai nessun colore e nessuna sfumatura in nessun caso. Di te mi importa tanto, di te tantissimo, tu, ancora, sei la mia vita e senza di te non potrei fare; quel tipo invece lo conosco di sfuggita ma non mi frega più di tanto di lui, quell’altro non ho idea di chi sia ma ho sentito parlare di lui, quell’altro in questo momento sta morendo e onestamente non me ne frega niente perché per me è un signor nessuno, un numero fra i numeri. Ad un estremo della scala ci sarà sempre un qualcuno o un qualcosa vittima di quella perfetta indifferenza che è peggio dell’odio. L’idea che possa esistere un amore che abbracci tutto l’infinito presso esseri finiti è assurda. E poiché l’amore è ciò che noi esseri finiti conosciamo, e non sta nelle farneticazioni di filosofi e preti, in realtà sappiamo che nella natura di qualsiasi forma d’amore sta il suo essere finito e particolare, altrimenti non si chiama più amore. A dire il vero, probabilmente non è neanche un sentimento, ma una vuota considerazione astratta e razionale, freddamente “etica” e “politica”. E coloro che hanno tentato di fondare la politica e l’etica, scienze fatte di norme universali, sull’amore, fatto di attaccamenti particolari, hanno sempre fallito miseramente, oppure hanno finito con l’escludere dall’ “amore” fette più o meno grandi dell’umanità, che per secoli a venire avrebbero pagato la loro incapacità di suscitare attaccamento.

Guardiamoci sempre da coloro che ci pongono come modello l’amare tutto e tutti, e tutto e tutti in pari intensità. Per loro quel sentimento altro non è che un gioco di prestigio, un coniglio nel cappello. L’amore intenso e autentico, che coinvolge tutto il tuo essere … il vero amore, insomma … non sanno manco dove sta di casa. Per loro c’è solo l’indifferenza, e come diceva Shaw: “Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità”.

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3 01 2013
matteo

“Guardiamoci sempre da coloro che ci pongono come modello l’amare tutto e tutti, e tutto e tutti in pari intensità. Per loro quel sentimento altro non è che un gioco di prestigio, un coniglio nel cappello. L’amore intenso e autentico, che coinvolge tutto il tuo essere … il vero amore, insomma … non sanno manco dove sta di casa. Per loro c’è solo l’indifferenza, e come diceva Shaw: “Il peggior peccato contro i nostri simili non è l’odio, ma l’indifferenza: questa è l’essenza della disumanità”.” Ottimo

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