Luca di Tolve diffama (ancora?)…

29 07 2011

Oggi, invece delle solite discussioni sui massimi sistemi, scendiamo all’estremo opposto; invece di discutere degli aspetti grandi e profondi dell’animo umano, ci caleremo nelle sue manifestazioni più basse ed insignificanti, ne osserveremo la profonda decadenza. Perché purtroppo l’uomo può giungere a estremi di grandezza, ma anche rivelarsi estremamente meschino.
Malgrado non abbia mai strutturato il mio sentire in una teoria, devo ammettere di sentire un immediato e istintivo senso di pena per chi vende il proprio corpo. E in me, il senso della pena di solito si accompagna ad una certa dose di disprezzo.
Tuttavia molto maggiore è la pena che provo per chi vende l’anima, rispetto a chi vende solo il corpo. Poi c’è chi fa Jackpot e le fa entrambe…

Sì, stiamo parlando di Luca di Tolve. Che si presenta in questo articolo.

Ovviamente, dal Giornale. Ragazzi, la disinformazione non si improvvisa, richiede anni di studio.

Ora, in realtà di Luca di Tolve come persona ci interessa poco. Egli nelle sue parole era, prima della conversione, un essere di quelli che io guardo con espressione disgustata, oppure neutrale prima e di disgusto subito dopo che aprono bocca. Dopo la conversione, è riuscito a peggiorare, scendendo nella mia visione del mondo ad abissi di disistima che non conoscono in effetti alcun autentico paragone. In questo senso, il Di Tolve è l’emblema della persona di cui non perderei neanche tempo a parlare, tale ne è il disprezzo. E in effetti, se so della sua esistenza, è solo perché sono omosessuale; non mi risulta che egli sia famoso al di là del fatto di essere un autoproclamato “gay guarito”, e direi che dovrebbe ringraziare le contestazioni di Arcigay, che a parte le strimpellate di Povia sono l’unica cosa che gli ha permesso di avere il suo nome sulla bocca di qualche semplice.

No, del Di Tolve non mi interessa, e credo non interessi a nessuno se non a qualche omofobo represso. Dunque possiamo anche prendere per buona la sua storia di una vita patetica (diventata in seguito, secondo i miei criteri valutativi, ancora più patetica). Dopotutto lo studio di Spitzer sembra indicare che la cosiddetta conversione da gay ad etero potrebbe essere possibile in circa un caso su diecimila, e se sono presenti sin dall’inizio pulsioni di tipo bisessuale, come sembra indicare la passione del Di Tolve per le transessuali. La sua storia personale non ci tocca minimamente, anche se vi è sicuramente un numero di ragioni per dubitare della sua veridicità (dopotutto Di Tolve mente sull’omosessualità in generale, questo è ampiamente dimostrato da studi scientifici oggettivi come da testimonianze di vita soggettive; quindi chi gli proibisce di mentire anche sulla propria omosessualità, avvezzo com’è a mentire su quella degli altri?).

Foucault diceva ne “La volontà di sapere” che i discorsi sono “blocchi tattici”, che vanno letti principalmente in virtù dei rapporti di potere che essi esprimono, rafforzano, indeboliscono. Malgrado egli stesso si sia espresso in talune circostanze in termini diversi, possiamo ritenere che l’analisi di un discorso possa essere condotta senz’altro in virtù dei suoi scopi, delle sue cause, delle sue conseguenze, prima ancora che del suo valore di verità. Ovviamente, il valore di verità ci può interessare in quanto rivelatore degli scopi del discorso. Alcune bugie del Di Tolve rivelano gli scopi sottesi al suo discorso, ad esempio. Ma quella che si farà ora è un’analisi del discorso fatta in virtù delle sue funzioni, e il valore di verità sarà tenuto in conto solo in quest’ottica.

Tanto per cominciare, il target. L’articolo è rivolto a persone eterosessuali o omosessuali, conservatrici, presumibilmente cristiane. I requisiti fondamentali che chi ha scritto si aspetta di trovare nel lettore sono due:

– Ignoranza scientifica dell’argomento.

– Assenza di qualsiasi vita sociale gay.

Se qualcuno dovesse studiare seriamente la letteratura scientifica si accorgerebbe rapidamente di come tutte quelle interpretazione pseudopsicologiche dell’omosessualità che il Di Tolve fa siano pura fantasia. E basta rifletterci un attimo per capire che se anche davvero su cento che hanno intrapreso la terapia essa avesse funzionato su dieci, questo vorrebbe dire un tasso di fallimento del 90%. Considerando poi che a rivolgersi a lui sono stati in 2000, la percentuale scende allo 0.5%. Non è un successo, è un fallimento totale.

Oltre a questo, se d’altro canto conoscesse un numero sufficiente di persone omosessuali, il lettore si accorgerebbe immediatamente che la descrizione che il nostro personaggio fa della vita di un omosessuale è del tutto inconsistente con la realtà. L’articolo è dunque rivolto a persone che non hanno la minima idea dell’argomento, e serve a generare o rafforzare in loro un pregiudizio antiomosessuale.

Dati dunque questi presupposti, l’intervista-articolo sopra può essere suddiviso approssimativamente in tre parti, tre filoni di argomentazione. Nell’ordine di comparsa:

1) Autocommiserazione e commiserazione del personaggio costruito

2) Analisi del “cambiamento” e del suo valore positivo

3) Generalizzazione

I tre filoni discorsivi compaiono in quest’ordine solo approssimativamente, in realtà si sovrappongono e contaminano e disordinano a vicenda. Il lettore alla fine avrà l’impressione di trovarsi di fronte ad un quadro unitario, senza accorgersi in effetti che si tratta di una struttura deliberatamente costruita per dare quell’impressione, in cui tutti i passaggi fra una parte e l’altra sono solo sottesi.

Nella fase di autocommiserazione, si cerca di far apparire il personaggio come un “perseguitato” da omosessuali cattivi che gli vanno contro senza motivo. Questa fase è posta all’inizio per una ben precisa ragione retorica, e cioè che se fosse posta alla fine, egli non apparirebbe affatto come un perseguitato. Luca Di Tolve ha fatto di tutto per diventare un personaggio pubblico. Nella misura in cui c’è riuscito, come tutti i personaggi pubblici, è oggetto di contestazioni, in alcuni casi molto pesanti. Fin quando non vi sia violenza, la contestazione è un fatto del tutto fisiologico. Inoltre, ci si accorge facilmente che le contestazioni ricevute da questo tipo sono assolutamente nulla in confronto a quello che lui dice degli omosessuali. Ci descrive tutti come dei nevrotici malati di mente sessuomani ossessivo compulsivi. Dargli del furbastro a libro paga del Vaticano è NIENTE al confronto. Ovviamente lui è una persona solida, reale, mentre il gay rischia di sembrare una categoria evanescente, dunque la risposta del movimento gay al Tolve appare come un attacco personale, magari “ingiustificato”. Ma in realtà le parole del nostro ex-gay sono un violento attacco personale ad ogni singolo omosessuale del pianeta, e la risposta delle associazioni è fin troppo moderata. Luca Di Tolve non è perseguitato da nessuno. E’ sicuramente pesantemente contestato da tutti coloro che lui insulta pesantemente. E se lui non vuole contestazioni pubbliche, farebbe bene a smetterla di cercare di apparire su tutti i quotidiani del paese per sparare a zero contro il movimento gay. Ma a chi importerebbe di lui, se non lo facesse?

La seconda fase consiste nel presentare il personaggio in modo maggiormente approfondito, sempre con le sue testimonianze. L’immagine che emerge è fortemente patetica, e uso questo termine nel senso peggiore. Ho già specificato i motivi per cui ai miei occhi Luca Di Tolve è caduto nel tempo tanto in basso da perdere la stessa dignità umana, e sì che non partiva da molto in alto.

Personalmente, ritengo un fallito chiunque fondi tutta la propria esistenza sul denaro e sul sesso occasionale. Ritengo che il Di Tolve di un tempo fosse personalmente un fallito, e lui stesso ammette di essersi sempre sentito tale, è quella l’immagine che fa emergere, in questo senso non invento nulla. Ma se vogliamo considerarlo un fallito, dobbiamo concordare che non è certo perché era gay, questo dovrebbe essere chiaro… Ci sono molte donne che si guadagnano da vivere facendo le prostitute d’alto bordo (una certa Rubacuori dovrebbe risultarci familiare). Nessuno pensa che se fossero lesbiche sarebbe peggio. Una prostituta è sempre una prostituta. Una ninfomane o un sessuomane sono sempre ninfomani e sessuomani, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Ancora, perché dovrebbe interessarci questa particolare testimonianza di un prostituto redento? Perché la redenzione è avvenuta tramite la gazzetta dello sport e l’interesse per il calcio? (Fra parentesi, se per ottenere un qualsiasi miglioramento della mia vita la condizione dovesse essere farmi piacere il calcio, piuttosto rimarrei per sempre imbottito di antidepressivi. Meglio essere infelici come se stessi, che felici come qualcun altro).

Il che ci porta alla parte più importante: la generalizzazione. Di Tolve non sta solo raccontando la propria storia, altrimenti lo ignoreremmo bellamente. Lui pretende che la sua personale storia di fallimenti, nevrosi, malattia e, diciamolo, comportamenti piuttosto ridicoli, sia applicabile a tutti gli omosessuali. Se uno di voi conosce degli omosessuali a parte me, si rende immediatamente conto di quanto ciò sia nonsense. Posso fare l’esempio personale? Ma sì… in sei anni ho avuto in totale forse otto partner sessuali. Un solo rapporto completo. Con uno di questi due partner ho avuto una relazione, gli altri sono stati incontri occasionali. Potremmo dire che ho in media un rapporto sessuale incompleto a trimestre. Frequento locali, ma sarò strambo io, nei locali dove vado non ho mai visto dark room. In uno di essi so per certo che non ce ne sono, negli altri esistono luoghi in cui convenzionalmente si ritrovano quelli che sono in cerca di sesso facile, ma personalmente non ci sono mai entrato e quelli che conosco che ci sono stati in effetti alla fine non ci hanno fatto niente. Ah, non sculetto sul cubo, e non mi prostituisco. Se consideriamo tutte le mie conoscenze gay arriviamo senz’altro alla cinquantina, e non conosco nessuno di essi che si prostituisca. Di Tolve dice che nel “mondo gay” (questo fantomatico universo parallelo dove le leggi della fisica si sovvertono) la prostituzione è cosa comune. Comune quanto? Parrebbe di sicuro meno del due percento. Sarebbe interessante vedere quanto è diffusa la prostituzione fra le donne etero per un confronto, ma resta il fatto che l’1% è una percentuale bassissima, uno su cento non è “comune”. Se incontro un omosessuale, non posso certo aspettarmi che solo per questo abbia particolari probabilità di essere un escort.

Non c’è dubbio, direi, che l’esperienza personale del Di Tolve sia quella di un fallimento su tutta la linea. Pensa di essere in salvo adesso che grazie al miracolo (o forse agli antiretrovirali) la carica virale di HIV si è abbassata (ma questo non annulla certo i rischi di contagio), ma la sua vita è sempre e comunque un fallimento, nelle sue parole. Personalmente mi ucciderei piuttosto che ridurmi in quel modo, ma non importa … Il punto è che tentare di applicare la vicenda che racconta all’omosessuale in quanto tale è semplicemente folle. Ciò che si deve fare è capire le strategie che vengono messe in atto dagli strumenti di propaganda come lui per comunicare, perché la comunicazione è tutto.

Chi legge la sua storia ed è a digiuno dei fatti concluderà questo:

gli omosessuali sono malati, hanno in media due partner sessuali a settimana, hanno l’HIV, partecipano a naked party, orge, festini, sono ricchi ed eleganti, soprattutto grazie al fatto che si prostituiscono, sculettano sui cubi, e in più perseguitano senza alcun motivo un innocente per pura malvagità personale. Ma se solo lo volessero potrebbero diventare felicissimi etero miracolati leggendo la gazzetta dello sport è facendo un lavoro virile.

Se uno mi racconta che la sua vita è stata questa, a me fa tanto pena, ma di sicuro non mi salta in mente di imitarlo né di trarne una regola generale. Luca Di Tolve si presenta come una specie di (ex) rappresentante universale dei gay, ma è la stessa cosa che se si presentasse Cicciolina come rappresentante universale delle donne. Chiunque abbia un minimo di esperienza della realtà delle cose non può che ridacchiare di fronte ad una simile pretesa. Ma la maggior parte della popolazione purtroppo non ce l’ha…

Ma attenzione, vorrei fare notare un altro punto importante: le conseguenze di aver instillato le convinzioni di cui sopra in un eterosessuale sono molto gravi. Ma ancora più gravi sono le conseguenze dell’averle instillate in un omosessuale. Se convinci qualcuno che, per quello che è, può sperare soltanto di essere un prostituto drogato con l’HIV, crei in lui un senso di disperazione e di disprezzo per se stesso che ha conseguenze psicologiche devastanti. Tali conseguenze, per un bel po’, me le sono portate dietro anche io, che per un bel periodo fui effettivamente convinto di buona parte delle assurdità di cui sopra (ovviamente finché non ho conosciuto PER DAVVERO delle persone gay. Nemmeno io sono perfetto, ho fatto i miei errori…). Dunque so perfettamente quanto male possono fare personaggi come il Di Tolve. Direi, personalmente, che si meriterebbero un po’ di persecuzione, non in termini di giustizia “umana”, ma “divina” … Ma che gli puoi augurare di peggio rispetto a quello che già hanno scelto per sé stessi?

Direi che si tratta dei danni del benessere… Non possiamo allenare la nostra dignità e il nostro orgoglio senza un avversario. Forse, semplicemente, certa gente da piccola non ha sofferto abbastanza. O forse troppo, più di quanto potesse reggere…

“… la tua individualità ed il tuo attuale bisogno trascineranno via il cambiamento, e ciò che tu ora desideri ardentemente si trasformerà un giorno nell’oggetto del tuo terrore.”

(F. Schiller)

 

NOTA IMPORTANTE!

 

Ho notato che i toni che ho usato per scrivere alcune parti di questo articolo sono stati trovati molto duri dalle persone. Ciò non lo trovo sbagliato né sproporzionato rispetto all’argomento trattato, ma mi secca alquanto che quegli stessi toni vengano usati come scusa per soprassedere completamente all’analisi della comunicazione che è oggetto del mio scritto, lanciando invece accuse di intolleranza ed odio che non solo non sono fondate, ma sono semplicemente fuorvianti.

Tanto per cominciare io non posso odiare la PERSONA Luca Di Tolve, perché non la conosco. Io conosco il PERSONAGGIO “Luca Di Tolve”, ovvero una figura che viene data in pasto ai media a scopi propagandstici, costruita, potrei dedurre, con l’aiuto di esperti in tecniche di comunicazione e che potrebbe benissimo, come spesso accade, avere poco o niente a che fare con la persona reale che c’è dietro, come Harry Potter ha ben poco a che fare con la Rowling. La mia critica si rivolge a questo personaggio, a questa figura astratta ma che nella finzione mediatica diventa incredibilmente concreta, e ancora di più viene rivolta alle tecniche utilizzate per costruirne l’immagine. Inoltre, anche se dobbiamo attenerci a questi aspetti, non parlerei minimamente di intolleranza o di odio: non c’è intolleranza, perché non vi è alcuna incitazione alla discriminazione; non c’è odio perché manca il senso della parità che è alla base del sentimento di odio. L’unica cosa è che non posso, in alcuna maniera, e sarebbe disonesto farlo, negare il disprezzo per questo tipo di comportamento e parimenti per l’immagine che crea; la glorificazione assoluta della mediocrità, dell’omologazione, del razzismo, dell’autorepressione, di tutti gli aspetti peggiori della borghesità e della morale del gregge, merita senz’altro il mio disprezzo; e il personaggio che passa sui media è portatore di tutti questi antivalori.

Ovviamente non può considerarsi del tutto incolpevole la persona vera (o più verosimilmente le persone vere) che sta dietro l’operazione Di Tolve, ma come tutte le persone vere, avrà, si spera, un nucleo ineliminabile di dignità. Diciamo che però viene fatto uno sforzo quasi lodevole per non farne vedere pubblicamente neanche uno spicchio minuscolo.

Adesso il prossimo che mi viene a rimproverare sui toni che uso gli rispondo male, perché vuol dire o che ci è o che più probabilmente ci fa. C’è chi pensa che si possa condannare il peccato senza condannare il peccatore. Consentitemi, COME MINIMO, di condannare la ditolvaggine senza condannare il Di Tolve.

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14 responses

16 09 2011
E. A.

Splendida analisi. Tra l’altro, non conoscevo il Di Tolve prima che una fanatica dell’AGAPO (lesbica “guarita” divenuta nel frattempo pastore protestante…) mi consigliasse di guardare il di lui canale, così che anch’io avrei potuto sperare di guarire la mia ferita. L’ha chiamata proprio così, “ferita” : sul fatto che gente come questa con le parole ci sappia fare, non c’è dubbio alcuno, a cominciare dal nome dell’associazione (ricalca AGEDO) e dalla scorrettezza infinita dell’uso di una formula come “omosessuale egodistonico”, che suggerisce obliquamente l’omosessualità sia una patologia vera e propria patologia (nel caso fosse vissuta felicemente, si dovrebbe infatti parlare di “omosessualità egosintonica”). Sai che anche in Italia vengono promosse le cosiddette “terapie riparative”? Con il patrocinio di gente come AGAPO e Di Tolve, ovviamente.

Voglio però provare a muoverti un appunto. Credo, come insegna Foucault, che il processo di assoggettamento sia allo stesso tempo un processo di soggettivazione: ognuno di noi, per quanto possa opporsi al dispositivo di potere/ discorso, è allo stesso tempo scandalosamente complice della sua logica, anche senza avvedersene, poiché fuori da questa non si dà soggetto alcuno. Cosa voglio dire con questi inutili giri di parole? C’è in quanto hai scritto qualcosa che mi ha profondamente urtato: Di Tolve non era certo una totale nullità perché si prostituiva! Anche se credo tu non intendessi affermare questo, ti assicuro che il tuo discorso può risultare offensivo nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso, oggetto di discriminazione e violenza più di qualsiasi minoranza sessuale. Posso consigliarti la lettura di “Elementi di critica trans”? A furia di combattere il pregiudizio che questi criminali dal volto buono concorrono ad alimentare (ed è giusto farlo), non ci accorgiamo che è anche il nostro, il campo delle possibilità che si tratta di allargare.

E.A.

16 09 2011
lostranoanello

Grazie del tuo contributo
Come hai detto ovviamente non intendevo che fosse una nullità perché si prostituiva, né avevo intenzione di esprimere un giudizio tout court sul sex work. Io critico chi usa la vendita del proprio corpo come mezzo per ottenere avanzamenti sociali e di carriera, per darsi alla bella vita e, soprattutto, come una distorta risoluzione delle proprie nevrosi e distonie.
Ti ringrazio però per avermi fatto notare che in effetti l’espressione poteva forse essere migliorata

16 09 2011
30elode

Figurati, è un piacere leggerti, persino quando sono in profondo disaccordo con ciò che sostieni (ovviamente non è questo il caso).

E.A.

21 11 2012
La povera vittima! « lostranoanello

[…] commento ad un mio vecchio articolo mi offre l’occasione per tornare, un po’ indirettamente, su una questione che mi preme […]

1 02 2013
Lucio

Quanto odio e quanta intolleranza in questo articolo! Perchè tanta rabbia verso Luca di Tolve che cerca solo di raccontare la sua esperienza e felice di ciò ha raggiunto invita altri a seguirlo?(INVITA MA NON OBBLIGA).
Io stesso sono scettico sulle teorie del Nicolosi, ma perchè attaccare cosi duramente chi sente di essere felice avendo fatto quel percorso terapeutico?
Dov’è andata a finire quella tolleranza e quella libertà di opinioni che tanto sbandierate e proclamate?

1 02 2013
lostranoanello

Guarda che l’ho spiegato benissimo nell’articolo cosa non va di Luca di Tolve. Sta pure nel titolo: Luca di Tolve DIFFAMA ancora. Vuole parlare del suo felice percorso “terapeutico”? Disapprovo, e neanche gli credo personalmente, machissene; però non è autorizzato a fare l’opera denigratoria verso i gay e il movimento che porta avanti. E ci vuole un’ingenuità non perdonabile per non rendersi conto dell’operazione mediatica a fini discriminatori nei confronti di gay e lesbiche che c’è dietro, specie dopo che l’ho adeguatamente dissezionata nel mio post. Altro che “raccontare la sua esperienza”… Quando racconto “la mia esperienza di vita” non sento il bisogno di parlare male di mezzo mondo per supportarla.
Poi sì, Luca di Tolve mi sta sul cazzo per ciò che rappresenta, ovvero l’elogio sperticato dell’omologazione “serena” ai canoni autoritari imposti dalla società, per cui per essere felice devi essere sposato etero con due figli; oltre che per il risibile vittimismo con cui si presenta come il perseguitato dalla lobby gay.
Ciò detto, visto che è il secondo commento come il tuo che leggo, mi sto domandando se non abbia sbagliato strategia comunicativa io: forse sarei stato più efficace se avessi finto benevolenza, come fa lui con i gay, invece di posizionarmi onestamente in rapporto alla sua persona e a ciò che porta avanti. Magari se avessi fatto in questo modo la gente si sarebbe concentrata maggiormente sui contenuti (la disamina delle strategie comunicative) e meno sulle mie personali (ma ampiamente condivise) antipatie verso di lui.

1 02 2013
Lucio

Da giurista posso solo dire che la diffamazione è un reato penale che offende la reputazione altrui in assenza della persona offesa.
Io in tutte le interviste del Di Tolve non ho mai trovato traccia di simile reato. La sua è solo una testimonianza della sua vita e la dimostrazione che è possibile cambiare percorso. Non ho mai trovato nelle sue interviste offese a persone, soggetti con nomi e cognomi.
Ammettiamo anche che abbia preso una bolla di sapone ha tutto il diritto di manifestarlo cosi come si ha il diritto di manifestare la volontà di equipare le unioni civili al matrimonio. La Costituizione garantisce a tutti il diritto di manifestazione del proprio pensiero.
Ora però mi chiedo perchè scagliarsi così duramente con lui?
Solo perchè risulta essere antipatico(e non uso l’espressione usata da te) per via della sua inversione di marcia? Mi sembra poco convincente oltre che controproducente.
Non giova in nessun modo alle vostre associazioni tale riluttanza.

1 02 2013
lostranoanello

I giuristi sono così meravigliosamente pragmatici: non lo puoi denunciare, quindi non fa niente di male.
In realtà l’unica cosa che può asserire il giurista dall’alto della sua scienza è che LO STATO IN CUI VIVE non prevede come reato il gesto di diffamare un’intera fetta di popolazione. Il che ha del bizzarro, poiché invece prevede come reato il diffamare una sola persona o poche.
Ovviamente, questo pragmatismo giuridico si rovescia rapidamente quando si traduce in affermazioni così chiuse sul cavillo giuridico da esser fuori dal mondo: se io sono gay, e Luca di Tolve comunica che tutti i gay sono infedeli, frequentemente prostituti, frustrati, narcisisti, sessuomani, prodotti di famiglie malate e malati a loro volta, e io sono gay, basta un sillogismo aristotelico: Io sono infedele, probabilmente prostituto, frustrato, narcisista, sessuomane, prodotto di una famiglia malata e malato a mia volta. Non è che se dici “i gay” non stai parlando di nessuno, stai parlando bene che vada di un cinque percento della popolazione (probabilmente di più). Circa tre o quattro milioni di italiani hanno ragione di essere offesi a sentire ‘ste minchiate.
Ora, ti assicuro che forse non sono giurista, ma se sapessi che è possibile denunciare Luca Di Tolve per le sciocchezze che racconta sul mondo gay lo avrei già fatto. Il fatto che ciascuno abbia il diritto legale e, diciamolo, anche pratico di dire un po’ quello che vuole (non tutto, purtroppo, ma quasi), non significa che ciò che si dice possa sfuggire ai giudizi di esattezza e legittimità etica, e quindi all’approvazione ed alla disapprovazione.
Stai solo facendo sofistica, non ho mai suggerito di arrestare Luca di Tolve, la legge non lo consente e non vorrei neanche che lo consentisse perché sarebbe alquanto illiberale. Ma senz’altro lo disprezzo. E ho chiarito così bene i miei motivi nell’articolo, e poi ancora nel commento qui sopra, che non posso che pensare che tu non abbia tanta voglia di capire. Il tipo di messaggio che manda il Di Tolve non è “vi racconto soltanto la mia storia”, è “vi racconto la storia di come tutti i gay sono pervertiti e malati e io lo ero pure ma siccome sono più bravo non lo sono più e ora sono santo”.

20 05 2013
giuseppe

Il discorso non è in assoluto. Per me è vero che troppi gay sono malati e agiscono per insoddisfazione e relativi trasporti psicologici. Pochi gay sono capaci di portare valore alla propria vita e a quella della comunità e assurgere assieme alle persone per bene etero o omo alla costruzione di una società migliore. Pochissimi gay vivono relazioni stabili finalizzate alla costruzione di valore e tanti gay hanno dedicato la loro vita alla ricerca del membro perfetto che non saranno mai più disposti a fermarsi con uno. L’opera del di tolve è utile per fare accorgere ai gay del male verso dove si va. L’opera del di tolve è inutile perchè generalizza a causa della propria esperienza fallimentare. Io ritengo che l’omosessualità possa apportare tanto alla società oltre che non togliere niente. Ma questa è solo una tesi che attende dimostrazioni empiriche. Ancora attendo esempi virtuosi nella mia esperienza personale. Ciò significa che servono più gay forti e meno reazioni isteriche!

25 05 2013
lostranoanello

Diciamo che io tendo a non usare parole come “pochi” o “molti”. Preferisco dare, se posso, una percentuale. Se no restano un po’ opinioni in libertà, non credi? 🙂

27 01 2015
Mario Ferretti

http://www.notizieprovita.it/…/luca-era-gay-dalla-voglia-di-suicidarsi-alla-creazione della famiglia.
Buongiorno,
leggete il commento in merito all’articolo da parte di alida vismara ( presente in ogni dove che pubblicizza la terapia riparativa).
La scienza mescolata con la religione.

Salvatore
dice su:

 15/06/2014 alle 09:58

HO SEMPRE PENSATO E NE SONO SEMPRE PIÙ CONVINTO CHE GLI OMOSESSUALI NON SIANO PERSONE MALATE MA PERSONE CON PROBLEMI DI ORDINE SPIRITUALE IN CUI IL DEMONIO PRENDA POSSESSO DELLE LORO ANIME E CHE PRINCIPALMENTE PER USCIRE DA QUESTA CONDIZIONE SIA NECESSARIO UN AVVICINAMENTO AI SACRAMENTI QUALI LA CONFESSIONE LA COMUNIONE QUOTIDIANA E LA PREGHIERA CHE LIBERANO IL CUORE.

Rispondi

Alida Vismara
dice su:

 19/06/2014 alle 14:33

Sono persone con delle insicurezze verso se stessi e delle ferite emotive che il cervello elabora e manifesta sotto forma di desiderio fisico o sentimentale (non sempre ci sono tutte e 2 i tipi di emozione assieme) verso persone del proprio sesso. Queste emozioni abbinate alla menzogna sociale che esiste una persona lei stessa gay… conducono moltissime persone a non interrogarsi e seguire queste emozioni anche se non desiderate. I terapeuti della Narth confermano che il cambiamento può avvenire anche in persone non credenti e viceversa sappiamo che molte persone credenti non arrivano ad un cambiamento. Il perchè va sempre cercato nel tipo di informazione che la persona riceve abbinato al come vengono elaborate nella persona stessa … sia le informazioni corrette recepite in modo corretto, sia le esperienze di vita che portano ad un riempimento dei vuoti emotivi e a maggiori sicurezze verso se stessi, possono portare ad un cambiamento, avvolte anche senza psicoterapeuta e in persone non credenti. La maggior parte delle persone con emozioni omosessuali non sceglie questo tipo di emozioni e per queste persone non parlerei di demonio. Il demonio ci ha messo lo zampino a far credere a milioni di persone che esiste l’essere gay e noi che non abbiamo mai fatto niente per impedire questa credenza siamo altrettanto responsabili nel lasciarlo agire. Il demonio si nasconde bene e agisce anche attraverso le persone che lo identificano dove lui non c’è … anche se io credo che lui esiste, sono del parere che meno lo nominiamo e meno forza gli diamo. Cerchiamo di risolvere le questioni con gli strumenti che abbiamo, visto che Dio ci ha già dato tutto per tutti, la fede è un dono, ma anche chi non ha fede ha ricevuto dei doni …. e sono convinta che attraverso altre strade il Signore sa aiutare tutti. Preghiamo perchè anche in questa delicata questione vengano manifestate tutte le verità che la gente ha bisogno per capire e per cambiare.

Pingback/Trackback17/08/2014 alle 01:00

Luca di Tolve a Schio e scoppia la polemica dell’arcigay – Notizie Pro Vita

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Alessandro
dice su:

 25/08/2014 alle 16:35

Non credo che si debba prendere per buono acriticamente tutto quello che dice il sig. di Tolve, anzi temo che le sue troppe contraddizioni siano un boomerang che finirà per squalificare il fronte politico anti-gender che si serve di lui come risorsa apologetica: qui un approfondimento equilibrato e di parte cattolica sul personaggio in questione http://coraggiodellacastita.blogspot.it/2014/05/lo-strano-caso-del-signor-luca-di-tolve.html

27 01 2015
lostranoanello

Direi, piuttosto, la religione travestita da scienza mescolata alla religione non travestita da scienza 😛
Grazie dei link, conferme ulteriori di quello che tutti tranne alcuni integralisti cattolici sanno di Di Tolve: è un personaggio costruito in laboratorio e nulla di più.

28 01 2015
Mario Ferretti

Buongiorno,
ringrazio Lei per lo spazio concessomi, e la Sua risposta.
La cosa grave e’ che alida vismara, continua a circolare su internet e, per giunta, e’ stato aperto un sito che si chiama EXHOMOVOX.
Se ha tempo e voglia, provi a dare un’occhiata.

28 01 2015
lostranoanello

Lo dice a me? Me la son studiata bene la cosa, mi sono girato un po’ tutti i siti dei riparativisti per capire bene come ragionano.
Devo dire, però, che dopo aver letto due testimonianze di “ex gay” fondamentalmente uno può dire di averle lette tutte. Sono tutte identiche, e portano la mano evidente di un terapeuta che, contro ogni deontologia, ha forzato una certa visione sul proprio paziente.

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