Etica III: diritto degli animali, o diritto animale?

1 09 2011

 

Noi soffriamo, purtroppo, nel discorso etico, della pesantissima eredità del cristianesimo.
Vale a dire, ogni gesto, per essere considerato etico deve corrispondere ad una legge superiore, deve conformarsi all'”idea” etica. L’uomo, e inteso anche nel senso più ampio, l’umanità, è tenuta a rispettare l’idea etica, oggi, così come un tempo era tenuta a rispettare l’idea di Dio. La dimostrazione dell’esistenza di una simile idea superiore dell’etica è stato oggetto dell’infinito sforzo dei filosofi che volevano rimpiazzare il vuoto lasciato dal crollo dell’etica religiosa; non eravamo più abituati a stare senza un padrone che ci dicesse come comportarci.
Dio era morto, ora dovevamo sostituirlo con un altro, come ci insegna Nietzsche.

Di conseguenza l’uomo non può fare nulla senza essere autorizzato da un ente immateriale e spirituale, dall’Etica. Dostoevskij diceva che senza Dio tutto è possibile… ora sono tutti spaventati all’idea che senza l’Etica tutto diventi possibile. Ma questo non è affatto vero. L’etica ha avuto un’origine storico-biologica, dunque per un periodo di tempo trascorso dalla comparsa dell’uomo sulla terra, o se non da allora, da prima della sua comparsa, l’etica non è esistita. Se esiste è perché è stata creata, o se si preferisce, è nata spontaneamente dal pensiero dell’uomo, è un prodotto dell’uomo. L’etica deve dunque conformarsi all’uomo che l’ha creata, non il contrario; l’uomo non ha bisogno di autorizzazioni per disporre di tutto l’universo come più gli aggrada. I suoi limiti non sono nell’idea, ma sono nella realtà delle cose… Nella fattispecie, l’uomo ha dei limiti naturali, e inoltre, come essere sociale, ha dei limiti sociali. Vale a dire, io devo render conto di ciò che faccio agli altri uomini, perché devo regolare i miei rapporti con loro (a meno di scegliere l’eremitaggio, ma probabilmente anche così gli uomini troverebbero il modo di rompere le scatole). Ma l’umanità in sé, la totalità degli uomini, non deve rendere conto di niente a nessuno. Solo a Dio, se ci si crede.

Quella di Etica, insomma, è un’idea comoda, utile per fornire buone prassi di convivenza in società (in questo senso sta un gradino sopra il galateo e uno sotto la legge), ma nel momento in cui pretende di trascendere la prassi e di imporvisi, allora diventa fantasia, pura superstizione.

Come si può leggere la questione dei diritti animali in quest’ottica?
In realtà gli animalisti non possono richiamarsi a nessuna idea superiore dell’etica, perché nella tradizione non ce ne sono a sufficienza a sostenere il loro punto di vista, e l’etica come ente spirituale esiste solo nella tradizione. Cosa possono fare allora? Possono, ovviamente, combattere le proprie lotte in termini sociali, e non etici; vale a dire, invece di chiedere il rispetto dei diritti animali, che sono a tutti gli effetti una loro invenzione (esattamente come lo sono i “diritti umani”, che sono importantissime prescrizioni pratiche sociali, ma non hanno in realtà nessuna origine “naturale” o trascendente l’umanità), possono richiedere rispetto per se stessi in quanto amanti degli animali. E’ probabile, a mio avviso, che questo approccio potrebbe ottenere più successo di quello attualmente usato da molti, che invece è piuttosto simile a quello degli integralisti religiosi: “abbracciate la nostra etica o andrete all’inferno!”
Se infatti c’è una cosa che urta profondamente la maggior parte delle persone, me compreso, è la presunzione di superiorità morale nel prossimo. Specie se poi è platealmente ingiustificata.

Un animalista estremista, in un forum, scriveva: “la gente rispetterà gli animali o perché li ama o perché avrà paura di quello che potrà succedergli se non lo fa”.
Raro che io concordi con un animalista… Ma è assolutamente vero! E’ così anche con gli umani; li rispetti per via di un qualche sentimento nei loro confronti (amore, compassione, stima, etc.) oppure perché ci sei costretto con l’intimidazione. E’ giusto, è giusto ciò dice quel fanatico! Ma non rivela certamente nessuna superiorità etica, al contrario; quello è un rifiuto totale, quasi superomistico dell’idea stessa dell’Etica trascendente.
A chi mi ha seguito con attenzione, dovrebbe risultare evidente che va anche contro l’etica come prassi di convivenza. Ma questo è un altro paio di maniche…

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2 responses

12 05 2012
stefano quaranta

sul concetto di diritti umani come pura convenzione avrei qualche dubbio…vi sono diritti indisponibili che in quanto tali non possono essere “mercificati” (libertà, vita ecc) e il loro riconoscimento, seppur a volte difficoltoso, non è più rinegoziabile sebbene magari in passato (es: schiavitù), per fattori però estranei ad una vera e propria convenzione, siano stati sacrificati ad interessi particolari (su tutti quelli economici) di pochi individui sicuramente non rappresentativi dell’intera società. Ora si potrebbe dire che ad esempio l’abolizione della schiavitù sia dovuta anch’essa a fattori economici che l’hanno resa magari “obsoleta”, tuttavia essa è ancora praticata per certi versi in alcune zone del mondo ma di certo non perchè in quei luoghi vi siano particolari convenzioni sociali che la permettano quanto piuttosto per abusi ritenuti comunemente inaccettabili. E’ chiaro che un animale in quanto tale non può essere paragonato ad un essere umano, tuttavia il rispetto della vita animale è un concetto in evoluzione che guarda caso va di pari passo con l’evoluzione dell’uomo e della sua tecnologia che lo rende superiore al resto degli esseri viventi. E’ grazie ad essa, frutto di un intelligenza indubbiamente superiore, che possiamo permetterci di decidere come e quanto sfruttare la natura a nostro vantaggio, tuttavia, nel momento in cui le risorse cominciano a scarseggiare e ci si rende conto che lo sfruttamento produce danni sempre più irrimediabili, le alternative sembrano essenzialmente due: 1) proseguire nella condotta di abuso della natura, seguendo esclusivamente l’interesse della specie umana qui ed ora 2) cercare, sfruttando le nostre conoscenze, di adottare un regime di vita sostenibile, correggendo quelli che sembrano i comportamenti più dannosi per l’ambiente e gli altri esseri viventi nella consapevolezza che ciò che si fa qui ed ora possa essere di aiuto per il futuro. E’ per questo che forse certe persone, AL DI LA’ DEL FATTO DI RISCHIARE DI AMMALARSI OGGI O DOMANI DI VOLERE RICEVERE UNA CURA (COSì COME PER CERTI VERSI NESSUNO VORREBBE VIVERE IN LUOGHI DOVE LA DEFORESTAZIONE O ALTRE ATTIVITA’ DANNOSE PER L’AMBIENTE RISULTASSERO INDISPENSABILI PER LA PROPRIA SOPRAVVIVENZA, sebbene indagando a fondo in realtà tali situazioni non sono poi così immutabili e legate ad una pura fatalità) ritengono, in buona fede, che utilizzare certi animali, e sottolineo certi animali, catturati o creati appositamente, per la sperimentazione in generale di farmaci, non sia una pratica corretta, nella lungimirante, e magari balzana idea per carità, che sfruttare, in massa, esseri viventi esclusivamente per la propria sopravvivenza sia inaccettabile. Un concetto simile vale anche per chi non è vegetariano, apprezza e giustamente ha una dieta varia, ma riterrebbe giusto che la produzione del cibo animale avvenisse in modo sostenibile, dal momento che la disponibilità dello stesso, nella società dove possiamo permetterci di discutere di sperimentazione e cibo “biologico” per così dire, non è un bene di lusso ma una risorsa disponibile. Non si può chiedere al cittadino comune di schierarsi per partito preso a favore o contro la sperimentazione dovendo scegliere fra la vita e la morte così come affermare che chi si nutre di carne non ha titolo per discutere di rispetto per gli animali. Il diritto “naturale”è per definizione preesistente all’uomo, ma mentre in alcuni casi la sua manipolazione avviene senza particolari conseguenze (l’aborto ne è un esempio) in altri casi una valutazione più attenta del suo impatto appare necessaria per alcuni, mentre per altri inutile. In questo caso, ritenere che la sperimentazione animale sia assolutamente necessaria sempre e comunque (ai fini sempre di terapie di qualsiasi tipo è chiaro) sembra a molti una forzatura. Il progressivo riconoscimento di tutele e diritti di vario tipo va di pari passo col progresso tecnologico…umanità scienza e sostenibilità non sono inconciliabili….se dall’oggi al domani si decidesse di limitare in parte per poi arrivare col tempo ad un abolizione della sperimentazione animale su animali non superiori ad esempio a ratti e simili, forse non assisteremmo al crepuscolo della razza umana distrutta dall’oggi al domani da epidemie incontrollabili. Con questo non voglio in alcun modo dire che la ricerca e la stessa sperimentazione siano inutili crudeli e così via, ma che si tratta di una scelta che si dovrà prendere; riconoscere un limite al potere assoluto dell’uomo di creare e distruggere qualsiasi cosa ed essere a soddisfacimento del proprio interesse, non tanto per la scoperta di un’umanità superiore quanto per la nostra stessa sopravvivenza. Il problema si pone oggi e non 100 anni fa perchè le condizioni di vita oggi sono diverse così come il contesto sociale: non si può dire semplicemente che abolire la sperimentazione in un posto equivale a delegarla ad altri sic et simpliciter. Una riflessione quindi non sembra inopportuna e non è detto che riconoscere i propri limiti sia sempre un atto di debolezza, a volte è proprio un segno di grande superiorità. La discussione non può però porsi sul piano “dell’elite tecnoscientifica contro il resto del mondo”, simili scontri si possono e si stanno avendo anche in altri settori della società, come quello economico o quello politico. Perchè non sfruttare senza ritegno il lavoro dipendente senza alcuna tutela o concedere solo ai più ricchi/potenti il diritto di voto oppure tagliare tutti gli alberi del pianeta? E’ una decisione che si potrebbe ( e nel passato si è presa) prendere, ma dubito che la maggioranza sarebbe d’accordo o sbaglio? La riflessione comune in ambiti specifici e ultratecnici come quello farmaceutico , ma anche genetico per esempio, è solo agli inizi rispetto al dibattito sul voto, sulla libertà, sullo sfruttamento delle risorse naturali, ma non per questo deve necessariamente andare sempre e per sempre in un unica direzione.

12 05 2012
lostranoanello

Hai letto gli altri interventi della mia serie sull’etica? Se non l’hai fatto, troverai chiarimenti lì. Se l’hai fatto, allora sarà il caso che ne faccia qualcuno in questa sede 🙂

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