Quia peccavi nimis, cogitatione, verbo et opere…

2 10 2012

Ma soprattutto cogitatione.

Pensavo oggi alla vignetta simpaticissima di Vauro in cui si invita i cacciatori a spararsi nei coglioni. Ora, a parte che Vauro è un genio della satira che mi fa sempre morire dalle risate e al contempo spinge a riflettere (sarcastico), c’è da domandarsi… Ma qual è il crimine commesso dai cacciatori, che li porta ad attirarsi contro antipatie come questa, niente affatto isolata? Dopotutto la maggior parte di quelli che attaccano la caccia (in realtà TUTTI, ma per ora mi attengo ai fatti più evidenti) causa col proprio agire la morte dello stesso numero di animali di un cacciatore. Anzi, spesso ne fa morire di più. La caccia allo stato attuale è una pratica molto più ecocompatibile dell’allevamento e, se è per questo, anche dell’agricoltura, e il mio gesto di comprare la bistecca è, in termini di vite animali, molto più significativo di quello del cacciatore che una volta alla settimana quando è stagione ammazza una lepre.

In realtà la mia domanda era retorica. Io non ho perso troppo tempo a domandarmi quale sia il crimine orribile dei cacciatori, la risposta la so già. Non è un crimine reale, non è un peccato d’opere, ma di pensiero. Il cacciatore ha un GUSTO “sbagliato”. Il problema non è che cacci animali, il problema è che la cosa gli piaccia. Uccidere animali nella società di oggi (e di sempre, in realtà) è in effetti eticamente irrilevante; ciò che è criminoso è divertirsi nel farlo. Non c’è nessuna effettiva “colpa” sociale o morale del cacciatore, questo lo sanno tutti, anche se è divertente vedere quante se ne inventa l’uomo della strada per sentirsi migliore di lui “eticamente”. L’unico problema del cacciatore è che ha dei gusti che molta gente non condivide. E se non condividi i gusti di qualcuno, così la pensa il volgo, è tuo diritto insultarlo, aggredirlo verbalmente e fisicamente, eventualmente metterlo al bando o rendergli la vita impossibile fino a costringerlo a nascondersi. Così, se non si raddrizza, almeno non siamo costretti a sapere che esiste. Chi ha certi gusti, insomma, abbia almeno la decenza di nascondersi come la schifezza di essere umano che è! Voglio dire, già ti concediamo di campare nonostante tu sia un orrido mostro e cancro della società, non pretenderai pure che ti si lasci godere la vita?

Vai, ora, nostro piccolo scherzo di natura. Non ti diremo “non peccare più”, anzi! Pecca quanto vuoi, l’importante è che ogni volta te ne vergogni per bene, ti confessi, e poi torni dal tuo indocile esilio volontario dal nostro affettuoso seno, pronto a nasconderti pavido e frustrato sotto la nostra ala protettrice. La società allora ti vorrà bene, allora sarai uno dei nostri.

Ma io a questo punto faccio una domanda, ancora una volta retorica: ma sono i cacciatori il problema, o il problema è chiunque non sia come te, o hypocrite lecteur, mon semblable, mon frère?

Ossequi

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4 responses

3 10 2012
Serena

Ma di che ti sorprendi, scusa? Sempre che tu ti sia sorpreso. Insisto: gran parte di quello che chiami “volgo” si dibatte in una gravissima schizofrenia, evidente nel pregiudizio attraverso cui legge chiunque gli ricordi la morte dell’animale (cacciatori, macellai, ricercatori e animalisti, tutti assieme) considerata non poi così accettabile, o accettabile a patto che quello crepi lontano dagli occhi e dal cuore. Prova un po’ a parlare di tauromachia con un carnofago qualsiasi, e a informarlo che nelle ganaderias i tori vivono immensamente meglio che i polli in batteria di cui ama strafogarsi (io la considero meno crudele di certo intensivo, e comunque le carni del toro si consumano): nella maggior parte dei casi, non ti starà neanche a sentire. Non che voglia difendere cacciatori e aficionados, per carità, mi stan tutti discretamente sulle scatole.

8 10 2012
lostranoanello

No, non sono sorpreso, ma vedo la dissonanza, e cerco di trasmetterla nel lettore. So che è difficile riuscirci XD

8 11 2012
G

Ci sarebbe anche una questione di aree montane ad alto rischio e specie fragili. Senza entrare troppo nei dettagli fa più danno far fuori 15 camosci in abruzzo che centomila vacche in tutta Italia. E a differenza di quanto pensa la maggior parte della gente gran parte delle specie fragili non è protetta, così come non lo sono le aree a rischio, anche se questo non è imputabile al singolo cacciatore.

8 11 2012
lostranoanello

Chiaramente mi riferisco alla caccia come pratica operata coscienziosamente e nel rispetto dell’ecosistema. Considera che ci sono casi in cui la caccia è addirittura utile a mantenere l’equilibrio ecologico; per cui fermo restando che può essere praticata in modo non sostenibile, normalmente lo è senza problemi. .

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